L’anno in sintesi

Sebbene nel 2018 sia proseguita l’espansione dell’economia nell’area dell’euro, il suo ritmo ha perso slancio. La crescita si è ridotta dal 2,5% nel 2017 all’1,8% nel 2018, per effetto di una serie di circostanze sfavorevoli che si sono manifestate nel corso dell’anno. Un significativo indebolimento del commercio mondiale, associato a vari fattori specifici a livello di paese e settore, ha inciso sul settore esterno e in particolare sul comparto manifatturiero.

L’economia interna ha tuttavia mostrato una relativa capacità di tenuta, sorretta dalla perdurante ripresa dei mercati del lavoro. L’occupazione è aumentata di 10 milioni di unità dal minimo toccato a metà 2013 e il tasso di disoccupazione è diminuito al 7,8% in dicembre, il tasso più basso da ottobre 2008. Le dinamiche vigorose dei mercati del lavoro si sono tradotte in una crescita dei salari continua e generalizzata, che ha raggiunto il 2,2% nell’ultimo trimestre. L’aumento dell’occupazione e dei salari ha, a sua volta, contribuito a sostenere la spesa per consumi.

Rispetto all’anno precedente, l’inflazione complessiva ha registrato un incremento, collocandosi in media all’1,7% nel corso del 2018, riconducibile tuttavia in larga parte ai rincari dei beni energetici. Le misure dell’inflazione di fondo si sono mosse senza evidenziare una direzione chiara nel corso dell’anno. Tuttavia le prospettive per la domanda interna, i mercati del lavoro e la crescita salariale hanno sorretto la convinzione che l’inflazione avrebbe continuato a convergere verso il nostro obiettivo nel medio termine.

Di conseguenza, nel giugno 2018 il Consiglio direttivo ha anticipato che avrebbe ridotto il ritmo mensile degli acquisti netti nell’ambito del programma di acquisto di attività (PAA) a 15 miliardi di euro a partire da settembre e, se i dati più recenti avessero confermato le sue prospettive di inflazione a medio termine, avrebbe concluso gli acquisti netti in dicembre. Al tempo stesso il Consiglio direttivo ha comunicato di attendersi che i tassi di interesse di riferimento della BCE si sarebbero mantenuti su livelli pari a quelli correnti almeno nell’orizzonte dell’estate 2019[1] e in ogni caso finché ciò sarebbe stato necessario per assicurare che l’evoluzione dell’inflazione restasse in linea con le aspettative di un profilo di aggiustamento durevole.

In dicembre il Consiglio direttivo ha riesaminato le prospettive economiche giungendo alla conclusione che la valutazione di giugno restava sostanzialmente valida. Su tali basi ha posto fine agli acquisti netti di attività nel quadro del PAA e ha confermato le indicazioni prospettiche rafforzate riguardo al profilo dei tassi di interesse. Contestualmente ha confermato la necessità di continuare a imprimere uno stimolo significativo di politica monetaria per sostenere l’ulteriore accumularsi di pressioni interne sui prezzi e la dinamica dell’inflazione complessiva nel medio periodo.

Questo stimolo sarebbe derivato dalle indicazioni prospettiche sui tassi di interesse di riferimento, corroborate dai reinvestimenti del capitale rimborsato sulle notevoli consistenze di titoli in scadenza nel quadro del PAA. Il Consiglio direttivo ha comunicato che tali reinvestimenti sarebbero proseguiti per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui sarebbero stati innalzati i tassi di interesse e in ogni caso finché necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario.

Il Consiglio direttivo ha confermato anche di essere pronto, in ogni caso, ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continuasse ad avvicinarsi stabilmente al livello da noi perseguito.

Anche il protrarsi della ripresa interna e le azioni intraprese a livello micro e macroprudenziale hanno contribuito a sostenere la capacità di tenuta del settore finanziario nel 2018. Il coefficiente aggregato di capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1, CET1) degli enti creditizi significativi ha raggiunto il 14,2% alla fine del terzo trimestre del 2018. Le consistenze in essere di crediti deteriorati (non-performing loans, NPL) si sono ridotte di 94 miliardi di euro nei primi tre trimestri del 2018; l’incidenza aggregata degli NPL per gli enti significativi dell’area dell’euro è stata del 4,2%, in calo rispetto al 5,2% di un anno prima.

L’assunzione di rischi in parte dei mercati finanziari e immobiliari ha contribuito ad alimentare miti segnali di sopravvalutazione in alcune aree, con pronunciate differenze fra i paesi, mentre i rischi hanno continuato ad aumentare nel settore finanziario non bancario. In questo contesto, nei paesi dell’area dell’euro sono state adottate misure macroprudenziali per attenuare i rischi sistemici: nel 2018 la BCE ha valutato 103 notifiche di decisioni macroprudenziali assunte dalle autorità nazionali.

La BCE ha continuato a sostenere la riforma dei tassi di interesse di riferimento nell’area dell’euro, sviluppando un nuovo tasso di riferimento per il mercato monetario nel corso del 2018. La BCE ha pubblicato la metodologia di calcolo del tasso di interesse di riferimento su prestiti a breve termine denominati in euro (euro short-term rate, €STR) nel giugno 2018, sulla scorta dell’ampio supporto ricevuto nell’ambito di due consultazioni. L’€STR si basa su volumi medi giornalieri dell’ordine di 32 miliardi di euro negoziati da circa 32 banche. A settembre 2018 il gruppo di lavoro del settore privato sui tassi di interesse di riferimento applicabili a prestiti denominati in euro ne ha raccomandato l’adozione in sostituzione all’Eonia. L’€STR sarà disponibile a ottobre 2019, al termine di un ciclo di test interni approfonditi da parte dell’Eurosistema.

Nel 2018 è stato segnato un importante passo avanti anche nel settore dei pagamenti in euro. In novembre l’Eurosistema ha avviato il servizio TIPS (Target Instant Payment Settlement), che offre la possibilità di effettuare pagamenti istantanei 24 ore su 24 in meno di dieci secondi.

Dall’indagine Eurobarometro di dicembre emerge che nel 2018 il sostegno dell’opinione pubblica nei confronti dell’euro è aumentato al 75%. La BCE ha continuato ad adoperarsi per creare una connessione con i cittadini dell’area dell’euro, per rafforzare la trasparenza e farsi carico più efficacemente della responsabilità di dar conto del proprio operato attraverso le relazioni con il Parlamento europeo, ma anche ampliando il dialogo con i giovani tramite le iniziative “Youth Dialogue” e promuovendo l’utilizzo del sito Internet, dei social media e del Centro visitatori della BCE.

Guardando al prossimo anno, resta essenziale un considerevole stimolo di politica monetaria per assicurare che continuino ad accumularsi pressioni interne sui prezzi nel medio periodo. In vista di perduranti incertezze connesse a fattori geopolitici, alla minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti occorrerà proseguire con pazienza, prudenza e costanza nella conduzione della politica monetaria per l’area dell’euro.

Francoforte sul Meno, aprile 2019

Mario Draghi
Presidente


L’anno in cifre


1 L’attività economica ha continuato a espandersi a tassi superiori alla crescita potenziale, mentre le pressioni sui costi si sono fatte più marcate e diffuse

Dopo la dinamica di crescita eccezionalmente vigorosa registrata nel 2017, l’espansione economica dell’area dell’euro è proseguita nel 2018, anche se a un ritmo più moderato poiché la domanda esterna si è indebolita e alcuni specifici fattori settoriali e nazionali hanno frenato la crescita. Al tempo stesso, si sono confermate le determinanti alla base della domanda interna. Gli ulteriori miglioramenti in atto nei mercati del lavoro hanno sostenuto i consumi privati, mentre gli investimenti da parte delle imprese hanno continuato a beneficiare di condizioni di finanziamento favorevoli e del miglioramento dei bilanci delle imprese stesse. L’espansione economica in corso e il rafforzamento del mercato del lavoro si sono tradotte anche in pressioni interne sui costi sempre più forti e generalizzate. Al tempo stesso, le misure dell’inflazione di fondo sono rimaste in genere contenute. Tuttavia, in prospettiva, ci si attende che l’inflazione di fondo aumenti nel medio periodo, sostenuta dalle misure di politica monetaria della BCE, dall’espansione economica in corso e dalla più vigorosa dinamica salariale.


1.1 Una crescita mondiale meno equilibrata

La crescita mondiale è proseguita a tassi prossimi alla media di lungo periodo

L’espansione economica a livello mondiale è proseguita a un ritmo costante del 3,6 per cento nei primi tre trimestri del 2018, un tasso simile a quello dell’anno precedente e prossimo alla sua media di lungo periodo (cfr. grafico 1). Tuttavia, rispetto agli anni precedenti, l’espansione economica si è caratterizzata per una maggiore disomogeneità e una minore simultaneità tra paesi. La crescita è rimasta sostenuta negli Stati Uniti, mentre si è indebolita in diverse altre economie, quali il Giappone e alcune economie emergenti, soprattutto Turchia e Argentina. In Cina l’attività economica ha fatto registrare un rallentamento nella seconda parte dell’anno. Con riferimento alle diverse componenti, la crescita della produzione industriale e l’interscambio mondiale si sono indeboliti, mentre la crescita dei consumi privati è rimasta robusta.

Grafico 1

Crescita del PIL a livello mondiale

(variazioni percentuali sul periodo corrispondente; dati trimestrali)

Fonti: Haver Analytics, statistiche nazionali ed elaborazioni della BCE.
Nota: gli aggregati regionali sono calcolati utilizzando pesi per il PIL basati sulle parità di potere di acquisto. Le linee tratteggiate indicano la media di lungo periodo (tra marzo 1999 e settembre 2018).

In molti paesi i tassi di disoccupazione si sono collocati sui livelli contenuti osservati dopo la crisi

All’inizio del nono anno consecutivo dell’attuale fase di espansione a livello mondiale, la flessione del tasso di disoccupazione prosegue sia nelle economie avanzate sia nei mercati emergenti, e in molti paesi tale tasso si colloca sui bassi livelli osservati dopo la crisi. In alcuni casi, come ad esempio nel Regno Unito e in Giappone, il tasso di disoccupazione ha persino raggiunto i minimi storici. In molte economie avanzate la carenza di manodopera, soprattutto di lavoratori specializzati e altamente qualificati, è diventata evidente.

Ci sono segnali crescenti che una dinamica salariale più sostenuta e una maggiore inflazione di fondo abbiano tratto beneficio, per quanto molto lentamente, dalla progressiva diminuzione dell’eccesso di offerta registrata tanto nella capacità produttiva quanto nei mercati del lavoro a livello mondiale. Nell’area OCSE, l’inflazione di fondo (calcolata al netto della componente energetica e alimentare) è aumentata, portandosi al 2,1 per cento nel 2018. L’inflazione complessiva sui dodici mesi ha registrato un aumento molto più marcato, portandosi al 2,6 per cento, sebbene si sia poi ridotta nella seconda parte dell’anno, per motivi prevalentemente riconducibili ai corsi petroliferi più contenuti (cfr. grafico 2).

Grafico 2

Tassi di inflazione nell’area OCSE

(variazioni percentuali sul periodo corrispondente; dati mensili)

Fonti: Haver Analytics, OCSE ed elaborazioni della BCE.

Nel 2018 gli andamenti dal lato dell’offerta hanno costituito un fattore determinante per i corsi petroliferi, in un contesto tuttora caratterizzato da una solida domanda a livello mondiale e da scorte contenute. Nella prima metà dell’anno, i corsi petroliferi sono cresciuti in maniera graduale da circa 67 fino a 79 dollari al barile, a seguito del livello di adesione inaspettatamente alto ai tagli alle forniture concordati da 22 paesi produttori appartenenti e non appartenenti all’OPEC. I corsi petroliferi hanno oscillato tra 70 e 86 dollari al barile fino all’inizio dell’autunno, per poi scendere a circa 52 dollari al barile alla fine dell’anno. L’aumento che ha portato fino al picco di 86 dollari al barile registrato all’inizio di ottobre era riconducibile ai timori di un forte calo delle esportazioni dall’Iran a seguito della reintroduzione delle sanzioni da parte degli Stati Uniti. I corsi petroliferi, tuttavia, sono calati significativamente prima della fine dell’anno a causa dell’effetto congiunto delle più deboli aspettative sulla domanda e dei timori di un eccesso di offerta dovuto a un incremento della produzione negli Stati Uniti, in alcuni paesi membri dell’OPEC e nella Federazione Russa. Inoltre, ci sono state alcune esenzioni alle sanzioni imposte alla Repubblica Islamica dell’Iran. Nel contempo, le quotazioni (in dollari statunitensi) delle materie prime non petrolifere nel 2018 sono complessivamente diminuite[2]. I prezzi dei metalli e delle derrate alimentari sono rimasti sostanzialmente stabili nella prima metà del 2018. Le quotazioni delle derrate alimentari sono diminuite nella seconda metà dell’anno sia per effetto dell’abbondante offerta mondiale, sia per i timori connessi ai dazi statunitensi e al rischio di misure ritorsive da parte dei paesi interessati. Anche i prezzi dei metalli sono calati a partire dall’estate a causa della minore domanda da parte della Cina e per le preoccupazioni relative a un possibile inasprimento delle tensioni commerciali.

Il tasso di cambio effettivo dell’euro si è apprezzato

Dall’inizio del 2018 il tasso di cambio dell’euro si è apprezzato in termini effettivi nominali (cfr. grafico 3). In termini bilaterali, l’euro si è deprezzato nei confronti delle principali divise, con un deprezzamento particolarmente pronunciato nei confronti del dollaro statunitense, dello yen giapponese e, sebbene in misura meno marcata, del franco svizzero. Al tempo stesso, l’euro si è apprezzato in maniera pronunciata nei confronti della maggior parte delle valute dei mercati emergenti, in particolare del renminbi cinese e, a causa degli andamenti sfavorevoli sul piano interno, della lira turca e del peso argentino.

Grafico 3

Tasso di cambio dell’euro

(dati giornalieri; 1° gennaio 2015 = 100)

Fonti: Bloomberg, HWWI, BCE ed elaborazioni della BCE.
Nota: tasso di cambio effettivo nominale rispetto ai 38 principali partner commerciali.

L’incertezza rispetto al commercio ha offuscato le prospettive per il futuro

Mentre l’espansione mondiale è proseguita a un ritmo sostenuto, rischi e incertezze offuscano sempre più le prospettive per il futuro. In particolare, è cresciuta l’incertezza rispetto all’interscambio commerciale in seguito ad alcuni interventi da parte del governo statunitense e alle reazioni dei paesi partner interessati. Essa ha raggiunto il culmine durante l’estate con i due annunci da parte del governo statunitense di dazi per 250 miliardi di dollari sulle esportazioni dalla Cina, ai quali la Cina ha risposto annunciando dazi sulle esportazioni dagli Stati Uniti per 110 miliardi di dollari. Inoltre, anche il clima di incertezza relativo alla Brexit ha influenzato le prospettive commerciali. Anche se l’effetto diretto di questi dazi dovesse rimanere circoscritto a livello mondiale, minacce protezionistiche di questo tipo possono erodere la fiducia, interrompere le catene globali del valore e influenzare negativamente gli investimenti, costituendo a loro volta un rischio al ribasso per le prospettive economiche a livello mondiale. Già alla fine dell’anno si erano avuti i primi segnali di come le incertezze circa l’evoluzione dell’interscambio commerciale stessero iniziando a influenzare i comportamenti economici. Se le dispute commerciali dovessero aumentare, la crescita a livello mondiale ne risentirebbe in modo grave.


1.2 L’attività economica ha rallentato, pur continuando ad espandersi

Facendo seguito alla dinamica espansiva eccezionalmente vigorosa del 2017, nel 2018 la crescita del PIL dell’area dell’euro in termini reali ha rallentato, attestandosi all’1,8 per cento (cfr. grafico 4). Tale andamento, riconducibile prevalentemente a un indebolimento del commercio mondiale, ha risentito anche di altri fattori di natura transitoria. Nella prima metà del 2018 la produzione in alcuni paesi ha risentito delle condizioni metereologiche avverse e delle agitazioni sindacali, in particolare nel settore del trasporti. Nella seconda metà dell’anno, e in particolare nel terzo trimestre, si è registrata un’accentuata discontinuità nella produzione di autovetture in seguito all’introduzione dal 1° settembre della procedura di prova per veicoli leggeri armonizzata a livello mondiale (Worldwide Harmonised Light Vehicle Test Procedure, WLTP). Inoltre, il rallentamento può essere stato aggravato anche da una maggiore incertezza a livello politico, connessa soprattutto alla prospettiva di un aumento del protezionismo.

Grafico 4

PIL dell’area dell’euro in termini reali

(variazioni percentuali sul periodo corrispondente; contributi in punti percentuali)

Fonti: Eurostat ed elaborazioni della BCE.
Nota: l’espansione del PIL sul periodo corrispondente relativa al quarto trimestre del 2018 si riferisce alla stima preliminare, mentre le ultime osservazioni per le componenti si riferiscono al terzo trimestre 2018.

Allo stesso tempo, la dinamica di fondo della crescita resta solida

Allo stesso tempo, la dinamica di fondo della crescita resta solida, sostenuta dal vigore del mercato del lavoro e dalla continua espansione dei redditi e dei profitti. Finora le ripercussioni sulla domanda interna della debolezza della domanda estera e della maggiore incertezza che da essa deriva sono rimaste contenute.

Nel 2018 i consumi privati nell’area dell’euro sono cresciuti dell’1,3 per cento rispetto al periodo precedente, sospinti dall’aumento dei redditi da lavoro e da condizioni di finanziamento favorevoli. Contemporaneamente, la crescita del reddito disponibile in termini reali non è stata intaccata in misura significativa dall’aumento graduale, in atto da metà 2017, dei corsi petroliferi. Con il progredire dell’espansione economica, imposte e trasferimenti hanno fornito un contributo negativo lievemente maggiore nel 2018. Nelle fasi di congiuntura favorevole, gli stabilizzatori automatici di bilancio tendono ad avere un effetto frenante sulla crescita del reddito disponibile reale.

Nel 2018 la crescita della domanda interna, le favorevoli condizioni di finanziamento e la redditività delle imprese hanno continuato a sostenere gli investimenti delle imprese nell’area dell’euro, in aumento anche in settori soggetti a vincoli di capacità produttiva, come quello dei trasporti. Il minor dinamismo del contesto esterno e l’acuita incertezza a livello mondiale, con particolare riferimento alle politiche commerciali, hanno tuttavia continuato a gravare sull’attività di investimento delle imprese, soprattutto quelle maggiormente esposte alla congiuntura internazionale. In prospettiva, è probabile che la crescita degli investimenti subisca un rallentamento in ragione del contesto esterno meno favorevole e della più debole domanda finale, nonché dell’atteso progressivo inasprimento delle condizioni di finanziamento.

Anche gli investimenti in costruzioni, nella componente residenziale e non residenziale, hanno continuato a migliorare, seppur da livelli di partenza bassi, in concomitanza con la ripresa del mercato immobiliare nell’area dell’euro. Tale ripresa ha riflesso a sua volta la crescita della domanda interna, sostenuta dall’incremento del reddito reale, da tassi di interesse bassi e dalle condizioni di credito favorevoli. La presenza di strozzature nel mercato del lavoro sembra tuttavia aver limitato la crescita nel settore delle costruzioni durante il 2018.

Nel 2018 il contributo del settore estero ai risultati economici complessivi dell’area dell’euro è stato particolarmente modesto e, ad ogni modo, significativamente inferiore rispetto al 2017. L’indebolimento della domanda estera, soprattutto quella asiatica e in particolare per i beni di investimento, dovuto all’accresciuta incertezza e alle acuite tensioni commerciali, ha danneggiato le esportazioni dell’area dell’euro verso la regione, oltre a frenare il contributo del commercio estero sul PIL. Le esportazioni verso il Regno Unito e la Cina hanno risentito in misura crescente del contesto internazionale in evoluzione, mentre quelle dirette agli Stati Uniti sono aumentate, beneficiando probabilmente dell’effetto di anticipazione riconducibile al rischio che il governo statunitense introducesse misure tariffarie anche nei confronti delle importazioni provenienti dall’UE. La dinamica dell’interscambio all’interno dell’area dell’euro, sostenuta dagli andamenti economici positivi in atto nell’area, inizialmente ha mostrato una buona capacità di tenuta. Essa si è, tuttavia, indebolita in maniera significativa nella seconda parte dell’anno in ragione dell’incertezza sull’interscambio commerciale e delle ripercussioni delle nuove norme sulle emissioni automobilistiche sul commercio di beni di investimento e di autovetture. Alcuni effetti avversi potrebbero essere ascrivibili ai pregressi apprezzamenti del tasso di cambio dell’euro.

La crescita del prodotto nel 2018 continua a essere generalizzata tra i diversi settori economici (cfr. grafico 5). Il valore aggiunto lordo complessivo è ulteriormente aumentato, di circa il 2 per cento, crescendo a un tasso lievemente inferiore a quello dell’anno precedente, ma prossimo a quello registrato nel 2015 e nel 2016. Nel 2018 il valore aggiunto è aumentato di circa il 2 per cento sia nell’industria (al netto delle costruzioni) che nei servizi. Allo stesso tempo, il valore aggiunto nelle costruzioni, pur essendo ancora al di sotto dei livelli pre‑crisi, ha proseguito la propria espansione aumentando di circa il 4 per cento. Ciò conferma ancora una volta la ripresa crescente del comparto edilizio dopo il prolungato periodo di contrazione o di crescita debole che ha seguito la crisi finanziaria del 2008.

Grafico 5

Valore aggiunto lordo reale nell’area dell’euro per attività economica

(indice: 1° trim. 2010 = 100)

Fonti: Eurostat ed elaborazioni della BCE.
Nota: le ultime osservazioni si riferiscono al terzo trimestre del 2018.

È proseguito il miglioramento dei mercati del lavoro nell’area dell’euro, mentre si è modificata la composizione dell’occupazione in termini di età

I mercati del lavoro dell’area dell’euro hanno registrato un’ulteriore ripresa nel 2018; il numero degli occupati è cresciuto di circa 10 milioni di unità dal punto di minimo toccato nel 2013

I mercati del lavoro dell’area dell’euro hanno registrato un’ulteriore ripresa nel 2018 (cfr. grafico 6). Il tasso di disoccupazione ha continuato a scendere nell’anno e a dicembre ha toccato il 7,8 per cento, il livello minimo da ottobre. Il calo della disoccupazione, iniziato nella seconda metà del 2013, ha interessato entrambi i generi e le diverse fasce di età, mentre i livelli dei tassi di disoccupazione continuano a mostrare una notevole eterogeneità fra paesi dell’area dell’euro. Nel quarto trimestre dell’anno il numero di occupati nell’area è aumentato dell’1,3 per cento rispetto al periodo corrispondente del 2017, ovvero del 6,7 per cento rispetto all’ultimo minimo toccato nel secondo trimestre del 2013. Nel corso dell’intera ripresa il numero degli occupati è cresciuto di circa 10 milioni di unità. Ciò ha portato il livello dell’occupazione al di sopra del valore massimo raggiunto prima della crisi, nel primo trimestre del 2008. La crescita dell’occupazione durante la ripresa è stata generalizzata tra paesi e settori e ha avuto luogo in un contesto caratterizzato da un ulteriore aumento dell’offerta di lavoro.

Grafico 6

Indicatori del mercato del lavoro

(percentuale delle forze di lavoro; tassi di crescita sul trimestre precedente; dati destagionalizzati)

Fonte: Eurostat.
Note: le ultime osservazioni si riferiscono al quarto trimestre del 2018. La crescita congiunturale dell’occupazione relativa al quarto trimestre del 2018 si riferisce a stime preliminari.

Un esame più attento della composizione della crescita dell’occupazione durante la ripresa rivela che essa ha interessato maggiormente gli individui in età più avanzata[3]. Infatti, circa tre quarti della crescita cumulata dell’occupazione sono ascrivibili a lavoratori di età compresa tra i 55 e i 74 anni. La crescita dell’occupazione fra la popolazione in età più avanzata durante la ripresa è riconducibile principalmente all’aumento del tasso di partecipazione di questo gruppo. È ipotizzabile che ciò rifletta in larga parte l’effetto delle precedenti riforme dei sistemi pensionistici, nonché i livelli di istruzione sempre più elevati di questa classe di età. Il significativo aumento della quota di lavoratori più anziani occupati potrebbe determinare profondi cambiamenti nell’economia nel suo complesso, influendo sulle abitudini di consumo, risparmio e investimento, nonché sull’andamento dei salari e della produttività[4]. Durante la ripresa, circa un terzo della crescita dell’occupazione è derivato da posizioni a tempo parziale. Ciò è strettamente connesso a una tendenza al rialzo di più lungo periodo dovuta alla crescente offerta di lavoro da parte delle donne e dei lavoratori in età più avanzata, nonché al prosieguo della concentrazione della crescita occupazionale nel settore dei servizi[5]. In prospettiva, ci si può attendere che la carenza di manodopera in alcuni paesi e settori possa contribuire a moderare tali tendenze.

Il disavanzo pubblico ha registrato un ulteriore calo, ma i rischi restano disomogenei

Il rapporto fra disavanzo pubblico e PIL nell’area dell’euro nel suo insieme è diminuito soprattutto grazie alla favorevole evoluzione congiunturale

Il rapporto fra disavanzo pubblico e PIL nell’area dell’euro nel suo insieme è ulteriormente diminuito nel 2018, scendendo allo 0,6 per cento, un livello che si è riscontrato raramente dall’avvio dell’Unione economica e monetaria (UEM) nel 1999 (cfr. grafico 7). Come negli ultimi anni, il calo nel disavanzo complessivo è per lo più riconducibile all’evoluzione congiunturale favorevole, associata al calo degli oneri per interessi registrato via via che il debito in scadenza, caratterizzato da costi più elevati, veniva sostituito con prestiti nuovi emessi a tassi di interesse più contenuti. Nel 2018 l’orientamento della politica di bilancio nell’area dell’euro[6] è stato sostanzialmente neutro; la prospettiva aggregata a livello dell’area, tuttavia, cela differenze significative tra i paesi, dal momento che risultati molto positivi registrati in alcuni paesi compensano nel dato aggregato l’allentamento di bilancio prociclico nelle economie vulnerabili.

Grafico 7

Saldo di bilancio delle amministrazioni pubbliche e orientamento delle politiche di bilancio

(in percentuale del PIL)

Fonti: Eurostat ed elaborazioni della BCE.

La riduzione del disavanzo di bilancio delle amministrazioni pubbliche, in un contesto di espansione dell’attività economica, ha contribuito a sostenere il calo del rapporto tra debito lordo e PIL dall’86,6 per cento del 2017 all’84,8 nel 2018. Sebbene si preveda che tale rapporto continui a diminuire anche nei prossimi anni, occorre tener presente che il suo livello rimane significativamente più elevato di quanto non fosse all’avvio dell’Unione economica e monetaria. Gli elevati livelli di debito pubblico costituiscono una vulnerabilità, in particolare per i paesi che presentano una limitata crescita del prodotto potenziale e affrontano sfide sempre più importanti in ambito demografico (cfr. riquadro 1) e che, in caso di peggioramento dell’attività economica o di aumento degli oneri per interessi, avrebbero quindi margini limitati per interventi correttivi sulle proprie politiche di bilancio. Sarebbe opportuno che tali paesi costituissero margini di bilancio adesso che le condizioni economiche lo permettono.

Riquadro 1
Invecchiamento demografico ed effetti sulle finanze pubbliche

L’invecchiamento della popolazione rappresenta una sfida per la sostenibilità delle finanze pubbliche nell’area dell’euro. Le società invecchiano perché si allunga la vita delle persone e nascono meno bambini. Il cambiamento demografico è ben evidenziato dall’aumento del tasso di dipendenza, definito come il numero degli individui di età pari o superiore a 65 anni in rapporto alla popolazione in età lavorativa. Secondo le proiezioni dell’Eurostat tale rapporto salirà dal 31 per cento del 2016 al 52 per cento nel 2070 per il complesso dell’area dell’euro. La maggior parte dell’aumento si verificherà nei prossimi venti anni, con l’avvicinarsi all’età pensionabile della generazione del “baby boom”. L’invecchiamento demografico può comportare significative conseguenze avverse di tipo macroeconomico, ad esempio sulla produttività, sulla forza lavoro e sui tassi di interesse reali di equilibrio; il presente riquadro si concentra tuttavia unicamente sugli effetti per le finanze pubbliche

Nei prossimi decenni l’invecchiamento della popolazione inciderà sui bilanci pubblici in misura considerevole. Nell’area dell’euro la spesa pubblica connessa all’invecchiamento, che nel 2016 era pari a un quarto del PIL, risulta già elevata rispetto agli standard internazionali. Secondo il rapporto 2018 sull’invecchiamento demografico (2018 Ageing Report) essa dovrebbe ulteriormente salire al 28 per cento del PIL nel 2040 e diminuire lievemente fino a raggiungere il 27 per cento del PIL entro il 2070 (cfr. grafico A)[7]. Il dato aggregato cela una notevole eterogeneità tra paesi. Nel periodo compreso tra il 2016 e il 2070 le variazioni previste della spesa vanno da un aumento di 12,9 punti percentuali del PIL in Lussemburgo a un calo pari a 6,4 punti percentuali del PIL in Grecia[8]. Se non affrontati, gli aumenti nella spesa connessa all’invecchiamento sono destinati a raggiungere importi estremamente elevati nel medio-lungo periodo. Ciò rappresenterà una sfida per la sostenibilità dei conti pubblici già nel medio termine, in particolare nei paesi che sin da ora presentano ingenti livelli di debito (cfr. grafico B). In molti paesi, tuttavia, e in particolare in Francia, Italia e Spagna, le pressioni derivanti dai costi connessi all’invecchiamento dovrebbero, secondo le proiezioni, diminuire entro il 2070 dal proprio valore massimo, raggiunto nel medio termine (cfr. grafico A).

Grafico A

Totale della spesa connessa all’invecchiamento nell’area dell’euro

(in percentuale del PIL)

Fonte: 2018 Ageing Report.

Grafico B

Pressioni sulla spesa connessa all’invecchiamento e attuali livelli di debito nei diversi paesi

(asse delle ascisse: rapporto tra debito pubblico e PIL nel 2017; asse delle ordinate: variazione del totale della spesa connessa all’invecchiamento in percentuale del PIL, 2016‑2040)

Fonti: 2018 Ageing Report ed Eurostat.
Nota: la Grecia è stata esclusa in quanto rappresenta un’anomalia, con un rapporto tra debito pubblico e PIL pari al 176,1 per cento del PIL nel 2017 e un calo del totale della spesa connessa all’invecchiamento pari al 4,6 per cento del PIL.

La spesa pubblica condizionata dall’invecchiamento include in particolare quella sostenuta per le pensioni, così come per i servizi sanitari e l’assistenza di lungo periodo. Con l’aumento del numero dei beneficiari dei sistemi pensionistici pubblici e la concomitante diminuzione del numero dei contribuenti cresceranno i disavanzi nei sistemi pensionistici e, in ultima istanza, nei saldi complessivi di bilancio, se i parametri non verranno adeguati. Nei prossimi decenni, inoltre i sistemi sanitari e di assistenza di lungo periodo, che sono per lo più finanziati con risorse pubbliche, influiranno negativamente sui conti pubblici. L’impatto dell’invecchiamento sulle entrate pubbliche è meno evidente, dal momento che i suoi effetti sulle diverse basi imponibili (ad esempio su consumi, redditi da lavoro e capitale) in parte si compensano e dovrebbero subire variazioni nel tempo.

Per cogliere parte dell’incertezza che caratterizza le proiezioni relative alla spesa connessa all’invecchiamento demografico, l’Ageing Report presenta analisi di sensibilità e scenari di rischio avversi che effettivamente suggeriscono maggiori pressioni dal lato dei costi (cfr. grafico C). Uno degli scenari di rischio prevede maggiori costi per la sanità e l’assistenza di lungo periodo in ragione del più frequente ricorso ad apparecchiature mediche costose e della più robusta convergenza verso l’alto del tenore di vita. In tale scenario, alla fine dell’orizzonte di proiezione, nel 2070, l’aumento del totale della spesa connessa all’invecchiamento risulterebbe più che doppio rispetto allo scenario di base. Anche un tasso di crescita della produttività totale dei fattori (PTF) inferiore a quello ipotizzato nello scenario di base comporterebbe costi notevolmente più elevati nel lungo periodo.

Grafico C

Scenari di spesa connessa all’invecchiamento demografico nell’area dell’euro

(in percentuale del PIL)

Fonte: 2018 Ageing Report.
Note: lo scenario di rischio relativo alla PTF ipotizza la convergenza verso un più contenuto tasso di crescita della stessa PTF entro il 2070 (ad es. allo 0,8 per cento anziché all’1 per cento). Lo scenario del gruppo di lavoro sugli effetti dell’invecchiamento ipotizza una maggiore elasticità al reddito della spesa sanitaria (a causa del più intenso ricorso a tecnologie mediche costose) e più elevati costi di assistenza di lungo periodo (a causa dell’aumento del numero di destinatari di tale assistenza e della convergenza verso l’alto del tenore di vita reale).

Per far fronte alle future pressioni sulla spesa connessa all’invecchiamento, negli ultimi anni molti paesi dell’area dell’euro hanno attuato riforme pensionistiche, affiancate in alcuni casi da riforme dei sistemi sanitari e di assistenza di lungo periodo di entità più limitata. Tali riforme hanno tratto origine, in particolare, dai timori suscitati dalla crisi del debito sovrano sulla sostenibilità delle finanze pubbliche. Le riforme pensionistiche sono state particolarmente profonde nei paesi soggetti a programmi di aggiustamento macroeconomico. Sebbene abbiano contribuito al parziale contenimento dei rischi per la sostenibilità del sistema pensionistico, in tempi più recenti il loro ritmo ha rallentato e in alcuni casi le azioni di riforma sono persino state revocate o rischiano seriamente di esserlo.

In prospettiva, i paesi con livelli di debito pubblico già elevati hanno particolare necessità di tutelarsi dalle sfide demografiche future. Per contenere le possibili pressioni sulla spesa derivanti dai sistemi previdenziali, i paesi dovrebbero adottare ulteriori riforme, qualora non precostituiscano spazi di bilancio, ed evitare passi indietro rispetto a quelle attuate. In termini di azioni concrete, le riforme necessarie potrebbero differire da paese a paese, anche riflettendo le diverse posizioni di partenza e preferenze sociali. Alcuni paesi potrebbero di fatti riformare il diritto alle prestazioni pensionistiche pubbliche, promuovendo l’erogazione di pensioni da parte del settore privato oltre quanto già realizzato. Altri paesi potrebbero scegliere di legare l’età di pensionamento all’aspettativa di vita, preservando al contempo il tasso di sostituzione del sistema. Altri ancora potrebbero scegliere di innalzare le aliquote contributive, sebbene ciò possa comportare oneri considerevoli per le generazioni più giovani. Tali opzioni non sono tra loro alternative e possono essere attuate in forma combinata. Nella definizione delle riforme pensionistiche è inoltre importante tener conto delle conseguenze che si potrebbero avere sull’offerta di lavoro e sull’economia dal lato dell’offerta, in quanto livelli più elevati di crescita potenziale sono indispensabili per un maggiore benessere sociale. Le riforme pensionistiche dovrebbero idealmente accompagnarsi a riforme del mercato del lavoro che favoriscano, in particolare, la partecipazione dei lavoratori anziani. Una sfida importante per le autorità responsabili delle politiche di bilancio, infine, risiede nell’evitare un aumento dell’incertezza dovuta al rischio che ci siano ripensamenti sulle riforme, che potrebbero compromettere la sostenibilità dei conti pubblici.

I paesi più vulnerabili sono quelli che presentano il grado di conformità più ridotto ai requisiti previsti dal PSC

A tal proposito, preoccupa che i paesi più vulnerabili agli shock siano proprio quelli che presentano il grado di conformità più ridotto ai requisiti previsti dal Patto di stabilità e crescita (PSC). Le previsioni formulate dalla Commissione europea indicano di fatto che la maggior parte dei paesi che non ha ancora conseguito posizioni di bilancio solide non è riuscita ad adempiere gli impegni previsti dal PSC nel 2018. Tra i sette paesi dell’area dell’euro considerati dalla Commissione a rischio di scostamento dai requisiti del braccio preventivo del PSC nel 2018, quattro (Belgio, Francia, Italia e Portogallo) hanno un rapporto tra debito pubblico e PIL superiore al 90 per cento. Per quanto concerne poi la Spagna, l’unico paese soggetto a una procedura per disavanzo eccessivo (PDE) nel 2018, gli obiettivi dovrebbero essere raggiunti entro il termine della procedura, sebbene tale risultato celi un deficit strutturale elevato e crescente, in controtendenza con il miglioramento che le era stato raccomandato. Inoltre, secondo la valutazione della Commissione europea, solo nel caso di dieci paesi i documenti programmatici di bilancio per il 2019 prevedono la conformità al PSC. Il fatto che la maggior parte dei paesi con debito pubblico elevato non rientri in questo gruppo desta particolare preoccupazione.

L’impulso riformatore nell’area dell’euro rimane debole

I progressi nelle riforme hanno subito una battuta d’arresto; nessuna delle raccomandazioni specifiche per paese del 2017 è stata pienamente attuata

Le raccomandazioni specifiche per paese forniscono indicazioni ai singoli Stati membri su come rafforzare la stabilità e la crescita economica, preservando al tempo stesso la solidità delle finanze pubbliche. Le raccomandazioni vengono adottate congiuntamente dagli Stati membri nel Consiglio europeo. Analogamente all’anno scorso, la Commissione ha rilevato che per la quasi totalità delle raccomandazioni rivolte ai paesi dell’area dell’euro nel 2017 (oltre il 90 per cento) si sono registrati solo “alcuni progressi” o “progressi limitati” nell’attuare le riforme, mentre per nessuna si è riscontrata una “piena attuazione” (cfr. grafico 8)[9].

Grafico 8

Attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese dell’area dell’euro

Fonti: elaborazioni della BCE sulla base delle relazioni per paese della Commissione europea.
Note: il grafico mostra l’attuazione delle raccomandazioni specifiche a livello di sottocategorie per paese per l’anno specificato in base alla valutazione espressa dalla Commissione europea nella relazione per paese pubblicata l’anno successivo. “Piena attuazione” indica che lo Stato membro ha attuato tutte le misure necessarie a dare applicazione in modo adeguato alla raccomandazione; “notevoli progressi” significa che lo Stato membro ha adottato dei provvedimenti che vanno in maniera significativa nella direzione di rispondere alla raccomandazione e che tali misure sono state in gran parte attuate; “alcuni progressi” indica che lo Stato membro ha adottato alcune misure che danno parziale attuazione alla raccomandazione e/o ha adottato misure che applicano la raccomandazione ma deve impegnarsi ulteriormente in quanto solo alcune di tali misure sono state attuate; “progressi limitati” implica che lo Stato membro ha annunciato alcune misure, ma che queste rispondono alla raccomandazione ricevuta in misura solo limitata e/o che ha presentato atti non legislativi, ma senza darvi ulteriore seguito in termini di attuazione; e “nessun progresso” indica che lo Stato membro non ha annunciato in modo credibile né adottato alcuna misura per dare seguito alla raccomandazione ricevuta. Non sono riportate le raccomandazioni relative all’attuazione del Patto di stabilità e crescita.

Riforme strutturali ben congegnate recherebbero ai cittadini dell’area dell’euro benefici considerevoli attraverso una crescita più sostenuta e inclusiva dell’occupazione e dei redditi. Un’analisi condotta di recente dall’Eurosistema mostra che ci sono ampie opportunità per attuare riforme che migliorino simultaneamente la stabilità, la crescita nel lungo periodo e l’equità sociale[10]. Tra queste figurano tipicamente le riforme che interessano le posizioni di rendita, e in particolar modo quelle che rafforzano la concorrenza nei mercati dei beni e la qualità delle istituzioni pubbliche. In modo analogo, le politiche a sostegno dell’istruzione e dell’apprendimento permanente non solo migliorano le prospettive di crescita nel lungo periodo, ma anche le opportunità di impiego per i gruppi sociali più vulnerabili.


1.3 Inflazione su un livello più elevato

L’inflazione complessiva nell’area dell’euro, misurata dall’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC), è salita all’1,7 per cento in media nel 2018, dall’1,5 per cento dell’anno precedente. Tale aumento è in gran parte ascrivibile al maggiore contributo dei prezzi dei beni energetici e, in misura minore, dei beni alimentari. Al contrario, è rimasto sostanzialmente invariato il contributo dell’inflazione di fondo, misurata dall’inflazione armonizzata al netto di beni energetici e alimentari, che è rimasta contenuta, sostanzialmente oscillando intorno all’1 per cento nel corso di tutto l’anno (cfr. grafico 9).

Grafico 9

Inflazione misurata sullo IAPC e contributi per componente

(variazioni percentuali sui dodici mesi; contributi in punti percentuali)

Fonti: Eurostat ed elaborazioni della BCE.

Il profilo dell’inflazione complessiva misurata sullo IAPC nel corso dell’anno è stato fortemente influenzato dagli andamenti infra-annuali dei prezzi dell’energia. Sospinta dall’aumento dei corsi petroliferi, l’inflazione dei beni energetici ha registrato un marcato aumento tra aprile e luglio ed è successivamente rimasta su tassi di variazione sui dodici mesi elevati (con un valore massimo di circa l’11 per cento a ottobre 2018). In tal modo, il contributo dell’inflazione dei beni energetici all’inflazione complessiva è aumentato, in punti percentuali, dallo 0,2 del primo trimestre allo 0,9 e 0,8 punti percentuali negli ultimi due trimestri del 2018. A tali andamenti si sono sommati nel corso dell’anno quelli dei prezzi dei beni alimentari non trasformati, a causa dei bruschi aumenti del tasso di variazione sui dodici mesi dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli, connessi alle condizioni metereologiche registrate nei mesi estivi, che tuttavia sono stati riassorbiti durante gli ultimi mesi del 2018. Di conseguenza, il contributo dei beni alimentari non trasformati all’inflazione complessiva è cresciuto dallo zero del primo trimestre del 2018 a più di 0,2 punti percentuali a settembre 2018, prima di registrare un lieve calo nell’ultimo trimestre del 2018.

L’inflazione al netto dei beni energetici e alimentari è rimasta moderata

L’inflazione misurata sullo IAPC al netto di beni energetici e alimentari è rimasta invariata rispetto al 2017, oscillando in genere intorno agli stessi valori nel corso dell’anno, al pari delle altre misure dell’inflazione di fondo[11]. Tuttavia, quando si escludono anche le componenti maggiormente volatili afferenti ad abbigliamento e viaggi, questa misura dell’inflazione di fondo risulta più elevata.

Le due componenti principali dell’inflazione misurata sullo IAPC al netto dei beni energetici e alimentari, ossia quella relativa ai beni industriali non energetici e quella relativa ai servizi, hanno mostrato entrambe andamenti alquanto moderati. L’inflazione dei beni industriali non energetici ha evidenziato una certa volatilità, diminuendo fino a settembre 2018 prima di mostrare una lieve ripresa; nel complesso del 2018 si è attestata allo 0,4 per cento, come nel 2017. Per quanto riguarda gli indicatori delle pressioni sui prezzi nelle varie fasi della catena di fissazione degli stessi, nel corso del 2018 per i beni di consumo non alimentari sono aumentati sia il tasso di variazione sui dodici mesi dei prezzi alla produzione per le vendite sul mercato interno sia quello dei prezzi all’importazione. La moderata accelerazione dei prezzi all’importazione è sostanzialmente riconducibile al venir meno dell’impatto dell’apprezzamento dell’euro registrato nel 2017, mentre quella dei prezzi alla produzione è stata probabilmente determinata dall’incremento dei costi degli input e del volume del commercio al dettaglio. Nel 2018 l’inflazione dei servizi è rimasta sostanzialmente invariata, all’1,3 per cento, mantenendosi ben al di sotto della propria media di lungo periodo. Nell’ultimo trimestre del 2018 si è registrato un modesto rialzo del tasso di variazione sui dodici mesi dei prezzi dei servizi, che però riflette in ampia misura l’effetto base determinato dagli andamenti deboli registrati dall’inflazione dei servizi nei corrispondenti mesi del 2017. In generale, la ripresa della dinamica salariale non trova a tutt’oggi corrispondenza nell’inflazione dei prezzi dei servizi, su cui l’incidenza del costo del lavoro è ampia.

È proseguita la crescita sui dodici mesi del reddito per occupato

Le pressioni derivanti dai costi interni misurate dal deflatore del PIL sono rimaste costanti nei primi tre trimestri del 2018, lievemente al di sopra del tasso raggiunto nella seconda metà del 2017 (cfr. grafico 10). Nel 2018 la crescita sui dodici mesi del reddito per occupato, che aveva raggiunto un punto di minimo a metà del 2016, è proseguita collocandosi al 2,5 per cento nel terzo trimestre dell’anno, al di sopra della sua media storica, calcolata a partire dal 1999, pari al 2,1 per cento. Nel complesso, trovano riscontro nell’accelerazione della dinamica salariale il miglioramento delle condizioni del mercato del lavoro (cfr. sezione 1.2) e il venir meno dei fattori che hanno contribuito al contenimento della dinamica salariale nel passato, come l’impatto esercitato dalla passata bassa inflazione tramite meccanismi formali e informali di indicizzazione e gli effetti delle riforme del mercato del lavoro introdotte in alcuni paesi durante la crisi finanziaria. In un contesto caratterizzato da una domanda moderatamente favorevole, i maggiori incrementi salariali si sono tradotti in un aumento del costo del lavoro per unità di prodotto, ma l’impatto di questa dinamica sulle pressioni dal lato dei costi interni è stato attenuato dall’andamento dei profitti (misurati in termini di margine operativo lordo), che si è indebolito negli ultimi trimestri, riflettendo in parte l’effetto negativo del deterioramento delle ragioni di scambio connesso all’aumento dei corsi petroliferi[12].

Grafico 10

Scomposizione del deflatore del PIL

(variazioni percentuali sui dodici mesi; contributi in punti percentuali)

Fonti: Eurostat ed elaborazioni della BCE.

Le aspettative di inflazione a più lungo termine sono state lievemente più alte nel 2018 che nel 2017. Le aspettative di inflazione a cinque anni desunte dalla Survey of Professional Forecasters della BCE sono rimaste invariate all’1,9 per cento per diversi trimestri consecutivi, mantenendosi leggermente al di sopra del loro livello del 2017. Le misure delle attese di inflazione ricavate dai mercati, come il tasso swap a termine a cinque anni indicizzato all’inflazione su un orizzonte quinquennale, hanno mostrato una certa volatilità, subendo un calo intorno alla fine dell’anno, ma rimanendo sostanzialmente invariate in media rispetto al 2017.


1.4 Condizioni di finanziamento favorevoli hanno sostenuto l’espansione del credito e della moneta

Nel 2018 i mercati finanziari dell’area dell’euro hanno risentito delle incertezze riguardanti le prospettive economiche a livello mondiale e a livello dell’area dell’euro, cui si è accompagnato un clima di avversione al rischio dovuto ad alcune scelte politiche, riconducibile in particolare alla Brexit, al protezionismo e all’incertezza sull’orientamento delle politiche di finanza pubblica del governo italiano. I tassi di interesse del mercato monetario e i rendimenti a più lungo termine si sono mantenuti su livelli molto contenuti, in parte grazie al perdurante grado di accomodamento monetario fornito dalla BCE. Le condizioni di finanziamento hanno favorito gli investimenti delle imprese e nel contempo i consumi privati hanno beneficiato dell’aumento della ricchezza delle famiglie. Si è ridotta l’espansione dell’aggregato monetario, mentre la crescita del credito al settore privato è aumentata ulteriormente.

I rendimenti sui titoli di Stato dei paesi dell’area dell’euro sono rimasti sostanzialmente invariati

Nel 2018 i rendimenti sui titoli di Stato dei paesi dell’area dell’euro sono rimasti sostanzialmente invariati, pur registrando un lieve aumento verso la fine dell’anno (cfr. grafico 11). Questo aumento riflette in gran parte le ricadute del graduale abbandono da parte della politica monetaria statunitense dell’orientamento accomodante, nonché l’ampliamento dei differenziali di rendimento per l’Italia, che fino a oggi ha prodotto ripercussioni contenute sui mercati del debito sovrano di altri paesi. Il 31 dicembre 2018 la media ponderata per il PIL dei rendimenti dei titoli di Stato decennali dell’area dell’euro era pari all’1,01 per cento, un valore sostanzialmente immutato rispetto al livello medio del 2017. I differenziali fra il rendimento delle obbligazioni sovrane decennali dei paesi dell’area dell’euro e il Bund a dieci anni sono aumentati moderatamente, in un contesto segnato prevalentemente da incertezza in materia di politiche di bilancio.

Grafico 11

Rendimenti dei titoli di Stato decennali nell’area dell’euro, negli Stati Uniti e in Germania

(valori percentuali in ragione d’anno; dati giornalieri)

Fonti: Bloomberg, Thomson Reuters Datastream ed elaborazioni della BCE.
Note: i dati per l’area dell’euro riguardano la media dei rendimenti dei titoli di Stato decennali ponderata rispetto al PIL. L’ultima rilevazione si riferisce al 31 dicembre 2018.

Le quotazioni azionarie nell’area dell’euro hanno registrato una flessione considerevole

Le quotazioni azionarie nell’area dell’euro hanno registrato una flessione considerevole nel 2018, in un contesto segnato da tensioni più acute a livello mondiale, dall’incertezza politica in Italia e dalla graduale normalizzazione dell’orientamento accomodante della politica monetaria nelle economie avanzate (cfr. grafico 12). Più specificamente, l’indice azionario ampio delle società non finanziarie (SNF) dell’area dell’euro è calato del 12,6 per cento nel corso del 2018, mentre l’indice azionario dei titoli bancari dell’area dell’euro è calato del 33,3 per cento. Le quotazioni azionarie delle SNF negli Stati Uniti hanno evidenziato una tenuta maggiore rispetto a quelle dell’area dell’euro per effetto del positivo slancio macroeconomico, in parte connesso alle misure di stimolo fiscale procicliche.

Grafico 12

Gli indici azionari nell’area dell’euro e negli Stati Uniti

(indice: 1° gennaio 2017 = 100)

Fonte: Thomson Reuters Datastream.
Note: gli indici utilizzati per l’area dell’euro sono l’Euro Stoxx per il settore bancario e l’indice Datastream per le SNF; per gli Stati Uniti l’indice S&P per il settore bancario e l’indice Datastream per le SNF. L’ultima rilevazione si riferisce al 31 dicembre 2018.

Le condizioni di finanziamento hanno favorito gli investimenti delle imprese

Nel complesso, nel 2018 le condizioni di finanziamento favorevoli per le SNF hanno continuato a sostenere gli investimenti delle imprese, anche se i flussi di finanziamento esterno delle SNF sono lievemente diminuiti (cfr. grafico 13). Tale calo è stato determinato da una riduzione delle “altre” fonti di finanziamento, fra cui i prestiti intersocietari e il credito commerciale. Nel contempo, l’emissione netta di azioni quotate, non quotate e altre partecipazioni era stata frenata da fattori straordinari, nonché dal costo relativamente elevato del finanziamento tramite capitale di rischio. Nonostante il graduale aumento dei differenziali di rendimento obbligazionari registrato nel 2018, l’emissione di titoli di debito ha continuato a beneficiare del programma di acquisto delle attività del settore societario (Corporate Sector Purchase Programme, CSPP), introdotto a giugno 2016 (cfr. riquadro 3). Il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti bancari alle SNF si è inoltre rafforzato ulteriormente nel 2018. La ripresa della crescita dei prestiti è stata favorita dalla significativa flessione osservata nei tassi sui finanziamenti bancari all’interno dell’area dell’euro iniziata a metà del 2014 (cfr. sezione 2.1) e proseguita nel 2018. Ciò è da ricondurre in misura non trascurabile alle misure di politica monetaria non convenzionali della BCE, che hanno determinato miglioramenti complessivi nell’offerta e nella domanda del credito bancario. Inoltre, le banche hanno compiuto progressi sul piano del risanamento dei propri bilanci, anche se il volume dei crediti deteriorati in alcuni paesi resta elevato.

Grafico 13

Flussi netti del finanziamento esterno per le società non finanziarie dell’area dell’euro

(flussi annuali; miliardi di euro)

Fonti: Eurostat e BCE.
Note: gli “altri prestiti” comprendono i prestiti concessi da intermediari diversi dalle IMF (altri istituti finanziari, compagnie di assicurazione e fondi pensione) e dal resto del mondo. I prestiti delle IFM e degli intermediari diversi dalle IFM sono corretti per le cessioni e le cartolarizzazioni. La voce “altro” corrisponde alla differenza fra il totale e gli strumenti elencati nel grafico e include i prestiti intersocietari e i crediti commerciali. le ultime osservazioni si riferiscono al terzo trimestre del 2018.

I consumi privati sono stati sostenuti dall’aumento della ricchezza delle famiglie

La ricchezza netta delle famiglie è cresciuta nei primi tre trimestri del 2018, sostenendo i consumi privati. In particolare, i continui aumenti dei prezzi delle abitazioni hanno determinato significative plusvalenze da rivalutazione sugli immobili posseduti dalle famiglie. Al tempo stesso, la flessione dei corsi azionari ha ridotto il valore delle attività finanziarie detenute. Mentre il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti bancari alle famiglie per l’acquisto di abitazioni è rimasto moderato in prospettiva storica, i nuovi prestiti hanno registrato una notevole espansione[13]. Il debito lordo delle famiglie, misurato come percentuale del reddito disponibile lordo nominale delle famiglie, è ancora molto al di sopra del livello medio pre‑crisi.

L’espansione del credito ha fornito un sempre maggior sostegno alla crescita di M3

L’espansione dei prestiti al settore privato ha complessivamente mantenuto la tendenza al rialzo che si osserva dagli inizi del 2014. Il tasso di espansione sui dodici mesi dei prestiti delle IFM (istituzioni finanziarie monetarie) al settore privato (corretto per l’effetto di cessioni, cartolarizzazioni e notional cash pooling) è salito al 3,4 per cento a dicembre 2018, dal 2,9 di dicembre 2017 (cfr. grafico 14). Risulta pertanto confermato che l’espansione del credito svolge un ruolo significativo nella crescita dell’aggregato monetario ampio (cfr. la parte in blu degli istogrammi del grafico 15), che pure ha segnato un rallentamento rispetto al ritmo costante pari circa al 5 per cento osservato da metà 2015 (cfr. grafico 14). A dicembre 2018, la crescita annua di M3 si è collocata al 4,1 per cento, a fronte del 4,6 per cento di fine 2017. La riduzione degli acquisti netti di attività da parte dell’Eurosistema (dagli 80 ai 60 miliardi di euro di aprile 2017, ai 30 miliardi a gennaio 2018, ai 15 miliardi a ottobre 2018 e poi all’azzeramento alla fine di dicembre 2018) ha comportato che il programma di acquisto di attività abbia avuto un impatto positivo più contenuto sulla crescita di M3 (cfr. la parte rossa degli istogrammi del grafico 15). Al tempo stesso, la vendita netta di titoli di Stato da parte delle IFM dell’area dell’euro (escluso l’Eurosistema) ha frenato la crescita di M3 (cfr. le aree verde chiaro degli istogrammi nel grafico 15). Nonostante l’ampliamento del differenziale di interesse rispetto alle attività di economie diverse dall’area dell’euro, nell’ottobre 2018 il contributo fornito in termini netti dalle attività nette sull’estero è diventato positivo (cfr. la parte gialla degli istogrammi nel grafico 15).

Grafico 14

M3 e prestiti al settore privato

(variazioni percentuali sui dodici mesi)

Fonte: BCE.

Grafico 15

M3 e sue contropartite

(variazioni percentuali sui dodici mesi; contributi in punti percentuali; dati destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario)

Fonte: BCE.
Note: la voce “credito al settore privato” include i prestiti delle IFM al settore privato e le disponibilità delle IFM in titoli emessi dal settore privato dell’area dell’euro diverso dalle IFM. Essa comprende altresì gli acquisti di titoli di debito emessi da soggetti diversi dalle IFM condotti dall’Eurosistema nell’ambito del CSPP. Le ultime osservazioni si riferiscono a dicembre 2018.

I depositi overnight hanno fornito sostegno a M3

L’espansione di M3 ha continuato a essere alimentata dalle componenti più liquide, dato il basso costo opportunità di detenere depositi liquidi in un contesto caratterizzato da tassi di interesse molto bassi e da una curva dei rendimenti piatta. Anche l’espansione di M1, che ha beneficiato dell’elevata crescita dei depositi overnight detenuti sia dalle famiglie sia dalle SNF, si è ridotta, collocandosi al 6,6 per cento a dicembre 2018 rispetto all’8,7 per cento di dicembre 2017.


2 Politica monetaria: restano indispensabili pazienza, prudenza e costanza

In ragione dei notevoli passi avanti compiuti verso un aggiustamento durevole dell’inflazione, del vigore di fondo dell’economia dell’area dell’euro e delle ben ancorate aspettative di inflazione, nel corso del 2018 il ritmo mensile degli acquisti netti effettuati nell’ambito del programma di acquisto di attività (PAA) si è gradualmente ridotto e tali acquisti sono terminati alla fine dell’anno. La politica monetaria è comunque rimasta ispirata a pazienza, prudenza e costanza e ha mantenuto l’elevato grado di accomodamento che continuava a essere necessario per garantire una stabile convergenza dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio termine. L’accomodamento è stato assicurato dagli acquisti netti residui, dalle rilevanti consistenze acquistate e dai relativi reinvestimenti, nonché dalle indicazioni prospettiche sui tassi di interesse di riferimento della BCE, che sono rimasti ai minimi storici. Alla fine del 2018, le attività relative alle operazioni di politica monetaria rappresentavano il 72 per cento del bilancio dell’Eurosistema, le cui dimensioni hanno raggiunto il massimo storico di 4700 miliardi di euro. I rischi associati a un bilancio di tali dimensioni sono stati attenuati, come in passato, grazie al quadro di riferimento per la gestione dei rischi elaborato dalla BCE.


2.1 Graduale cessazione degli acquisti netti di attività e mantenimento di un elevato grado di accomodamento delle politiche

A fronte di un’espansione economica sempre più robusta e generalizzata, il 2018 si è aperto con una riduzione del ritmo mensile degli acquisti netti di attività nell’ambito del PAA

Alla fine del 2017 l’economia dell’area dell’euro stava attraversando una fase di espansione sempre più solida e generalizzata. La forte domanda estera e la crescente domanda interna hanno sostenuto tale espansione, favorita dall’incremento dell’occupazione, dall’aumento della ricchezza delle famiglie e della redditività delle imprese, nonché da condizioni di finanziamento molto favorevoli. Le pressioni di fondo sui prezzi sono rimaste modeste, ma il costante riassorbimento della capacità produttiva inutilizzata ha determinato un aumento della fiducia in un aggiustamento durevole del profilo dell’inflazione. Sulla base di tali elementi, a ottobre 2017 il Consiglio direttivo ha annunciato la propria intenzione di ridimensionare, dall’inizio del 2018, il volume degli acquisti mensili nell’ambito del PAA.

A partire da gennaio 2018, il ritmo mensile degli acquisti netti di attività nell’ambito del PAA è stato quindi ridotto da 60 a 30 miliardi di euro. Il Consiglio direttivo ha anticipato che il nuovo ritmo mensile sarebbe stato mantenuto fino alla fine di settembre 2018 o anche successivamente, se necessario, e in ogni caso finché non si fosse riscontrato un aggiustamento durevole del profilo dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio periodo.

I bassi tassi di riferimento, gli acquisti netti di attività in atto e il reinvestimento del capitale rimborsato hanno continuato a fornire un elevato grado di accomodamento delle politiche

Allo stesso tempo, le prospettive economiche e l’andamento dell’inflazione rimanevano subordinati al perdurante sostegno fornito dalle misure di politica monetaria adottate dal Consiglio direttivo. L’accomodamento monetario è stato assicurato grazie al proseguimento degli acquisti netti di attività. Inoltre, i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principale, su quelle di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale sono rimasti invariati, rispettivamente allo 0,00, allo 0,25 e al −0,40 per cento (cfr. grafico 16). Lo stimolo monetario è stato ulteriormente sostenuto dalle indicazioni prospettiche del Consiglio direttivo, secondo le quali i tassi di interesse di riferimento sarebbero rimasti sui livelli correnti per un prolungato periodo di tempo e ben oltre l’orizzonte degli acquisti netti di attività. Come misura aggiuntiva, il Consiglio direttivo ha dichiarato la propria intenzione di reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nell’ambito del PAA per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività, e in ogni caso finché necessario.

Grafico 16

Tassi di interesse di riferimento della BCE

(valori percentuali in ragione d’anno)

Fonte: BCE.
Nota: l’ultima rilevazione si riferisce al 31 dicembre 2018.

Nonostante una certa moderazione dovuta all’indebolimento della domanda di esportazioni rispetto alla dinamica particolarmente vigorosa del 2017, la domanda interna è rimasta robusta e ha sostenuto l’espansione generalizzata dell’economia dell’area dell’euro per tutta la prima metà del 2018. Sebbene i rischi di un aumento della volatilità dei mercati finanziari e le incertezze correlate a fattori di carattere internazionale, quali il protezionismo, abbiano assunto maggiore rilevanza, le prospettive di crescita dell’area dell’euro sono rimaste esposte a rischi sostanzialmente bilanciati.

Gli elevati livelli di utilizzo della capacità produttiva, le condizioni tese del mercato del lavoro e la più vigorosa dinamica salariale hanno sostenuto l’ulteriore accumularsi di pressioni interne sui prezzi. Sebbene continuino a essere generalmente contenute, le misure dell’inflazione di fondo sono cresciute rispetto ai valori minimi osservati in precedenza. Le proiezioni macroeconomiche formulate a giugno 2018 dagli esperti dell’Eurosistema sono state coerenti con la graduale convergenza dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio termine. Nel frattempo, le incertezze relative alle prospettive di inflazione si erano significativamente attenuate ed era venuto meno il rischio di deflazione.

Fiducia in una convergenza durevole del profilo dell’inflazione

In occasione della riunione di giugno, il Consiglio direttivo ha constatato che sono stati compiuti progressi considerevoli verso un aggiustamento durevole dell’inflazione. Il vigore di fondo dell’economia dell’area dell’euro e le ben ancorate aspettative di inflazione fornivano rassicurazioni sul proseguimento di una convergenza durevole dell’inflazione verso il suo valore obiettivo, anche dopo la graduale cessazione degli acquisti netti di attività.

In tale contesto, nella riunione di giugno il Consiglio direttivo ha confermato che gli acquisti netti di attività nell’ambito del PAA da parte dell’Eurosistema sarebbero proseguiti a un ritmo mensile di 30 miliardi di euro fino alla fine di settembre 2018. È stato inoltre anticipato che se, dopo settembre 2018, i dati avessero confermato le prospettive di inflazione a medio termine, gli acquisti netti di attività sarebbero stati ridotti a 15 miliardi al mese per il periodo compreso fra ottobre e dicembre. Dopo il mese di dicembre gli acquisti netti di attività si sarebbero interrotti.

Lo stimolo monetario è stato mantenuto grazie a una comunicazione delle politiche ricalibrata

Allo stesso tempo, in considerazione delle incertezze presenti, restavano indispensabili pazienza, prudenza e costanza, dal momento che le pressioni di fondo sui prezzi continuavano a dipendere da un grado molto elevato di accomodamento monetario. Sono quindi state fornite indicazioni prospettiche credibili ed efficaci sull’uso dei restanti strumenti di policy, allo scopo di sostenere ulteriormente la convergenza durevole dell’inflazione verso l’obiettivo fissato dalla BCE:

  • Il Consiglio direttivo ha rafforzato le indicazioni prospettiche sul profilo futuro dei tassi di riferimento: i tassi si sarebbero mantenuti sui livelli prevalenti a quel tempo almeno fino all’estate del 2019, e in ogni caso finché necessario per assicurare che l’inflazione continuasse stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio termine. L’aggiunta del riferimento a una data e a circostanze specifiche ha apportato ulteriore chiarezza alle indicazioni prospettiche sull’andamento futuro dei tassi di interesse di riferimento e, in tal modo, ha ancorato più saldamente le aspettative su tali tassi a sostegno delle condizioni finanziarie che assicurano una durevole convergenza dell’inflazione verso il suo obiettivo. Il riferimento a circostanze specifiche inserito nelle indicazioni prospettiche, che collega esplicitamente un primo incremento dei tassi di riferimento a una dinamica dell’inflazione in linea con un aggiustamento durevole di quest’ultima, era coerente con una strategia di politica monetaria orientata alle prospettive future e agli obiettivi di medio termine e ha rimarcato la credibilità dell’impegno, da parte del Consiglio direttivo, a perseguire il proprio obiettivo di stabilità dei prezzi. Allo stesso tempo, le indicazioni prospettiche rafforzate sui tassi hanno mantenuto un adeguato livello di flessibilità delle politiche.
  • Sono state inoltre riconfermate le indicazioni prospettiche sul reinvestimento del capitale rimborsato sui titoli in scadenza nell’ambito del PAA. L’orizzonte dei reinvestimenti sarebbe proseguito per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività e in ogni caso finché fosse stato necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario.

Alla luce delle incertezze ancora presenti e di una crescita dell’inflazione di fondo solo graduale, era necessario che la politica monetaria rimanesse paziente, prudente e costante. Anche se i flussi netti nell’ambito del PAA erano in via di esaurimento, era necessario che la politica monetaria restasse ampiamente accomodante. Nel frattempo, la decisione di giugno ha dato inizio a uno spostamento dell’azione di orientamento della politica monetaria, con il passaggio dagli acquisti netti di attività verso i tassi di interesse di riferimento e le indicazioni prospettiche sulla probabile futura evoluzione degli stessi. In sostanza, occorreva trovare un fine bilanciamento fra la comunicazione delle anticipazioni sulla conclusione degli acquisti netti di attività alla fine del 2018 e la prosecuzione dell’impegno volto a fornire un adeguato stimolo monetario finché necessario.

Nel corso dell’autunno, i nuovi dati hanno rivelato dinamiche più deboli rispetto al previsto, di riflesso a una domanda estera più flebile e ad alcuni specifici fattori settoriali e nazionali. Mentre alcuni di questi fattori sembravano destinati a venir meno, altri potevano indicare un ridimensionamento dello slancio della crescita. Al tempo stesso, il vigore di fondo della domanda interna ha continuato a sostenere l’espansione dell’economia dell’area dell’euro e il graduale aumento delle spinte inflazionistiche. Le pressioni derivanti dai costi interni hanno continuato a rafforzarsi ed espandersi, in un contesto di elevati livelli di utilizzo della capacità produttiva e di tensione sui mercati del lavoro, che sospingeva la crescita salariale. Nel complesso, i rischi per le previsioni di crescita venivano ancora ritenuti sostanzialmente bilanciati. Nondimeno, l’orientamento dei rischi si stava spostando verso il basso per via del contesto geopolitico, della minaccia del protezionismo, delle vulnerabilità nei mercati emergenti e della volatilità dei mercati finanziari, fattori emersi durante l’estate e rimasti ancora in evidenza verso la fine dell’anno.

Il PAA è terminato ma è necessario che la politica monetaria continui a essere molto accomodante

Sulla base delle informazioni sino ad allora pervenute, a dicembre il Consiglio direttivo ha rivisto le prospettive economiche e, in seguito a una valutazione complessiva, ha sostanzialmente confermato le prospettive di giugno. Il vigore di fondo della domanda interna ha continuato a dare sostegno alla convinzione che fosse in atto una convergenza durevole dell’inflazione verso l’obiettivo fissato dalla BCE, la quale sarebbe proseguita anche dopo il termine degli acquisti netti di attività. Su tali basi, a dicembre 2018 il Consiglio direttivo ha ritenuto di interrompere gli acquisti netti di attività nell’ambito del PAA, come anticipato. Nel contempo, il processo di convergenza dell’inflazione ancora in atto imponeva alla politica monetaria di continuare a ispirarsi a principi di pazienza, prudenza e costanza. Sono state pertanto rafforzate le indicazioni prospettiche sui reinvestimenti. In linea con tali propositi, il Consiglio direttivo ha dichiarato che avrebbe continuato a reinvestire per intero il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del PAA per un prolungato periodo di tempo dopo il rialzo dei tassi di interesse di riferimento della BCE, e in ogni caso finché necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario. Il collegamento tra l’orizzonte di reinvestimento e il rialzo dei tassi di interesse ha confermato che i tassi di riferimento della BCE e le indicazioni prospettiche sulla loro probabile evoluzione futura sarebbero rimasti il principale strumento di definizione, in prospettiva, dell’orientamento della politica monetaria. Le indicazioni prospettiche sui tassi, rafforzate dai reinvestimenti delle cospicue consistenze acquistate, avrebbero assicurato il grado di accomodamento necessario per garantire una convergenza durevole dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio periodo.

Le misure di politica monetaria hanno continuato a garantire condizioni di finanziamento molto favorevoli e a sostenere l’espansione economica

Regolare attuazione degli acquisti netti di attività

L’attuazione del PAA si è svolta regolarmente, sia nell’ambito del programma di acquisto di attività del settore pubblico (Public Sector Purchase Programme, PSPP) sia in quello dei programmi di acquisto di attività del settore privato, in cui sono ricompresi il programma di acquisto di titoli garantiti da attività (Asset-Backed Securities Purchase Programme, ABSPP), il programma di acquisto di attività del settore societario (Corporate Sector Purchase Programme, CSPP) e il terzo programma di acquisto di obbligazioni garantite (Third Covered Bond Purchase Programme, CBPP3). I volumi di acquisti netti mensili sono stati, in media, in linea con gli obiettivi definiti dal Consiglio direttivo: 30 miliardi di euro al mese da gennaio a settembre e 15 miliardi di euro al mese da ottobre a dicembre (cfr. grafico 17). Ad agosto i volumi sono scesi al di sotto dell’obiettivo mensile a causa di oscillazioni stagionali della liquidità del mercato. Questo calo è stato tuttavia compensato da volumi di acquisto lievemente superiori al valore di riferimento durante il resto dell’anno. A livello di singolo paese, i rimborsi dei titoli di debito detenuti nei portafogli dei diversi programmi hanno dato luogo ad ampie fluttuazioni negli acquisti netti lordi. Nel complesso, in termini relativi gli acquisti netti mensili si sono discostati dai volumi obiettivo solo in misura marginale. L’insieme delle quote detenute nell’ambito del PSPP a fine anno era sostanzialmente in linea con la ripartizione per paese prevista sulla base della sottoscrizione di capitale. L’attuazione del PSPP non aveva avuto un impatto negativo sulle condizioni di liquidità del mercato delle obbligazioni sovrane nell’area dell’euro (cfr. riquadro 2). Le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT) (cfr. sezione 2.2) hanno contribuito a creare condizioni di finanziamento favorevoli e hanno fornito sostegno al protratto aggiustamento del profilo dell’inflazione.

Grafico 17

Acquisti e rimborsi mensili netti di attività nell’ambito del PAA nel 2018

(miliardi di euro)

Fonte: BCE.
Note: acquisti mensili netti al valore contabile; importi effettivi dei rimborsi mensili. Il capitale rimborsato sui titoli acquistati nell’ambito del PSPP viene reinvestito dall’Eurosistema in maniera flessibile e tempestiva, con la massima diligenza, possibilmente entro il mese di scadenza o nel corso dei due mesi successivi, se le condizioni di liquidità del mercato lo consentono.

Riquadro 2
La liquidità nei mercati delle obbligazioni sovrane dell’area dell’euro e l’attuazione del programma di acquisto di attività del settore pubblico

La liquidità nei mercati delle obbligazioni sovrane dell’area dell’euro è importante ai fini della trasmissione della politica monetaria della BCE. In particolare, la liquidità del mercato favorisce la relazione tra le decisioni di politica monetaria della BCE, la curva dei rendimenti, i prezzi delle attività finanziarie in generale, il costo complessivo dei finanziamenti e l’allocazione del capitale nell’economia. La necessità di monitorare la liquidità nei mercati delle obbligazioni sovrane è diventata più pressante dall’avvio del PSPP della BCE, nell’ambito del quale l’Eurosistema ha acquistato una quota significativa delle obbligazioni sovrane in essere nell’area dell’euro. In tale contesto, questo riquadro presenta due degli indicatori di liquidità del mercato che la BCE monitora regolarmente. Nel complesso, tali indicatori segnalano che le condizioni di liquidità nei mercati delle obbligazioni sovrane non hanno mostrato reazioni particolari a fronte dell’avvio del PSPP o delle variazioni nella quantità di acquisti mensili.

Un mercato è liquido quando l’esecuzione di un’operazione ordinaria ha un impatto limitato sui prezzi. Un mercato liquido è anche “spesso”, ovvero è un mercato dove i book di negoziazione vengono rapidamente reintegrati all’eseguirsi delle operazioni e le variazioni di prezzo successive all’esecuzione di una transazione sono minime e temporanee. Naturalmente, se una transazione eseguita fornisse nuove informazioni sul valore fondamentale dell’asset scambiato, si verificherebbe un aggiustamento proporzionale delle quotazioni denaro‑lettera, lasciando comunque inalterato lo spessore del mercato.

Gli indicatori di liquidità del mercato generalmente si focalizzano su uno o più aspetti riguardanti il costo delle transazioni, lo spessore del mercato e/o la sua resilienza. L’indicatore di più facile costruzione è il differenziale tra le quotazioni denaro‑lettera, che fornisce informazioni sul costo atteso di un’operazione. Alcuni indicatori più sofisticati si basano non soltanto sui differenziali denaro‑lettera ma, ad esempio, anche su misure del volume di operazioni che il mercato è in grado di assorbire in un determinato momento, indicative dello spessore del mercato. Tali misure si basano tradizionalmente sugli ordini con limite di prezzo esposti nei book[14], ovvero i livelli di prezzi e i volumi negoziabili in tempo reale. La resilienza dipende sostanzialmente dalla reazione della liquidità alle dinamiche di mercato, ovvero la capacità della liquidità di modificarsi con il passare del tempo (un esempio è dato dal tempo che impiegano i book a ricostituirsi dopo l’esecuzione di un’operazione).

Nel presente riquadro si analizza la liquidità nei mercati delle obbligazioni sovrane dell’area dell’euro utilizzando un indicatore basato sui book di negoziazione[15] e un indicatore basato sull’esecuzione degli ordini[16]. Sebbene questi indicatori facciano riferimento a dati di mercato diversi (rispettivamente gli ordini con limite di prezzo e le quotazioni di mercato), essi si focalizzano principalmente sui costi di transazione e sullo spessore del mercato.

Sia l’indicatore della liquidità basato sui book di negoziazione, sia l’indicatore basato sull’esecuzione degli ordini mostrano che la liquidità dei mercati delle obbligazioni sovrane dell’area dell’euro non ha subito deterioramenti dall’avvio del PSPP (cfr. grafico A). Pur avendo mostrato una certa volatilità nel periodo di tempo osservato, nessuno dei due indicatori ha registrato una sostenuta tendenza al rialzo, nonostante siano incrementati nel tempo i titoli detenuti in ambito PSPP. Allo stesso modo, tali indicatori non hanno in generale mostrato una reazione marcata alle variazioni delle quantità di acquisti mensili nell’ambito del programma, sebbene il dato aggregato possa in qualche misura celare le eterogeneità tra i singoli paesi.

Grafico A

Indicatori della liquidità nei mercati delle obbligazioni sovrane dell’area dell’euro dall’inizio del PSPP

(indice: 100 = 9 marzo 2015)

Fonti: Bloomberg, EuroMTS Ltd ed elaborazioni della BCE.
Note: un aumento (diminuzione) di questi indicatori implica un deterioramento (o un miglioramento) della situazione di liquidità. il grafico mostra la media mobile degli indicatori a cinque giorni. L’indicatore di liquidità dei book di negoziazione consiste in una media ponderata del PIL dell’area dell’euro di obbligazioni sovrane a dieci anni, mentre l’indicatore basato sull’esecuzione degli ordini consiste in una media ponderata dei volumi di obbligazioni sovrane negoziate nell’ambito del PSPP. Gli indicatori sono normalizzati su base 100 al 9 marzo 2015, data di avvio degli acquisti del PSPP. Le linee verticali denotano le seguenti variazioni nei volumi di acquisti netti in ambito PSPP: 1) avvio del programma, con un volume mensile pari a 60 miliardi di euro (9 marzo 2015); 2) aumento degli acquisti netti su base mensile a 80 miliardi di euro (1° aprile 2016); 3) riduzione degli acquisti netti su base mensile a 60 miliardi di euro (3 aprile 2017); 4) riduzione degli acquisti netti su base mensile a 30 miliardi di euro (2 gennaio 2018); e 5) riduzione degli acquisti netti su base mensile a 15 miliardi di euro (1° ottobre 2018). Le ultime rilevazioni si riferiscono al 21 dicembre 2018. I valori superiori a 600 sono ridotti in base a un fattore di 4.

Il grafico A mostra che questi indicatori di liquidità evidenziano bruschi rialzi quando si verificano eventi di carattere politico o economico tali da deteriorare la liquidità di mercato. Dei picchi si sono, ad esempio, registrati in concomitanza con il “Bund tantrum”[17], iniziato il 28 aprile 2015, e in seguito al referendum britannico sull’appartenenza all’UE del 23 giugno 2016. Anche in occasione delle elezioni presidenziali negli Stati Uniti (8 novembre 2016) e in Francia (23 aprile 2017) tali indicatori hanno mostrato valori più elevati. Il picco di illiquidità più marcato si osserva tuttavia nel periodo iniziato il 28 maggio 2018 e caratterizzato da tensioni politiche legate alla formazione del nuovo governo italiano, durante il quale è stato registrato un deterioramento della liquidità, soprattutto nel mercato italiano. Tali picchi sottolineano un deterioramento della liquidità per specifico paese, con ripercussioni limitate sugli altri mercati. Inoltre, tipicamente la liquidità si riduce nel corso del periodo estivo e verso la fine dell’anno, benché ciò sia meno evidente nel grafico, per via della scala utilizzata. Infine, le dinamiche dell’indicatore basato sull’esecuzione degli ordini sono simili a quelle rilevate dall’indicatore di liquidità dei book, anche se le prime sembrano riflettere una maggiore rumorosità statistica. Un indicatore composito costruito utilizzando metodologie di ponderazione robuste o che aggregano dati derivati da un’ampia gamma di misure potrebbe attenuare i fenomeni di disturbo insiti nelle singole misure.

Le condizioni di finanziamento molto favorevoli in ambito bancario si sono trasmesse a famiglie e imprese

L’orientamento accomodante della politica monetaria e la maggiore solidità dei bilanci delle banche hanno seguitato a fornire il proprio contributo ai bassi costi della provvista bancaria. Nonostante un aumento della dispersione dei costi di raccolta tra i paesi dell’area dell’euro nella seconda metà del 2018, tali costi si sono mantenuti ben al di sotto dei livelli osservati prima dell’introduzione delle misure di allentamento creditizio da parte della BCE nel giugno del 2014 (cfr. grafico 18). Le condizioni di finanziamento molto favorevoli in ambito bancario si sono trasmesse all’economia nel suo complesso e le condizioni di prestito hanno continuato a risultare convenienti per famiglie e imprese dell’area dell’euro. I tassi sui prestiti bancari alle società non finanziarie (SNF) e alle famiglie sono rimasti prossimi ai minimi storici e, tra l’inizio di giugno 2014 e dicembre 2018, sono scesi, rispettivamente, di circa 130 e 110 punti base, un calo significativamente maggiore rispetto a quello dei tassi di riferimento del mercato (cfr. grafico 19).

Grafico 18

Costo composito del finanziamento mediante ricorso al debito per le banche

(costo composito dei depositi e del finanziamento mediante ricorso al debito non garantito sul mercato; percentuali in ragione d’anno)

Fonti: BCE, Markit iBoxx ed elaborazioni della BCE.
Nota: il costo composito dei depositi è calcolato come media dei tassi di interesse sulle nuove operazioni su depositi overnight, depositi con scadenza prestabilita e depositi rimborsabili con preavviso, ponderata per le corrispondenti consistenze in essere.

Grafico 19

Tassi compositi sui prestiti bancari alle società non finanziarie e alle famiglie

(valori percentuali in ragione d’anno)

Fonte: BCE.
Nota: i tassi sui prestiti bancari sono calcolati aggregando i tassi a breve e a lungo termine, utilizzando una media mobile di 24 mesi dei volumi delle nuove operazioni.

Anche i costi di raccolta sul mercato per le SNF sono rimasti molto favorevoli, sostenuti dagli acquisti netti in ambito CSPP, che hanno l’effetto di comprimere i differenziali in maniera durevole (cfr. riquadro 3). Ciononostante, rispetto ai minimi toccati nel periodo post‑crisi, nel corso del 2018 gli spread sulle obbligazioni investment grade delle SNF si sono ampliati gradualmente e stabilmente in seguito alle crescenti incertezze sulle prospettive di crescita nell’area dell’euro e a livello mondiale.

I flussi di credito al settore privato hanno continuato a beneficiare delle condizioni di finanziamento particolarmente favorevoli. La crescita dei prestiti bancari alle SNF e alle famiglie ha continuato a evidenziare una graduale tendenza ascendente, come osservato sin dall’inizio del 2014 (cfr. sezione 1.4). L’emissione netta di titoli di debito da parte delle SNF ha beneficiato ancora del sostegno fornito dal CSPP, sebbene si sia registrata una lieve moderazione rispetto allo scorso anno (cfr. riquadro 3). Secondo i dati statistici della BCE sulle emissioni di titoli[18], le nuove emissioni nette denominate in euro erano pari a 56 miliardi di euro nei primi undici mesi del 2018, rispetto ai 91 miliardi del medesimo periodo l’anno precedente. Le nuove emissioni nette denominate in altre valute erano pari a −3 miliardi di euro nei primi undici mesi del 2018, a fronte di −7 miliardi nel medesimo periodo l’anno precedente. Ciò è coerente con l’ipotesi che il CSPP abbia rappresentato uno stimolo per le SNF dell’area dell’euro a emettere nuovi titoli di debito in euro e a rimborsare il debito in altre valute.

I bassi tassi di riferimento e il PAA hanno fatto crescere i volumi di prestito e allentato le condizioni imposte dalle banche sui nuovi prestiti

Le banche hanno continuato a segnalare un allentamento dei criteri di offerta e dei termini e condizioni generali per i nuovi prestiti, grazie anche alle misure di politica monetaria della BCE. Stando all’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro, il PAA ha continuato a rappresentare una spinta all’allentamento di termini e condizioni generali applicati dalle banche ai nuovi prestiti in favore di imprese e famiglie. Inoltre, le misure di politica monetaria della BCE hanno avuto un impatto positivo sui volumi dei prestiti bancari. La domanda di credito ha continuato a essere sostenuta dai bassi tassi di interesse e dall’espansione economica in atto nell’area dell’euro (cfr. sezione 1.4). Secondo l’ultima indagine sull’accesso delle imprese al finanziamento (Survey on the Access to Finance of Enterprises, SAFE)[19], la disponibilità e le condizioni di finanziamento esterno per le piccole e medie imprese (PMI) sono ulteriormente migliorate nel 2018, grazie al sostegno fornito dall’elevato grado di accomodamento della politica monetaria e dalle più agevoli condizioni di finanziamento per le PMI (cfr. riquadro 3).

Riquadro 3
Gli effetti del programma di acquisto delle attività del settore societario sul finanziamento delle società non finanziarie dell’area dell’euro

Il programma di acquisto delle attività del settore societario (Corporate Sector Purchase Programme, CSPP) si inserisce nell’ambito del programma di acquisto di attività della BCE ed è volto a produrre un allentamento delle condizioni di finanziamento nell’economia reale dell’area dell’euro. Secondo alcune analisi condotte dalla BCE, riassunte in questo riquadro, il CSPP ha effettivamente determinato un miglioramento significativo delle condizioni di finanziamento per le società non bancarie dell’area dell’euro. Ha raggiunto questo obiettivo contribuendo a ridurre i differenziali di rendimento obbligazionari e a migliorare le condizioni di offerta sul mercato primario per tali obbligazioni. Il CSPP potrebbe aver inoltre contribuito a incrementare il credito erogato dalle banche alle SNF che non fanno ricorso al mercato delle obbligazioni societarie[20].

Il CSPP come componente del PAA

Il CSPP prevede l’acquisto, da parte dell’Eurosistema, di obbligazioni investment grade denominate in euro emesse da società non bancarie (società non finanziarie e compagnie di assicurazione) residenti nell’area dell’euro. È stato annunciato il 10 marzo 2016 e gli acquisti sono stati avviati l’8 giugno dello stesso anno. Da allora, l’Eurosistema ha acquistato titoli di debito emessi da SNF sia sul mercato primario che su quello secondario. Tali titoli dovevano essere stanziabili a garanzia delle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema ed essere denominati in euro. A dicembre 2018, termine degli acquisti netti di attività nel quadro del PAA, l’Eurosistema deteneva 178 miliardi di euro in obbligazioni societarie, quota che ammontava a poco meno del 7 per cento delle attività in essere complessivamente detenute in seguito agli acquisti effettuati nell’ambito del PAA.

Impatto sui costi di finanziamento delle SNF: la riduzione dei differenziali di rendimento obbligazionari

Dall’annuncio del CSPP, a marzo 2016, i differenziali di rendimento obbligazionari si sono ridotti in maniera costante fino alla fine del 2017, per poi riprendere ad ampliarsi gradualmente nel corso del 2018 (cfr. grafico A). Le analisi econometriche[21] mostrano che la costante contrazione dei differenziali di rendimento obbligazionari per i titoli idonei ai fini del CSPP tra la metà del 2016 e la fine del 2017 può essere attribuita, in larga misura, al CSPP. La riduzione dei differenziali di rendimento per tali titoli, a sua volta, ha prodotto effetti di riequilibrio dei portafogli, e quindi una riduzione anche degli spread sui titoli obbligazionari non idonei all’acquisto nell’ambito del CSPP[22]. Nel 2018 le incertezze in ambito internazionale e all’interno dell’area dell’euro hanno più che controbilanciato l’impatto del CSPP, contribuendo al graduale aumento del rischio di credito e, di conseguenza, dei differenziali di rendimento obbligazionari. A fine 2018, il termine degli acquisti netti di attività nell’ambito del CSPP e il conseguente allentamento della pressione della domanda hanno coinciso con un incremento dei premi per il rischio di credito e dei prezzi delle obbligazioni societarie verso livelli che si osservavano prima dell’annuncio del programma.

Grafico A

Differenziali di rendimento delle obbligazioni societarie investment grade e “rendimenti in eccesso delle obbligazioni” nell’area dell’euro

(dati mensili; punti percentuali)

Fonti: indici Merrill Lynch ed elaborazioni della BCE.
Note: per “rendimento in eccesso delle obbligazioni” (Excess Bond Premium, EBP) si intende la deviazione del differenziale di rendimento delle obbligazioni societarie rispetto al rischio misurato di insolvenza dell’emittente. La serie rappresentata prende in considerazione solo obbligazioni investment grade. Le linee verticali indicano le riunioni del Consiglio direttivo del 10 marzo e del 2 giugno 2016. Cfr. De Santis, R.A., “Credit spreads, economic activity and fragmentation”, Working Paper Series, n. 1930, BCE, luglio 2016. Le ultime osservazioni si riferiscono a dicembre 2018.

Impatto sulle emissioni di titoli di debito da parte delle SNF

Il CSPP ha inoltre contribuito a migliorare le condizioni di offerta sui mercati primari delle obbligazioni societarie, in particolare per gli emittenti idonei. Le emissioni nette delle SNF hanno registrato un rialzo a marzo 2016, in concomitanza con l’annuncio del CSPP e con il calo dei differenziali di rendimento obbligazionari. Da allora, hanno continuato a evidenziare una dinamica crescente rispetto agli anni precedenti. Inoltre, le obbligazioni idonee ai fini del CSPP di nuova emissione avevano una scadenza a più lungo termine e ciò ha contribuito a estendere significativamente la vita media residua delle obbligazioni senior non garantite di qualità investment grade emesse dalle SNF. Da ultimo, l’evidenza empirica suggerisce che il CSPP possa aver favorito l’emissione, da parte delle SNF, di nuovi titoli idonei denominati in euro piuttosto che in altre valute. Anche il contesto di bassi rendimenti e i modesti differenziali di rendimento obbligazionari sembrano aver incoraggiato l’emissione da parte di soggetti con merito di credito più basso.

Impatto sulla struttura di finanziamento delle SNF

L’aumento delle emissioni di obbligazioni da parte delle SNF osservato negli ultimi due anni e mezzo riflette, perlomeno nella fase iniziale, la scelta di alcune imprese di finanziarsi mediante titoli di debito emessi sul mercato piuttosto che tramite prestiti[23]. Alcune analisi condotte dalla BCE su un ampio campione di SNF dell’area dell’euro fra la fine del 2015 e la metà del 2017 hanno evidenziato che le imprese che hanno emesso obbligazioni idonee ai fini del CSPP hanno registrato un rialzo della quota di obbligazioni e un calo di quella dei prestiti a lungo termine sulle proprie passività totali.

Le evidenze prodotte dai microdati sono confermate dai conti finanziari delle SNF dell’area dell’euro disponibili a livello aggregato. Tra l’annuncio del CSPP e la metà del 2017 la quota di nuovi prestiti bancari contratti dalle imprese dell’area dell’euro rispetto a quella dei nuovi titoli di debito netti emessi dalle imprese stesse è diminuita su base annua. In tal modo, le SNF dell’area dell’euro hanno modificato la propria struttura di finanziamento in favore dei titoli di debito. Ciononostante, dalla metà del 2016 il flusso netto di prestiti bancari al settore delle SNF è stato positivo e ha persino subito un’accelerazione. Dalla metà del 2017, la tendenza da parte delle SNF dell’area dell’euro a sostituire temporaneamente i titoli di debito con i prestiti bancari si è invertita, e la quota relativa dei nuovi prestiti bancari è tornata a salire fino alla fine del 2018.

Impatto sull’offerta di prestiti da parte delle banche

Infine, combinando i dati con i risultati delle indagini, sembra che il CSPP abbia contribuito a liberare capacità, nel bilancio delle banche, che è stata poi utilizzata per ampliare il credito alle imprese (generalmente più piccole) non idonee ai fini del CSPP[24]. Secondo l’indagine sull’accesso delle imprese al finanziamento (Survey on the Access to Finance of Enterprises, SAFE), la percentuale netta di piccole e medie imprese che segnalano maggiore disponibilità, da parte delle banche, a erogare prestiti è in crescita dal 2014 e ha mostrato un ulteriore lieve incremento nella prima metà del 2016, con l’entrata in vigore del CSPP. Tale effetto appare più evidente in Francia, dove un’ampia quota della maggiore emissione di obbligazioni dall’annuncio del CSPP è attribuibile alle imprese.

Le misure di politica monetaria introdotte a partire dal 2014 hanno contribuito in larga misura al conseguimento dei migliori risultati economici dell’area dell’euro

L’elevato grado di accomodamento della politica monetaria introdotto a partire dal 2014 ha fornito un importante contributo al miglioramento dei risultati economici dell’area dell’euro, sostenendo la convergenza dell’inflazione verso l’obiettivo stabilito dal Consiglio direttivo. I consumi privati sono stati sospinti dall’incremento dell’occupazione in atto, che a sua volta beneficia delle passate riforme del mercato del lavoro, e dall’aumento della ricchezza delle famiglie. Gli investimenti delle imprese sono stati sostenuti da condizioni di finanziamento favorevoli, dalla crescita della redditività delle imprese e da una domanda robusta. Gli investimenti nell’edilizia residenziale sono rimasti vigorosi. Tenendo in considerazione tutte le misure di politica monetaria introdotte dalla metà del 2014, si stima che gli effetti cumulati sulla crescita del PIL in termini reali e sull’inflazione nell’area dell’euro siano quantificabili, in entrambi i casi, in circa 1,9 punti percentuali tra il 2016 e il 2020[25].


2.2 Evoluzione del bilancio dell’Eurosistema nell’ultimo periodo degli acquisti netti di attività

Dall’inizio della crisi finanziaria mondiale, nel 2007‑2008, l’Eurosistema ha adottato diverse misure di politica monetaria convenzionali e non convenzionali che, nel tempo, hanno avuto conseguenze dirette sulle dimensioni e sulla composizione del suo bilancio. Fra le misure non convenzionali figurano le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine, finalizzate a fornire finanziamenti alle controparti con scadenza iniziale fino a quattro anni, nonché gli acquisti di attività finanziarie di emittenti pubblici e privati (nell’ambito del PAA), entrambi introdotti per migliorare la trasmissione della politica monetaria e allentare le condizioni di finanziamento nell’area dell’euro. Grazie a tali misure, nel corso del 2018 il bilancio dell’Eurosistema ha continuato a crescere fino a toccare, alla fine dell’anno, il massimo storico di 4.700 miliardi di euro, 200 miliardi di euro in più rispetto alla fine del 2017.

Nel 2018 il bilancio dell’Eurosistema si è ulteriormente ampliato per effetto del PAA, sebbene a un ritmo lievemente meno sostenuto rispetto agli anni precedenti in ragione della riduzione degli acquisti mensili netti di attività (cfr. sezione 2.1). A fine 2018 le voci connesse alla politica monetaria dal lato dell’attivo ammontavano a 3.400 miliardi di euro, pari al 72 per cento delle attività totali del bilancio dell’Eurosistema (in aumento rispetto al 70 per cento dell’anno precedente). Come mostrato nel grafico 20, tali attività comprendevano prestiti a enti creditizi dell’area dell’euro, corrispondenti al 16 per cento delle attività totali (in calo rispetto al 17 per cento del 2017), e titoli acquistati per finalità di politica monetaria, che rappresentavano il 56 per cento circa delle attività totali (rispetto al 53 per cento dell’anno precedente). Le altre attività finanziarie presenti in bilancio consistevano principalmente in: a) valuta straniera e oro detenuti dall’Eurosistema; b) portafogli denominati in euro detenuti per finalità non di politica monetaria; c) liquidità di emergenza fornita da alcune banche centrali nazionali (BCN) dell’Eurosistema a istituzioni solvibili, ma con temporanei problemi di liquidità. Queste ultime attività sono soggette a obblighi di segnalazione e restrizioni interni all’Eurosistema derivanti, in particolare, dal divieto di finanziamento monetario, nonché dall’obbligo di non interferire con la politica monetaria, come stabilito in vari testi legali[26].

Dal lato del passivo, nel 2018 l’effetto principale dell’orientamento ancora accomodante della politica monetaria si è osservato sulle riserve detenute dalle controparti e sul ricorso ai depositi presso la banca centrale, rimasti sostanzialmente invariati a 2.000 miliardi, pari al 39 per cento delle passività alla fine del 2018 rispetto al 42 per cento dell’anno precedente. Le banconote in circolazione sono aumentate, in linea con l’andamento tendenziale di lungo periodo, lasciando tuttavia il dato invariato in termini relativi, al 26 per cento delle passività, rispetto alla fine del 2017. Le altre passività, tra cui il capitale e i conti di rivalutazione, sono salite al 34 per cento dal 32 per cento di fine 2017, aumentando di 200 miliardi di euro in termini assoluti (cfr. grafico 20).

Grafico 20

Evoluzione del bilancio consolidato dell’Eurosistema

(miliardi di euro)

Fonte: BCE.
Note: le cifre positive si riferiscono alle attività, quelle negative alle passività. La linea dell’eccesso di liquidità è rappresentata da valori positivi sebbene si riferisca alla somma delle seguenti voci passive: disponibilità di conto corrente eccedenti gli obblighi di riserva e ricorso ai depositi presso la banca centrale.

Scadenza media del portafoglio del PAA e distribuzione per attività e paesi

Alla fine del 2018 il portafoglio titoli del PAA ammontava a 2.600 miliardi di euro

Il ritmo mensile degli acquisti netti di attività è stato ridotto da 30 miliardi di euro a gennaio 2018 fino a 15 miliardi di euro a ottobre 2018. Alla fine dell’anno, il portafoglio titoli del PAA[27] ammontava a 2.600 miliardi di euro[28].

A fine anno, i titoli totali detenuti nell’ambito del PAA erano riconducibili per l’1 per cento (28 miliardi di euro) al programma di acquisto di ABS (Asset‑Backed Securities Purchase Programme, ABSPP), per il 10 per cento (262 miliardi di euro) al terzo programma di acquisto di obbligazioni bancarie garantite (Third Covered Bond Purchase Programme, CBPP3) e per il 7 per cento (178 miliardi di euro) al programma di acquisto delle attività del settore societario (Corporate Sector Purchase Programme, CSPP). Tra i programmi per l’acquisto di attività del settore societario, il CSPP, con 48 miliardi di acquisti netti, ha fornito il contributo più consistente alla crescita delle attività totali detenute nell’ambito del PAA. Gli acquisti nel quadro del CSPP vengono effettuati in base a un benchmark di riferimento che riflette in maniera proporzionale tutte le emissioni idonee in essere. Ciò significa che la capitalizzazione di mercato assegna una ponderazione diversa a ciascuna giurisdizione emittente all’interno del benchmark di riferimento.

L’82 per cento del totale dei titoli detenuti nel quadro del PAA è riconducibile al PSPP

Il PSPP ha rappresentato la quota maggiore del PAA, con un ammontare pari a 2.100 miliardi di euro alla fine del 2018, l’82 per cento del portafoglio complessivo rispetto all’83 per cento di fine 2017. Nell’ambito del PSPP, l’allocazione degli acquisti tra i vari paesi è determinata sulla base delle quote di partecipazione delle BCN al capitale della BCE. All’interno delle quote individuali loro assegnate, la BCE e le BCN dell’area dell’euro hanno la flessibilità di scegliere tra l’acquisto di titoli emessi da amministrazioni pubbliche centrali, regionali e locali, da determinate agenzie collocate nelle rispettive giurisdizioni e, se necessario, da istituzioni sovranazionali. Alla fine del 2018, la scadenza media ponderata del PSPP era pari a 7,4 anni, una durata lievemente inferiore rispetto ai 7,7 anni della fine del 2017, con alcune variazioni tra paesi[29].

L’Eurosistema reinveste il capitale rimborsato sulle attività in scadenza acquistate nell’ambito del PAA. I reinvestimenti nell’ambito dei programmi di acquisto di titoli del settore societario hanno raggiunto un ammontare di 30,9 miliardi di euro nel 2018, mentre quelli riconducibili al PSPP hanno totalizzato 116,7 miliardi di euro[30]. I titoli acquistati nell’ambito del PSPP e del CSPP hanno continuato a essere resi disponibili per l’attività di prestito titoli[31] allo scopo di sostenere la liquidità del mercato delle obbligazioni e dei pronti contro termine[32].

Andamenti delle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema

L’ammontare in essere delle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema è diminuito di 30,6 miliardi di euro dalla fine del 2017, portandosi a 733,4 miliardi a fine 2018. Ciò è attribuibile in larga misura ai rimborsi volontari di 4,5 miliardi di euro e alla scadenza di 8,9 miliardi di euro di titoli della serie OMRLT-I, nonché ai rimborsi volontari di 17,8 miliardi di euro della serie OMRLT-II. La scadenza media ponderata delle operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema in essere è scesa da 2,7 anni circa a fine 2017 a 1,8 anni circa a fine 2018. Il tasso di interesse medio ponderato dell’OMRLT-II era pari a −0,3650 per cento (valore arrotondato).


2.3 Il quadro di riferimento per la gestione dei rischi elaborato per il PAA attenua i rischi finanziari e agevola il perseguimento degli obiettivi di politica monetaria

La gestione efficiente del rischio è un principio chiave della funzione di gestione dei rischi dell’Eurosistema

Nell’ambito della politica monetaria gli acquisti di titoli si basano su tre principi-guida. In primo luogo, gli acquisti devono rappresentare un efficace strumento per il conseguimento dell’obiettivo primario della BCE di mantenere la stabilità dei prezzi. In secondo luogo, gli acquisti di titoli devono essere proporzionati agli obiettivi di politica monetaria e devono evitare distorsioni di mercato. In terzo luogo, in presenza di diverse opzioni per il conseguimento degli obiettivi di policy, deve essere privilegiata l’opzione più efficiente dal punto di vista sia operativo sia di controllo dei rischi. In tale contesto, la funzione di gestione dei rischi dell’Eurosistema si impegna a perseguire l’efficienza, puntando al raggiungimento degli obiettivi con il minor rischio possibile per l’Eurosistema[33].

Gli acquisti definitivi di titoli richiedono specifici modelli di gestione dei rischi

Tutti gli strumenti di politica monetaria, inclusi gli acquisti definitivi di titoli, sono caratterizzati da rischi intrinseci che vengono gestiti e controllati dall’Eurosistema. Si tratta di rischi di credito, di mercato, di liquidità, operativi e legali. Gli acquisti definitivi di titoli richiedono specifici sistemi di regole per la gestione dei rischi, finalizzati al contenimento dei rischi finanziari, che dipendono dagli obiettivi di policy che si perseguono, nonché dalle caratteristiche e dai profili di rischio del tipo di titoli in questione. Ciascuno di questi sistemi di regole comprende criteri di idoneità, procedure di valutazione del merito di credito e di due diligence, regole sui prezzi, benchmark e limiti. Oltre ad attenuare i rischi finanziari, tali sistemi di controllo dei rischi contribuiscono a far sì che il pieno conseguimento degli obiettivi di policy avvenga mediante un’allocazione degli acquisti diversificata e neutrale dal punto di vista del mercato. I sistemi di regole per la gestione dei rischi che disciplinano l’attuazione del PAA sono descritti di seguito. La tavola 1 ne riassume i tratti salienti. Le misure di gestione dei rischi continueranno a essere applicate per tutto il periodo di reinvestimento e fin quando il portafoglio titoli del PAA figurerà nel bilancio dell’Eurosistema.

Tavola 1

Principali regole di gestione del rischio del PAA

Fonte: BCE.
Note: CQS: letteralmente “credit quality step”, ossia grado di qualità creditizia nella scala di rating armonizzata dell’Eurosistema (cfr. Eurosystem credit assessment framework); CAC: letteralmente “collective action clauses”, clausole di azione collettiva.

Requisiti di idoneità per gli acquisti definitivi di attività

I criteri di idoneità si applicano a tutte le classi di attività finanziarie

Solo le attività finanziarie negoziabili accettate in garanzia per le operazioni di credito dell’Eurosistema sono idonee per l’acquisto definitivo. I criteri di stanziabilità in garanzia per le operazioni di credito dell’Eurosistema sono elencati nel quadro generale di regole relativo agli strumenti di politica monetaria. Tra le altre cose, i titoli idonei devono soddisfare i requisiti previsti dal grado di qualità creditizia del livello 3 (CQS 3) della scala di rating armonizzata dell’Eurosistema; tra questi, ad esempio, l’essere provvisti di almeno un rating creditizio[34] fornito da un ente esterno specializzato nella valutazione del merito di credito (External Credit Assessment Institution, ECAI) e riconosciuto nel quadro di riferimento dell’Eurosistema per la valutazione della qualità creditizia delle attività finanziarie (Eurosystem Credit Assessment Framework, ECAF). Inoltre, i titoli devono essere denominati in euro, nonché essere emessi e regolati all’interno dell’area dell’euro. Nel caso di attivi/prestiti cartolarizzati (Asset-Backed Securities, ABS), i debitori dei singoli prestiti devono essere ubicati, in prevalenza, nell’area dell’euro.

Per i titoli emessi o garantiti da Stati sovrani, la soglia minima di rating CQS 3 può essere sottoposta a deroga se, come da decisione del Consiglio direttivo, la rispettiva giurisdizione è inserita in un programma UE/FMI e ne attua conformemente le indicazioni. I titoli che diventano idonei all’acquisto in seguito alla deroga al requisito di soglia minima di qualità creditizia devono soddisfare requisiti aggiuntivi di idoneità. Ad esempio, gli acquisti non sono consentiti durante il periodo di valutazione dell’attuazione del programma e possono riprendere solo dopo che esso si sia concluso con esito positivo. Nel caso dell’ABSPP e del CBPP3, tali titoli devono possedere il rating massimo raggiungibile in quella giurisdizione e soddisfare altri requisiti volti ad attenuare il più elevato rischio.

Oltre ai criteri di idoneità sopra elencati, se ne applicano altri a seconda del programma di acquisto. Per il PSPP e il CSPP, ad esempio, sono previste limitazioni legate alla durata residua minima e massima del titolo[35]. Per il CSPP, i titoli emessi da enti creditizi, o da emittenti la cui casa-madre è un ente creditizio, non sono idonei per l’acquisto. Per il CSPP e il CBPP3 sono esclusi dagli acquisti anche i titoli emessi da soggetti in liquidazione e da società di gestione patrimoniale. Nell’ambito del CBPP3, i titoli devono essere stanziabili in garanzia per le operazioni di credito dell’Eurosistema e devono anche soddisfare i requisiti necessari per l’accettazione come garanzia per uso proprio, quando, cioè, il collaterale viene stanziato dall’ente creditizio emittente[36]. Inoltre, a partire dal 1° gennaio 2019 le obbligazioni garantite di tipo “conditional pass-through” non sono idonee per l’acquisto. Infine, gli acquisti di titoli non possono violare il divieto di finanziamento monetario delle autorità pubbliche sancito dall’articolo 123, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea.

Valutazione del rischio di credito e due diligence

Applicazione continuativa delle procedure di valutazione dei rischi e di due diligence

Per i programmi di acquisto di titoli del settore privato, l’Eurosistema applica con continuità opportune procedure di valutazione del rischio di credito e di due diligence sui titoli acquistabili. Sono utilizzati sistemi di controllo del rischio che si avvalgono di specifici indicatori di rischiosità. Tali valutazioni e procedure seguono il principio della proporzionalità, in base al quale i titoli più rischiosi sono soggetti ad analisi più approfondite. Ove necessario, possono essere applicate ulteriori misure di gestione del rischio, sempre in base al principio della proporzionalità; in particolare, è possibile imporre limitazioni o sospensioni degli acquisti e, in casi straordinari e previa valutazione caso per caso da parte del Consiglio direttivo, è prevista anche la vendita dei titoli.

Regole sui prezzi

Le regole sui prezzi assicurano che gli acquisti vengano effettuati a prezzi di mercato

Le regole sui prezzi relative al PAA, che tengono conto dei prezzi disponibili sul mercato, della qualità di tali prezzi e del principio del fair value, assicurano che gli acquisti vengano effettuati a prezzi di mercato, così da ridurre al minimo le distorsioni di mercato e agevolare una gestione dei rischi efficiente. Vengono inoltre eseguiti controlli a posteriori al fine di stabilire se i prezzi ai quali sono stati conclusi gli acquisti riflettono quelli del mercato al momento della transazione.

Nei programmi di acquisto di titoli del settore privato, gli acquisti di titoli con rendimento negativo sono ammessi se il rendimento è maggiore del tasso sui depositi presso la banca centrale. Gli acquisti a rendimenti inferiori a tale tasso sono consentiti solo per il programma di acquisto di titoli del settore pubblico e solo nella misura necessaria[37].

Benchmark

L’utilizzo di benchmark garantisce la diversificazione degli acquisti

Vengono utilizzati portafogli “benchmark” per garantire la diversificazione dei portafogli effettivi di acquisto e l’attenuazione dei rischi. I benchmark relativi ai programmi per l’acquisto dei titoli del settore privato si basano sulla capitalizzazione di mercato dei titoli acquistabili, ossia sulle consistenze nominali in essere dei titoli idonei, i quali devono anche essere conformi alle regole sui rischi. Nel caso del PSPP, il termine di riferimento per l’allocazione degli acquisti tra le giurisdizioni è invece dato dalle quote di partecipazione delle BCN al capitale della BCE.

Limiti

I limiti per emissione ed emittente rappresentano un efficace strumento per limitare la concentrazione del rischio

Il PAA prevede anche l’applicazione di un sistema di limiti. La calibrazione dei limiti relativi a emissione ed emittente[38] tiene conto di aspetti di policy, operativi, legali e di gestione dei rischi. I limiti vengono definiti in base al tipo di strumento finanziario, e distinguendo tra titoli del settore pubblico e titoli del settore privato.

I limiti relativi a emissione ed emittente nell’ambito del PSPP hanno lo scopo di tutelare il funzionamento del mercato e il processo di formazione dei prezzi, di limitare la concentrazione dei rischi e di evitare che l’Eurosistema diventi uno dei principali creditori dei governi dell’area dell’euro. Nel PSPP, il limite relativo alla singola emissione è fissato al 33 per cento dell’ammontare in circolazione del titolo, previa verifica, caso per caso, che ciò non porti l’Eurosistema ad avere in portafoglio una minoranza di blocco ai fini delle clausole di azione collettiva (Collective Action Clauses, CAC)[39], nel qual caso il limite per emissione è pari al 25 per cento. Il limite per emittente è fissato al 33 per cento dell’ammontare in circolazione dei titoli idonei emessi dall’istituzione pubblica in questione (idonea nel PSPP).

Per i programmi di acquisto dei titoli del settore privato, il limite per emissione è fissato a un livello più elevato, pari al 70 per cento[40]. Nell’ambito del CSPP vengono applicati limiti di emissione inferiori in casi particolari, ad esempio sui titoli emessi da imprese pubbliche, il cui trattamento viene uniformato a quello previsto per gli emittenti del PSPP. Oltre ai limiti per emissione, per il CBPP3 e il CSPP si applicano anche limiti per emittente. Nel CSPP, in particolare, i limiti per emittente sono definiti in base alla quota nel benchmark, dato dalla capitalizzazione di mercato del gruppo di appartenenza dell’emittente, allo scopo di garantire la diversificazione degli acquisti. Ove necessario, possono inoltre essere applicati limiti più bassi, a seconda dell’esito delle procedure di valutazione del rischio di credito e di due diligence, come spiegato in precedenza.


3 Il settore finanziario dell’area dell’euro: aumenta la capacità di tenuta delle banche pur in presenza di rischi

Nel corso del 2018 il quadro dei rischi per il settore finanziario dell’area dell’euro è divenuto più complesso. Da un lato, diversi fattori, tra cui la crescita economica e il rafforzamento del settore bancario, hanno favorito un contesto di stabilità finanziaria. Dall’altro, l’aumento dei rischi al ribasso per la crescita, anche per via dell’intensificarsi del protezionismo commerciale, e le sempre più consistenti incertezze che hanno caratterizzato il quadro politico e le decisioni economiche e di bilancio hanno pesato negativamente sulla stabilità finanziaria. La forte assunzione di rischi nei mercati finanziari e in quello immobiliare ha continuato a favorire l’accumularsi di vulnerabilità relative ai prezzi delle attività; anche nel settore finanziario non bancario, in espansione, si intensificano i rischi. In questo contesto, i paesi dell’area dell’euro, di concerto con la BCE, hanno adottato una serie di misure macroprudenziali finalizzate a contenere i rischi sistemici e a rafforzare la capacità di tenuta rispetto a tali rischi. Inoltre, la vigilanza bancaria della BCE ha messo in atto varie iniziative microprudenziali e ha continuato a offrire il proprio contributo alla stabilità del sistema bancario europeo e alla parità delle condizioni concorrenziali tra tutte le banche dell’area. A dieci anni dall’inizio della crisi finanziaria mondiale, le principali riforme regolamentari che hanno contribuito a rafforzare il settore finanziario sono prossime al completamento. Tuttavia, nonostante i notevoli progressi compiuti, sono necessari ulteriori sforzi. Nel 2018 la BCE ha continuato a partecipare attivamente al dibattito sul completamento dell’unione bancaria e dell’unione dei mercati dei capitali, sottolineando altresì l’importanza dello sviluppo di strumenti finalizzati a contenere i rischi nel settore finanziario non bancario.


3.1 Condizioni di stabilità finanziaria nel 2018

Come segnalano gli indicatori sui rischi sistemici, nel 2018 le condizioni di stabilità finanziaria sono divenute più critiche (cfr. grafico 21). Le analisi condotte nel 2018 hanno messo in luce alcuni andamenti che hanno sostenuto la stabilità finanziaria, tra cui la protratta espansione economica (cfr. capitolo 1) e il rafforzamento delle banche. Tuttavia, la domanda elevata di attività ad alto rischio in alcuni segmenti dei mercati finanziari ha contribuito a comprimere i premi per il rischio a livello mondiale. Il protezionismo crescente e le rinnovate tensioni nelle economie emergenti hanno dato luogo a episodi di volatilità. Le crescenti incertezze connesse alla Brexit e la tensione nei mercati dei titoli di Stato italiani hanno contribuito a una maggiore incertezza nel quadro politico e nelle decisioni di policy all’interno dell’Unione europea.

Grafico 21

Indicatore di rischio per la stabilità finanziaria (FSRI) e indicatore composito delle tensioni sistemiche (CISS) nei mercati finanziari dell’area dell’euro

(gennaio 2011 − ottobre 2018)

Fonti: Bloomberg, Eurostat BCE ed elaborazioni della BCE.
Note: per ulteriori informazioni sull’indicatore di rischio per la stabilità finanziaria (Financial Stability Risk Index, FSRI), cfr. la monografia A nel numero di maggio 2018 della Financial Stability Review della BCE. L’entità dell’FSRI rappresenta la deviazione dalla media storica espressa in multipli della deviazione standard storica. L’indicatore composito di tensioni sistemiche (Composite Indicator of Systemic Stress, CISS) nei mercati finanziari è normalizzato in modo da collocarsi tra 0 e 1. FSRI: frequenza trimestrale; CISS: frequenza settimanale, media mobile di due settimane.

Quattro principali rischi per la stabilità finanziaria

In questo contesto, nella Financial Stability Review, pubblicazione semestrale della BCE, sono stati identificati e discussi quattro principali rischi per la stabilità finanziaria su un orizzonte temporale di due anni.

Rischio di bruschi cali dei prezzi delle attività

La possibilità di un aumento disordinato dei premi per il rischio a livello mondiale costituisce il primo dei principali rischi per la stabilità finanziaria nei prossimi anni. I fattori che potrebbero dare luogo all’aggiustamento dei premi per il rischio sono di natura sia interna sia esterna. Essi includono reazioni di mercato disordinate a fronte delle incertezze in ambito politico e di politica economica, ulteriori tensioni nelle economie emergenti con possibili ripercussioni sulle economie avanzate e una netta inversione delle prospettive macrofinanziarie negli Stati Uniti. Il permanere di segmenti del mercato caratterizzati da elevate valutazioni delle attività e da un elevato grado di correlazione tra i prezzi delle attività finanziarie a livello mondiale potrebbe amplificare il potenziale rialzo dei premi per il rischio in ambito globale.

Preoccupazioni per la sostenibilità del debito

Il secondo dei principali rischi è riconducibile a preoccupazioni sulla sostenibilità del debito. Gli indicatori di tensione nei mercati delle obbligazioni sovrane dell’area dell’euro hanno segnato rialzi verso la metà del 2018, in seguito agli sviluppi politici in Italia. Tali incrementi sono stati, tuttavia, relativamente modesti, segno di un contagio limitato delle tensioni verso altri paesi dell’area. Il livello di indebitamento dei governi dei paesi dell’area dell’euro è rimasto elevato e il rapporto tra debito pubblico e PIL ha continuato a crescere negli ultimi anni in diversi paesi già fortemente indebitati. Inoltre, in alcuni paesi il debito del settore privato è rimasto elevato nel confronto storico e internazionale, e continua a registrare valori al di sopra delle soglie che normalmente ne indicano un livello eccessivo, sebbene la dinamica abbia continuato a beneficiare della positiva fase congiunturale dell’economia dell’area dell’euro e delle condizioni di finanziamento molto favorevoli.

Figura 1

Principali rischi per la stabilità finanziaria nell’area dell’euro

Fonte: BCE.
Nota: valutazione della stabilità finanziaria al 29 novembre 2018.

Nei mercati immobiliari dei paesi dell’area dell’euro nel corso del 2018 si è registrata una dinamica espansiva. Gli andamenti positivi dei prezzi delle abitazioni hanno continuato a generare lievi segnali di sopravvalutazione nei mercati degli immobili residenziali dell’area dell’euro nel suo insieme, pur con marcate differenze tra paesi. Negli ultimi anni gli aumenti dei prezzi nei mercati degli immobili commerciali hanno superato in misura significativa la crescita dei canoni di locazione. Di conseguenza, i rendimenti degli immobili commerciali nel segmento primario hanno evidenziato una tendenza al ribasso, toccando un nuovo minimo nel ciclo attuale. La compressione dei rendimenti potrebbe essere indicativa di una sopravvalutazione dei prezzi nei mercati degli immobili commerciali. Va altresì notato che si iniziano a vedere i primi segni di una fase più matura del ciclo.

Limitata capacità di intermediazione delle banche

Il terzo rischio di rilievo è collegato alle prospettive di bassa redditività delle banche dell’area dell’euro e a fattori che possono limitarne la capacità di intermediazione. La redditività delle banche dell’area dell’euro è sostanzialmente stabile, con il rendimento del capitale di rischio che in termini aggregati si è collocato intorno al 6,9 per cento nel terzo trimestre del 2018. La posizione di solvibilità delle banche è rimasta sostanzialmente stabile, con il rapporto tra il capitale di migliore qualità e le attività ponderate per i rischi (Common Equity Tier 1, CET1) degli enti significativi dell’area dell’euro al 14,2 per cento alla fine del terzo trimestre del 2018, a fronte del 14,3 per cento dell’anno precedente.

Nel 2018 le quotazioni azionarie delle banche dell’area dell’euro sono scese di circa il 30 per cento, di riflesso all’accresciuta incertezza politica e alle preoccupazioni circa le prospettive esterne. Il calo dei corsi azionari ha contribuito a far scendere i parametri di valutazione, con il price‑to‑book delle maggiori banche quotate che si attestava a 0,6 a livello aggregato a fine 2018.

È proseguita anche la costante riduzione dello stock di crediti deteriorati (non-performing loans, NPL) delle banche dell’area. Nei primi tre trimestri del 2018 tali crediti sono diminuiti di 94 miliardi di euro e la quota detenuta dagli enti significativi dell’area dell’euro, in termini aggregati, è scesa al 4,2 per cento dal 5,2 per cento dell’anno precedente. Il processo di riduzione dei crediti deteriorati ha accelerato o è proseguito a ritmo sostenuto nella maggior parte dei paesi caratterizzati da livelli elevati. La scomposizione granulare delle variazioni nelle quote di crediti deteriorati in tale periodo evidenzia che la quota più rilevante delle riduzioni è riconducibile a strategie di recupero, cessioni e cancellazioni. Allo stesso tempo, al ridimensionamento dei volumi ha contribuito anche la maggiore vivacità del mercato secondario per il collocamento di attività deteriorate. In un confronto fra paesi, l’attività di dismissione ha continuato a essere più vigorosa in Italia e in Spagna. Nonostante l’aumento delle operazioni, la liquidità dei mercati secondari per la cessione dei crediti deteriorati ha continuato a risentire di diversi fallimenti del mercato. Le piattaforme di gestione delle operazioni su crediti deteriorati potrebbero favorire una maggiore efficienza del mercato, garantendo maggiore trasparenza, incoraggiando una più ampia partecipazione degli investitori e agevolando la risoluzione dei problemi di coordinamento[41].

Rischi di liquidità nel settore dei fondi di investimento

Il quarto dei principali rischi è collegato a possibili tensioni di liquidità nel settore dei fondi di investimento. Negli ultimi dieci anni le attività totali dei fondi di investimento dell’area dell’euro sono più che raddoppiate, passando da 5.700 miliardi di euro alla fine del 2008 a 13.800 miliardi a giugno 2018. I fondi di investimento rappresentano al momento quasi il 20 per cento delle attività totali detenute dal settore finanziario dell’area dell’euro. Nel 2018 l’ammontare di attività rischiose detenute dai fondi di investimento ha continuato a crescere. Contemporaneamente, la liquidità dei fondi è diminuita, facendo aumentare la vulnerabilità del settore a potenziali shock nei mercati finanziari internazionali. Di conseguenza, in caso di rimborsi significativi a beneficio degli investitori, i fondi potrebbero dover liquidare una parte relativamente ampia dei propri portafogli, causando una potenziale caduta dei prezzi di mercato. Sebbene le regole vigenti all’interno dell’UE forniscano un solido quadro di riferimento per la protezione degli investitori e il contenimento delle vulnerabilità specifiche di ciascun fondo, i timori per i rischi ciclici associati ai problemi di liquidità e al crescente peso sul mercato del settore aumentano.

In sintesi, le quattro tipologie di rischio individuate sono chiaramente correlate tra loro e, se si materializzassero, potrebbero rafforzarsi reciprocamente.


3.2 La funzione macroprudenziale della BCE

Politiche macroprudenziali per contrastare i rischi sistemici

I rischi sistemici nel sistema finanziario vengono fronteggiati con l’adozione di politiche macroprudenziali; alla BCE è stato assegnato un ruolo importante, con poteri specifici da esercitare in questo ambito (cfr. il regolamento sull’MVU). In particolare, alla BCE spetta il compito di valutare le misure macroprudenziali previste dalla normativa europea e adottate dalle autorità nazionali dei paesi le cui banche sono sottoposte alla vigilanza bancaria europea, nonché la facoltà di integrare tali misure. In risposta al quadro dei rischi che ha caratterizzato l’area dell’euro nel 2018, le autorità nazionali, di concerto con la BCE, hanno adottato una serie di misure macroprudenziali volte a mitigare i rischi sistemici e ad aumentare la resilienza del sistema, che hanno contribuito a garantire l’erogazione efficace dei servizi finanziari all’economia reale[42].

Prosegue l’impegno in ambito macroprudenziale per la tutela della stabilità finanziaria

Valutazione dell’adeguatezza delle politiche macroprudenziali

L’intensa attività della BCE in ambito macroprudenziale è proseguita nel 2018, contribuendo in modo importante alla tutela della stabilità finanziaria. Oltre al considerevole impegno analitico profuso, la BCE ha messo a disposizione una piattaforma per il periodico esame congiunto dei rischi e per il coordinamento delle politiche fra BCE e autorità nazionali dell’area dell’euro. La BCE e le autorità nazionali hanno inoltre proseguito il loro confronto aperto e ampio sull’impiego degli strumenti macroprudenziali e sullo sviluppo di metodi per la valutazione dei diversi tipi di rischio sistemico. Questo lavoro ha ulteriormente migliorato il processo e i metodi per la valutazione dei rischi sistemici e dell’adeguatezza delle politiche macroprudenziali nell’area dell’euro.

Rafforzamento della comunicazione sulle questioni macroprudenziali

Inoltre, la BCE ha continuato a migliorare la comunicazione sulle questioni relative alla politica macroprudenziale, accrescendo la consapevolezza del pubblico grazie a una maggiore trasparenza sui lavori e sulle riflessioni in essere su questi temi. Oltre ai discorsi, ai comunicati stampa e ad altre pubblicazioni quali gli Occasional papers, la BCE continua a pubblicare due volte l’anno il Macroprudential Bulletin, strumento di comunicazione fondamentale per illustrare il quadro di riferimento macroprudenziale della BCE e le relative procedure decisionali, oltre alle valutazioni e ai progressi di carattere analitico compiuti in questo campo. La BCE ha inoltre continuato a pubblicare sul proprio sito Internet un quadro riepilogativo delle misure macroprudenziali attualmente vigenti nei paesi sottoposti alla vigilanza bancaria della BCE.

Le decisioni di politica macroprudenziale nel 2018

103 decisioni macroprudenziali sono state valutate dalla BCE nel 2018

In linea con il proprio mandato istituzionale, nel 2018 la BCE ha valutato le notifiche presentate dalle autorità nazionali dell’area dell’euro relative a 103 decisioni macroprudenziali aventi ad oggetto strumenti mirati ai rischi sistemici di natura ciclica e strutturale, nonché altri strumenti previsti dall’articolo 458 del regolamento sui requisiti patrimoniali (Capital Requirements Regulation, CRR). La maggior parte delle notifiche ha riguardato la fissazione delle riserve di capitale anticicliche (Countercyclical Capital Buffers, CCyBs) e l’individuazione degli istituti di rilevanza sistemica a livello globale e di altri istituti di rilevanza sistemica (G-SII e O-SII) e la calibrazione delle corrispondenti riserve patrimoniali. Il Consiglio direttivo della BCE non ha sollevato obiezioni rispetto ad alcuna delle decisioni macroprudenziali notificate dalle autorità nazionali nel corso del 2018.

Le decisioni oggetto di valutazione hanno riguardato la fissazione delle riserve di capitale anticicliche e gli strumenti mirati ai rischi sistemici di natura strutturale

Ciascuno dei 19 paesi dell’area dell’euro valuta con cadenza trimestrale i rischi sistemici ciclici e, muovendo da tale valutazione, stabilisce il livello della riserva di capitale anticiclica per le proprie banche. Nel corso del 2018 quattro paesi hanno aumentato il proprio coefficiente del CCyB. Národná banka Slovenska ha deciso di aumentarlo dallo 0,5 per cento all’1,25 per cento a partire dal 1° agosto 2018, e di portarlo all’1,5 per cento a partire dal 1° agosto 2019, in virtù del fatto che la Slovacchia è tra i paesi dell’UE che presentano un’espansione del credito fra le più dinamiche, sia verso le imprese sia verso le famiglie. Lietuvos bankas ha deciso di aumentare il coefficiente del CCyB dallo 0,5 per cento, in vigore dal 31 dicembre 2018, all’1 per cento a partire dal 30 giugno 2019. L’incremento del coefficiente non è stato ascritto a elevati rischi di natura ciclica, ma piuttosto a un cambiamento nei principi guida della banca in tema di determinazione del CCyB (attualmente impostato su valori positivi, in un contesto di rischio moderato). La Central Bank of Ireland ha deciso di attivare il coefficiente del CCyB con un valore pari all’1 per cento a partire dal 1° luglio 2019: ciò con l’intento di costituire tempestivamente rispetto al ciclo economico una riserva utile ad aumentare la capacità di tenuta del sistema, anche in considerazione della relativa sensibilità del contesto macrofinanziario irlandese agli sviluppi esterni. In Francia, infine, al fine di aumentare la capacità di tenuta delle banche a fronte dei rischi di natura ciclica, in un contesto macroeconomico favorevole e caratterizzato dalla perdurante accelerazione del ciclo finanziario, le Haut Conseil de stabilité financière (HCSF) ha introdotto per la prima volta un coefficiente positivo, fissato allo 0,25 per cento e in vigore a partire dal 1° luglio 2019.

Per quanto riguarda gli strumenti macroprudenziali mirati ai rischi sistemici di natura strutturale, la BCE ha valutato decisioni relative a 106 altri istituti di rilevanza sistemica adottate dalle autorità nazionali in tema di riserve di capitale[43] e tre decisioni sulle riserve per il rischio sistemico. Nell’ambito delle misure di cui all’articolo 458 del CRR, in Francia l’HCSF ha deciso di inasprire i limiti sulle grandi esposizioni applicabili alle società non finanziarie nazionali di grandi dimensioni e con un elevato grado di indebitamento, allo scopo di far fronte ai rischi che derivano dall’accelerazione del ciclo finanziario e dalla perdurante crescita del debito di tali società. La Nationale Bank van België/Banque Nationale de Belgique ha proposto una duplice misura, volta a far fronte ai rischi derivanti dal settore immobiliare, che consiste nell’applicare alle banche che adottano modelli di rating interni (IRB) una generale maggiorazione di cinque punti percentuali alle ponderazioni di rischio sulle esposizioni assistite da garanzia su beni immobili nel territorio nazionale verso clientela al dettaglio e in un elemento aggiuntivo mirato al profilo di rischio di ciascun portafoglio di prestiti ipotecari delle banche IRB. Tale misura intende aumentare la capacità di tenuta delle banche IRB a fronte dei rischi di natura macroprudenziale derivanti dagli sviluppi nel settore immobiliare e dalla sempre maggiore vulnerabilità dei prenditori.

La cooperazione con il Comitato europeo per il rischio sistemico

Cooperazione continuativa con il CERS e supporto fornito al CERS

La BCE ha continuato a fornire assistenza analitica, statistica, logistica e amministrativa al Segretariato del Comitato europeo per il rischio sistemico (CERS), incaricato dell’operatività̀ ordinaria del Comitato stesso. Il CERS è responsabile della supervisione macroprudenziale del sistema finanziario dell’UE e della prevenzione e mitigazione dei rischi sistemici.

La BCE ha contribuito costantemente alla regolare attività di individuazione e monitoraggio dei potenziali rischi sistemici condotta dal CERS, oltre a fornire supporto in senso generale alle attività di ricerca condotte dal Comitato. Ad esempio, la BCE ha collaborato con la task force di alto livello sulle attività sicure, che è stata costituita in seno al CERS per approfondire gli aspetti pratici connessi alle obbligazioni garantite da titoli di Stato (sovereign bond-backed securities, SBBS). È stato pubblicato un rapporto in due volumi che raccoglie i principali risultati della task force e le relative analisi tecniche. La BCE ha inoltre contribuito alla pubblicazione di una serie di documenti di ricerca sugli SBBS.

Con riferimento al settore finanziario non bancario dell’UE, la BCE ha contribuito alla stesura della terza edizione dello EU Shadow Banking Monitor, in cui si fornisce un quadro degli andamenti del settore, con particolare attenzione alla valutazione dei potenziali rischi per la stabilità finanziaria. Sempre in ambito non bancario, la BCE ha contribuito al rapporto del CERS dal titolo Macroprudential provisions, measures and instruments for insurance, pubblicato a novembre 2018. Esso concorre alle discussioni in corso sulla direttiva in materia di assicurazione e riassicurazione (Solvency II), tesa al rafforzamento, dal punto di vista macroprudenziale, dell’assetto regolamentare del settore.

La BCE ha co-presieduto un gruppo di esperti incaricato di rispondere alla richiesta formulata dal Consiglio dell’UE affinché il CERS sviluppi “politiche macroprudenziali che prevengano l’emergere di problemi sistemici legati ai crediti deteriorati, tenendo nella dovuta considerazione gli effetti prociclici delle misure volte a fronteggiarne le consistenze e quelli potenziali sulla stabilità finanziaria”. Nella relazione vengono individuati i fattori alla base dell’aumento dei crediti deteriorati a livello di sistema, giungendo alla conclusione che non sembra ravvisarsi l’esigenza di cambiamenti sostanziali allo strumentario macroprudenziale esistente, sebbene alcuni aggiustamenti possano essere valutati.

La BCE ha anche presieduto la task force che ha elaborato per il CERS gli scenari avversi per le prove di stress condotte nel 2018 sulle banche dell’UE dall’Autorità bancaria europea e per quelle condotte lo stesso anno nel settore delle assicurazioni dall’Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali, fornendo inoltre un supporto essenziale sugli aspetti tecnici e sulla modellizzazione. A dicembre 2018 la BCE ha inoltre ospitato il Seminario annuale sulle prove di stress.

Da ultimo, la BCE ha continuato a fornire sostegno al CERS nell’analisi delle basi dati di grandi dimensioni che si sono rese disponibili col regolamento sulle infrastrutture del mercato europeo. Questo lavoro ha reso possibile la transizione verso la raccolta, l’elaborazione e l’analisi dei dati su base giornaliera. Tale attività di analisi sta aiutando il CERS, così come i suoi comitati consultivi e le relative strutture, a monitorare in maniera più approfondita e tempestiva i mercati dei derivati.

Informazioni più dettagliate sul CERS sono reperibili sul suo sito Internet e nei suoi Rapporti annuali.


3.3 Le attività microprudenziali per la solidità delle singole banche

Nel corso del 2018 la vigilanza bancaria della BCE ha continuato a contribuire alla stabilità del settore bancario europeo e alla parità di condizioni tra tutte le banche dell’area dell’euro. Queste ultime, pur avendo accresciuto la propria capacità di tenuta nel corso degli ultimi anni, continuano a trovarsi alle prese con importanti criticità.

Una delle maggiori sfide per le banche dell’area dell’euro è la bassa redditività

Una delle maggiori sfide per le banche dell’area dell’euro è la bassa redditività. Se da un lato la situazione in linea generale è migliorata, dall’altro le banche continuano ad avere la necessità pressante di adattare i propri modelli di business e di mettere in atto strategie che consentano una redditività sostenibile nel corso dell’intero ciclo economico. Nel 2018 la vigilanza bancaria della BCE ha ultimato e pubblicato un’indagine tematica su redditività e modelli di business. Dall’indagine emerge una situazione molto eterogenea fra le diverse banche. Emerge anche che la capacità delle banche di attuare gli indirizzi strategici incide in maniera rilevante sulla redditività delle banche stesse. La vigilanza bancaria della BCE continuerà a effettuare un attento monitoraggio della situazione e ad analizzare criticamente i modelli di business delle banche.

Risolvere il problema dei crediti deteriorati è una priorità

Dopo la redditività, le attività finanziarie di cattiva qualità derivanti dalla crisi, come i crediti deteriorati, continuano a rappresentare un problema per il settore bancario dell’area dell’euro. I crediti deteriorati limitano i profitti delle banche, ne riducono la tenuta e diminuiscono la capacità delle stesse di finanziare l’economia. Trovare una soluzione a questo problema è in primo luogo compito delle banche interessate, ma allo stesso tempo è anche una priorità assoluta per le autorità dell’UE (come si evince dal Piano d’azione europeo volto ad affrontare il problema dei crediti deteriorati) e, in particolare, per la vigilanza bancaria della BCE. A marzo 2017 la vigilanza bancaria della BCE aveva già pubblicato delle linee guida qualitative sulla gestione dei crediti deteriorati. Tale documento è stato poi integrato a marzo 2018 da un addendum nel quale si precisano le aspettative in materia di accantonamenti per i nuovi crediti deteriorati. A luglio 2018 la vigilanza bancaria della BCE ha annunciato ulteriori interventi nella gestione delle consistenze di tali crediti.

Strumenti e metodologie di vigilanza più efficaci

Nel corso dell’anno la vigilanza bancaria della BCE ha continuato ad affinare i propri strumenti e le proprie metodologie. A seguito di consultazioni pubbliche avviate a marzo 2018 la vigilanza bancaria della BCE ha pubblicato a novembre dello stesso anno la versione finale delle guide per le banche sul tema della gestione interna del capitale e della liquidità (il processo interno di valutazione dell’adeguatezza patrimoniale, o ICAAP, e il processo interno di valutazione dell’adeguatezza della liquidità, o ILAAP). In connessione con l’analisi mirata dei modelli interni (TRIM), a novembre 2018 è stato altresì pubblicato, dopo una consultazione pubblica, il primo capitolo della guida ai modelli interni della vigilanza bancaria della BCE. Inoltre, la BCE ha pubblicato alcune guide sulla valutazione delle richieste di autorizzazione all’esercizio dell’attività bancaria che si applicano anche agli enti creditizi fintech. Un’altra guida pubblicata a settembre 2018 si concentra sulle ispezioni e sulle indagini sui modelli interni allo scopo di illustrare come tali indagini vengano svolte. La vigilanza bancaria della BCE ha anche collaborato alle prove di stress condotte dall’Autorità bancaria europea sulle banche europee (cfr. riquadro 4).

Nel 2018 la vigilanza bancaria della BCE è stata inoltre impegnata nella gestione del fallimento di una banca significativa dell’area dell’euro. Questo evento specifico ha messo in luce la necessità di armonizzare ulteriormente le regole sulla gestione delle banche in dissesto. Inoltre, sebbene la BCE non sia competente per il contrasto al riciclaggio di denaro, questa circostanza ha altresì evidenziato che su questo tema è necessaria una maggiore armonizzazione degli approcci a livello europeo.

Informazioni più dettagliate sulla vigilanza bancaria della BCE sono disponibili sul suo sito Internet e nel Rapporto annuale della BCE sulle attività di vigilanza per il 2018.

Riquadro 4
Le prove di stress 2018 sul sistema bancario dell’UE

L’impostazione generale delle prove di stress 2018 e il coinvolgimento della BCE

La BCE è stata coinvolta sia nella fase preparatoria che in quella esecutiva delle prove di stress 2018 condotte sulle banche UE e coordinate dall’Autorità bancaria europea (ABE). L’obiettivo delle prove di stress era valutare la capacità di tenuta delle istituzioni finanziarie individuando le principali aree di vulnerabilità in uno scenario di base e in uno scenario avverso. I risultati dell’esercizio, inoltre, integrano la valutazione che viene espressa per ogni banca partecipante, sia in termini quantitativi che qualitativi, tramite il processo di revisione e valutazione prudenziale (Supervisory Review and Evaluation Process, SREP). Nell’ambito dei lavori preparatori, la BCE ha partecipato all’elaborazione dello scenario di base e di quello avverso. Quest’ultimo è stato sviluppato insieme al CERS e all’ABE, in stretta collaborazione con le autorità nazionali competenti (ANC). La BCE, inoltre, ha contribuito in maniera attiva a elaborare, insieme alle ANC, la nota metodologica per le prove di stress dell’ABE. La sfida principale sotto il profilo della metodologia per l’esercizio del 2018 è stata l’introduzione del principio contabile internazionale di rendicontazione finanziaria IFRS 9, che ha inciso su molti profili di rischio, come il rischio di credito, il rischio di mercato e il margine di interesse. Analogamente, grazie a una proficua interazione con gli esperti dell’ABE e delle ANC, la BCE ha prodotto i benchmark ufficiali per il rischio di credito nell’ambito della prova di stress. Alle banche viene richiesto di applicare tali benchmark ai portafogli per i quali non si dispone di adeguati modelli di rischio.

Nell’ambito dell’esercizio avviato il 31 gennaio 2018, alla BCE è stato affidato il processo di controllo di qualità per le banche sottoposte alla sua vigilanza diretta. La tempistica dell’esercizio 2018 è stata prolungata rispetto agli anni precedenti per via dell’introduzione dell’IFRS 9, in modo da dare più tempo alle banche per fornire i dati utili per le prove di stress. L’obiettivo principale del controllo di qualità, svolto in maniera congiunta da BCE e ANC, è stato quello di garantire la corretta applicazione da parte delle banche della metodologia comune sviluppata dall’ABE. Il processo ha coinvolto più di 200 addetti della BCE. Il compito dei gruppi di vigilanza congiunti (GVC) della funzione microprudenziale della BCE è stato quello di analizzare scrupolosamente le proiezioni presentate dalle banche, anche alla luce delle caratteristiche specifiche del singolo istituto. Oltre a ciò, sono stati incaricati di curare l’interazione diretta con gli intermediari. Alcuni GVC con competenze trasversali sono stati chiamati a valutare la conformità delle banche ai requisiti metodologici, adottando un approccio bottom-up, e a verificare la coerenza e la credibilità dei risultati per singola banca effettuando un’analisi comparativa per gruppi omogenei. Altri GVC appartenenti alla funzione macroprudenziale della BCE hanno invece sottoposto a verifica i dati forniti dalle banche applicando modelli top-down. Queste attività sono state coadiuvate da un’unità dedicata alla gestione del progetto, nonché da gruppi dedicati alla relativa infrastruttura e da coordinatori nazionali, che hanno facilitato l’interazione con le autorità dei singoli paesi.

Delle 48 banche interessate dalle prove di stress coordinate dall’ABE, 33 istituti, corrispondenti al 70 per cento del totale attivo dell’area dell’euro, sono sottoposti alla supervisione diretta della vigilanza bancaria della BCE. Il 2 novembre 2018 l’ABE ha pubblicato i risultati banca per banca relativi ai 48 istituti, insieme ai bilanci dettagliati e ai dati sulle esposizioni a fine 2017. Oltre alle 33 banche incluse nel campione dell’ABE, la BCE ha condotto in parallelo una propria prova di stress nell’ambito dello SREP su ulteriori 54 banche che sono soggette alla sua vigilanza diretta, ma non rientrano nel campione dell’ABE[44]. Tale esercizio ha mutuato la metodologia e gli scenari delle prove di stress a livello di UE, ma ha adottato approcci meno sofisticati e applicato criteri meno rigorosi al fine di garantire un trattamento proporzionale alle banche di minori dimensioni.

All’inizio del 2018 la BCE aveva già sottoposto a prove di stress anche le quattro banche greche sulle quali vigila direttamente. Sebbene la metodologia, gli scenari e il controllo di qualità fossero i medesimi rispetto alle prove di stress condotte dall’ABE per le banche dell’UE, queste prove hanno seguito delle tempistiche ridotte, così da terminare l’esercizio prima della fine del terzo programma di sostegno per la Grecia previsto nell’ambito del meccanismo europeo di stabilità (European Stability Mechanism, ESM).

Gli scenari

Lo scenario avverso per le prove di stress 2018 prevedeva una serie coerente di shock macrofinanziari che potrebbero verificarsi in una situazione di crisi. Per l’area dell’euro lo scenario includeva una contrazione cumulata del PIL pari al 2,4 per cento, un calo cumulato dei prezzi degli immobili pari al 17 per cento, nonché una riduzione immediata delle quotazioni azionarie pari al 31 per cento.

Lo scenario rispecchiava i principali rischi sistemici individuati al momento dell’avvio dell’esercizio, fra cui: a) una considerevole e repentina rivalutazione dei premi per il rischio nei mercati finanziari mondiali; b) preoccupazioni relative alla sostenibilità del debito del settore pubblico e di quello privato; c) un effetto di retroazione avverso tra la scarsa redditività delle banche e la bassa crescita nominale; (d) rischi di liquidità nel settore finanziario non bancario con possibili effetti di propagazione sul sistema finanziario in senso più ampio.

Per sopperire al significativo scarto temporale che esiste tra l’avvio delle prove di stress dell’ABE all’inizio del 2018 e la pubblicazione dei risultati, la BCE ha condotto analisi di sensitività aggiuntive su quei rischi che hanno assunto rilievo nel corso dell’anno, quali ad esempio il rischio di un’improvvisa contrazione nelle economie emergenti che rilevano di più per le banche dell’area dell’euro o la maggiore tensione sui mercati del debito sovrano. I risultati di tali analisi sono stati pubblicati nella Financial Stability Review (FSR) di novembre 2018.

Risultati e fattori più rilevanti delle prove di stress dell’ABE 2018

L’applicazione dello scenario avverso alle 33 banche sottoposte alla vigilanza diretta della BCE ha portato a un’erosione a livello aggregato del coefficiente di capitale primario di classe 1 (Common Equity Tier 1, CET1) pari a 3,8 punti percentuali a regime con il coefficiente di capitale CET1 in diminuzione dal 13,7 per cento in termini aggregati alla fine del 2017 al 9,9 per cento alla fine del 2020. Questo dato incorpora un impatto pari a 0,3 punti percentuali legato alla prima applicazione dell’IFRS 9, entrato in vigore il 1 gennaio 2018. La diminuzione che ne consegue risulta di 0,5 punti percentuali più elevata rispetto all’esercizio 2016.

Un fattore fondamentale nell’erosione di capitale seguita all’applicazione dello scenario macroeconomico avverso sono state le rettifiche di valore, ampiamente riconducibili al fatto che lo scenario macroeconomico era più severo rispetto a quello dell’esercizio del 2016 e all’introduzione dell’IFRS 9 (in particolare, il modello per la stima degli accantonamenti per perdite su crediti sull’intera durata del credito). Rispetto al 2016, nell’esercizio 2018 le consistenze di crediti deteriorati hanno svolto un ruolo di minor rilievo in ragione del miglioramento dei bilanci delle banche. Un secondo fattore determinante è stato lo shock applicato al differenziale pagato dalle banche per finanziarsi, che ha avuto ripercussioni sul rischio di mercato delle banche ma che in parte è stato compensato dall’effetto positivo dei più elevati tassi di interesse a lungo termine. Un terzo fattore è stato rappresentato dall’impatto sui portafogli valutati al fair value della variazione dei prezzi di mercato e degli shock di liquidità. L’impatto di un repricing complessivo di questi portafogli è stato maggiore per le banche di rilevanza sistemica a livello globale (Global Systemically Important Banks, G-SIB). Tali banche, tuttavia, hanno potuto compensare ampiamente le perdite grazie ai maggiori ricavi per conto della clientela. Anche l’impatto dello stress sulla liquidità e sulla componente legata all’incertezza connaturata ai modelli ha avuto un impatto maggiore sulle G-SIB che sulle altre banche. Un altro importante fattore che ha determinato il risultato della prova è stato il considerevole stress sui ricavi netti da commissioni e provvigioni.

La maggiore riduzione di capitale ha risentito altresì di una metodologia più sensibile al rischio. Ciò è stato solo in parte compensato dagli effetti legati al miglioramento della qualità degli attivi, dovuto in particolare all’efficace riduzione dei volumi di crediti deteriorati, e dai benefici derivanti dai rialzi più marcati dei tassi di interesse a lungo termine che caratterizzano questo scenario.

Nonostante l’erosione più accentuata, il coefficiente patrimoniale CET1 aggregato a regime risultante dalla prova di stress, pari al 9,9 per cento, è stato più elevato rispetto all’analogo dato della prova di stress del 2016, che si attestava all’8,8 per cento. Questo risultato deriva dagli sforzi costanti compiuti dalle banche per far fronte al problema del lascito delle attività finanziarie deteriorate, a cui si aggiunge l’accumulazione costante di capitale degli scorsi anni. I risultati hanno dimostrato che le banche che hanno partecipato all’esercizio hanno migliorato la propria capacità di tenuta a fronte di possibili shock macroeconomici. L’esercizio ha tuttavia messo in luce anche le vulnerabilità di singole banche e ha fornito ulteriori e importanti elementi conoscitivi, indicativi della capacità delle stesse di superare prove di stress e di gestire i rischi, aspetti che le autorità di vigilanza continueranno a seguire in futuro.

I risultati delle analisi di sensitività supplementari pubblicate nell’ultima Financial Stability Review (FSR) indicavano che, in aggiunta all’erosione di capitale di 3,8 punti percentuali, il concretizzarsi degli altri rischi presi in esame avrebbe portato a un ulteriore deterioramento dei risultati che si sarebbe collocato all’incirca fra 0,3 e 0,7 punti percentuali di coefficiente di capitale CET1.


3.4 Il contributo della BCE al rafforzamento dell’unione bancaria e dell’unione dei mercati dei capitali

Le riforme regolamentari introdotte dopo la crisi hanno rafforzato la capacità di tenuta del settore finanziario, ma sono necessari ulteriori interventi

A dieci anni dall’inizio della crisi finanziaria mondiale, le principali riforme regolamentari che hanno contribuito a rafforzare la tenuta del settore finanziario sono prossime al completamento. Nonostante i notevoli progressi compiuti nell’ultimo decennio, restano da superare una serie di sfide sul piano giuridico e istituzionale affinché le banche europee possano operare all’interno di un quadro realmente integrato e gli utenti dei servizi finanziari possano godere dei benefici di un mercato bancario unico, anch’esso maggiormente integrato. Sono inoltre necessari ulteriori interventi per lo sviluppo dei mercati dei capitali e, al tempo stesso, per il rafforzamento dell’assetto regolamentare e di vigilanza relativo al settore finanziario non bancario.

Completamento dell’unione bancaria e dell’unione dei mercati dei capitali

Nel 2018 la BCE ha continuato a partecipare al dibattito sul completamento dell’unione bancaria e dell’unione dei mercati dei capitali (UMC). Entrambe le iniziative contribuiscono al migliore funzionamento dell’Unione economica e monetaria (UEM). La predisposizione di uno strumento comune di sostegno (backstop) per il Fondo di risoluzione unico (Single Resolution Fund, SRF) e di un sistema europeo di assicurazione dei depositi (European Deposit Insurance Scheme, EDIS) agevolerà una più ampia integrazione finanziaria e accrescerà la credibilità dell’unione bancaria. La maggiore integrazione dei mercati finanziari consentirà di migliorare l’efficienza nell’allocazione del credito e faciliterà la ripartizione del rischio nel settore privato e la diversificazione delle fonti di finanziamento per l’economia reale.

Ulteriori passi avanti verso l’unione bancaria

A giugno 2018, i capi di Stato e di governo dei 27 Stati membri dell’Unione europea hanno concordato una serie di interventi sulla riforma della UEM, tra cui il completamento dell’unione bancaria. È stato deciso di affidare al Meccanismo europeo di stabilità la predisposizione di uno strumento comune di sostegno per l’SRF, il cui mandato è stato poi approvato a dicembre 2018. È stato inoltre deciso di dare inizio ai lavori per la definizione di una tabella di marcia sull’avvio dei negoziati politici sull’EDIS. Nel dicembre del 2018 si è deciso di costituire un gruppo di lavoro di alto livello incaricato di lavorare sulle prossime tappe dell’EDIS.

Uno strumento comune di sostegno per l’SRF

Nell’ambito del sostegno fornito alle sedi dell’UE per la definizione di uno strumento comune di sostegno per l’SRF, la BCE ha reso nota la sua posizione al riguardo nel parere legale sulla proposta della Commissione europea per la regolamentazione dell’istituzione del Fondo monetario europeo. In particolare, la BCE ha dichiarato che lo strumento comune di sostegno deve offrire supporto a tutte le possibili misure adottate dal Comitato di risoluzione unico (Single Resolution Board, SRB) e assistere, anche in termini di solvibilità e liquidità, gli enti sottoposti a risoluzione. Inoltre, il processo decisionale previsto per le erogazioni da parte dello strumento di sostegno deve essere rapido e non deve ritardare l’adozione e l’esecuzione delle decisioni dell’SRB.

Il processo di riduzione dei rischi che è in atto può agevolare il compimento di passi in avanti nel dibattito politico sull’EDIS

La BCE considera, inoltre, che il processo di riduzione dei rischi in atto possa agevolare il compimento di passi in avanti nel dibattito politico sull’EDIS. A tal riguardo, è importante che la tabella di marcia di giugno 2016 sia seguita il più rigorosamente possibile. Riguardo alle condizioni per l’effettiva attuazione dell’EDIS, la BCE è del parere che, nella fase di avvio del progetto, esse debbano essere commisurate al grado di ripartizione del rischio. La BCE ha inoltre chiarito che, nel prendere in considerazione diversi modelli per la fase di avvio dell’EDIS, la preferenza andrebbe all’istituzione di un fondo centralizzato in grado di garantire solide risorse finanziarie al sistema nonché un quadro di governance che favorisca un processo decisionale snello e congiunto a livello europeo.

La BCE ha inoltre continuato a fornire pareri di carattere tecnico sull’EDIS. In particolare, ha presentato al gruppo di lavoro ad hoc sul rafforzamento dell’unione bancaria un’analisi quantitativa aggiornata sulla capacità finanziaria dell’EDIS[45]. L’analisi rivela che un fondo europeo di assicurazione dei depositi interamente finanziato sarebbe sufficiente a coprire le somme da corrispondere in caso di shock molto grave. Inoltre, nell’EDIS non si verificherebbe in modo sistematico un ingiustificato trasferimento del rischio, ovvero il caso in cui alcuni sistemi bancari offrono un contributo al fondo che è sistematicamente inferiore rispetto al beneficio che ne traggono, anche tenendo conto di shock specifici per paese.

La BCE ha contribuito attivamente al dibattito sulle misure di riduzione dei rischi

La BCE ha inoltre seguito con attenzione il dibattito preventivo sulle misure di riduzione dei rischi, contribuendovi attivamente. In linea con le conclusioni del Consiglio di giugno 2016, la completa realizzazione dell’unione bancaria richiede ulteriori interventi in termini di riduzione e ripartizione del rischio nel settore finanziario. Proseguire nella riduzione dei rischi è interesse diretto della BCE come banca centrale e autorità di vigilanza bancaria, al fine di rafforzare la capacità di tenuta del sistema bancario e dell’unione bancaria nel suo complesso. Nel 2018 la BCE ha contribuito al rapporto congiunto sul monitoraggio della riduzione del rischio, redatto in collaborazione con la Commissione europea e il Comitato di risoluzione unico, che ha fornito una valutazione aggiornata sull’evoluzione dei rischi all’interno dell’unione bancaria. Nel suo intervento allo European University Institute, a maggio 2018, il Presidente della BCE ha dichiarato che la dicotomia tra riduzione del rischio e condivisione del rischio che caratterizza il dibattito attuale è, per molti versi, artificiosa e che, nel contesto di corrette scelte di policy, questi due obiettivi si rafforzano vicendevolmente.

La BCE sostiene fortemente il progetto dell’UMC

La BCE ha fortemente sostenuto, sin dall’inizio, il progetto relativo all’unione dei mercati dei capitali (UMC). Come indicato nella Financial Stability Review di novembre 2018, è necessario continuare a lavorare a tale progetto perché, quando sarà pienamente funzionante, l’unione dei mercati dei capitali potrà rafforzare l’espansione economica e svolgere un ruolo fondamentale nel consolidamento dell’architettura finanziaria e del regime di vigilanza dell’UE. A tal riguardo, la completa attuazione dell’UMC richiederebbe un ampliamento del ruolo svolto dall’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (European Securities and Markets Authority, ESMA). Il completamento delle diverse iniziative legislative presentate nel piano d’azione della Commissione per l’UMC, pertanto, è di cruciale importanza. Inoltre, il rapporto della BCE Financial integration in Europe, di maggio 2018, ha messo in luce diversi approcci, identificati dai ricercatori della BCE, che potrebbero ulteriormente potenziare il progetto dell’UMC sotto il profilo dei benefici derivanti dalla condivisione del rischio. Tali approcci si fondano sul valore delle riforme pensionistiche e degli investimenti istituzionali, sull’opportunità di promuovere la cultura finanziaria e sullo stimolo a compiere ulteriori progressi per migliorare l’armonizzazione della normativa europea in materia di insolvenza.

È necessario sviluppare strumenti per l’attenuazione dei rischi nel settore finanziario non bancario

Come si legge nel piano d’azione della Commissione per l’UMC, il settore finanziario non bancario svolgerà verosimilmente un ruolo via via più importante nel finanziamento dell’economia nell’area dell’euro. Questo sviluppo offre molte opportunità per un sistema finanziario più diversificato e, tuttavia, con il passaggio dell’intermediazione finanziaria dalle banche alle istituzioni finanziarie non bancarie potrebbe verificarsi una migrazione dei rischi esistenti e potrebbero emergerne di nuovi. Per questi motivi, nel 2018 la BCE ha sottolineato l’importanza di sviluppare strumenti per l’attenuazione dei rischi nel settore finanziario non bancario. Ad esempio, i legislatori dell’UE dovrebbero introdurre strumenti macroprudenziali per contrastare i rischi sistemici correlati ai disallineamenti di liquidità e all’uso della leva finanziaria nei fondi di investimento.


4 Regolare funzionamento delle infrastrutture di mercato e dei pagamenti

L’Eurosistema svolge un ruolo centrale nello sviluppo, nella gestione e nella supervisione delle infrastrutture di mercato che assicurano la libera circolazione in Europa di pagamenti, titoli e attività finanziarie stanziate in garanzia. Sin dall’introduzione dell’euro, nel 1999, l’Eurosistema ha fornito un contributo notevole alla riconfigurazione e al consolidamento delle infrastrutture per i pagamenti di importo rilevante, per i servizi di post-trading connessi agli strumenti finanziari e, più di recente, per i servizi di pagamenti istantanei al dettaglio. L’Eurosistema segue inoltre l’evoluzione del processo di trasformazione digitale per garantire il mantenimento della sicurezza e dell’efficienza delle infrastrutture dei mercati finanziari.


4.1 Servizi Target

I servizi Target dell’Eurosistema includono tre componenti: Target2, sistema di regolamento lordo in tempo reale per le transazioni di pagamento in euro correlate alle operazioni di politica monetaria dell’Eurosistema, oltre che per le transazioni interbancarie e commerciali; Target2‑Securities (T2S), piattaforma unica per il regolamento delle transazioni in titoli a livello europeo, e Target instant payment settlement (TIPS), che consente ai prestatori dei servizi di pagamento (payment service providers, PSP) di offrire ai propri clienti il trasferimento di fondi in tempo reale, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno. Tutti e tre i servizi regolano in moneta di banca centrale, eliminando in tal modo il rischio di credito nel regolamento delle transazioni.

Più di 1.700 istituti bancari utilizzano Target2 per disporre transazioni in euro per conto proprio o dei propri clienti. Se si considerano anche filiali e filiazioni, le banche che a livello mondiale possono essere raggiunte tramite Target2 sono più di 52.000. Nel 2018 Target2 ha elaborato, in media, 346.834 pagamenti al giorno, per un volume medio giornaliero pari a 1.700 miliardi di euro.

Impiego della funzionalità multivaluta di T2S con l’integrazione della corona danese

A un anno dall’ultima “finestra” di migrazione a T2S, l’integrazione della corona danese all’interno della piattaforma di regolamento ha rappresentato una tappa fondamentale, poiché per la prima volta una valuta diversa dall’euro è stata resa disponibile per il regolamento tramite consegna contro pagamento (delivery-versus-payment) in T2S, utilizzando la funzionalità multivaluta della piattaforma. Nel 2018, T2S ha elaborato, in media, 572.172 transazioni al giorno, per un volume medio giornaliero di 925,69 miliardi di euro.

A novembre 2018 l’Eurosistema ha avviato TIPS, che garantisce il regolamento, definitivo e irrevocabile, dei pagamenti istantanei in euro a qualunque ora del giorno, tutti i giorni dell’anno, in meno di dieci secondi. TIPS è stato sviluppato per facilitare la raggiungibilità dei pagamenti istantanei a livello paneuropeo. Si basa sullo schema del bonifico istantaneo SEPA (SEPA Instant Credit Transfer, SCT Inst), già adottato da oltre 2.000 PSP in 16 paesi per i pagamenti istantanei a livello paneuropeo. Inoltre, TIPS è stato concepito come un ampliamento di Target2, che già fornisce un’ampia rete di partecipanti in tutta Europa sulla quale TIPS può far leva.

Grazie a TIPS, avviato nel novembre 2018, cittadini e imprese possono inviare e ricevere denaro in meno di dieci secondi utilizzando servizi di pagamento istantaneo

TIPS potrebbe raggiungere, infatti, ampia diffusione e portata, grazie alla possibilità di attingere alla consolidata rete di partecipanti a Target2 e dei codici BIC (Business Identifier Codes) raggiungibili sulla piattaforma. Le opzioni di interazione con TIPS sono flessibili: in tal modo, diverse tipologie di utenti possono accedere alla piattaforma tramite diverse funzioni.


4.2 Mantenimento della sicurezza e dell’efficienza delle infrastrutture del mercato finanziario durante il processo di trasformazione digitale

Mentre prosegue l’integrazione a livello europeo, le infrastrutture del mercato finanziario e i pagamenti sono esposte al profondo processo di trasformazione digitale che interessa il settore finanziario e la società nel suo insieme. In virtù del proprio ruolo di catalizzatore, l’Eurosistema ha raccolto questa doppia sfida promuovendo integrazione e innovazione. In quanto autorità di sorveglianza, promuove inoltre la sicurezza e l’efficienza delle infrastrutture di mercato e dei pagamenti.

Nel campo dei pagamenti, l’Eurosistema si è sempre fatto promotore del processo di integrazione europea e di innovazione. Le valutazioni condotte sulla migrazione all’area unica dei pagamenti in euro (Single Euro Payments Area, SEPA) mostrano che la standardizzazione dei bonifici e degli addebiti diretti in euro è stata portata a termine con successo e che l’impatto sui pagamenti è stato positivo. Tuttavia, la pratica della “discriminazione in base all’IBAN”, per cui alcuni creditori rifiutano conti di pagamento esteri per gli addebiti diretti, non è ancora stata completamente superata. Sono inoltre necessari ulteriori interventi per lo sviluppo di soluzioni relative al mandato elettronico per gli addebiti diretti SEPA, mentre l’area unica dei pagamenti in euro per le carte non è stata ancora completata. La BCE incoraggia gli schemi di carte europei a promuovere l’interoperabilità e la portata paneuropea, rendendo possibile l’uso di qualunque carta presso qualsiasi terminale.

Con il patrocinio del Comitato per i pagamenti al dettaglio in euro (Euro Retail Payments Board, ERPB) — un consesso di alto livello presieduto dalla BCE che promuove lo sviluppo di un mercato integrato, innovativo e competitivo per i pagamenti al dettaglio denominati in euro all’interno dell’UE — è proseguito il lavoro sulla standardizzazione delle carte, così come il sostegno all’innovazione nel settore dei pagamenti al dettaglio con riferimento ai pagamenti istantanei, ai pagamenti da persona a persona tramite dispositivi mobili e all’accessibilità ai servizi di pagamento al dettaglio.

Nell’area dei servizi di inizializzazione di pagamento (quei servizi online che accedono al conto di pagamento di un utente per avviare un trasferimento di fondi per conto dell’utente stesso e con il consenso e l’autenticazione di quest’ultimo), l’ERPB ha definito un insieme comune di requisiti tecnici, operativi e commerciali per la fornitura efficiente di tali servizi a livello paneuropeo. Nel campo della fatturazione elettronica, l’ERPB ha focalizzato la propria attenzione sull’adozione di una messaggistica di richiesta di pagamento basata sullo standard ISO 20022 e sull’ulteriore armonizzazione tra i prestatori di servizi di presentazione e pagamento di fatture elettroniche (Electronic Invoice Presentment and Payment, EIPP).

Con riguardo alle operazioni in titoli, l’Eurosistema ha continuato a promuovere T2S e l’armonizzazione nel settore del post-trade adattando il proprio quadro per il monitoraggio di tale armonizzazione in modo da tener conto del completamento della migrazione a T2S. L’85 per cento dei mercati T2S è conforme agli standard T2S in materia di armonizzazione, ma sono necessari ulteriori interventi a livello di mercato per accrescere la conformità agli standard T2S sulle operazioni societarie.

Per quel che riguarda la gestione delle garanzie, la BCE, assieme ai principali stakeholder del mercato finanziario europeo, ha elaborato una prima serie di processi operativi e flussi di lavoro armonizzati basati sulla messaggistica ISO 20022. Nello specifico, nel 2018 sono stati pubblicati un rapporto sull’armonizzazione della gestione delle garanzie triparty e un rapporto sull’armonizzazione delle operazioni societarie, che contengono proposte di armonizzazione per l’attuazione delle quali la BCE conta sul supporto degli operatori di mercato, in particolare per quanto riguarda lo sviluppo del nuovo sistema di gestione delle garanzie dell’Eurosistema (Eurosystem Collateral Management System, ECMS).

Nuove ricerche sul possibile uso della tecnologia DLT per le infrastrutture del mercato finanziario

In ambito fintech, sono state sottoposte a ulteriore e più approfondito esame le implicazioni della tecnologia “distributed ledger” (distributed ledger technology, DLT) per le infrastrutture del mercato finanziario europeo. Nel 2018, il programma di ricerca condotto congiuntamente dalla BCE e dalla Banca del Giappone sul possibile uso della tecnologia DLT per le infrastrutture del mercato finanziario è proseguito con il completamento della fase 2 del progetto Stella. È stato sottoposto ad analisi un approccio completamente nuovo per la realizzazione dell’interoperabilità tra registri (ledger), che non richiede un collegamento o un accordo tra questi.

Per garantire la sicurezza e l’efficienza delle infrastrutture del mercato finanziario e dei pagamenti, l’Eurosistema definisce obiettivi di sorveglianza all’interno di regolamenti, standard, orientamenti e raccomandazioni e conduce le proprie attività di sorveglianza raccogliendo le informazioni pertinenti, valutandole a fronte dei suddetti obiettivi e introducendo cambiamenti ove necessario. Nel 2018 la sorveglianza da parte dell’Eurosistema è stata ulteriormente rafforzata grazie a segnalazioni più dettagliate di incidenti gravi da parte dei fornitori di servizi di pagamento[46], sistemi di pagamento e schemi di pagamento.

Basandosi sui dati raccolti nell’ambito delle attività di monitoraggio delle frodi con carte, nel 2018 l’Eurosistema ha pubblicato il suo quinto rapporto sulle frodi con carte. Il rapporto evidenzia un’inversione di tendenza, con un lieve calo del tasso di frodi con carte emesse nella SEPA e una forte riduzione delle frodi presso gli ATM. Le frodi online, tuttavia, continuano a crescere (sebbene a un tasso inferiore rispetto alla crescita del numero totale delle operazioni senza la presenza fisica della carta, c.d. operazioni online) e rappresentano quasi i tre quarti del totale delle frodi con carte.

In merito alla sorveglianza dei sistemi di regolamento delle transazioni in titoli, la BCE prende parte, assieme alle altre banche centrali dell’area dell’euro, al processo di autorizzazione, nonché alla revisione e al monitoraggio periodici, dei depositari centrali di titoli (central securities depositories, CSD) ai sensi del regolamento sui CSD, quale banca centrale di emissione dell’euro. Nel 2018 l’Eurosistema ha fornito il proprio parere sull’autorizzazione di cinque depositari centrali, nonché sulla fornitura, da parte di un depositario, di servizi accessori di tipo bancario.

Il 2018 ha visto anche l’avvio della prima valutazione approfondita dell’attività di T2S sulla base dei principi per le infrastrutture dei mercati finanziari (Principles for financial market infrastructures). La valutazione è condotta dall’Eurosistema in consultazione con l’Accordo di cooperazione su T2S (T2S Cooperative Arrangement), che coinvolge le autorità di sorveglianza e di supervisione sui CSD che utilizzano i servizi T2S, le banche centrali di emissione delle valute trattate in T2S e l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (European Securities and Markets Authority, ESMA).

L’adozione di un nuovo assetto di vigilanza per le CCP rimane urgente e di importanza cruciale

Con riferimento alle controparti centrali (central counterparties, CCP), l’Eurosistema ha continuato a fornire il proprio contributo alle attività dei collegi di supervisione istituiti ai sensi del Regolamento sulle infrastrutture del mercato europeo (European Market Infrastructure Regulation, EMIR). Il ruolo crescente delle CCP sta potenziando la resilienza del sistema finanziario, ma sta anche concentrando i rischi di liquidità, il che potrebbe avere effetti sul mercato monetario e sul regolare funzionamento dei sistemi di pagamento, nonché rendere necessaria l’offerta di liquidità da parte della banca centrale, in particolare in circostanze eccezionali. L’Eurosistema necessita di un quadro di riferimento appropriato per monitorare, valutare e, se necessario, intervenire per attenuare tali rischi, sia all’interno dell’UE che nei paesi terzi. Ciò assume particolare rilievo alla luce del fatto che una percentuale significativa delle attività di compensazione denominate in euro viene svolta nel Regno Unito. L’adozione di un nuovo assetto di vigilanza per le CCP rimane urgente e di importanza cruciale.


5 L’impegno per sostenere il funzionamento del mercato e i servizi finanziari forniti ad altre istituzioni

In risposta alle crescenti preoccupazioni riguardo alla sostenibilità dell’Eonia (Euro overnight index average), nel 2017 la BCE ha iniziato a sviluppare un nuovo tasso d’interesse di riferimento, l’€STR (euro short‑term rate), basato interamente sui dati delle segnalazioni statistiche sui mercati monetari (money market statistical reporting, MMSR). La metodologia di calcolo dell’€STR è stata pubblicata a giugno 2018 dopo aver registrato un ampio consenso nell’ambito di due consultazioni pubbliche. Il gruppo di lavoro sui tassi privi di rischio in euro ne ha successivamente raccomandato l’utilizzo in sostituzione dell’Eonia. L’€STR è pertanto destinato a diventare uno dei principali tassi di riferimento nei mercati dell’area dell’euro.

La BCE è responsabile della gestione di varie operazioni finanziarie per conto dell’UE, ma svolge anche un ruolo di coordinamento generale in relazione ai servizi di gestione delle riserve offerti dall’Eurosistema (Eurosystem Reserve Management Services, ERMS).

Al fine di promuovere l’integrità e l’efficace funzionamento del mercato dei cambi all’ingrosso sono stati sviluppati una serie di principi di buone prassi (cfr. riquadro 5 alla fine del capitolo).


5.1 €STR, il nuovo tasso di riferimento overnight per i mercati monetari dell’area dell’euro

In risposta alla incertezze manifestatisi, la BCE elaborerà un suo tasso di interesse overnight, denominato €STR

Il mercato finanziario dell’area dell’euro si è sempre avvalso di tassi di interesse di riferimento, come l’Eonia[47]. L’Eonia è ampiamente utilizzato come tasso di riferimento in diversi tipi di contratti derivati, come ad esempio gli swap su tassi di interesse, o per determinare pagamenti futuri in vari tipi contratti aperti. Esso è largamente impiegato anche ai fini della valutazione dei prodotti finanziari (per scontare flussi di cassa futuri) ed è quindi molto importante per il funzionamento dei mercati. Indici di riferimento come l’Eonia sono importanti anche per le banche centrali, in quanto costituiscono un indicatore degli effetti della politica monetaria della banca centrale su vari segmenti di mercato e di come essa si trasmetta al resto dell’economia.

L’utilizzo dell’Eonia non sarà più consentito in futuro, per cui è necessario sostituirlo con urgenza

In futuro l’utilizzo dell’Eonia nella sua forma attuale non sarà più consentito in quanto non soddisfa i requisiti del regolamento dell’UE sugli indici di riferimento negli strumenti finanziari (BMR). A seguito di una consultazione con il panel di banche di riferimento, lo European Money Markets Institute (EMMI), amministratore dell’Eonia, ha annunciato a febbraio 2018 che non avrebbe apportato alcun cambiamento alla metodologia di calcolo dell’Eonia. Di conseguenza si è reso necessario sostituire urgentemente l’Eonia al fine di preservare il buon funzionamento di tutti i mercati che fanno affidamento sull’esistenza di un robusto tasso overnight.

Alla luce dell’incertezza sul destino dell’Eonia, la BCE aveva annunciato a settembre 2017 che avrebbe elaborato un proprio tasso di interesse overnight, l’€STR (euro short‑term rate), interamente basato su dati prontamente disponibili presso l’Eurosistema attraverso le segnalazioni statistiche sui mercati monetari (MMSR). Tale raccolta di dati, volta ad assistere l’Eurosistema nell’attuazione della politica monetaria, è iniziata a luglio 2016 nell’ambito del quadro normativo definito dal regolamento relativo alle statistiche sui mercati monetari. Essa si avvale dei dati forniti dalle 50 banche dell’area dell’euro più grandi in termini di dimensioni del bilancio, che ogni giorno lavorativo entro le ore 7.00 (CET) segnalano tutte le operazioni effettuate il giorno precedente sui segmenti garantito e non garantito del mercato monetario, sul mercato degli swap in valuta e sul quello degli swap sull’indice overnight (OIS).

L’€STR avrà tutte le caratteristiche necessarie agli operatori di mercato

La BCE ha intrapreso l’elaborazione dell’€STR con il chiaro intento di dotarlo di tutte le caratteristiche necessarie agli operatori di mercato. Essa mira quindi a seguire le migliori prassi definite in materia dai principi IOSCO e cercherà di garantire la maggiore trasparenza possibile nell’elaborazione del tasso, tenendo conto delle osservazioni ricevute nel corso di due consultazioni pubbliche. La prima consultazione pubblica, avviata a novembre 2017, riguardava l’ambito di applicazione dell’€STR e la realtà economica che l’indice intende misurare, mentre la seconda consultazione pubblica, avviata a marzo 2018, verteva sulle precise modalità di calcolo del tasso. La metodologia definitiva è stata poi resa nota a giugno 2018.

L’€STR ovvierà ad alcune delle carenze insite nella metodologia di calcolo dell’Eonia

Il tasso €STR è stato concepito con l’intento di ovviare ad alcune carenze dell’attuale metodologia di calcolo dell’Eonia, mantenendo allo stesso tempo modalità di calcolo semplici e simili a quelle cui sono abituati gli operatori di mercato. Come l’Eonia, l’€STR è un tasso non garantito, il cui valore riflette il puro costo di finanziamento e non è interessato da altri fattori, come ad esempio le garanzie in un pronti contro termine. Inoltre, come l’Eonia, è un tasso overnight, la scadenza più rilevante delle transazioni sul mercato non garantito. Vi sono tuttavia significative differenze tra l’Eonia e l’€STR. Mentre l’Eonia è un tasso di impiego sul mercato interbancario, l’€STR misura l’attività di raccolta degli enti segnalanti, non solo presso le banche ma anche presso altre istituzioni finanziarie, come fondi pensione, imprese di assicurazione e società di gestione patrimoniale; ciò tiene in considerazione il fatto che la rilevanza dell’attività puramente interbancaria sul mercato monetario all’ingrosso non garantito si è ridotta. Tra l’altro, mentre l’Eonia è elaborato a partire da dati trasmessi su base volontaria da un gruppo di banche la cui numerosità è diminuita nel tempo, il tasso €STR è basato su dati derivanti da segnalazioni statistiche inviate da un insieme molto più ampio e stabile di agenti segnalanti. Pertanto, i volumi su cui si basa il calcolo sono maggiori rispetto a quelli sottostanti all’Eonia. I volumi giornalieri dell’€STR si attestano su una media di 32 miliardi di euro, con un minimo di 16,5 e un massimo di 44,1 miliardi di euro. In media, circa 32 banche inviano segnalazioni ogni giorno. Infine l’€STR presenta una volatilità minore rispetto all’Eonia ed è meno sensibile a comportamenti idiosincratici (cfr. grafico 22).

Grafico 22

Pre‑€STR ed Eonia – volumi e tassi sottostanti

(riquadro di sinistra: miliardi di euro; riquadro di destra: percentuali; 15 marzo 2017 ‑ 18 settembre 2018)

Fonti: EMMI e BCE.
Nota: l’indice “pre‑€STR” si riferisce a una serie di dati che la BCE aggiorna in occasione di ogni periodo di mantenimento ed è calcolato applicando la metodologia di calcolo dell’€STR ai dati delle segnalazioni statistiche sui mercati monetari.

Vi sono due differenze fondamentali tra l’Eonia e l’€STR, di cui gli operatori di mercato dovrebbero tener conto e alle quali dovrebbero prepararsi. Innanzitutto, in ragione del differente ambito di riferimento dell’Eonia e dell’€STR (in particolare del fatto che l’€STR è un tasso di raccolta mentre l’Eonia è un tasso di impiego del soggetto segnalante), fra i due vi è attualmente un differenziale di circa nove punti base. In secondo luogo, in ragione della tempistica per la raccolta delle segnalazioni delle statistiche sui mercati monetari, che termina alle 7.00 del giorno lavorativo seguente, l’€STR può essere pubblicato soltanto il giorno lavorativo successivo alla data di conduzione delle transazioni di riferimento, mentre l’Eonia è pubblicato nello stesso giorno lavorativo. Ciò comporta che tutti gli utenti, che attualmente fanno affidamento sulla disponibilità di un tasso di riferimento overnight nello stesso giorno in cui vengono effettuate le transazioni, dovranno predisporre le modifiche tecniche e procedurali necessarie per adeguarsi alla tempistica di pubblicazione dell’€STR.

Il tasso €STR sarà reso disponibile entro ottobre 2019

L’€STR sarà reso disponibile entro ottobre 2019, una volta completata una serie di approfonditi controlli interni su sistemi e procedure a livello di Eurosistema. Nel frattempo la BCE aggiorna la serie di dati pre‑€STR in occasione di ogni periodo di mantenimento. Tale serie ha lo scopo di dare al pubblico un’idea di come sarebbe il comportamento dell’€STR se fosse già in produzione. Essa comprende i calcoli quotidiani effettuati da marzo 2017 e contribuirà ad agevolare l’adozione del nuovo tasso una volta che sarà pubblicato.

A settembre 2018 un gruppo di lavoro guidato dal settore privato sui tassi privi di rischio in euro, istituito con il sostegno della BCE, dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (European Securities and Markets Authority, ESMA), dell’Autorità belga per i servizi e i mercati finanziari e della Commissione europea, ha raccomandato l’adozione dell’€STR in sostituzione dell’Eonia e come riferimento per la costruzione di tassi alternativi da utilizzare nei contratti attualmente basati sull’ Euribor. Tale raccomandazione è stata formulata a seguito di una consultazione pubblica sulle soluzioni possibili, tra cui figuravano tassi garantiti e non garantiti. La consultazione ha ricevuto un buon numero di risposte e ha fornito conferme circa la qualità dell’analisi e un chiaro orientamento a favore di un tasso privo di rischio. L’€STR è stato indicato come il tasso privo di rischio più appropriato per il futuro, prevalentemente per la natura di tasso non garantito, per la metodologia di calcolo e la bassa volatilità, nonché per il fatto che sarà amministrato dalla BCE, un’istituzione dell’UE.

L’indicazione circa l’utilizzo dell’€STR come tasso privo di rischio in euro è solo il primo passo nel complesso processo di sostituzione dell’Eonia. A dicembre 2018 il gruppo di lavoro ha pubblicato un rapporto sulle possibili opzioni per il processo di transizione da Eonia a €STR. I possibili percorsi di transizione individuati devono rispondere a quattro quesiti chiave: a) Eonia ed €STR saranno pubblicati in parallelo o l’€STR subentrerà all’Eonia dopo la data di transizione prevista dal regolamento sugli indici di riferimento? b) Eonia ed €STR saranno tassi indipendenti o la metodologia di calcolo dell’Eonia evolverà in modo tale da dipendere dall’€STR dopo la data di transizione prevista dal regolamento sugli indici di riferimento? c) Il differenziale tra Eonia ed €STR può agevolare la transizione? d) Possono coesistere due curve OIS indicizzate all’Eonia e all’€STR? Il rapporto raccomanda che l’EMMI, in quanto amministratore dell’Eonia, modifichi la metodologia di calcolo, attualmente definita in base a un campione di banche, in modo da renderla dipendente da un differenziale fisso rispetto all’€STR per un periodo di tempo limitato, finché l’Eonia non sarà più utilizzato. Ciò fornirebbe una piattaforma stabile per favorire una graduale e ordinata transizione all’€STR.

È importante che tutti i soggetti che utilizzano l’Eonia inizino a pianificare la transizione

Come passo successivo è estremamente importante che tutti gli utenti dell’Eonia inizino a pianificare la transizione. Vi sono molte misure che possono già essere adottate in previsione dell’entrata in vigore dell’€STR, ad esempio: a) accrescere la consapevolezza interna circa i rischi e le esposizioni legate a prodotti indicizzati all’Eonia; b) avviare la fase preparatoria alla transizione esaminando lo stock di contratti e valutando gli effetti dell’abbandono dell’Eonia; c) preventivare i costi legati a eventuali variazioni dei sistemi interni e dei modelli di valutazione, soprattutto per quanto riguarda i soggetti che svolgono attività di compensazione; d) comunicare attivamente e in maniera diretta con i clienti, partecipando a eventuali momenti di confronto, come ad esempio gruppi di lavoro e tavole rotonde del settore, e rispondendo alle consultazioni pubbliche. Il successo della transizione dipende dalla preparazione di ogni soggetto coinvolto, quindi è importante che tutti gli utenti siano consapevoli e che vi sia un’ampia e attiva partecipazione a dibattiti e consultazioni.


5.2 La gestione delle operazioni di assunzione e concessione di prestiti

La BCE gestisce le operazioni nell’ambito dell’MTFA e dell’EFSM

La BCE è responsabile della gestione delle operazioni di assunzione e concessione di prestiti dell’UE nell’ambito del meccanismo di sostegno finanziario a medio termine (Medium‑Term Financial Assistance Facility, MTFA)[48] e del meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (European Financial Stabilisation Mechanism, EFSM)[49]. Nel 2018 la BCE ha curato il pagamento degli interessi sui prestiti erogati in base al quadro dell’MTFA. Al 31 dicembre 2018 l’importo totale in essere nell’ambito di tale meccanismo ammontava a 1,7 miliardi di euro. Nel 2018 la BCE ha altresì curato vari versamenti e pagamenti di interessi in relazione ai prestiti erogati nel quadro dell’EFSM. Al 31 dicembre 2018 l’importo totale in essere nell’ambito di tale meccanismo ammontava a 46,8 miliardi di euro.

La BCE gestisce le operazioni di pagamento nell’ambito dell’EFSF e del MES, nonché i pagamenti relativi all’accordo di prestito

Analogamente, la BCE è responsabile della gestione di alcune operazioni di pagamento connesse alle operazioni effettuate nell’ambito del Fondo europeo per la stabilità finanziaria (European Financial Stability Facility, EFSF)[50] e del Meccanismo europeo di stabilità (European Stability Mechanism, ESM)[51]. Nel 2018 la BCE ha curato diversi pagamenti di interessi e commissioni in relazione ai prestiti erogati nel quadro dell’EFSF. La BCE si è altresì occupata dei contributi dei membri dell’ESM e di vari pagamenti di interessi e commissioni in relazione ai prestiti erogati nel quadro di questo meccanismo.

Infine, la BCE è responsabile del trattamento di tutti i pagamenti relativi all’accordo di prestito a favore della Grecia[52]. Al 31 dicembre 2018 l’importo totale in essere nell’ambito di tale accordo ammontava a 52,9 miliardi di euro.


5.3 I servizi di gestione delle riserve offerti dall’Eurosistema

L’Eurosistema fornisce servizi finanziari nell’ambito dell’ERMS

Nel 2018 è proseguita l’offerta di un’ampia gamma di servizi finanziari in applicazione del quadro di riferimento per i servizi di gestione delle riserve offerti dall’Eurosistema (Eurosystem Reserve Management Services, ERMS), istituito nel 2005, per la gestione delle riserve denominate in euro dei clienti. Diverse BCN dell’Eurosistema (Eurosystem service providers) offrono l’intera gamma di tali servizi, sulla base di condizioni armonizzate e in linea con gli standard generali di mercato, a banche centrali, autorità monetarie, agenzie governative non appartenenti all’area dell’euro e organizzazioni internazionali. La BCE svolge un ruolo di coordinamento generale, promuovendo l’ordinato funzionamento di tale assetto, e riferisce al Consiglio direttivo.

Il numero di clienti che hanno usufruito dei servizi ERMS era pari a 277 alla fine del 2018, a fronte di 278 alla fine del 2017. Con riferimento ai servizi stessi, le attività totali aggregate (incluse attività liquide e titoli) gestite nell’ambito dell’ERMS sono aumentate di circa il 10 per cento nello stesso intervallo di tempo.

L’assetto normativo dell’ERMS è stato rivisto nel 2018 al fine di apportare diverse modifiche di carattere operativo, rendere più chiari taluni aspetti e integrare alcuni suggerimenti emersi dall’indagine condotta presso i clienti ERMS nel 2017. A tal fine, nell’ottica di evitare un ulteriore atto legale che incorporasse queste variazioni, tutte le modifiche sono state consolidate nel nuovo indirizzo della BCE sull’offerta da parte dell’Eurosistema di servizi di gestione delle riserve in euro a beneficio di banche centrali e paesi esterni all’area dell’euro, nonché di organizzazioni internazionali (Indirizzo BCE/2018/14, rifusione).

Riquadro 5
Codice globale del mercato dei cambi

Il Codice globale del mercato dei cambi consiste in una serie di principi di buone prassi concepiti al fine di promuovere l’integrità e l’efficace funzionamento del mercato dei cambi all’ingrosso. Il codice è stato pubblicato a maggio 2017 in risposta al deteriorarsi della fiducia nel mercato dei cambi a seguito di una serie di casi di cattiva condotta legati a comportamenti scorretti. Fra questi rientravano, in particolare, la manipolazione di indici di riferimento per il mercato dei cambi come il fixing WMR delle 16.00, ora di Londra. Il codice è stato elaborato grazie all’intensa collaborazione tra banche centrali (compresa la BCE) e operatori di mercato delle principali aree valutarie a livello globale, sotto l’egida della Banca dei regolamenti internazionali (BRI). Il codice intende promuovere un mercato dei cambi solido, equo, liquido, aperto e opportunamente trasparente attraverso una serie di principi, piuttosto che regole. I 55 principi del codice sono incentrati sulla trasparenza, sull’equità e sull’attenuazione dei rischi in sei aree fondamentali: etica, governance, esecuzione degli ordini, condivisione delle informazioni, gestione dei rischi e compliance, conferma e regolamento.

Per quanto concerne il quadro di riferimento in materia di adesione al Codice e di governance e la sua revisione periodica, il Codice globale del mercato dei cambi differisce dai precedenti codici adottati nel settore sotto diversi profili. Innanzitutto, è il primo codice di condotta sviluppato congiuntamente dall’intero settore dell’attività in cambi (banche centrali, entità sell‑side e buy‑side, fornitori non bancari di liquidità, gestori di piattaforme di trading online e altri soggetti che forniscono servizi di brokeraggio, esecuzione e regolamento) ed è quindi la dimostrazione di un forte impegno da parte di un’ampia gamma di operatori attivi sul mercato. In secondo luogo, a differenza dei precedenti codici di condotta elaborati da varie associazioni di mercato o comitati regionali per il mercato dei cambi (comitati FX), il Codice globale del Mercato dei cambi si applica a livello globale a tutti i soggetti operanti sul mercato dei cambi all’ingrosso. Fra questi figurano istituzioni sell‑side (cioè banche), alcuni fornitori di infrastrutture di mercato e buy‑side (asset manager, società, ecc.). In terzo luogo, il codice integra il principio di proporzionalità al fine di tener conto delle diversità fra giurisdizioni, sia in termini di struttura di mercato che di regolamentazione applicabile, e l’esigenza di garantire coerenza in quella che costituisce un’iniziativa di rilevanza internazionale. In quarto luogo, mentre in passato alle istituzioni non era richiesto di rendere pubblica l’adesione a codici di condotta, è stata redatta una dichiarazione d’impegno al rispetto del Codice globale del mercato dei cambi, così che le istituzioni possano dichiarare pubblicamente il loro impegno a rispettare il codice. Al fine di migliorare la trasparenza, le dichiarazioni d’impegno degli operatori di mercato sono rese pubbliche mediante un Registro Globale al quale sono collegati i vari Registri Pubblici locali. Infine, il codice è gestito e aggiornato dal Global Foreign Exchange Committee (GFXC), un forum che riunisce i comitati FX delle principali aree valutarie. Il GFXC valuta periodicamente se nuove informazioni o sviluppi del mercato rendano necessari eventuali aggiornamenti o integrazioni. Ad esempio, a dicembre 2017 il GFXC ha aggiornato il codice per fornire ulteriori chiarimenti sulle negoziazioni effettuate durante la finestra temporale del “last look”, una pratica utilizzata nelle attività di trading elettronico in base alla quale un operatore di mercato che riceva una richiesta di negoziazione ha un’ultima opportunità di accettare o respingere la richiesta al prezzo quotato. Con minor frequenza, il GFXC procederà inoltre a una più completa revisione del codice.

Le singole banche centrali del SEBC hanno sostenuto l’adozione del codice nelle rispettive giurisdizioni e svolgono un ruolo importante nel mercato globale dei cambi. Più specificamente, le banche centrali appartenenti al SEBC si aspettano che le loro controparti sul mercato dei cambi aderiscano al codice e sottoscrivano la dichiarazione d’impegno, cosa che la grande maggioranza di esse ha già fatto. La sottoscrizione della dichiarazione d’impegno costituisce inoltre uno dei prerequisiti che gli operatori di mercato devono soddisfare per far parte del Foreign exchance contact group (FXCG) della BCE, un forum di discussione che riunisce rappresentanti della BCE e professionisti di tutto il settore operanti sul mercato dei cambi all’ingrosso.

Oltre a incoraggiare gli operatori di mercato ad adottare il codice, le banche centrali del SEBC hanno pubblicamente dimostrato la propria adesione sottoscrivendo la dichiarazione di impegno. Hanno quindi riesaminato le prassi interne, svolto una gap analysis per verificare il livello di adeguatezza delle loro attività interne ai principi applicabili del codice, adeguato le procedure interne laddove necessario e avviato sessioni di formazione periodiche per il personale. Anche la BCE ha effettuato la sua analisi e pubblicato, il 29 novembre 2017, la dichiarazione d’impegno firmata. Lo stesso giorno altre 14 banche centrali del SEBC hanno pubblicato la propria dichiarazione d’impegno al rispetto del codice. Le rimanenti banche centrali del SEBC hanno fatto altrettanto nel corso del 2018. Il buon funzionamento dei mercati finanziari è importante per le banche centrali perché assicura una trasmissione uniforme della politica monetaria all’economia reale di cui, fondamentalmente, beneficiano tutti i cittadini.

Un numero significativo di operatori di mercato in tutto il mondo ha aderito pubblicamente al codice e a ottobre 2018 più di 400 istituzioni avevano sottoscritto la dichiarazione d’impegno. Più della metà di queste istituzioni sono banche, circa il 10 per cento sono banche centrali e poco meno del 10 per cento sono operatori di mercato buy‑side (cfr. grafico A). Le banche centrali del SEBC continueranno a coinvolgere i vari operatori di mercato e le associazioni di categoria allo scopo di accrescere la conoscenza del codice, incoraggiarne la sottoscrizione fra numerosi soggetti e promuovere la solidità del mercato dei cambi. A tal fine, la BCE ha assunto la guida del gruppo di lavoro per la sensibilizzazione degli operatori buy‑side istituito dal GFXC, volto a identificare soluzioni per promuovere l’adesione di tali operatori al codice e il suo rispetto.

Grafico A

Scomposizione delle dichiarazioni d’impegno per tipo di operatore di mercato

(valori percentuali, ottobre 2018)

Fonti: Comitato globale sul mercato dei cambi ed elaborazioni della BCE.


6 Più banconote, meno contraffazioni

Rientrano fra le competenza della BCE e delle BCN dei paesi dell’area dell’euro l’emissione delle banconote in euro all’interno dell’area e il mantenimento della fiducia nella moneta. Il numero e il valore delle banconote in euro in circolazione hanno continuato ad aumentare a partire dalla loro introduzione nel 2002 e, negli ultimi anni, ciò è avvenuto a un ritmo più rapido rispetto alla crescita economica. Grazie a diversi fattori, tra cui le caratteristiche di sicurezza più avanzate della nuova serie Europa, la cooperazione con le forze dell’ordine e l’impegno a favore della comunicazione e della formazione a livello europeo e nazionale, il numero dei falsi si è ulteriormente ridotto, raggiungendo un livello molto basso. La serie Europa sarà completata il 28 maggio 2019 con l’introduzione delle nuove banconote da 100 e 200 euro, dotate di nuove e sofisticate caratteristiche di sicurezza.


6.1 Il costante aumento delle banconote in circolazione

Il numero e il valore delle banconote in euro in circolazione è in costante aumento

Nel 2018 il volume e il valore delle banconote in euro in circolazione sono aumentati rispettivamente di circa il 5,6 e il 5,2 per cento. Alla fine dell’anno le banconote in euro in circolazione ammontavano a 22,6 miliardi, per un valore complessivo di 1.231 miliardi di euro (cfr. grafici 23 e 24). Nel 2018, il taglio da 100 euro ha registrato l’incremento più consistente su base annua, pari al 6,9 per cento. Alla fine del 2018, il valore complessivo delle banconote da 100 euro in circolazione raggiungeva i 280 miliardi di euro, pari al valore combinato di tutti i tagli di banconote in euro in circolazione nel maggio 2002. La crescita delle banconote da 50 euro ha continuato a evidenziare un certo dinamismo, raggiungendo il 6,3 per cento.

Grafico 23

Numero e valore delle banconote in euro in circolazione

(scala di sinistra: miliardi di euro; scala di destra: miliardi)

Fonte: BCE.

Grafico 24

Valore delle banconote in euro in circolazione per taglio

(miliardi di euro)

Fonte: BCE.

In termini di valore, un terzo delle banconote in euro è detenuto al di fuori dell’area dell’euro

Si stima che, in termini di valore, circa un terzo delle banconote in euro in circolazione sia detenuto al di fuori dell’area dell’euro. Si tratta soprattutto dei tagli maggiori, detenuti principalmente nei paesi confinanti e utilizzati come riserva di valore e per il regolamento delle transazioni sui mercati internazionali.

La produzione di banconote in euro è ripartita tra le BCN dell’area, che nel 2018 hanno prodotto, complessivamente, circa 4 miliardi di biglietti.

Il numero totale di monete in euro in circolazione è aumentato del 3,7 per cento nel 2018, raggiungendo 130,7 miliardi a fine anno. Il valore delle monete in circolazione è salito a 29,0 miliardi di euro, segnando un incremento del 3,6 per cento rispetto alla fine del 2017.

Nel 2018 le BCN dell’area dell’euro hanno controllato l’autenticità e l’idoneità alla circolazione di circa 31 miliardi di banconote, ritirandone circa 5 miliardi poiché non idonee. L’Eurosistema, inoltre, ha continuato a cooperare con i produttori di apparecchiature per il controllo delle banconote, al fine di garantire che siano soddisfatti i requisiti di autenticità e idoneità stabiliti dalla BCE per la reintroduzione in circolazione delle banconote in euro. Utilizzando tali dispositivi, nel 2018 gli istituti di credito e gli altri gestori professionali del contante hanno controllato l’autenticità e l’idoneità di circa 37 miliardi di banconote in euro. Nel riquadro 6 vengono fornite informazioni sull’indagine dell’Eurosistema sui servizi di cassa erogati dagli istituti di credito e sull’accettazione di pagamenti in contanti da parte degli esercizi commerciali.

Riquadro 6
Indagine dell’Eurosistema sui servizi di cassa erogati dagli istituti di credito e sull’accettazione di pagamenti in contanti da parte degli esercizi commerciali

Nonostante l’aumento della quota di pagamenti elettronici, la domanda di contante ha continuato a crescere nel 2018. Nel dibattito attuale sul ruolo del contante emerge spesso che esso è costoso e che gli enti creditizi stanno ridimensionando i propri servizi di cassa. A seguito dello studio sull’impiego del contante da parte delle famiglie, effettuato nel 2016, la BCE e 19 BCN dell’Eurosistema hanno condotto nel 2018 un’indagine su 87 enti creditizi, 55 società di gestione professionale del contante (o cash in transit, CIT) e 157 imprese (ad esempio negozi, rivenditori, ristoranti) che mira a esplorare il modo in cui i diversi soggetti interessati nel ciclo del contante (cfr. figura A) percepiscono il contante stesso e il modo in cui l’efficienza dell’infrastruttura per il contante può essere migliorata. I dati sono stati raccolti tramite interviste con i soggetti interessati. I risultati dell’indagine sono quindi di natura qualitativa e di conseguenza le cifre illustrate di seguito vanno prese con cautela.

Figura A

Il ciclo del contante nell’area dell’euro

Fonte: BCE.

I servizi di cassa degli istituti di credito

Anche se tutti gli enti creditizi hanno descritto i propri servizi di cassa come costosi in termini di spesa e risorse, il 75 per cento di loro ha classificato tali servizi come importanti o molto importanti, il 20 per cento ha espresso parere neutrale e solo il 5 per cento li ha indicati come non importanti. Le pressioni esercitate dai costi sulle banche continuano a determinare l’automazione dei processi di gestione del contante e l’ampliamento dei servizi bancari self-service. La progressiva sostituzione dei tradizionali bancomat (ATM, semplici distributori automatici di contante) con ATM multifunzione, in particolare cash recycling machine (CRM) che consentono anche il deposito delle banconote, dovrebbe continuare nei prossimi anni, seguendo un trend sostenuto dalle innovazioni tecnologiche del settore. Le stime basate sull’indagine indicano che, attualmente, circa il 75 per cento di tutte le banconote in euro è prelevato dai clienti tramite servizi bancari self-service, mentre i depositi sono equamente divisi fra servizi assistiti allo sportello (over-the-counter, OTC) e servizi automatici non assistiti (cfr. grafico A).

Grafico A

Grado di automazione dei servizi di cassa presso gli istituti di credito

(valori percentuali)

Fonte: indagine del 2018 sugli istituti di credito condotta dalle BCN dell’Eurosistema.

Per ragioni di efficienza, gli enti creditizi analizzano attentamente la sostenibilità economica dell’ubicazione degli ATM e le macchine sottoutilizzate vengono spostate o dismesse. Altri fattori che portano al ridimensionamento della rete degli ATM includono, ad esempio, fusioni bancarie e modelli di cooperazione interbancaria che permettono ai clienti di usare gratuitamente ATM forniti da altri istituti. Attualmente si può osservare tale ridimensionamento nei Paesi Bassi, in Francia e in Portogallo. Di contro, le reti di ATM stanno crescendo in Italia, in Grecia e a Cipro. Il grafico B passa in rassegna i piani di medio periodo delle banche per la gestione della rete degli ATM, mettendo in evidenza come le attuali tendenze divergenti possano continuare anche negli anni a venire. Un modo efficiente di offrire piccole riserve di contante alla popolazione sono gli schemi di cashback in cui gli esercizi commerciali dispensano contante ai clienti contestualmente a pagamenti di beni o servizi tramite carta. Tali schemi sono attualmente operativi in 11 paesi dell’area dell’euro, anche se soltanto in misura molto limitata in alcuni di essi, e vengono considerati come un ulteriore servizio che gli esercenti possono offrire ai propri clienti.

Grafico B

Sviluppo pianificato delle reti di ATM da parte delle banche nell’area dell’euro

(percentuale delle banche)

Fonte: indagine del 2018 sugli istituti di credito condotta dalle BCN dell’Eurosistema.
Nota: il grafico mostra le risposte di 81 istituti in 17 paesi dell’area dell’euro (escluse Austria e Finlandia) alla domanda: “Attualmente quali progetti avete per la vostra rete di ATM in una prospettiva da cinque a sette anni?”

Il trasporto del contante fra esercizi commerciali, centri privati specializzati nel trattamento di banconote e BCN, nonché i processi interni di gestione del contante, sono in ampia misura esternalizzati a società di gestione professionale del contante, soprattutto per quanto riguarda le monete. Il grafico C fornisce un quadro dell’esternalizzazione delle principali attività di gestione del contante. Non si prevedono grandi cambiamenti nei prossimi anni, il che indica l’efficienza raggiunta dalle banche nell’organizzazione delle operazioni di gestione del contante.

Grafico C

Grado di esternalizzazione dei processi legati al contante da parte delle banche

(valori percentuali)

Fonte: indagine del 2018 sugli istituti di credito condotta dalle BCN dell’Eurosistema.
Nota: il grafico mostra le risposte di 85 istituti in 18 paesi dell’area dell’euro (esclusa l’Austria).

L’area della gestione delle monete presenta margini di miglioramento in termini di efficienza, poiché gli aspetti logistici sono considerati difficoltosi e il rendimento dei macchinari per il trattamento delle monete è stato valutato meno soddisfacente rispetto a quello delle apparecchiature per il trattamento delle banconote. Dal punto di vista degli enti creditizi, introdurre una maggiore flessibilità nei controlli obbligatori delle monete e interrompere l’uso di quelle da 1 e 2 centesimi sono strade percorribili per migliorare l’efficienza della gestione del contante. Gli enti creditizi hanno precisato che la distribuzione delle monete potrebbe inoltre migliorare se le BCN e le autorità emittenti adattassero le loro operazioni all’ingrosso ed erogassero maggiori servizi di cassa nei luoghi dove sono necessari agli esercizi commerciali.

Accettazione di pagamenti in contanti da parte degli esercizi commerciali

L’ampia varietà di esercizi commerciali ha reso difficile ottenere dall’indagine risultati qualitativi rappresentativi. Tuttavia essa fornisce una buona indicazione delle opinioni degli esercenti a livello dell’area dell’euro, poiché la platea degli intervistati comprende società di dimensioni e settori diversi. Nel complesso, gli esercenti giudicano l’affidabilità delle operazioni di pagamento e le preferenze di regolamento dei clienti come i criteri più rilevanti nella valutazione degli strumenti di pagamento. Sono risultati di secondaria importanza la velocità delle operazioni e i costi complessivi associati ai pagamenti, seguiti dagli aspetti relativi alla sicurezza. Secondo questi criteri, il contante ha ricevuto una valutazione positiva, soprattutto presso gli esercizi commerciali più piccoli, i cui costi interni di gestione del contante sono di solito inferiori rispetto alle tariffe legate ai pagamenti elettronici, e nei paesi in cui le tariffe imposte dalle banche per i servizi di cassa sono basse o assenti (cfr. grafico D).

Grafico D

Criteri impiegati dagli esercizi commerciali per l’accettazione di diversi metodi di pagamento

Fonte: indagine del 2018 sugli esercizi commerciali da parte delle BCN dell’Eurosistema.
Nota: il grafico mostra giudizi medi da 1 (miglior punteggio) a 5 (peggior punteggio).

Gli esercenti hanno suggerito diversi modi per rendere il ciclo del contante più efficiente, inclusa la riduzione delle spese bancarie sui versamenti di contante, l’accredito più rapido (istantaneo) dei versamenti in contante sui conti bancari e la maggiore distribuzione di banconote da 5 euro attraverso gli ATM, per ridurre la loro necessità di disporre di tagli più piccoli con cui dare il resto. Inoltre, gli esercenti hanno manifestato il desiderio di maggiore competizione nel settore commerciale del trattamento del contante. In alcuni Stati membri, gli esercenti hanno anche richiesto un maggiore coinvolgimento delle BCN nella distribuzione delle monete, compreso l’accesso diretto ai relativi servizi delle BCN. Infine l’abbandono delle monete da 1 e 2 centesimi di euro, coadiuvato da regole sull’arrotondamento dell’importo totale da pagare ai 5 centesimi più prossimi, è stato spesso proposto come misura per ridurre i costi.

I risultati dell’indagine indicano che la grande maggioranza degli istituti di credito continuerà a offrire una gamma adeguata di servizi di cassa, con un uso ampliato dei servizi bancari self-service. Tuttavia, poiché più di un terzo degli istituti di credito che hanno partecipato all’indagine ha intenzione di ridimensionare la propria rete di ATM, la BCE e le BCN dell’Eurosistema, in futuro, monitoreranno ancor più attentamente il ciclo del contante e i servizi di cassa delle banche. Nonostante i risultati dell’indagine non suscitino preoccupazioni circa l’accettazione del contante nel settore del commercio al dettaglio, nel panorama in evoluzione dei pagamenti è importante che il contante non risulti sfavorito, che rimanga uno strumento di pagamento ampiamente accettato e che il suo corso legale non sia compromesso.


6.2 La contraffazione delle banconote in euro è rimasta contenuta e ha registrato un ulteriore calo

Con circa 563.000 falsi ritirati dalla circolazione, nel 2018 il numero complessivo di banconote in euro contraffatte è ulteriormente diminuito. Tale andamento è dovuto a diversi fattori, tra cui le caratteristiche di sicurezza più avanzate nella nuova serie Europa, la cooperazione con le forze dell’ordine e l’impegno nella comunicazione e nella formazione a livello europeo e nazionale. Rispetto al numero di biglietti autentici in circolazione, la quota di falsi ha continuato a diminuire ed è molto contenuta. Il grafico 25 mostra l’andamento di lungo periodo del numero di falsi ritirati dalla circolazione. L’attività di contraffazione si concentra soprattutto sui tagli da 20 e 50 euro che, nel 2018, hanno rappresentato congiuntamente più dell’80 per cento di tutti i falsi sequestrati. La quota di biglietti da 20 euro falsi è diminuita ulteriormente nel 2018.

Grafico 25

Numero di banconote false per milione di banconote in euro autentiche in circolazione

(parti per milione)

Fonte: BCE.

La BCE raccomanda ai cittadini di continuare a prestare attenzione e utilizzare il metodo “tocca-guarda-muovi”

Nonostante il peggioramento della qualità dei falsi ritirati dalla circolazione, la BCE rinnova ai cittadini la raccomandazione di continuare a prestare attenzione ai rischi di frode, di utilizzare il metodo basato sulle tre parole chiave “tocca-guarda-muovi”, e di non affidarsi a una sola caratteristica di sicurezza. Inoltre, si organizzano con frequenza regolare corsi di formazione per i gestori professionali del contante, in Europa e altrove, e viene divulgato materiale informativo aggiornato a sostegno della lotta alla contraffazione condotta dall’Eurosistema. La BCE collabora inoltre con l’Europol, l’Interpol e la Commissione europea nel perseguimento di tale obiettivo.


6.3 Presentate le banconote da 100 e 200 euro con caratteristiche di sicurezza più avanzate

Il 17 settembre 2018 sono state presentate le nuove banconote da 100 e 200 euro con caratteristiche di sicurezza ancora più avanzate. Dopo le banconote da 5, 10, 20 e 50 euro, il 28 maggio 2019 entreranno in circolazione gli ultimi due tagli della serie Europa, da 100 e 200 euro. Ciò segna il completamento di diversi anni di preparazione e cooperazione all’interno dell’Eurosistema.

La seconda serie di banconote in euro è completa

Il Consiglio direttivo della BCE ha deciso di escludere la banconota da 500 euro dalla serie Europa, tenendo conto dei timori circa la possibilità che tale banconota possa agevolare le attività illecite. In considerazione del ruolo dell’euro sulla scena internazionale e dell’ampia fiducia di cui godono le banconote in euro, il biglietto da 500 euro continuerà ad avere corso legale e potrà quindi essere utilizzato come mezzo di pagamento e riserva di valore. Le banconote in euro manterranno sempre il loro valore e potranno essere cambiate senza limiti di tempo presso le BCN dell’area.

La BCE e le BCN dell’area dell’euro hanno portato avanti una campagna di informazione per preparare il pubblico e i gestori professionali del contante all’introduzione delle nuove banconote da 100 e 200 euro. Come per gli altri tagli, il metodo “tocca-guarda-muovi” consente di controllare con facilità le nuove banconote di taglio elevato, che tuttavia sono dotate anche di nuove e sofisticate caratteristiche di sicurezza. In termini di valore, la banconota da 100 euro è il secondo taglio più usato dopo quello da 50 euro, mentre in termini di numero di banconote in circolazione si classifica terza, dopo quelle da 50 e 20 euro e prima di quelle da 5 e 10 euro. L’Eurosistema sta offrendo assistenza a produttori e proprietari di apparecchiature di trattamento del contante e dispositivi di autenticazione nella preparazione all’introduzione delle nuove banconote. Nell’ambito di tale assistenza sono previste l’agevolazione dei test sulle apparecchiature, la possibilità di prendere in prestito dalle BCN banconote della serie Europa non ancora in circolazione e la pubblicazione di una lista di strumenti per il trattamento del contante che hanno dimostrato la propria efficacia nel trattamento delle nuove banconote della serie Europa.


7 Statistiche

La BCE, assistita dalle BCN e, per i compiti inerenti il Meccanismo di vigilanza unico (MVU), dalle ANC, sviluppa, raccoglie, redige e pubblica un ampio insieme di statistiche a supporto della politica monetaria dell’area dell’euro, delle funzioni di vigilanza della BCE, della stabilità finanziaria e di vari altri compiti del SEBC, nonché delle funzioni del CERS. Tali statistiche sono utilizzate anche da autorità pubbliche, operatori dei mercati finanziari, mezzi di informazione e altri fruitori, e contribuiscono a conseguire l’obiettivo di trasparenza della BCE. Il SEBC ha ulteriormente sviluppato la collaborazione con il Sistema statistico europeo, in particolare per quanto riguarda gli approfondimenti e le iniziative volte a misurare il grado di globalizzazione e l’attività delle multinazionali. Nel 2018 la produzione periodica di statistiche relative all’area dell’euro da parte del SEBC ha continuato a svolgersi in maniera ordinata e tempestiva. Inoltre, il SEBC ha avviato importanti iniziative per soddisfare i nuovi requisiti che impongono la raccolta di dati di elevata qualità e maggiormente disaggregati a livello di singolo paese, settore e strumento.


7.1 Statistiche nuove e più esaustive per l’area dell’euro

Vi è una chiara tendenza alla disaggregazione dei dati per consentire un’analisi rapida e flessibile

La strategia adottata dal SEBC e dal Comitato per le statistiche relativamente alla raccolta di dati da parte delle banche è volta a standardizzare e integrare, per quanto possibile, gli attuali quadri di riferimento in materia di statistiche del SEBC fra diversi ambiti e paesi. Tale strategia si baserà su concetti, definizioni e requisiti chiari e armonizzati, nonché su azioni atte a favorire la standardizzazione dei dati, che dovrebbe agevolare l’elaborazione automatica e il miglioramento della qualità dei dati stessi. Un altro aspetto importante di questa strategia è la transizione verso una raccolta di dati più granulare, che consente di rispettare in maniera più flessibile e tempestiva i nuovi obblighi in materia, riducendo la necessità di ricorrere a richieste ad hoc. I principali obiettivi di tale strategia consistono nell’incrementare l’efficienza delle segnalazioni e nel ridurre gli oneri a carico delle banche.

Un elemento di tale approccio strategico, il quadro di riferimento integrato del SEBC per le segnalazioni (ESCB Integrated Reporting Framework, IReF), mira a integrare gli obblighi di segnalazione statistica delle banche in un unico corpus che soddisfi tutte le esigenze e i parametri del SEBC in materia di dati. L’IReF comprenderebbe anche le regole di trasformazione necessarie per produrre, a partire dal corpus unico integrato, gli aggregati monetari e finanziari che servono per ottemperare a obblighi specifici. Un altro elemento, il dizionario per le segnalazioni integrate delle banche (Banks’ Integrated Reporting Dictionary, BIRD), è uno strumento per l’inserimento di dati volto ad assistere i responsabili delle segnalazioni nell’organizzare in maniera efficiente le informazioni archiviate nei loro sistemi interni. Esso verrebbe integrato dalle regole di trasformazione applicate dalle banche per ottemperare ai loro obblighi di segnalazione. Una volta istituito l’IReF, le banche saranno in grado di riutilizzare la stessa serie di regole di trasformazione in tutti i paesi dell’area dell’euro. L’approccio che il SEBC adotta nella collaborazione con il settore bancario è descritto nel riquadro 7.

Riquadro 7
Un approccio collaborativo alle statistiche del SEBC

I responsabili del processo decisionale all’interno del SEBC necessitano di statistiche di elevata qualità da utilizzare ai fini della politica monetaria, della supervisione macroprudenziale e della vigilanza microprudenziale. Gran parte di queste statistiche sono fornite dal settore bancario; per far sì che i dati segnalati al SEBC siano caratterizzati da un’elevata qualità è quindi importante che le banche siano ben consapevoli dei loro obblighi di segnalazione.

Inoltre la qualità dei dati migliorerà se gli obblighi di segnalazione saranno armonizzati e se si eviteranno le duplicazioni. Sulla scorta di queste considerazioni, il Comitato per le statistiche del SEBC ha deciso di istituire un dialogo con il settore bancario per scambiare opinioni su iniziative nuove e in corso su questo tema. Le riunioni del Dialogo con il settore bancario sulle statistiche del SEBC si svolgeranno presso la BCE, in genere una volta l’anno. La prima si è svolta il 16 marzo 2018 e, in ottemperanza alle linee guida in materia di trasparenza, l’agenda, la sintesi e le diapositive delle presentazioni sono disponibili sul sito Internet della BCE.

Durante la riunione i partecipanti hanno dapprima avuto uno scambio di opinioni sulle prospettive di medio termine per l’armonizzazione degli obblighi di segnalazione attraverso il quadro di riferimento integrato per le segnalazioni (Integrated Reporting Framework, IReF). I rappresentanti del settore bancario hanno espresso il proprio sostegno all’IReF e hanno manifestato la loro volontà di armonizzare gli obblighi di segnalazione non soltanto in relazione alle statistiche del SEBC, ma anche in relazione ai dati raccolti per fini di vigilanza o per ottemperare a specifici requisiti nazionali o non previsti dal SEBC. Il settore bancario ha altresì manifestato il suo sostegno a favore del dizionario per le segnalazioni integrate delle banche (Banks’ Integrated Reporting Dictionary, BIRD), che descrive i dati da estrarre dai sistemi informatici interni delle banche allo scopo di elaborare le relazioni richieste dal SEBC, nonché gli obblighi segnaletici di vigilanza. Ciò contribuisce a migliorare la qualità dei dati segnalati. Il SEBC ha incoraggiato più banche commerciali ad aderire all’iniziativa BIRD al fine di garantire progressi costanti. Sul sito Internet Statistiche dell’area dell’euro la BCE ha anche creato uno “Spazio banche”, dove vengono pubblicate statistiche per il settore bancario in una modalità facilmente scaricabile.

Dalla prima riunione, il settore bancario e il SEBC hanno proseguito questo continuo scambio di opinioni, a seguito del quale la Federazione bancaria europea ha recentemente pubblicato dei principi per le segnalazioni integrate, nei quali viene ribadito il sostegno all’IReF e al BIRD.

In linea con l’attuazione di questa strategia, nel 2018 la Direzione generale statistiche della BCE ha fornito corpose serie di dati disaggregati per consentire un’analisi a criteri multipli flessibile e approfondita. Un esempio rilevante è la raccolta di dati disaggregati sul credito e sul rischio di credito nell’ambito di AnaCredit, avviata nel 2018. AnaCredit è un’iniziativa volta a raccogliere informazioni dettagliate, armonizzate e tempestive sui singoli prestiti concessi dagli istituti di credito alle persone giuridiche, al fine di renderle disponibili agli utenti nel rispetto delle norme di riservatezza vigenti. Questa base dati consente di derivare infinite combinazioni di dati disaggregati, garantendo una maggiore flessibilità dell’attività di analisi svolta dalle diverse funzioni istituzionali del SEBC e dalla vigilanza bancaria e incrementando il valore di tale attività, oltre a consentire un confronto con le statistiche aggregate nell’ambito del controllo di qualità dei dati. Si prevede che, quando tutte le BCN dell’area dell’euro avranno avviato l’insieme delle segnalazioni nell’ambito di AnaCredit, verranno raccolti dati su circa 50 milioni di strumenti ogni mese.

Vi sono stati significativi progressi anche nell’ambito del Gruppo sulle statistiche relative alle disponibilità in titoli (Securities Holdings Statistics Group, SHSG). Si tratta di una base dati contraddistinta da un elevato livello di disaggregazione; i dati possono addirittura essere scomposti a livello di singoli membri di un insieme definito di gruppi bancari (investitori) e a livello di titoli (consistenze). Tra le altre cose, ciò consente di identificare in maniera adeguata e flessibile i rischi e gli effetti di propagazione sui mercati finanziari. La raccolta di dati sui singoli titoli detenuti dai singoli gruppi bancari è stata ampliata al fine di comprendere più gruppi bancari e più variabili qualitative. Dal terzo trimestre del 2018 queste segnalazioni più dettagliate interessano tutti i gruppi bancari direttamente vigilati dalla BCE. Le nuove variabili qualitative, inoltre, sono riportate in maniera coerente secondo le modalità con cui è stato concepito AnaCredit, in modo che i dati su prestiti e titoli possano essere abbinati e analizzati congiuntamente in maniera armonizzata. I dati disaggregati sia di AnaCredit che dell’SHS si basano su un sistema di registri che contengono informazioni complete, accurate e aggiornate relative a soggetti istituzionali (Register of Institutions and Affiliates Database, RIAD) e a strumenti finanziari (Centralised Securities Database, CSDB). Entrambi gli archivi sono stati potenziati in maniera significativa nel corso del 2018.

Analogamente, nel corso dello scorso anno la capacità del registro RIAD del SEBC, una base dati condivisa contenente dati su persone giuridiche e altre unità istituzionali rilevanti ai fini statistici, è stata ampliata, come previsto, per rafforzare il supporto fornito ai processi operativi interni all’Eurosistema e alle funzioni svolte da SEBC e MVU. A giugno 2018, inoltre, la BCE ha pubblicato l’indirizzo concernente il RIAD (Indirizzo BCE/2018/16), che migliora il coordinamento dei compiti che le BCN svolgono in materia di trasmissione di dati al RIAD. Nel 2018 la BCE ha avviato un processo di modifica del Regolamento relativo alle statistiche sui mercati monetari (Money Market Statistical Reporting, Regolamento BCE/2014/48). In virtù di tali modifiche, nell’ambito di applicazione del regolamento, rientreranno le transazioni con tutte le controparti finanziarie, verrà rafforzato l’utilizzo del sistema mondiale di identificazione delle persone giuridiche (Legal Entity Identifier, LEI) e saranno resi più rigorosi gli obblighi a carico degli soggetti segnalanti per soddisfare gli elevati standard mirati a tutelare l’integrità delle informazioni. A seguito di due consultazioni pubbliche, il 28 giugno 2018 la BCE ha reso nota la metodologia per il calcolo del tasso a breve termine in euro (euro short‑term rate, €STR) (cfr. sezione 5.1). La pubblicazione dell’€STR inizierà a ottobre 2019. Nel frattempo la BCE ha iniziato a pubblicare dati (definiti pre‑€STR) che possono essere utilizzati dagli operatori di mercato per valutare l’adeguatezza del nuovo tasso in anticipo rispetto alla sua pubblicazione e adeguare i loro processi e le loro procedure al fine di garantire una transizione senza soluzioni di continuità. I dati pre‑€STR includono le serie storiche giornaliere dal 15 marzo 2017 in poi.

Per risultare sempre adeguate allo scopo le statistiche macro sono in continua evoluzione

Per risultare sempre adeguate allo scopo e soddisfare le esigenze degli utenti in un mondo in costante cambiamento, anche le statistiche macroeconomiche della BCE sono in continua evoluzione. Il 17 febbraio 2018 è stato pubblicato un nuovo regolamento BCE sugli obblighi di segnalazione statistica dei fondi pensione (Regolamento BCE/2018/2), che ha lo scopo di accrescere la trasparenza e migliorare la comparabilità dei dati in questo comparto del settore finanziario in rapida crescita. Il regolamento porrà rimedio alle carenze esistenti in relazione alle statistiche sui fondi pensione pubblicate trimestralmente da giugno 2011, attualmente non armonizzate e incomplete; in particolare esso ovvierà alla limitata diffusione dei dati sulle transazioni dovuta alla scarsa qualità di questi ultimi.

L’Indirizzo BCE relativo alle statistiche monetarie e finanziarie (Indirizzo BCE/2018/17) è stato modificato nel 2018. Attualmente prevede la trasmissione di ulteriori dati alla BCE nella misura in cui essi sono disponibili presso le BCN. Essi comprendono: dati mensili sulle rettifiche relative ai prestiti alle istituzioni finanziarie monetarie (IFM) al fine di tener conto delle attività legate a cessioni, cartolarizzazioni, notional cash pooling e posizioni delle IFM nei confronti del Comitato di risoluzione unico; una scomposizione del capitale e delle riserve in sotto‑categorie; dati che identificano gli organismi di investimento collettivo in valori mobiliari nell’ambito delle statistiche sui fondi di investimento.

Anche l’indirizzo della BCE sulle statistiche esterne (Indirizzo BCE/2018/19) è stato modificato al fine di tener conto dei nuovi requisiti analitici nel settore della politica monetaria e della stabilità finanziaria, fra cui il sostegno all’ulteriore integrazione tra le statistiche trimestrali relative alla bilancia dei pagamenti, alla posizione patrimoniale sull’estero e ai conti nazionali (anche settoriali). Le principali modifiche comporteranno un maggior grado di dettaglio a livello settoriale e geografico. I dati saranno trasmessi a partire da marzo 2021.

Le basi di dati granulari recentemente sviluppate possono fornire grandi vantaggi sotto diversi profili ai fini delle statistiche macroeconomiche. Il collegamento tra dati macro e dati disaggregati può accrescere la qualità delle statistiche, offrire nuove forme di produzione di queste ultime e migliorarne la flessibilità analitica. In tale contesto la BCE ha portato avanti questo progetto collegando dati micro (indagine sui bilanci e sui consumi delle famiglie) e dati macro (conti settoriali) sulle attività e passività delle famiglie allo scopo di elaborare informazioni macroeconomiche sulla distribuzione della ricchezza e dell’indebitamento delle famiglie, fornendo nuove e preziose indicazioni per l’analisi economica.

L’analisi congiunta di dati micro near‑time integrati fra diversi segmenti di mercato apre la strada all’analisi in near‑time di comportamenti di mercato più complessi, imprevisti e in rapida evoluzione. Per agevolare tali progressi, la BCE ha intensificato l’impegno e rafforzato la leadership nelle iniziative volte alla standardizzazione dei dati a livello mondiale, quali ad esempio il sistema mondiale di identificazione delle persone giuridiche (Global Legal Entity Identifier System), attualmente operativo ma che necessita di un potenziamento al fine di garantire una piena copertura, e lo sviluppo di standard ISO. Infine, le iniziative in corso per la standardizzazione dei dati nei mercati miglioreranno la qualità del corpus di informazioni raccolte, riducendo costi e rischi operativi per tutti.


7.2 Maggiore trasparenza e migliore comunicazione

Nel 2018 la BCE, proseguendo nell’attività volta ad accrescere la propria trasparenza, ha reso le statistiche più accessibili, facilmente fruibili e interattive a beneficio degli utenti professionali e della collettività. In linea con l’iniziativa di dare la precedenza ai dispositivi mobili, la BCE ha modificato il formato dei comunicati stampa statistici per adeguarlo al web e facilitare l’accesso alle statistiche e la loro condivisione sui social media. Mentre lo Statistical Data Warehouse, il principale strumento attraverso il quale vengono rese disponibili le statistiche della BCE, è stato migliorato, sul sito Internet “Le nostre statistiche” sono state pubblicate nuove visualizzazioni grafiche a carattere statistico relative all’area dell’euro e dati statistici nazionali comparabili, corredati da brevi spiegazioni. Gli utenti professionali, come i giornalisti, possono riutilizzare questi elementi grafici nelle loro pubblicazioni o sui propri siti Internet nella lingua dell’UE di loro preferenza.

Anche le statistiche bancarie di vigilanza hanno subito un’evoluzione in risposta ai cambiamenti del mercato e dell’ambiente normativo e all’esigenza di far fronte alle richieste e alle osservazioni ricevute dagli utenti. La BCE raccoglie e pubblica trimestralmente statistiche bancarie di vigilanza sulle istituzioni da essa direttamente vigilate. Tali dati comprendono informazioni in materia di composizione dei bilanci, redditività, adeguatezza patrimoniale, leva finanziaria, finanziamento e liquidità. A partire dal terzo trimestre del 2018, la copertura è stata estesa al fine di comprendere le esposizioni nei confronti delle amministrazioni pubbliche, la composizione delle attività in base alla gerarchia del fair value e i parametri in materia di rischio di credito basati su valutazioni interne. Inoltre, nel 2018 la BCE ha pubblicato per la prima volta informazioni individuali nell’ambito del terzo pilastro sulle attività ponderate per il rischio per tipo di rischio e per metodo computazionale in relazione agli istituti di rilevanza sistemica a livello globale (Global Systemically Important Institutions, G‑SII) e ad altri (75) istituti di rilevanza sistemica (Other Systemically Important Institutions, O‑SII), oltre a tre coefficienti di solvibilità e di leva finanziaria in relazione a 118 istituti significativi. Il nuovo livello di trasparenza consente ai soggetti coinvolti di effettuare raffronti significativi tra metriche prudenziali differenti. Nel 2018 la BCE ha migliorato la propria comunicazione con il settore bancario in merito ai processi sulla qualità dei dati riferiti alle informazioni di vigilanza. Esponenti dei settore bancario sono stati invitati a partecipare al dibattito sull’introduzione di ulteriori controlli di qualità per i dati dell’MVU. In un’ottica di trasparenza, un primo elenco di questi controlli è stato pubblicato sui siti Internet della BCE e delle ANC.

La BCE ha anche partecipato all’organizzazione della conferenza semestrale sulle statistiche europee (Conference of European Statistics Stakeholders 2018) che si è tenuta a Bamberga, in Germania. La conferenza ha rappresentato un’occasione di scambio e discussione sulle metodologie statistiche fra tutti i soggetti coinvolti nell’elaborazione di statistiche a livello europeo, quali esponenti del mondo scientifico e accademico, enti che producono dati statistici e associazioni di categoria. La BCE ha anche celebrato i primi venti anni delle statistiche del SEBC con una conferenza dal titolo “Ninth ECB Statistics Conference – 20 years of ESCB statistics: What’s next?” (cfr. riquadro 8).

Riquadro 8
Venti anni di statistiche del SEBC: i prossimi passi

La funzione statistica del SEBC si è evoluta significativamente negli ultimi 20 anni. La cronologia evidenzia alcune tappe principali di tale evoluzione, ad esempio l’ampliamento delle funzioni e dei compiti della BCE, con l’istituzione del CERS nel 2010 e dell’MVU nel 2013. Fra gli altri sviluppi significativi vanno annoverati il susseguirsi degli allargamenti dell’area dell’euro, la transizione dalla compilazione di dati aggregati alla fornitura di informazioni distribuzionali, le raccolte di dati multifunzionali e aggregati e un’infrastruttura statistica in rapida evoluzione (banche dati e standard di riferimento) capace di consentire l’integrazione dei dati.

Esistono tuttavia tre principi guida che non sono cambiati negli anni e che resteranno fondamentali in futuro.

Innanzitutto è necessario che i dati siano caratterizzati da un’elevata qualità. Le decisioni programmatiche vengono adottate sulla base delle evidenze statistiche e la BCE prosegue il suo impegno a favore del mantenimento della fiducia del pubblico nei dati statistici, nelle istituzioni e nelle decisioni basate su statistiche documentate.

In secondo luogo, la collaborazione è un elemento chiave in questo percorso e resterà tale in futuro. La cooperazione, a livello interno nell’ambito dell’Eurosistema e dell’MVU, a livello esterno con il settore bancario e il Sistema statistico europeo, come pure a livello internazionale, è indispensabile per raggiungere gli obiettivi della BCE.

In terzo luogo, le statistiche del SEBC devono essere rilevanti. In passato il SEBC ha dovuto tenere il passo con i tempi e dovrà continuare a farlo in futuro, in un mondo in ancor più rapida evoluzione. Le nuove tecnologie contribuiranno a diffondere e ad accrescere l’utilizzo di quantità significative di dati. Crescerà la disponibilità di dati su vasta scala e la professione statistica beneficerà dei nuovi sviluppi nel campo della scienza dei dati, dell’apprendimento automatico e dell’intelligenza artificiale.

L’obiettivo strategico futuro consiste nell’integrare varie fonti di dati al fine di disporre di un quadro completo e coerente del sistema finanziario. Ciò richiederà uno sforzo di standardizzazione su scala europea e globale che la BCE continuerà a promuovere negli anni a venire. A questo proposito, la recente adesione della BCE all’International Network for Exchanging Experience on Statistical Handling of Granular Data (INEXDA) faciliterà lo scambio di buone prassi con altre banche centrali e organizzazioni internazionali e la gestione delle sfide future in tema di gestione di dati micro.

Infine, con l’aumento della complessità delle statistiche finanziarie, la comunicazione con il pubblico diventerà sempre più importante (cfr. sezione 7.2).

La BCE ha anche celebrato i primi venti anni delle statistiche del SEBC con una conferenza dal titolo “Ninth ECB Statistics Conference – 20 years of ESCB statistics: What’s next?” svoltasi a Francoforte l’11 luglio 2018. Statistici, responsabili delle politiche ed esponenti accademici hanno discusso, in questa occasione, di come si sia ampliato l’ambito di lavoro nel corso del tempo, esprimendo il loro punto di vista sul futuro delle statistiche del SEBC.


8 Priorità di ricerca della BCE

Le priorità di ricerca della BCE sono riesaminate e modificate periodicamente, con l’obiettivo di fornire solide basi analitiche per rispondere alle sfide affrontate dai responsabili delle politiche dell’istituto. La collaborazione all’interno del SEBC è sostenuta dalle attività svolte da tre nuclei e due reti di ricerca. In un contesto caratterizzato da tassi di riferimento negativi, la trasmissione delle misure non convenzionali di politica monetaria e l’interazione fra la politica monetaria, la stabilità finanziaria e i settori reali dell’economia sono rimasti al centro delle priorità di ricerca per il 2018. Gli studi hanno valutato gli effetti delle misure non convenzionali nel controbilanciare le conseguenze economiche di shock finanziari avversi, riducendo l’incertezza del mercato e migliorando l’accesso al finanziamento bancario per le piccole e medie imprese. Una volta predisposto il quadro di riferimento per la politica macroprudenziale, è stata istituita una nuova task force di ricerca per studiare l’interazione fra la politica monetaria e quella macroprudenziale e il loro coordinamento ottimale. Altre priorità sono state il ruolo svolto dai fattori finanziari nel comportamento di famiglie e imprese dell’area dell’euro, gli andamenti del processo di formazione di prezzi e dei salari e la definizione di assetti istituzionali e di policy che rafforzino la UEM. Al ruolo svolto dalle tensioni finanziarie nella propagazione della politica monetaria e degli shock economici è riservato uno spazio rilevante in una nuova versione del modello Area‑Wide della BCE e nelle successive evoluzioni dei modelli multi-paese usati per previsioni e analisi sulla politica monetaria[53].


8.1 Le attività dei nuclei di ricerca del SEBC e il progetto PRISMA

Per migliorare ulteriormente la collaborazione fra i ricercatori, i direttori dei Dipartimenti di ricerca del SEBC hanno deciso di avviare tre nuclei di ricerca nel 2016, con l’obiettivo di coordinare le ricerche in settori ad alta priorità attraverso workshop e progetti di ricerca congiunti (cfr. figura 2).

Figura 2

Nuclei di ricerca del SEBC

Fonte: BCE.
Nota: struttura dei nuclei di ricerca del SEBC secondo quanto deciso dai direttori dei Dipartimenti di ricerca del SEBC nel 2016.

Il coordinamento delle attività di ricerca è stato rafforzato dall’attività di tre nuclei di ricerca SEBC

Nel 2018 i nuclei di ricerca hanno organizzato una serie di workshop, in cui i ricercatori hanno affrontato questioni come la formulazione ottimale della politica monetaria in condizioni di incertezza, le imperfezioni del mercato finanziario e le ripercussioni internazionali. Per quanto riguarda la stabilità finanziaria, in uno dei workshop sono state discusse le implicazioni dei requisiti patrimoniali e di liquidità per il comportamento delle banche e per i mercati monetari. Un altro filone di ricerca si è concentrato sulle determinanti microeconomiche della crescita della produttività, in particolare il ruolo delle tensioni finanziarie, delle distorsioni nell’allocazione del credito e dell’organizzazione della produzione. I risultati preliminari hanno evidenziato l’importanza di considerare il ruolo delle piccole imprese al fine di comprendere i modelli della crescita aggregata della produttività.

L’HFCN ha continuato a lavorare alla terza edizione della sua indagine

Tra le reti di ricerca dell’Eurosistema/SEBC, la rete Household Finance and Consumption Network (HFCN) ha proseguito il lavoro sulla terza edizione dell’indagine sui bilanci e sui consumi delle famiglie (Household Finance and Consumption Survey), i cui risultati saranno pubblicati nel 2019. La rete HFCN ha, tra le altre cose, studiato le implicazioni dell’eterogeneità delle famiglie ai fini della trasmissione della politica monetaria. Ad esempio, i ricercatori dell’HFCN hanno quantificato in che misura la politica monetaria influisca sui consumi delle singole famiglie a seconda del loro inquadramento lavorativo e della struttura del loro portafoglio. La conclusione secondo cui essa influisce in maniera sproporzionata sull’occupazione nelle fasce più basse della distribuzione del reddito indica che la politica monetaria espansiva nell’area dell’euro ha portato a una riduzione delle diseguaglianze di redditi e consumi. La rete ha svolto maggiori approfondimenti anche su temi quali gli effetti dell’incertezza sulle decisioni delle famiglie, la fragilità finanziaria delle famiglie e la misurazione della estremità superiore della distribuzione della ricchezza. L’indagine, inoltre, è stata ampiamente utilizzata anche da ricercatori esterni.

È stata predisposta una nuova rete di ricerca per studiare le modalità di determinazione dei prezzi nel settore del commercio al dettaglio, con l’utilizzo di dati micro

PRISMA (price‑setting micro data analysis), una nuova rete di ricerca del SEBC creata nel 2018 sulla base di un mandato attribuitole dal Consiglio direttivo, studierà le modalità di definizione dei prezzi delle singole imprese e del settore del commercio al dettaglio usando serie di dati micro sui prezzi. La ricerca si occuperà del rapporto fra determinazione dei prezzi e dinamiche aggregate dell’inflazione. In particolare, si valuterà se le modalità di definizione dei prezzi siano cambiate durante il periodo di bassa inflazione e siano state influenzate dall’orientamento monetario, dallo stato del ciclo economico e dalla tipologia di shock aggregati che hanno influenzato l’economia.

Una volta predisposto il quadro di riferimento per la politica macroprudenziale, è stata istituita una nuova task force di ricerca per studiare l’interazione fra la politica monetaria e quella macroprudenziale. La task force ha come primo ambito di analisi i vari effetti di propagazione tra le due politiche, come, ad esempio, le ripercussioni della politica monetaria sulla stabilità finanziaria e gli effetti delle misure macroprudenziali sull’economia reale. Sulla base poi di questi effetti di propagazione, il secondo ambito di ricerca è quello del coordinamento ottimale fra le due politiche.


8.2 Conferenze e pubblicazioni

Il Forum di Sintra e l’ARC hanno contribuito a mantenere vivo il dialogo con il mondo accademico e con le istituzioni pubbliche

Per accrescere le occasioni di dialogo con economisti del mondo accademico e di altre istituzioni pubbliche, nel 2018 la BCE ha organizzato numerosi eventi dedicati alla ricerca di alto livello, incluso l’ECB Forum on Central Banking a Sintra e la seconda edizione dell’Annual Research Conference (ARC). La precedente edizione si era concentrata sulle origini e sulle implicazioni delle dinamiche di bassa inflazione che hanno caratterizzato i periodi di ripresa post‑crisi in molte economie avanzate, incluso il processo di formazione di prezzi e salari e il ruolo delle aspettative di inflazione. L’ARC del 2018 ha presentato ricerche innovative su argomenti quali il ruolo dei mercati delle attività nella segnalazione delle politiche monetarie, i mercati dei mutui ipotecari, l’evoluzione della competitività nei mercati finanziari e dei beni e la globalizzazione. Altre importanti conferenze sono state dedicate alle riforme strutturali nell’area dell’euro, al commercio mondiale, alla digitalizzazione dei mercati del lavoro e alle politiche monetarie e macroprudenziali[54].

Molti lavori di ricerca della BCE sono stati pubblicati su riviste scientifiche e documenti di ricerca

Molti studi svolti dalla BCE sono confluiti nella pubblicazione di testi su riviste scientifiche e documenti di ricerca. Nel corso del 2018 sono stati pubblicati, nella Working Paper Series della BCE, 98 lavori di ricerca elaborati dagli esperti della BCE. Inoltre, una serie di studi analitici maggiormente orientati alle questioni di policy sono stati pubblicati nelle collane Occasional Paper, Statistics Paper e Discussion Paper della BCE. Questo corpus di lavori di elevata qualità ha consentito una migliore comunicazione dei risultati delle ricerche svolte presso la BCE a un pubblico più ampio, con ben 12 articoli pubblicati nel 2018 nel Research Bulletin della BCE[55].


9 Attività e obblighi giuridici

Il presente capitolo esamina la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea riguardante la BCE, passa in rassegna i pareri espressi dalla BCE e i casi di inottemperanza all’obbligo di consultazione della BCE su progetti legislativi che rientrano nelle sue competenze, dà conto dell’attività svolta dalla BCE nella vigilanza sul rispetto del divieto di finanziamento monetario e di accesso privilegiato.


9.1 Giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea riguardante la BCE

Il Tribunale dell’UE ha respinto l’azione legale per danni intentata contro la BCE in merito alla ristrutturazione del debito della Grecia nel 2012

Nel marzo del 2018 il Tribunale dell’Unione europea (il “Tribunale”) ha respinto l’azione legale per danni promossa da un’associazione di pensionati di diritto privato (ESTAMEDE) contro la BCE nella causa T‑124/17. I membri di ESTAMEDE sono i beneficiari del Fondo pensione greco per ingegneri e imprenditori di lavori pubblici. Il risarcimento danni richiesto era connesso alla riduzione di valore di alcuni titoli di Stato greci nel contesto di una parziale ristrutturazione del debito sovrano della Grecia nel 2012, che avrebbe dato origine a perdite sopportate dal fondo pensione e dai suoi beneficiari, e non dall’associazione. Nel ricorso si attribuivano alla BCE diverse violazioni di norme e principi dell’Unione europea, fra cui alcuni diritti fondamentali tutelati dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, come il diritto di proprietà. Il Tribunale ha emesso un’ordinanza in cui, senza entrare nel merito della controversia, respingeva l’azione legale per danni in quanto manifestamente inammissibile ed escludeva di conseguenza qualsiasi responsabilità a carico della BCE per i danni oggetto della richiesta. Il Tribunale ha ritenuto che il ricorrente fosse privo di interesse ad agire dinanzi al Tribunale stesso e ha altresì stabilito che il ricorso non rispettava i requisiti formali di ammissibilità.

Il Tribunale ha respinto l’azione legale per danni intentata contro la BCE in merito alle misure di risoluzione a Cipro nel 2013

Nel luglio del 2018 il Tribunale ha altresì respinto l’azione legale per danni contro la BCE avviata, fra gli altri, da alcuni depositanti, azionisti e obbligazionisti di banche cipriote che erano state interessate dalle misure di risoluzione del 2013 (cause T‑680/13 e T‑786/14). Le sentenze fanno seguito alle decisioni della Corte di giustizia dell’Unione europea (la “Corte di giustizia”) del 2016 relative a due ricorsi (il caso Mallis[56] e il caso Ledra[57]) che riguardavano controversie simili. Secondo i ricorrenti tali misure di risoluzione rappresentavano un’imposizione della BCE e delle altre istituzioni convenute, resa possibile, fra l’altro, dalla loro partecipazione alle riunioni dell’Eurogruppo, nonché dal ruolo che esse hanno svolto con riguardo alla negoziazione e all’adozione del protocollo di intesa con Cipro e alla decisione del Consiglio direttivo della BCE sull’erogazione di liquidità di emergenza. Il Tribunale ha ritenuto che la BCE e gli altri convenuti non avessero violato né il diritto di proprietà, né il principio di tutela delle legittime aspettative, né tantomeno quello di parità di trattamento. In entrambi i casi è stato presentato appello presso la Corte di giustizia.

La Corte di giustizia ha stabilito che l’esame delle questioni oggetto di pronuncia pregiudiziale non abbia fatto emergere alcun elemento tale da inficiare la validità del PSPP

Nel dicembre del 2018 la Corte di giustizia ha ritenuto che l’esame delle questioni oggetto di pronuncia pregiudiziale proposta dal Bundesverfassungsgericht (Corte costituzionale federale tedesca) nella causa C‑493/17 (Weiss) non abbia fatto emergere alcun elemento idoneo a inficiare la validità del programma di acquisto di attività del settore pubblico sui mercati secondari (Public Sector Purchase Programme, PSPP) della BCE. In primo luogo, il PSPP rientra nell’ambito della politica monetaria e osserva il principio di proporzionalità. L’obiettivo specifico del PSPP può essere direttamente collegato all’obiettivo primario della politica monetaria dell’Unione, che si traduce in termini quantitativi nel mantenimento dei tassi di inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2 per cento nel medio termine. Tale obiettivo non appare viziato da un errore manifesto di valutazione e non sembra oltrepassare i limiti stabiliti dai Trattati. Inoltre, la BCE ha bilanciato i vari interessi in rilievo, al fine di scongiurare il verificarsi in concreto, nell’attuazione del programma, di svantaggi manifestamente sproporzionati rispetto all’obiettivo del PSPP. In ragione dei potenziali rischi ai quali il considerevole volume di attivi acquistati nell’ambito del PSPP potrebbe esporre le BCN, la BCE ha deciso di non adottare una regola generale sulla ripartizione delle perdite. In secondo luogo, il PSPP non è in conflitto con il divieto di finanziamento monetario. Il fatto che il PSPP renda possibile, a livello macroeconomico, la previsione per cui un volume cospicuo di obbligazioni verrà acquistato sui mercati secondari non fornisce alcuna certezza a un singolo operatore privato di poter, nei fatti, agire in veste di intermediario dell’Eurosistema per l’acquisto diretto di obbligazioni da autorità pubbliche o enti degli Stati membri. Inoltre, la prevedibilità a livello macroeconomico non diminuisce l’impegno degli Stati membri di perseguire una solida politica di bilancio, data la natura temporanea e contingente del programma stesso e dato il sistema di tutele che limita gli effetti del PSPP su quell’impegno. La Corte di giustizia ha anche affermato che il divieto di finanziamento monetario non è incompatibile con la detenzione di obbligazioni fino a scadenza, né con l’acquisto di obbligazioni con un rendimento a scadenza negativo. Sulla base di tale pronuncia pregiudiziale, la Corte costituzionale federale tedesca deciderà in merito ai ricorsi costituzionali che indirettamente contestano il PSPP.


9.2 Pareri della BCE e casi di inottemperanza

L’articolo 127, paragrafo 4, e l’articolo 282, paragrafo 5, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea dispongono che la BCE sia consultata in merito a qualsiasi proposta legislativa dell’UE o progetto di legge nazionale che rientri nelle sue competenze. Tutti i pareri della BCE sono disponibili sul suo sito Internet. Quelli relativi a proposte legislative dell’UE sono pubblicati anche sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.

Nel 2018 la BCE ha formulato 16 pareri su proposte legislative dell’UE e 42 pareri su progetti di legge nazionali che rientravano nella sua sfera di competenza.

La BCE ha adottato pareri su proposte legislative dell’UE

A livello dell’UE, la BCE ha adottato pareri su progetti di atti legislativi in tema di vigilanza macro e microprudenziale, fra cui la riforma del Comitato europeo per il rischio sistemico[58], dell’Autorità bancaria europea[59] e dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati[60], il trattamento patrimoniale delle esposizioni deteriorate e delle obbligazioni garantite[61], il trattamento prudenziale delle imprese di investimento[62] e il rafforzamento del ruolo dell’Autorità bancaria europea nella prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo[63]. La BCE ha adottato pareri su altre proposte legislative dell’UE che riguardavano i mercati finanziari, fra cui la riforma dei mercati delle obbligazioni garantite[64], la normativa applicabile ai gestori di crediti, agli acquirenti di crediti e al recupero delle garanzie reali[65], le commissioni applicate sui pagamenti transfrontalieri e le commissioni di conversione valutaria[66], nonché la legge applicabile all’opponibilità ai terzi della cessione dei crediti[67]. La BCE ha inoltre emesso pareri sul quadro normativo concernente l’UEM, su temi quali, fra gli altri, il rafforzamento della responsabilità di bilancio e l’orientamento di bilancio a medio termine presso gli Stati membri[68] e la proposta di istituire una Funzione europea di stabilizzazione degli investimenti[69] e un Fondo monetario europeo[70]. La BCE si è anche espressa in merito alle statistiche europee sulle imprese[71] e al programma europeo di formazione contro la contraffazione monetaria (programma “Pericle IV”)[72].

La BCE ha adottato pareri su progetti di legge nazionali riguardanti le BCN

La BCE ha emesso pareri su progetti di legge nazionali riguardanti le BCN, fra cui la governance e l’indipendenza finanziaria della Banca centrale di Cipro[73], l’indipendenza istituzionale della Българска народна банка (Banca nazionale di Bulgaria)[74], l’assetto della revisione statale su Hrvatska narodna banka[75], il regime di responsabilità riguardante i membri dell’organo direttivo e gli impiegati della Banca Naţională a României[76], l’obbligo minimo di riserva presso la Magyar Nemzeti Bank[77] e l’attribuzione di molteplici compiti alle BCN in materie quali il controllo della conformità delle commissioni interbancarie sulle operazioni di pagamento basate su carte[78], la sicurezza e la protezione delle infrastrutture critiche[79], la sicurezza dei sistemi di rete e dei sistemi informatici nel settore finanziario[80], le attività di cartolarizzazione[81], l’emissione di obbligazioni garantite[82], le procedure per la conversione dei prestiti denominati in franchi svizzeri in prestiti denominati in euro[83], le attività degli enti creditizi attinenti ai mercati degli strumenti finanziari[84], i documenti informativi predisposti dagli enti creditizi su prodotti di investimento al dettaglio preassemblati e di natura assicurativa[85], il potere di condurre indagini e assumere misure correttive nel caso di enti creditizi e finanziari che forniscono informazioni false o fuorvianti[86], le attribuzioni riguardanti la regolamentazione di alcuni tipi di conti di risparmio[87], la cooperazione con le autorità competenti nei casi di rientro di fondi da paradisi fiscali[88], il mantenimento di un registro centrale dei conti bancari e delle transazioni finanziarie[89] e una banca dati nazionale sulle prestazioni assicurative[90]. Un tema ricorrente in alcuni dei pareri citati è la valutazione dell’attribuzione di nuovi compiti alle BCN in relazione al divieto di finanziamento monetario sancito dall’articolo 123 del Trattato, affinché l’espletamento di attività di competenza governativa non configuri un finanziamento da parte della banca centrale.

La BCE ha inoltre emesso pareri su progetti di legge nazionali in materia di vigilanza macro e microprudenziale sugli enti creditizi e finanziari, fra cui l’istituzione di una cooperazione stretta tra la BCE e la Българска народна банка (Banca nazionale di Bulgaria)[91], la riforma in Italia delle banche popolari e delle banche di credito cooperativo[92], gli strumenti macroprudenziali in Spagna[93], il mandato macroprudenziale della banca centrale e la governance degli enti creditizi in Bulgaria[94], gli strumenti macroprudenziali per ovviare agli squilibri nel settore degli immobili residenziali e la reciproca applicazione di strumenti macroprudenziali in Lussemburgo[95], l’introduzione di un coefficiente per la raccolta interbancaria in Ungheria[96], i requisiti per l’ammortamento dei mutui ipotecari in Svezia[97], la parte fissa della remunerazione degli amministratori degli enti creditizi di rilevanza sistemica in Olanda[98], la trasmissione di dati di vigilanza a fini statistici in Germania[99], la riorganizzazione della Financial Services Authority polacca[100] e le fonti di finanziamento e la governance della Financial Services Authority maltese[101].

La BCE ha adottato pareri su altri progetti di legge nazionali riguardanti enti creditizi e finanziari, fra cui il quadro per la risoluzione degli arretrati dei mutui e la regolamentazione dei titolari o gestori di contratti di credito in Irlanda[102], il quadro normativo di riferimento per le obbligazioni garantite nella Repubblica Ceca e in Slovacchia[103], il quadro di riferimento per la cartolarizzazione a Cipro[104], la conversione dei prestiti denominati in franchi svizzeri in prestiti denominati in euro in Slovenia[105], la formula per la remunerazione di alcuni conti di risparmio che ricadono sotto la giurisdizione francese[106] e i requisiti sul grado di preparazione del settore finanziario finlandese in situazioni impreviste o di emergenza[107].

Pareri della BCE riguardo all’impatto della normativa nazionale in tema di sicurezza informatica e cibernetica sulle infrastrutture di mercato critiche e sulla vigilanza prudenziale degli enti creditizi

In linea con l’importanza crescente che riveste la sicurezza informatica, la BCE ha emesso pareri rivolti a vari Stati membri sull’impatto della normativa nazionale in tema di sicurezza informatica sulle infrastrutture di mercato critiche e sulla vigilanza prudenziale degli enti creditizi[108]. La BCE si è altresì espressa sulle nuove regole di arrotondamento per i pagamenti denominati in euro in Belgio[109].

Casi di inottemperanza chiara, rilevante e/o reiterata all’obbligo di consultazione della BCE con riferimento alla legislazione dell’UE

È stato individuato un caso di inottemperanza all’obbligo di consultare la BCE in merito a proposte legislative europee. La BCE non è stata consultata in merito alla proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sulla legge applicabile all’opponibilità ai terzi della cessione dei crediti. In tal caso, la BCE ha formulato di propria iniziativa un parere sulla questione, rilevando le carenze esistenti nella proposta di legge in tema di opponibilità ai terzi della cessione dei crediti [110]. Tale omessa consultazione è considerata un caso di inottemperanza “chiara e rilevante” all’obbligo di consultazione della BCE. I due eventi registrati nel 2017, nonché quello rilevato nel 2018, sono ritenuti casi di inottemperanza “chiara e reiterata”.

Casi di inottemperanza all’obbligo di consultazione con riferimento alla normativa nazionale

Nel 2018 è stata rilevata una problematica di interesse trasversale riguardante le leggi nazionali di attuazione della Direttiva (UE) 2016/1148 del Parlamento europeo e del Consiglio del 6 luglio 2016 recante misure per un livello comune elevato di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’Unione. In ragione della discrezionalità esercitata da alcuni Stati membri nel recepire la direttiva, la BCE al momento sta valutando fino a che punto la propria competenza consultiva sia stata effettivamente rispettata, con riferimento alle BCN, ai sistemi di pagamento e di regolamento e/o ai compiti della BCE in materia di vigilanza prudenziale sugli enti creditizi. Su tale questione, allo stato attuale, la BCE ha indirizzato una lettera a un’autorità nazionale (Cipro). La BCE non è inoltre stata consultata dalle autorità rumene su un decreto governativo d’urgenza che introduce una tassa sugli attivi bancari.


9.3 Conformità al divieto di finanziamento monetario e accesso privilegiato

Ai sensi dell’articolo 271, lettera d), del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, la BCE ha il compito di accertare il rispetto, da parte delle banche centrali nazionali (BCN) dell’UE e della BCE stessa, dei divieti derivanti dagli articoli 123 e 124 del Trattato e dai Regolamenti (CE) n. 3603/93 e n. 3604/93 del Consiglio. L’articolo 123 proibisce alla BCE e alle BCN di concedere scoperti di conto o qualsiasi altra forma di facilitazione creditizia a governi e a istituzioni, organi od organismi dell’UE, nonché di acquistare strumenti di debito direttamente da questi. L’articolo 124 vieta qualsiasi misura, non basata su considerazioni prudenziali, che offra a governi e a istituzioni, organi od organismi dell’UE un accesso privilegiato alle istituzioni finanziarie. Parallelamente al Consiglio direttivo, la Commissione europea verifica l’osservanza delle disposizioni sopra menzionate da parte degli Stati membri.

La BCE segue anche gli acquisti effettuati dalle banche centrali dell’UE sul mercato secondario degli strumenti di debito emessi dal settore pubblico nazionale, dai settori pubblici di altri Stati membri nonché da istituzioni e organi dell’UE. Ai sensi dei considerando del Regolamento (CE) n. 3603/93 del Consiglio, l’acquisizione di strumenti di debito del settore pubblico sul mercato secondario non deve servire ad aggirare il divieto sancito dall’articolo 123 del Trattato. Tali acquisti non devono diventare una forma di finanziamento monetario indiretto del settore pubblico.

L’esercizio di monitoraggio svolto per il 2018 conferma che le disposizioni degli articoli 123 e 124 del Trattato e i relativi regolamenti del Consiglio sono stati in generale rispettati.

Il monitoraggio ha messo in evidenza che nel 2018 la maggior parte delle BCN dell’UE disponeva di politiche di remunerazione dei depositi del settore pubblico pienamente conformi ai limiti massimi previsti. Tuttavia, alcune BCN devono assicurare che il tasso di remunerazione dei depositi del settore pubblico non ecceda il massimale.

Nel Rapporto annuale della BCE del 2016 si dichiarava che la costituzione e il finanziamento della società di gestione del risparmio MARK Zrt. da parte della Magyar Nemzeti Bank costituiva una violazione del divieto di finanziamento monetario che doveva essere corretta. In seguito al completamento delle necessarie azioni correttive da parte della Magyar Nemzeti Bank, il caso è stato chiuso.

Facendo seguito ai timori espressi nel Rapporto annuale sin dal 2014, la BCE ha continuato a tenere sotto osservazione diversi programmi avviati dalla Magyar Nemzeti Bank nel 2014 e nel 2015. Nel 2018, oltre ha proseguire nelle iniziative volte ad attenuare i timori della BCE, la Magyar Nemzeti Bank ha posto fine al programma di acquisto di opere d’arte e beni culturali ungheresi. Tuttavia alla luce della loro molteplicità, estensione e dimensione, la BCE continuerà a controllare attentamente che queste operazioni non siano in conflitto con il divieto di finanziamento monetario e di accesso privilegiato. Inoltre la BCE continuerà a monitorare la partecipazione della Magyar Nemzeti Bank alla Borsa valori di Budapest, in quanto l’acquisto della quota di maggioranza da parte della Magyar Nemzeti Bank nel novembre 2015 può fare emergere dubbi sotto il profilo del finanziamento monetario.

Nel corso del 2018 la riduzione da parte della Central Bank of Ireland delle attività collegate alla liquidazione della IBRC tramite la vendita di obbligazioni a tasso variabile a lungo termine, ha rappresentato un importante passo sulla via necessaria della cessione totale di tali attività. Un più ambizioso piano di vendita attenuerebbe ulteriormente i seri e persistenti timori di violazione del divieto di finanziamento monetario.


10 Le principali questioni nell’agenda europea e internazionale

Nel 2018 la BCE ha proseguito l’intenso dialogo con vari consessi e istituzioni a livello europeo, fra cui il Consiglio europeo, il Consiglio Ecofin, l’Eurogruppo, il Parlamento europeo e la Commissione europea. Le prospettive economiche, il rafforzamento dell’UEM e le questioni legate al quadro di governance economica e dei conti pubblici della UE sono stati alcuni degli argomenti dibattuti negli incontri del Consiglio europeo, dell’Eurogruppo e del Consiglio Ecofin, ai quali hanno partecipato il Presidente della BCE e altri membri del Comitato esecutivo.


10.1 Il rafforzamento dell’UEM

Nel 2018, la BCE ha partecipato alle discussioni sul rafforzamento dell’UEM, fornendo consulenza tecnica nelle proprie aree di competenza e conoscenza. I dibattiti nelle sedi dell’UE si sono concentrati su tre questioni principali: il completamento dell’unione bancaria, la riforma del Meccanismo europeo di stabilità (MES) e la definizione di uno strumento di stabilizzazione macroeconomica dell’area dell’euro. Contributi essenziali a tale dibattito includono un documento di riflessione pubblicato dalla Commissione europea a maggio 2017, con le relative proposte, e l’accordo franco‑tedesco stipulato a Meseberg a giugno 2018.

Gradualmente si sta completando l’unione bancaria

In primo luogo, per quanto riguarda l’unione bancaria[111], è stato predisposto un pacchetto normativo composto da direttive e regolamenti che prevedono un coefficiente per il contenimento di un eccessivo grado di leva finanziaria, un rafforzamento dei requisiti patrimoniali sensibili al rischio per le banche che effettuano operazioni in derivati e in titoli e un’accresciuta capacità di ricapitalizzazione a fronte di perdite per le banche di rilevanza sistemica a livello globale. Si è inoltre raggiunto un accordo sui nuovi requisiti relativi alla copertura minima delle perdite sulle nuove esposizioni deteriorate iscritte nei bilanci delle banche. Inoltre, nel Vertice euro di giugno e in quello di dicembre è stata presa la decisione di rendere il MES lo strumento comune di sostegno per il Fondo di risoluzione unico (Single Resolution Fund, SRF) in caso di banche in risoluzione. Per quanto riguarda il sistema europeo di assicurazione dei depositi (EDIS), i leader europei ritengono necessari ulteriori approfondimenti tecnici. A tal fine, è stato costituito un gruppo di lavoro di alto livello, le cui conclusioni saranno disponibili a giugno 2019. Dopo aver dato attuazione, nell’ordine previsto, a tutti i punti contemplati dalla tabella di marcia del 2016, si è iniziato a lavorare a un cronoprogramma per dare avvio ai negoziati politici sull’EDIS. Al tempo stesso, con il sostegno della vigilanza bancaria europea, le banche dell’area dell’euro hanno continuato a rafforzare i propri bilanci, a ridurre la leva finanziaria e a ridimensionare ulteriormente il livello dei crediti deteriorati. Infine, prosegue lo sviluppo di un’unione dei mercati dei capitali (UMC) a livello europeo, in linea con il piano d’azione per l’unione dei mercati dei capitali (UMC) del 2015.

In secondo luogo, alla luce delle discussioni sulla riforma del MES, la BCE ha emanato un parere nel quale approva la proposta di includere il MES nell’ordinamento giuridico dell’UE, di migliorarne gli strumenti di assistenza finanziaria precauzionale pur garantendo condizionalità adeguate, e rivederne la governance per garantire un processo decisionale rapido e credibile sulla base di analisi indipendenti e di alta qualità.

In terzo luogo, è proseguito il lavoro tecnico di progettazione e definizione della tempistica per la creazione di uno strumento di stabilizzazione di bilancio, nonché di altri possibili strumenti di bilancio, per l’area dell’euro. In linea con la relazione dei cinque presidenti del 2015, la BCE ha accolto favorevolmente questo lavoro, sottolineando la necessità che uno strumento di bilancio sostenga la domanda aggregata, in particolare nelle fasi di recessione dell’area dell’euro, e contemporaneamente eviti di indebolire gli incentivi a favore di solide politiche economiche e di bilancio a livello nazionale. La BCE ha inoltre emesso un parere sulla proposta della Commissione europea concernente una Funzione europea di stabilizzazione degli investimenti (European Investment Stabilisation Function, EISF). Il Vertice euro di dicembre ha dato mandato all’Eurogruppo di lavorare a uno strumento di bilancio per la convergenza e la competitività fra i paesi dell’area dell’euro e, su base volontaria, fra gli Stati membri interessati dai nuovi accordi europei di cambio (AEC II) nel contesto del quadro finanziario pluriennale. Fra le decisioni adottate nelle sedi UE alcune hanno riguardato una proposta della Commissione relativa alla regolamentazione delle obbligazioni garantite da titoli di Stato (sovereign bond‑backed securities, SBBS).

La riforma del MES e una funzione di stabilizzazione hanno trovato ampio spazio nel dibattito

Per quel che riguarda le questioni economiche strutturali, la Commissione europea ha proposto un Programma di sostegno alle riforme per agevolare l’attuazione di riforme strutturali nell’ambito del prossimo quadro finanziario pluriennale (2021‑2027). L’UE ha inoltre concordato l’aumento della dotazione finanziaria del già esistente Programma di sostegno alle riforme strutturali per portarne il bilancio complessivo a 222,8 milioni di euro nel periodo fra il 2017 e il 2020.

All’interno del dibattito sul rafforzamento dell’UEM, la BCE ha spesso sottolineato che la piena applicazione delle regole di bilancio e un coordinamento più efficace delle politiche economiche resta fondamentale per rafforzare la capacità di tenuta dell’area dell’euro e creare la fiducia necessaria affinché gli Stati membri proseguano verso una maggiore integrazione. In quest’ottica, i progressi realizzati sono poco soddisfacenti.


10.2 L’adempimento degli obblighi di responsabilità

Il dar conto del proprio operato rappresenta per la BCE la necessaria contropartita a fronte della sua indipendenza. La BCE è un’istituzione indipendente con il potere discrezionale di usare i propri strumenti come reputa necessario al fine di assolvere i propri compiti e adempiere al proprio mandato. Tale indipendenza è stata stabilita democraticamente come parte della ratifica dei Trattati, che hanno inoltre assegnato alla BCE un chiaro mandato in virtù del quale è responsabile del proprio operato di fronte ai cittadini. Tale responsabilità, insieme al controllo giurisdizionale della Corte di giustizia dell’Unione europea, assicura che l’indipendenza non si traduca in arbitrio e che la BCE agisca secondo il proprio mandato.

La BCE rende conto del proprio operato al Parlamento europeo

I Trattati conferiscono al Parlamento europeo, quale istituzione democraticamente eletta in rappresentanza dei cittadini dell’UE, un ruolo fondamentale nel richiamare la BCE a rendere conto del proprio operato. Nel 2018 il Presidente della BCE ha partecipato a quattro audizioni periodiche della Commissione parlamentare per i problemi economici e monetari del Parlamento europeo[112]. Il Presidente ha inoltre partecipato al dibattito della sessione plenaria del Parlamento in merito al Rapporto annuale della BCE, quest’ultima ha inoltre pubblicato il suo feedback sulle osservazioni formulate dal Parlamento europeo nell’ambito della risoluzione sul Rapporto annuale della BCE per il 2016[113]. La BCE assolve altresì ai suoi obblighi di rendiconto riferendo regolarmente e rispondendo alle interrogazioni scritte presentate dai deputati al Parlamento europeo. Nel 2018 il Presidente della BCE ha ricevuto 36 lettere contenenti interrogazioni di questo tipo, le cui risposte sono state pubblicate sul sito Internet dell’istituto[114]. La maggior parte delle interrogazioni dei parlamentari europei ha riguardato l’attuazione delle misure non convenzionali di politica monetaria della BCE, le condizioni economiche e finanziarie nonché le questioni istituzionali riguardanti la BCE e l’UE. Infine, la BCE è altresì tenuta a rendere conto davanti al Parlamento europeo e al Consiglio dell’UE delle proprie attività di vigilanza bancaria[115].

La BCE ha partecipato attivamente al dibattito sull’indipendenza e sulla responsabilità delle banche centrali

La BCE ha partecipato ancor più attivamente al dibattito, nato negli ultimi anni, sull’indipendenza e sulla responsabilità delle banche centrali. Nel 2018 i membri del Comitato esecutivo hanno tenuto diversi discorsi su queste tematiche[116] e un articolo all’interno del Bollettino economico ha preso in esame l’evoluzione delle prassi adottate dalla BCE in tema di accountability[117]. Tra le altre cose, l’articolo ha fornito nuove evidenze quantitative e qualitative sul modo in cui le interazioni fra la BCE e il Parlamento europeo si sono intensificate ed evolute in termini di frequenza, formato e contenuto durante la crisi.

Secondo l’indagine di Eurobarometro[118], nel 2018 la popolarità dell’euro ha toccato un massimo storico, con il 75 per cento dei 340 milioni di cittadini dell’area dell’euro che si sono detti favorevoli alla moneta comune. Si tratta del dato più elevato mai registrato nell’ambito dell’indagine da quando è stato introdotto l’euro.


10.3 Le implicazioni della Brexit

L’FSR di novembre presenta una valutazione approfondita dei rischi per la stabilità finanziaria derivanti dalla Brexit

Pur non partecipando ai negoziati, la BCE ha continuato, nell’ambito del proprio mandato, a monitorare e valutare gli sviluppi legati alla Brexit. L’edizione di novembre 2018 della Financial Stability Review della BCE ha analizzato le possibili implicazioni della Brexit per la stabilità finanziaria nell’area dell’euro. L’analisi indica che nel complesso la Brexit pone rischi contenuti alla stabilità finanziaria dell’area dell’euro, essenzialmente in ragione dell’ampia gamma di opzioni a disposizione del settore privato per attenuare i possibili rischi. La transizione a un nuovo equilibrio post‑Brexit comporterà costi di aggiustamento una tantum e, se la preparazione a questo passaggio non risultasse adeguata, potrebbero generarsi rischi di frizione in alcuni segmenti di mercato. Tuttavia, appare limitato il rischio che l’economia reale dell’area dell’euro non possa più beneficiare dei servizi finanziari dopo l’uscita del Regno Unito dall’UE. Analogamente, l’analisi indica che i rischi per la posizione patrimoniale del settore bancario dell’area sono nel complesso contenuti. Tuttavia, una Brexit senza accordo (cliff edge) potrebbe condurre a una revisione dei prezzi più ampia e generalizzata di quanto non si sia visto nel 2018, portando così a un brusco aumento dei premi per il rischio e della volatilità.

Nell’aprile del 2018 la BCE e la Bank of England hanno organizzato un gruppo di lavoro tecnico congiunto, il cui mandato si concentra sulla gestione del rischio nell’area dei servizi finanziari nel periodo immediatamente precedente e successivo al 30 marzo 2019. A ottobre 2018 il gruppo ha aggiornato la Commissione europea e il Tesoro del Regno Unito in merito ai propri risultati.

Nell’audizione di febbraio 2018 dinanzi al Parlamento europeo, il Presidente della BCE ha sottolineato l’importanza di compiere progressi sugli elementi chiave della normativa finanziaria UE, come il regolamento EMIR II, ben prima della Brexit per essere pronti a tutte le possibili evenienze, compreso lo scenario di impossibilità di un accordo.

Nell’area della vigilanza bancaria europea, la BCE e le autorità di vigilanza nazionali hanno concentrato la loro attenzione sulla comunicazione e sull’attuazione delle aspettative di vigilanza relative agli aspetti legati alla Brexit, sulla valutazione degli interventi pianificati in vista di tale evento, sulle richieste di autorizzazioni avanzate da banche con operatività internazionale che stanno trasferendo l’attività dal Regno Unito all’area dell’euro, nonché sugli interventi previsti in preparazione della Brexit dalle banche dell’area dell’euro con attività significative nel Regno Unito. Informazioni più dettagliate sono disponibili nel Rapporto annuale della BCE sulle attività di vigilanza per il 2018.

Alla data di ultimo aggiornamento di questo rapporto nessun accordo di uscita era stato concluso.


10.4 Le relazioni internazionali

G20

Commercio, condizioni finanziarie e futura architettura del sistema finanziario mondiale sono fra le questioni principali

In un contesto caratterizzato dalla protratta crescita economica, ma anche da un aumento dei rischi al ribasso per le prospettive mondiali, i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali dei paesi del G20 hanno valutato le implicazioni delle tensioni commerciali per l’economia mondiale nel 2018, sottolineando la necessità di intensificare il dialogo e rafforzare le iniziative finalizzate a mitigare i rischi. I membri del G20 hanno anche esaminato le implicazioni dell’inasprimento delle condizioni finanziarie internazionali, in particolare per le economie emergenti. Il G20 ha proseguito la sua attività di monitoraggio, al fine di favorire una crescita solida, sostenibile, inclusiva ed equilibrata a livello mondiale e ha esaminato i progressi fatti verso l’obiettivo di una crescita collettiva del 2 per cento entro il 2018. Le misure attuate in questo contesto hanno creato le condizioni per una crescita dell’economia mondiale superiore al 2 per cento, seppur raggiungibile più tardi rispetto a quanto previsto in origine. I ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali hanno ribadito l’impegno a mantenere tassi di cambio stabili e all’attuazione di riforme del settore finanziario. Durante la presidenza argentina del G20, la promozione dei finanziamenti per le infrastrutture e il futuro dell’occupazione sono state alcune delle priorità. Sono inoltre proseguiti i lavori del G20 sul tema della fiscalità internazionale e sono stati valutati i benefici e i potenziali rischi derivanti dalle innovazioni tecnologiche, come le cripto‑attività. Il G20 ha ribadito il proprio impegno a rafforzare ulteriormente la rete di sicurezza finanziaria internazionale, imperniata su un FMI forte, basato sulle quote di partecipazione e dotato di risorse adeguate, e l’architettura finanziaria globale. In questo contesto, il gruppo di personalità eminenti del G20 sulla governance finanziaria internazionale ha pubblicato il suo rapporto Making the Global Financial System Work for All.

Le questioni di policy connesse all’FMI e all’architettura finanziaria internazionale

La BCE ha continuato a svolgere un ruolo attivo negli incontri sul sistema monetario e finanziario internazionale tenutisi presso l’FMI e in altre sedi, promuovendo una posizione europea comune dal punto di vista della banca centrale[119]. L’FMI ha discusso e avviato un’importante attività di revisione delle proprie politiche relative al quadro dei programmi di sorveglianza e assistenza finanziaria. A febbraio 2018 ha introdotto importanti chiarimenti sulle proprie politiche legate alla definizione dei programmi per le unioni valutarie. Una verifica intermedia dell’attività di sorveglianza svolta dall’FMI si è conclusa ad aprile 2018 e a dicembre 2018 l’Independent Evaluation Office (IEO) dell’FMI ha emesso le proprie raccomandazioni riguardo la sorveglianza finanziaria svolta dal Fondo monetario internazionale. Quest’ultimo ha inoltre avviato un esame relativo alla condizionalità e alla struttura dei programmi sostenuti dal Fondo, oltre a una revisione del quadro di sostenibilità del debito per i paesi emergenti. Inoltre nel 2018 è proseguita l’attività della quindicesima revisione delle quote dell’FMI.

Nel 2018 è stato condotto il primo FSAP dell’area dell’euro

A luglio 2018 l’FMI ha terminato il suo primo programma di valutazione del settore finanziario (Financial Sector Assessment Program, FSAP) dell’area dell’euro; si tratta di un esercizio di ampia portata che coinvolge diverse istituzioni europee, tra cui la BCE nel suo duplice ruolo di banca centrale e autorità di vigilanza. L’FMI ha sottolineato che la vigilanza bancaria nell’area dell’euro è notevolmente migliorata dalla creazione dell’MVU. Inoltre, mentre la capacità di tenuta delle grandi banche dell’area dell’euro è aumentata, permangono, secondo il Fondo, alcune vulnerabilità legate al rischio di credito e di mercato. Questo esercizio informerà e faciliterà lo svolgimento dei Programmi FSAP rivolti ai singoli paesi dell’area dell’euro. Nell’ambito della consultazione dell’FMI sulle politiche dell’area dell’euro, anch’essa conclusa nel luglio del 2018, si è rilevato che la crescita del prodotto nell’area dell’euro rimane robusta, sebbene stia subendo un rallentamento che la porta su ritmi più moderati. Inoltre, in alcuni Stati membri la creazione di un sufficiente margine di manovra e l’attuazione delle riforme strutturali rimangono di importanza cruciale. A ottobre 2018, durante l’Assemblea annuale a Bali, l’FMI ha avviato la Bali Fintech Agenda per discutere le opportunità e i rischi insiti negli sviluppi fintech, soprattutto per il settore finanziario.

La cooperazione internazionale tra banche centrali

La BCE è aperta alla condivisione delle proprie esperienze in tutto il mondo

Nei limiti delle proprie risorse, la BCE ha continuato a rispondere positivamente al forte interesse per lo scambio di esperienze mostrato dalle banche centrali al di fuori dell’UE, in linea con l’importante ruolo che svolge sia nell’economia mondiale sia come istituzione europea.

La BCE ha ampliato il proprio orizzonte geografico di cooperazione tramite un protocollo d’intesa stilato con la banca centrale della Repubblica del Sud Africa (South African Reserve Bank). Inoltre, sono stati rafforzati i rapporti con importanti banche centrali in Asia e in America latina, sulla base degli esistenti protocolli d’intesa bilaterali. La BCE ha altresì rafforzato la cooperazione con le organizzazioni regionali per ampliare il proprio raggio d’azione. I dibattiti a livello di Eurosistema, inoltre, sono proseguiti attraverso un incontro fra i rappresentanti di alto livello dell’Eurosistema e le loro controparti latinoamericane.

Nel proprio ruolo di istituzione dell’UE, la BCE ha tenuto incontri mirati con le banche centrali dei paesi potenziali candidati all’adesione all’UE. La piattaforma principale è costituita da una serie di seminari regionali e, laddove possibile, gli incontri sono organizzati in stretta collaborazione con le BCN dell’UE. La BCE fornisce inoltre il proprio contributo ad attività di cooperazione mirate, condotte dalle BCN dell’UE a favore delle banche centrali di tali paesi terzi.


11 Potenziare la comunicazione

Nel corso degli ultimi anni, la comunicazione da parte delle banche centrali è divenuta sempre più un elemento fondamentale della politica monetaria, fino a trasformarsi in un vero e proprio strumento. Segnalando chiaramente le proprie intenzioni e rendendo noti i propri orientamenti, soprattutto ai mercati finanziari e agli addetti ai lavori, la BCE ha migliorato l’efficacia delle decisioni di politica monetaria. Durante lo scorso anno, la BCE ha ulteriormente consolidato le attività volte a raggiungere altre platee oltre quelle tradizionali. L’obiettivo è coinvolgere quanto più possibile la società civile, essere disponibili all’ascolto e al dialogo con un pubblico più vasto, usando nuove piattaforme e formati. Al contrario della comunicazione rivolta a mercati ed esperti, questo tipo di scambio consente spesso di affrontare le domande di fondo e spiegare cosa fa la BCE, perché lo fa e come ciò sia rilevante per gli individui e le loro comunità. Confrontandosi con un pubblico più vasto e impegnandosi in un dialogo fatto di ascolto reciproco, la BCE cerca di far conoscere meglio il ruolo che svolge e le politiche adottate e di promuovere inoltre la fiducia nell’istituzione stessa.

L’attenzione è sui giovani

Coinvolgere i giovani in Europa è particolarmente importante per la BCE. A tal fine, è stato avviato il programma “Back to School” che incoraggia gli esperti della BCE ad andare in visita nelle scuole, soprattutto quelle dove in passato si sono formati, e a parlare con gli studenti dell’Europa e dell’euro, rispondendo alle loro perplessità e condividendo considerazioni di carattere personale su cosa significhi lavorare in un’istituzione dell’UE. Nel 2018, 77 dipendenti della BCE hanno aderito all’iniziativa e hanno dato testimonianza della propria disponibilità a mobilitarsi per la causa dell’euro, avvicinare l’UE ai cittadini e restituire parte della propria esperienza alle comunità di origine.

La BCE torna a scuola

La BCE risponde alle domande dei giovani durante gli Youth Dialogues

Inoltre, nel 2018 la BCE ha ampliato i cosiddetti “Youth Dialogues”. Si tratta di piattaforme innovative che permettono a studenti e giovani professionisti di avere un dialogo franco e diretto con alti dirigenti responsabili delle decisioni della BCE. A gennaio, ad esempio, la BCE ha collaborato con Debating Europe per consentire ai giovani di dialogare con il Presidente Mario Draghi. Utilizzando l’hashtag #AskDraghi, i giovani cittadini europei sono stati invitati a porre domande direttamente alla BCE su una serie di argomenti come la disoccupazione giovanile e le criptovalute. Sono pervenute oltre 280 domande da tutta Europa. Le cinque più interessanti hanno ricevuto risposta dal Presidente Draghi nel corso di un’intervista pubblicata sul sito Internet della BCE, oggetto di grande attenzione anche da parte dei media.

Molti aspetti delle politiche di una banca centrale sono complessi e spesso difficili da comprendere per i non addetti ai lavori. Tuttavia la BCE è determinata a rendere la propria comunicazione più interessante e facilmente accessibile e ha dato avvio, a tal fine, a nuove, originali iniziative. Un esempio è stato l’impegno ad ampliare il pubblico che segue l’ECB Forum on Central Banking a Sintra e rendere interessanti e accessibili ai giovani gli importanti e approfonditi dibattiti che vi si sono tenuti. La BCE ha affidato a Simon Clark, creatore di contenuti su YouTube che ha recentemente completato un dottorato di ricerca, la copertura giornalistica della sessione dei giovani economisti con i suoi canali sui social media. Attraverso esclusive riprese dietro le quinte e interviste spontanee con gli economisti, egli ha offerto una nuova prospettiva sul forum delle banche centrali, rendendone i contenuti più comprensibili e fruibili da parte dei giovani. Il video di YouTube è già stato visualizzato più di 30.000 volte.

La BCE sta espandendo la propria presenza digitale

Lo spazio digitale è di fondamentale importanza per consentire alla BCE di essere presente laddove le persone, soprattutto i giovani, cercano notizie e informazioni. A novembre 2018, la BCE ha inaugurato un account Instagram ufficiale attraverso il quale, affidandosi soprattutto al mezzo visivo, cerca di far conoscere le persone che vi lavorano, che condividono esperienze della propria vita lavorativa quotidiana presso l’Istituto. Il concetto alla base dell’account Instagram è anche educativo, con la diffusione di contenuti visivamente piacevoli attraverso le piattaforme dei social media. Inoltre, più di 457.000 persone seguono la BCE sul suo canale Twitter. Oltre a ciò, la BCE ha esteso ulteriormente l’offerta di contenuti online e i suoi siti Internet hanno ora più di 160.000 pagine, molte delle quali in 23 lingue. Grazie a una iniziativa condivisa con altre istituzioni dell’UE, è stata inoltre creata una speciale pagina Internet, #EUROat20, che celebra online il 20° anniversario della moneta unica.

Sempre nell’ambito delle iniziative organizzate dalla BCE per andare oltre la platea degli addetti ai lavori e conversare con i cittadini su come la politica della Banca centrale europea influisca su imprese e comunità locali di tutta l’area dell’euro, a ottobre il membro del Comitato esecutivo Benoît Cœuré ha visitato la Francia rurale, incontrando politici, operai e studenti per spiegare le recenti decisioni di politica monetaria, ascoltare i timori delle persone e rispondere alle critiche.

Un esempio delle iniziative dedicate a coinvolgere imprese e lavoratori locali per parlare della politica monetaria della BCE: Benoît Cœuré in visita alla fabbrica Vorwerk/Semco a Cloyes, in Francia, il 3 ottobre 2018.

Infine, il Centro visitatori della BCE ha accolto 20.743 persone durante il suo primo anno di piena attività. Il Centro visitatori, che si trova a Francoforte, nella sede principale della BCE, dà l’opportunità ai cittadini di conoscere i compiti svolti dalla BCE, la sua storia e la sua missione, nonché di dialogare con un rappresentante della banca centrale.


12 Buona governance, eccellenza organizzativa, capacità di tenuta e performance ambientale

Due delle priorità strategiche della BCE sono rafforzare la reputazione di cui gode in quanto istituzione di rilevanza internazionale e ispirare, sviluppare e coinvolgere il proprio personale. Nel corso del 2018 queste priorità hanno orientato le azioni intraprese dalla BCE per: a) creare un’organizzazione d’eccellenza attraverso una cultura più diversificata e inclusiva e un maggior grado di integrità, trasparenza e responsabilità verso i cittadini dell’UE; b) aumentare la capacità di tenuta di fronte alle minacce tecnologiche attraverso una maggiore capacità di difendere la stessa BCE e l’ecosistema finanziario dagli attacchi informatici; c) assicurare una solida performance ambientale attraverso una costante riduzione della sua impronta ecologica.


12.1 Far emergere l’eccellenza valorizzando la diversità e l’inclusione

La BCE ritiene che la diversità e l’inclusione possano dare un forte impulso all’eccellenza: la varietà di punti di vista che caratterizza i team eterogenei conduce a un miglioramento del processo decisionale e a risultati più solidi. La promozione di team diversificati e un comportamento inclusivo sono fondamentali per garantire che la BCE possa raggiungere i migliori risultati possibili per il proprio personale e per la UE. È per questo che la diversità, il rispetto, una cultura etica e il benessere del personale sono obiettivi strategici della BCE.

La diversità e l’inclusione sono determinanti fondamentali di una migliore performance organizzativa

Nel corso del 2018, la BCE ha continuato a impegnarsi per promuovere la diversità e l’inclusione, considerati fattori determinanti per una migliore performance organizzativa. I principi che ispirano l’azione in questo campo sono il rispetto, l’equità, l’inclusività e le pari opportunità per il personale a prescindere, fra le altre cose, da differenze di genere, nazionalità, religione, orientamento sessuale, origine etnica, età, contesto culturale d’origine e disabilità. La BCE ha sviluppato al proprio interno una serie di network a favore della diversità che sono frequentemente in contatto con le Risorse Umane e il cui scopo è rispondere alle esigenze legate a tutti i tipi di diversità. Sia in ambito SEBC che MVU, la BCE si confronta con le BCN e con le ANC sulle migliori prassi in materia di diversità e inclusione, temi che sono stati fra l’altro trattati nel corso della terza riunione annuale dei network a favore della diversità del SEBC e dell’MVU, tenutasi a Roma nell’ottobre del 2018.

Nel 2018 il programma completo delle attività della BCE ha incluso l’innalzamento della bandiera arcobaleno nella Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia (International Day Against Homophobia, Transphobia and Biphobia, IDAHOT), l’organizzazione di workshop sulla “leadership inclusiva” per i dirigenti BCE, la celebrazione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale e l’organizzazione di eventi specifici con ospiti chiamati a parlare di tematiche LGBT+ e di uguaglianza di genere.

La BCE continua ad adoperarsi per aumentare il numero di donne che occupano posizioni dirigenziali. Per ottenere un maggiore equilibrio di genere, il Comitato esecutivo della BCE ha stabilito alcuni obiettivi da raggiungere entro la fine del 2019 e li ha corredati di un ampio insieme di misure per assicurarne il completamento. Tali misure comprendono un programma di formazione dedicato alle “donne dirigenti”, ampie opportunità di forme di lavoro flessibili, la focalizzazione sulla leadership inclusiva fra i dirigenti e la presenza di ambasciatori delle diversità in ogni area organizzativa per migliorare l’equilibrio di genere a livello locale.

Alla fine del 2018 il 29 per cento delle posizioni dirigenziali erano occupate da donne, a fronte dell’obiettivo del 35 per cento fissato per la fine del 2019. Per le posizioni di alta dirigenza la quota è stata del 22 per cento, a fronte di un obiettivo del 28 per cento per il 2019 (cfr. tavola 2). Nel complesso, la quota femminile del personale BCE a tutti i livelli è del 44 per cento.

Tavola 2

Obiettivi di genere e quota femminile del personale della BCE

Fonte: BCE.
Note: la quota complessiva di genere fa riferimento ai membri del personale che ricoprono posizioni a tempo determinato e indeterminato. Dati aggiornati al 1° gennaio 2019.

La BCE mira ad attirare una maggiore quantità di candidature femminili

In considerazione delle sfide da affrontare, nel 2018 il Comitato esecutivo della BCE ha adottato ulteriori misure per promuovere la diversità di genere. Si è stabilito che in ciascuna area organizzativa almeno un membro dell’alta dirigenza e almeno un terzo del più ampio gruppo dirigenziale debbano essere di genere femminile. Inoltre, le procedure di assunzione della BCE sono state adattate per attirare una maggiore percentuale di candidature femminili. Ciò ha comportato, ad esempio, un più forte coinvolgimento delle agenzie di selezione, cui è stato affidato l’incarico di individuare potenziali candidate donne. Per di più, se una procedura di assunzione non attrae un numero soddisfacente di candidature femminili, può essere interrotta e avviata nuovamente. Inoltre, un maggiore numero di donne all’interno della BCE parteciperanno alle commissioni per le assunzioni, per controbilanciare potenziali pregiudizi e assicurare un processo decisionale più equilibrato dal punto di vista del genere.


12.2 Il rafforzamento degli standard di integrità e governance

Con il sostegno del Comitato etico e del Comitato di audit, la BCE persegue i massimi livelli negli standard di integrità e governance.

Il Codice di condotta unico introduce un evoluto e articolato quadro etico

Su suggerimento del Comitato di audit, il Consiglio direttivo ha chiesto al Comitato etico di redigere un Codice di condotta unico per i funzionari di alto livello della BCE. Il nuovo Codice introduce un evoluto e articolato quadro etico per i membri del Consiglio direttivo, del Comitato esecutivo e del Consiglio di vigilanza. Inoltre, estende espressamente ai membri del Consiglio direttivo e del Consiglio di vigilanza i principi guida per le interazioni con gli interlocutori esterni. I membri del Consiglio generale e di altri organismi di alto livello della BCE, quali il Comitato di audit, il Comitato etico e la Commissione amministrativa del riesame, si impegnano a rispettare i principi generali fondamentali. Il Codice unico riflette i valori e i principi fondamentali della BCE, dando nel contempo appropriato rilevo alle specificità che derivano dal suo essere banca centrale, autorità di vigilanza bancaria e istituzione dell’UE. Inoltre, il Codice accoglie i suggerimenti avanzati dagli stakeholder della BCE in relazione agli standard di integrità, responsabilità e trasparenza.

Per quanto riguarda i dipendenti, dando seguito a una raccomandazione dei revisori esterni della BCE, la verifica annuale di conformità sulle operazioni finanziarie private, che si rivolge a un gruppo di dipendenti selezionati casualmente, è stata integrata da una verifica di conformità puntuale, che si concentra su uno specifico gruppo di dipendenti o su specifiche tipologie di transazioni.

Nel corso del 2018 il Comitato di audit della BCE ha valutato alcuni aspetti fondamentali della governance interna, tenendo conto del ruolo svolto dalla BCE sia come banca centrale sia come autorità di vigilanza, e della governance interna dell’Eurosistema. Il Comitato di audit si è concentrato in particolare sull’adeguatezza del funzionamento del modello di gestione del rischio finanziario dell’Eurosistema, sui progressi compiuti verso il coordinamento dei piani d’azione per affrontare i rischi informatici e sulle iniziative organizzative mirate ad aumentare l’efficacia operativa dell’MVU.

Nell’ambito delle iniziative in materia di accesso ai documenti e trasparenza, la BCE ha deciso di introdurre un Registro pubblico di documenti. Questo registro sarà gradualmente potenziato e integrato per consentire al pubblico e ai mercati di consultare in maniera semplice i documenti sulle politiche, le attività e le decisioni della BCE, strutturando le informazioni e rendendole facilmente reperibili.


12.3 Resilienza cibernetica

La condivisione delle informazioni è necessaria ai fini dell’adeguato funzionamento dell’ecosistema finanziario, che include le banche centrali e la stessa BCE. Per questo è estremamente importante preservare la riservatezza e l’integrità dei dati e garantire la disponibilità dei sistemi informatici. La sempre maggiore interconnessione e complessità del panorama informatico e la crescente quantità di dati presenti sulle piattaforme digitali e nelle reti sono state accompagnate da una maggiore esposizione ad attacchi e potenziali incidenti cibernetici[120]. Tali attacchi a danno di entità finanziarie e loro fornitori di servizi sono motivo di grave preoccupazione in quanto esercitano un impatto negativo su consumatori e imprese, potrebbero comportare rischi sistemici, avere ripercussioni sulla stabilità finanziaria e persino minare la crescita economica.

La BCE ha potenziato le proprie capacità di difesa sviluppando un quadro di governance e rafforzando i controlli di sicurezza che si basano sulle tecnologie (progettazione, sviluppo e operatività), sui processi, sulla formazione e sulle attività di test. Inoltre, in collaborazione con partner dell’ecosistema finanziario, essa promuove la resilienza a livello di intero sistema. La resilienza cibernetica consiste nella capacità di prevenire e adattarsi alle minacce cibernetiche e ad altri importanti cambiamenti che intervengono nell’ambiente in cui si opera, nonché nella capacità di contrastare gli incidenti cibernetici, contenerne gli effetti e ripristinare rapidamente l’operatività.

La BCE ha sviluppato un insieme di misure organizzative e di governance atte a garantire la sicurezza digitale e la resilienza cibernetica all’interno dell’istituzione, nonché a chiarire ruoli e responsabilità. I rischi cibernetici sono rischi operativi e pertanto rientrano nel quadro complessivo della gestione di tali rischi. Il quadro di riferimento per la sicurezza digitale e la resilienza cibernetica integra il quadro che disciplina l’approccio della BCE alla gestione dei rischi non finanziari e accresce la comprensione e la consapevolezza in tema di sicurezza digitale, rischi informatici e resilienza cibernetica. La capacità di risposta e di ripresa dell’attività della BCE in caso di attacco cibernetico saranno ulteriormente rafforzate nel 2019 attraverso un potenziamento dei piani di continuità operativa e attraverso attività di test delle esistenti misure di gestione di incidenti e crisi.

La gestione della sicurezza comprende la raccolta e l’analisi di informazioni sulle minacce, l’attuazione di misure difensive e il potenziamento delle capacità di rilevazione e reazione. La segnalazione degli incidenti, la collaborazione e la condivisione delle informazioni sono indispensabili ai fini di una protezione efficace. All’interno della BCE, il Comitato direttivo per la sicurezza cibernetica (Cyber Security Steering Committee, CSSC) agevola lo scambio di informazioni, l’allineamento delle politiche e la cooperazione a livello operativo al fine di incrementare la resilienza cibernetica della stessa banca centrale e del settore finanziario europeo. La BCE promuove lo scambio di informazioni all’interno del SEBC e agevola l’attività della rete per la consapevolezza situazionale e la sicurezza operativa (Operational Security Situational Awareness, OSSA), di cui fanno parte 33 istituzioni a livello mondiale.

A causa della continua evoluzione degli attacchi cibernetici è necessario che i singoli individui si tengano costantemente aggiornati circa le nuove minacce per la sicurezza e le possibili contromisure. Per la BCE è fondamentale conseguire un’elevata consapevolezza del personale in materia di sicurezza informatica al fine di garantire la protezione sia degli utenti sia dei dati. Il personale segue corsi di formazione volti ad accrescere le abilità e le competenze in materia di sicurezza informatica. Nel 2019, inoltre, verrà avviata una formazione online obbligatoria. A intervalli regolari vengono svolte verifiche sui comportamenti adottati e sui sistemi e i processi informatici.

Promozione delle resilienza dell’intero sistema

La BCE si occupa della resilienza cibernetica in qualità di regolatore nell’ambito delle valutazioni in materia di rischio operativo specifiche per le infrastrutture dei mercati finanziari (IMF), nell’intento di garantire l’attuazione degli standard vigenti nell’area dell’euro e al fine di promuovere l’armonizzazione a livello internazionale. Coerentemente con tale approccio, l’Eurosistema ha messo a punto una strategia per la resilienza cibernetica delle IMF che prevede una serie di misure che vertono sulla resilienza delle singole infrastrutture e dell’intero settore e sulla collaborazione strategica di autorità di regolamentazione e industria.

Allo scopo di garantire l’applicazione uniforme degli orientamenti in materia di resilienza cibernetica per le infrastrutture dei mercati finanziari contenuti nella “Guidance on cyber resilience for financial market infrastructures”, definita congiuntamente dal Comitato per i pagamenti e le infrastrutture di mercato (Committee on Payments and Market Infrastructures, CPMI) e dall’Organizzazione internazionale delle commissioni per i valori mobiliari (International Organization of Securities Commissions, IOSCO), l’Eurosistema ha elaborato il documento che definisce le aspettative di sorveglianza in materia di resilienza cibernetica delle infrastrutture dei mercati finanziari “Cyber resilience oversight expectations for financial market infrastructures”, (CROE). Il CROE svolge tre funzioni:

  • fornire alle IMF indicazioni di dettaglio su come applicare operativamente gli orientamenti, accertandosi che esse siano in grado di conseguire miglioramenti e aumentare la propria resilienza cibernetica per un periodo prolungato di tempo;
  • fornire alle autorità di sorveglianza indicazioni chiare circa le aspettative da tenere in considerazione nella valutazione delle IMF che rientrano nella loro sfera di competenza;
  • costruire la base per un dialogo proficuo tra le IMF e le rispettive autorità di sorveglianza.

A maggio 2018 la BCE ha lanciato lo European framework for Threat Intelligence‑based Ethical Red Teaming (TIBER‑EU), un quadro di riferimento europeo per l’esecuzione di test avanzati sui sistemi informativi sviluppato dall’Eurosistema per consentire agli operatori delle IMF di accrescere la propria resilienza cibernetica. Si tratta del primo quadro di riferimento comune a livello europeo che agevola lo svolgimento di un esercizio di “red team testing” controllato, personalizzato e basato sulla raccolta e sull’analisi di informazioni, che interessa i sistemi critici in produzione simulando tattiche, tecniche e procedure di attacchi reali. Esso mira a garantire la standardizzazione e il riconoscimento reciproco delle attività di verifica nell’ambito dell’UE e a evitare che le IMF debbano svolgere test a sé stanti in ogni Stato membro dell’UE.

Nell’ambito delle iniziative tese ad accrescere la resilienza operativa del settore finanziario, l’Eurosistema, coerentemente con il suo mandato di autorità di sorveglianza, organizza esercizi di comunicazione in situazione di crisi per l’intero mercato. In particolare, nel 2018 è stato organizzato l’esercizio di comunicazione in caso di crisi UNITAS. Ai partecipanti, tra cui figuravano importanti sistemi di pagamento dell’area dell’euro, depositari centrali di titoli, controparti centrali, fornitori di servizi, infrastrutture dei mercati finanziari e autorità di sorveglianza, è stato sottoposto lo scenario di un attacco cibernetico alle IMF in grado di compromettere l’integrità dei dati. L’esercizio ha assunto la forma di un dibattito guidato fra operatori di mercato durante il quale questi ultimi hanno avuto la possibilità di formulare osservazioni e giungere a conclusioni sulla base dello scenario presentato e di individuare possibili ambiti di collaborazione per accrescere ulteriormente la resilienza cibernetica dell’intero settore.

Riconoscendo l’importanza di riunire attori del mercato, autorità competenti e soggetti che si occupano di sicurezza cibernetica a livello paneuropeo, l’Eurosistema ha istituito un comitato per la resilienza cibernetica dell’euro rivolto alle infrastrutture finanziarie paneuropee (Euro Cyber Resilience Board for pan‑European Financial Infrastructures, ECRB). L’obiettivo dell’ECRB è quello di accrescere la resilienza cibernetica delle IMF, dei loro fornitori di servizi critici e dell’intero settore finanziario dell’UE, conformemente agli standard internazionali. L’obiettivo sarà conseguito promuovendo la fiducia e la collaborazione e agevolando le iniziative congiunte che coinvolgono vari operatori di mercato o questi ultimi e le autorità.

Supervisione sui rischi informatici delle banche

La resilienza cibernetica e operativa rientra nella supervisione esercitata dalla BCE sui rischi informatici delle banche. Il rischio cibernetico merita una considerazione particolare alla luce della sempre più ampia interconnessione tra le banche, della maggiore dipendenza dalle tecnologie dell’informazione e della velocità con la quale un attaccante determinato può essere in grado di individuare e sfruttare le vulnerabilità esistenti.

Nel 2018 la BCE ha attuato gli orientamenti dell’ABE sulla valutazione dei rischi legati alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) nell’ambito del processo di revisione e valutazione prudenziale (“Guidelines on ICT Risk Assessment under the SREP”, EBA/GL/2017/05). È stata effettuata un’approfondita e coerente valutazione dei rischi connessi alle tecnologie dell’informazione in tutti gli enti creditizi significativi vigilati nell’area dell’euro, che ha portato allo svolgimento di attività di follow‑up specifiche presso le singole banche e a risultati tematici da trattare su scala più ampia. Più in generale, la BCE ha sottolineato che le banche dovrebbero continuare a prestare attenzione a tutti i tipi di rischio informatico e non limitare le proprie attività soltanto ad alcuni di essi.

La BCE ha dato un contributo significativo all’elaborazione degli orientamenti dell’ABE in materia di TIC e di gestione dei rischi legati alla sicurezza, che sono stati sottoposti a consultazione pubblica a dicembre 2018 e che dovrebbero condurre a un’armonizzazione dei requisiti per la gestione dei rischi informatici cui sono esposte le banche in Europa, nonché favorire una maggiore parità di trattamento. Inoltre, la vigilanza sui rischi informatici condotta dalla BCE prevede come sempre i controlli cartolari effettuati dai gruppi di vigilanza congiunti, le ispezioni intrusive e mirate al conseguimento di specifici obiettivi legati al rischio informatico e un’attività di aggiornamento e informazione in materia di attacchi cibernetici attraverso il quadro di riferimento per le segnalazioni degli incidenti di sicurezza cibernetica.

Prosegue, infine, l’attiva collaborazione avviata a livello mondiale, e in particolare europeo, per rafforzare la resilienza cibernetica dell’ecosistema finanziario.


12.4 La riduzione dell’impronta ecologica della BCE

La BCE si impegna a migliorare costantemente la propria performance ambientale

La BCE è consapevole che, in quanto istituzione europea, è sua responsabilità contribuire alla protezione dell’ambiente e affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici, per il benessere della società e delle generazioni future. Fin dall’adozione della prima politica ambientale, nel 2007, la BCE ha operato con costanza per migliorare la performance ambientale e ridurre la propria impronta ecologica. La BCE ha aderito al sistema europeo di ecogestione e audit (EMAS) a partire dal 2010 e ha elaborato un sistema di gestione ambientale che copre tutti e tre gli edifici che ospitano il personale BCE a Francoforte: la sede principale nella Sonnemannstrasse, il Japan Center e la Eurotower.

La protezione dell’ambiente è parte integrante della strategia aziendale della BCE e ne influenza operazioni e processi quotidiani. Con il sostegno di più di 50 rappresentanti per l’ambiente e molti individui e team impegnati in tutta l’organizzazione, la BCE si adopera per una costante riduzione dell’impronta ecologica. Dimostra il proprio impegno organizzando iniziative di sensibilizzazione rivolte al personale, attuando misure di efficientamento e collaborando con gli stakeholder in un’opera comune mirata al raggiungimento dei suoi obiettivi ambientali. Una di tali misure è stato l’avvio di uno strumento versatile di collaborazione online che permette alla BCE di interagire a distanza con i propri interlocutori. Questo strumento non soltanto arricchisce le interazioni online, ma permette anche di evitare viaggi quando possibile, riducendo pertanto le emissioni. Inoltre, la BCE ha ulteriormente ottimizzato il profilo dei flussi luminosi del proprio edificio principale al fine di ridurre l’intensità dell’illuminazione in alcune aree e ha adeguato gli orari operativi per ottenere un ulteriore risparmio energetico. Oltre a questo, i bicchieri monouso negli spazi comuni sono stati sostituiti con bicchieri riutilizzabili, riducendo notevolmente gli sprechi.

Il 2018 è stato un anno ricco di iniziative per l’accrescimento della sensibilizzazione ambientale

Il 2018 per la BCE è stato un anno ricco di iniziative di sensibilizzazione ambientale, caratterizzato dalla partecipazione a diverse campagne internazionali. La BCE si è unita alla comunità di Francoforte quando questa ha lanciato un appello volto a puntare i riflettori sul cambiamento climatico in occasione dell’Ora della terra del WWF del 2018. Insieme ad altre 183 imprese e istituzioni a Francoforte, la BCE ha spento tutta l’illuminazione non essenziale e il personale è stato incoraggiato a unirsi alla campagna e a trovare ulteriori modi di mostrare maggiore rispetto per l’ambiente. Un’altra iniziativa è stata la sesta partecipazione della BCE alla Settimana europea della mobilità. Per incoraggiare il personale a compiere scelte più ecologiche nel proprio percorso quotidiano da e per il lavoro, sono state organizzate attività di ciclofficina, gare a squadre e quiz su mobilità e clima. Inoltre, al personale sono state fornite informazioni sulla mobilità ecologica presso la BCE.

Il sostegno dei fornitori esterni è anch’esso fondamentale per ridurre l’impatto ambientale della BCE. Sono stati introdotti criteri di sostenibilità, ad esempio, nella selezione degli appaltatori dei servizi di pulizia. Questi criteri hanno portato all’introduzione di molti materiali ecologici nelle operazioni quotidiane, come la carta riciclata nei servizi igienici. L’impresa di pulizie che fornisce tali servizi alla BCE impiega unicamente prodotti per la pulizia innovativi, non nocivi e completamente biodegradabili, e usa esclusivamente procedure meccaniche di pulizia profonda. Anche il processo di dosaggio è stato ottimizzato per ridurre il consumo di acqua e migliorarne il riciclo durante la pulizia dei pavimenti.

Collaborazione per una migliore protezione dell’ambiente

Per accrescere l’impatto della propria azione e continuare a beneficiare della condivisione di esperienze diverse, la BCE collabora con le BCN e con altri organi e istituzioni europei. Insieme possono condividere le migliori prassi, discutere ed esplorare nuove soluzioni a sfide comuni e riferire congiuntamente circa la loro performance ambientale. Sulla pagina Internet comune EMAS nelle istituzioni europee, gli organi e le istituzioni europei esplorano i benefici pratici legati al far parte dell’EMAS e condividono le migliori prassi e modalità di risparmio delle risorse. La collaborazione interistituzionale costituisce un altro pilastro fondamentale dell’impegno della BCE verso la tutela dell’ambiente.

La BCE pubblica inoltre le informazioni riguardo la propria performance ambientale e le misure adottate sulla pagina Internet Tutela dell’ambiente presso la BCE.


Bilancio

https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/annrep/ecb.annualaccounts2018~cd3eabaa40.it.pdf


Stato patrimoniale consolidato dell’Eurosistema al 31 dicembre 2018

https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/other/ecb.eurosystembalancesheet2018~5b51d1aefe.it.pdf


Sezione statistica (disponibile solo in inglese)

https://www.ecb.europa.eu/pub/pdf/annrep/ecb.ar_annex2018_statistical_section~7ddac28291.en.pdf

© Banca centrale europea, 2019

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I dati contenuti in questo Rapporto sono aggiornati all’8 febbraio 2019 (ad eccezione del tasso di disoccupazione che è aggiornato a dicembre 2018). Le statistiche riportate nella Sezione statistica sono aggiornate al 14 marzo 2019.

Per la terminologia tecnica, è disponibile sul sito della BCE un glossario multilingue nella sezione Glossary.

HTML ISBN 978-92-899-3438-1, ISSN 1725-2903, doi:10.2866/519402, QB-AA-19-001-IT-Q


[1]Nel marzo 2019 il Consiglio direttivo ha comunicato di attendersi ora che i tassi di interesse di riferimento restino su livelli pari a quelli attuali almeno fino alla fine del 2019 e in ogni caso finché sarà necessario per assicurare che l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine.
[2]Fonte dei dati: Hamburg Institute of International Economics (HWWI).
[3]Per maggiori dettagli sulla composizione dell’occupazione in termini di età, cfr. il riquadro Variazioni nella composizione che hanno contribuito alla crescita dell’occupazione nell’area dell’euro durante la ripresa nel numero 8/2018 del Bollettino economico della BCE.
[4]Cfr. il riquadro 1 nell’articolo Offerta di lavoro e crescita dell’occupazione nel numero 1/2018 del Bollettino economico della BCE.
[5]Per ulteriori dettagli, cfr. l’articolo Offerta di lavoro e crescita dell’occupazione nel numero 1/2018 del Bollettino economico della BCE.
[6]L’orientamento delle politiche di bilancio riflette la direzione e l’entità dello stimolo fornito all’economia dalle politiche fiscali, al di là della reazione automatica delle finanze pubbliche al ciclo economico. È misurato come variazione del saldo primario corretto per gli effetti del ciclo al netto dell’assistenza pubblica a sostegno del settore finanziario. Per maggiori informazioni sull’orientamento delle politiche di bilancio nell’area dell’euro, cfr. l’articolo L’orientamento della politica di bilancio nell’area dell’euro nel numero 4/2016 del Bollettino economico della BCE.
[7]Cfr. The 2018 Ageing Report: Economic and Budgetary Projections for the EU Member States (20162070), Commissione europea, 25 maggio 2018. Il rapporto 2018 sull’invecchiamento demografico è il più recente dei rapporti redatti ogni tre anni dal gruppo di lavoro sugli effetti dell’invecchiamento (Ageing Working Group, AWG) del Comitato di politica economica e dalla Commissione europea.
[8]Nel caso della Grecia, il previsto calo della spesa connessa all’invecchiamento è ampiamente riconducibile alle riforme pensionistiche di recente adozione. Il miglioramento delle prospettive, tuttavia, sarebbe a rischio se decisioni giudiziarie portassero a un’inversione delle riforme già attuate.
[9]Se da un lato è necessario un po’ di tempo affinché le riforme mostrino i propri effetti nella loro interezza, le valutazioni pluriennali della Commissione indicano anche che il vigore delle riforme si è indebolito negli ultimi anni. Ciò è riconducibile a vari fattori, fra cui la perdita di slancio dell’azione riformatrice e una minore percezione dell’urgenza delle riforme. Alcune delle riforme ancora da compiere potrebbero rivelarsi particolarmente impegnative.
[10]Cfr. Masuch, K., Anderton, R., Setzer, R. e Benalal, N. (a cura di), “Structural policies in the euro area”, Occasional Paper Series, n. 210, BCE, giugno 2018.
[11]Per un’analisi di queste misure nell’area dell’euro, cfr. l’articolo Misure dell’inflazione di fondo nell’area dell’euro nel numero 4/2018 del Bollettino economico della BCE.
[12]Cfr. l’articolo Il ruolo dei salari nel rialzo dell’inflazione nel numero 5/2018 del Bollettino economico della BCE.
[13]Cfr. il riquadro Andamenti dell’erogazione di mutui ipotecari nell’area dell’euro nel numero 5/2018 del Bollettino economico della BCE.
[14]Un limit order book è un sistema di negoziazione in cui denaro e lettera immessi dagli operatori di mercato vengono messi in coda ed eseguiti secondo una sequenza predefinita.
[15]L’indicatore di liquidità basato sui book di negoziazione è ricavato da dati relativi ai differenziali denaro‑lettera e sulle quantità degli ordini con limite di prezzo esposti nei book. Per una determinata obbligazione si calcola la somma delle cinque migliori quotazioni denaro e lettera presenti nei book, e successivamente si divide per la somma dei corrispondenti volumi degli ordini.
[16]L’indicatore della liquidità basato sull’esecuzione degli ordini utilizza le quotazioni ricavate dalle operazioni eseguite nell’ambito del PSPP. Per un determinato titolo, questo indicatore si definisce come lo scostamento fra le due migliori quotazioni ricevute dal mercato over‑the‑counter (OTC), diviso per la durata finanziaria del titolo stesso. Vengono prese in considerazione solo le quotazioni riferibili a transazioni effettivamente eseguite.
[17]Con “Bund tantrum” ci si riferisce a un brusco incremento dei rendimenti delle obbligazioni sovrane tedesche, il cui rendimento a dieci anni crebbe di 82 punti base (dallo 0,16 per cento allo 0,98 per cento) in un periodo di circa sei settimane.
[18]Le statistiche sulle emissioni di titoli sono prodotte dalla BCE in base ai dati mensili forniti dalle banche centrali nazionali dell’area dell’euro e riguardano consistenze in essere, emissioni, rimborsi e tassi di crescita dei titoli di debito e delle azioni quotate. I dati sono disaggregati per paese di emissione, settore, tipo di strumento, scadenza originaria, tipo di cedola e valuta di denominazione. L’ultima osservazione disponibile si riferisce a novembre 2018.
[21]Per una descrizione della metodologia econometrica utilizzata cfr. l’articolo L’impatto del programma di acquisto di titoli del settore societario sui mercati delle obbligazioni private e sul finanziamento delle società non finanziarie dell’area dell’euro, pubblicato nel numero 3/2018 del Bollettino economico della BCE, nota 61.
[22]Ad esempio, le obbligazioni emesse dalle banche, quelle ad alto rendimento e quelle con cedole dalle caratteristiche non idonee. I più bassi rendimenti e differenziali delle obbligazioni acquistate dall’Eurosistema costituiscono un incentivo per gli investitori a riequilibrare i propri portafogli in favore di attività caratterizzate da un profilo di rischio simile, ma da rendimenti attesi più elevati.
[23]cfr. Grosse‑Rueschkamp, B., Steffen, S. e Streitz, D., “Cutting out the middleman – The ECB as corporate bond investor”, SSRN, ottobre 2017, e Arce, O., Gimeno, R. e Mayordomo, S., “Making room for the needy: The credit‑reallocation effects of the ECB’s corporate QE”, Working Papers, n. 1743, Banco de España, 2017.
[24]Le evidenze econometriche disponibili in letteratura segnalano un più forte rialzo nei volumi di prestito da parte delle banche con un’ampia quota, nei propri portafogli, di prenditori idonei ai fini del CSPP rispetto alle banche con quote inferiori di tali prenditori; cfr. Grosse‑Rueschkamp, B., Steffen, S. e Streitz, D., op.cit. I dati econometrici mettono inoltre in luce un’impennata dei prestiti alle imprese non idonee ai fini del CSPP in Spagna, in corrispondenza dell’annuncio del programma; cfr. Arce, O., Gimeno, R. e Mayordomo, S., op.cit.
[25]Per un’analisi approfondita dell’impatto del PAA sull’economia dell’area dell’euro, cfr. l’articolo Valutazione del programma di acquisto di attività dell’Eurosistema al termine degli acquisti nel Bollettino economico della BCE di prossima pubblicazione.
[26]Il divieto di finanziamento monetario è sancito dall’articolo 123 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Per le restrizioni sulle attività non finalizzate a operazioni di politica monetaria, cfr. in particolare le linee guida della BCE sulle operazioni di gestione di attività e passività domestiche da parte delle banche centrali nazionali (BCE/2014/9), l’accordo del 19 novembre 2014 sulle attività finanziarie nette e l’accordo del 17 maggio 2017 sull’erogazione di liquidità di emergenza.
[27]Il portafoglio titoli del PAA è presentato a costo ammortizzato.
[28]La BCE pubblica informazioni sugli andamenti del portafoglio titoli del PAA con frequenza settimanale. Pubblica inoltre con frequenza mensile la scomposizione dei titoli acquistati sui mercati primari e secondari nell’ambito dell’ABSPP, del CBPP3 e del CSPP. Per quest’ultimo programma viene fornito un elenco completo dei titoli detenuti, in cui figurano i nomi degli emittenti, le date di scadenza e i tassi cedolari delle obbligazioni, nonché dati aggregati sui titoli suddivisi per rischio paese, rating e settore. Per il PSPP, la BCE fornisce dati sui titoli acquistati in base al paese emittente, compresa la scadenza media ponderata (i dati sui titoli in portafoglio degli emittenti sovranazionali sono pubblicati a livello aggregato).
[29]L’ Eurosistema intende mantenere un approccio neutrale dal punto di vista di mercato, acquistando titoli sull’intero spettro delle scadenze idonee ai fini del programma di acquisto e in tutte le giurisdizioni, in modo da riflettere la composizione del mercato dei titoli di Stato dell’area dell’euro.
[30]La BCE pubblica l’ammontare atteso dei rimborsi mensili per il PAA su un orizzonte mobile di 12 mesi.
[31]Cfr. il quadro di riferimento generale per il prestito di titoli nell’ambito dell’APP per informazioni sul prestito di titoli nel quadro del CBPP3 e dell’ABSPP.
[32]La BCE pubblica mensilmente il saldo mensile medio aggregato dei titoli concessi in prestito dall’Eurosistema in ambito PSPP e gli importi mensili medi aggregati delle garanzie in contanti ricevute sempre in ambito PSPP.
[34]Le ABS devono avere almeno due rating creditizi forniti da ECAI. Le ABS con rating inferiori al grado di qualità creditizia di livello 2 devono soddisfare alcuni requisiti aggiuntivi, tra cui: a) il collaterale sottostante l’ABS non deve contenere crediti deteriorati né al momento dell’emissione dell’ABS, né durante il suo ciclo di vita; b) gli attivi presenti nel collaterale sottostante l’ABS, che producono i flussi di cassa per l’ABS, non devono essere strutturati, sindacati o “a leva”; c) nella documentazione di riferimento dell’ABS devono essere previste disposizioni atte a garantire la continuità del servizio di gestione dei flussi di cassa dell’ABS (“servicing”).
[35]Ai fini del PSPP, la durata residua minima consentita è di un anno e la durata residua massima di 30 anni. Ai fini del CSPP, la durata residua minima è di sei mesi e la durata residua massima di 30 anni.
[36]Cfr. l’articolo 138, paragrafo 3, lettera b), dell’Indirizzo (UE) 2015/510 della Banca centrale europea, del 19 dicembre 2014, sull’attuazione del quadro di riferimento della politica monetaria dell’Eurosistema (BCE/2014/60) (GU L 91 del 2.4.2015, pag. 3).
[37]Il 19 gennaio 2017 il Consiglio direttivo ha deciso che gli acquisti di titoli con rendimento alla scadenza inferiore al tasso sui depositi presso la banca centrale sono consentiti solo nel PSPP e ha confermato che tali acquisti non sono previsti nell’ambito del CBPP3, dell’ABSPP e del CSPP. Per ulteriori informazioni, cfr. il sito Internet della BCE.
[38]Il limite per emittente definisce la quota massima di titoli in circolazione di un determinato emittente che l’Eurosistema può tenere in portafoglio.
[39]Per i titoli di emittenti sovranazionali è previsto un limite relativo a emissione ed emittente del 50 per cento.
[40]Per le ABS e le obbligazioni garantite idonee per l’acquisto in deroga al requisito minimo di qualità creditizia si applica il limite massimo del 30 per cento.
[41]Cfr. Fell, J., Grodzicki, M., Krušec, D., Martin, R. e O’Brien, E., “Overcoming non‑performing loan market failures with transaction platforms”, Financial Stability Review, BCE, novembre 2017.
[42]Le autorità nazionali detengono il potere di attivare e attuare le misure macroprudenziali previste dalla normativa europea, ma sono tenute a informare la BCE prima di prendere decisioni su tali misure. La BCE valuta le misure messe in programma e ha la facoltà di obiettare alle decisioni proposte, nonché di porre in atto, laddove ritenuto necessario, misure più stringenti rispetto a quelle adottate a livello nazionale, nell’ottica di far fronte ai rischi per la stabilità finanziaria (articolo 5 del regolamento sull’MVU e articolo 13 del Regolamento interno della BCE (Decisione BCE/2014/1)).
[43]Cfr. “ECB floor methodology for setting the capital buffer for an identified Other Systemically Important Institution (O‑SII)” nel Macroprudential Bulletin, n. 3, BCE, giugno 2017.
[44]Cfr. il comunicato stampa “ECB 2018 stress test analysis shows improved capital basis of significant euro area banks”, pubblicato dalla vigilanza bancaria della BCE il 1° febbraio 2019.
[45]Per ulteriori informazioni, cfr. Carmassi, J., Dobkowitz, S., Evrard, J., Parisi, L., Silva, A. e Wedow, M., “Completing the Banking Union with a European Deposit Insurance Scheme: who is afraid of cross‑subsidisation?”, Occasional Paper Series, n. 208, BCE, aprile 2018.
[46]Cfr. gli orientamenti dell’Autorità bancaria europea (ABE) in materia di segnalazione dei gravi incidenti ai sensi della Direttiva (UE) 2015/2366 (PSD2) (EBA/GL/2017/10).
[47]L’Eonia è un indice che riflette il tasso medio al quale un panel di banche, che partecipano su base volontaria, presta euro overnight nel mercato interbancario non garantito. È calcolato ogni giorno in base ai dati trasmessi dalle banche che fanno parte del panel ed è amministrato dallo European Money Markets Institute (EMMI).
[48]Ai sensi dell’articolo 141, paragrafo 2, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea e degli articoli 17, 21.2, 43.1 e 46.1 dello Statuto del SEBC, nonché dell’articolo 9 del Regolamento (CE) n. 332/2002 del Consiglio, del 18 febbraio 2002.
[49]Ai sensi degli articoli 122, paragrafo 2, e 132, paragrafo 1, del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, degli articoli 17 e 21 dello Statuto del SEBC, nonché dell’articolo 8 del Regolamento (UE) n. 407/2010 del Consiglio, dell’11 maggio 2010.
[50]Ai sensi degli articoli 17 e 21 dello Statuto del SEBC (in combinato disposto con l’articolo 3, paragrafo 5, dell’accordo quadro per l’EFSF).
[51]Ai sensi degli articoli 17 e 21 dello Statuto del SEBC (in combinato disposto con l’articolo 5.12.1 dei termini generali dell’ESM per gli accordi sullo strumento di assistenza finanziaria).
[52]Nell’ambito dell’accordo di prestito che coinvolge da un lato, in qualità di prestatori, gli Stati membri che hanno adottato l’euro (diversi dalla Grecia e dalla Germania) e la Kreditanstalt für Wiederaufbau (che agisce nell’interesse pubblico, in base alle istruzioni e beneficiando della garanzia della Repubblica federale tedesca) e, dall’altro, la Repubblica ellenica in qualità di debitore e la Bank of Greece come suo agente, nonché in conformità con gli articoli 17 e 21.2 dello Statuto del SEBC e l’articolo 2 della Decisione BCE/2010/4, del 10 maggio 2010.
[53]Informazioni più dettagliate sulle attività di ricerca della BCE, comprese quelle sugli eventi dedicati alla ricerca, sulle pubblicazioni e sulle reti sono disponibili sul sito Internet della BCE.
[54]Tutti gli articoli, i dibattiti e gli interventi del Forum di Sintra sono disponibili nell’e‑book e le registrazioni video di tutte le sessioni sono visibili sul canale YouTube della BCE.
[55]Il Research Bulletin della BCE è una piattaforma web per la diffusione dei risultati di ricerche rilevanti a un pubblico più ampio. I numeri di questa pubblicazione sono disponibili sul sito Internet della BCE.
[56]Cause riunite da C‑105/15 P a C‑109/15 P.
[57]Cause riunite da C‑8/15 P a C‑10/15 P.
[58]Cfr. CON/2018/12.
[59]Cfr. CON/2018/19.
[60]Cfr. CON/2018/26.
[62]Cfr. CON/2018/36.
[63]Cfr. CON/2018/55.
[64]Cfr. CON/2018/37.
[65]Cfr. CON/2018/54.
[66]Cfr. CON/2018/38.
[67]Cfr. CON/2018/33.
[68]Cfr. CON/2018/25.
[69]Cfr. CON/2018/51.
[70]Cfr. CON/2018/20.
[71]Cfr. CON/2018/1.
[72]Cfr. CON/2018/35.
[73]Cfr. CON/2018/23.
[74]Cfr. CON/2018/53.
[76]Cfr. CON/2018/56.
[77]Cfr. CON/2018/48.
[79]Cfr. CON/2018/15.
[80]Cfr. CON/2018/27.
[81]Cfr. CON/2018/16.
[82]Cfr. CON/2018/18.
[83]Cfr. CON/2018/21.
[85]Cfr. CON/2018/5.
[86]Cfr. CON/2018/24.
[87]Cfr. CON/2018/28.
[88]Cfr. CON/2018/8.
[90]Cfr. CON/2018/43.
[91]Cfr. CON/2018/49.
[92]Cfr. CON/2018/42.
[93]Cfr. CON/2018/58.
[94]Cfr. CON/2018/52.
[96]Cfr. CON/2018/7.
[97]Cfr. CON/2018/30.
[98]Cfr. CON/2018/44.
[99]Cfr. CON/2018/40.
[100]Cfr. CON/2018/50.
[101]Cfr. CON/2018/6.
[102]Cfr. CON/2018/31.
[104]Cfr. CON/2018/16.
[105]Cfr. CON/2018/21.
[106]Cfr. CON/2018/28.
[107]Cfr. CON/2018/46.
[109]Cfr. CON/2018/41.
[110]Cfr. CON/2018/33.
[111]Per un’analisi più dettagliata dei progressi compiuti in materia di unione bancaria e unione dei mercati dei capitali, nonché dei pareri della BCE, cfr. la sezione 3.4 del presente Rapporto annuale.
[112]Le dichiarazioni introduttive sono disponibili sul sito Internet della BCE.
[113]La pubblicazione del feedback sulle osservazioni formulate dal Parlamento europeo sul Rapporto annuale della BCE per il 2017 avverrà in contemporanea con la pubblicazione del presente rapporto annuale.
[114]Le risposte del Presidente della BCE alle domande dei parlamentari europei sono pubblicate nella sezione dedicata del sito Internet della BCE.
[115]Maggiori informazioni al riguardo sono reperibili nel Rapporto annuale della BCE sulle attività di vigilanza per il 2018.
[116]In particolare, il discorso del Presidente della BCE Mario Draghi “Central bank independence” tenuto presso la Nationale Bank van België/Banque Nationale de Belgique il 26 ottobre 2018 e quello di Benoît Cœuré, membro del Comitato esecutivo, dal titolo “Central banking in times of complexity”, pronunciato alla Sveriges Riksbank il 25 maggio 2018. Questi sono stati seguiti da altri interventi più recenti, come quello di Yves Mersch, membro del Comitato esecutivo, dal titolo “Aligning accountability with sovereignty in the European Union: the ECB’s experience”, alla conferenza su temi giuridici tenuta dalla BCE il 4 settembre 2017 e quello di Benoît Cœuré, dal titolo “Independence and accountability in a changing world”, all’evento organizzato da Transparency International EU sul tema Two sides of the same coin? Independence and accountability of the European Central Bank il 28 marzo 2017.
[117]Cfr. l’articolo L’evoluzione delle prassi adottate dalla BCE in tema di accountability durante la crisi, nel numero 5/2018 del Bollettino economico della BCE.
[118]Cfr. la domanda QA15.1, Eurobarometro Standard, n. 90, edizione 90.3, Commissione europea, dicembre 2018.
[119]Nel 2018 la BCE ha pubblicato due Occasional papers a cura della “IRC Task force on IMF Issues” e aventi a oggetto tematiche connesse con l’FMI. Cfr. IRC Task Force on IMF Issues, “Strengthening the Global Financial Safety Net – Moving relations between the IMF and Regional Financing Arrangements forward”, Occasional Paper Series, n. 207, BCE, marzo 2018, e IRC Task Force on IMF Issues, “A quantitative analysis of the size of IMF resources”, Occasional Paper Series, n. 213, BCE, ottobre 2018.
[120]Per una definizione di incidente cibernetico (“cyber incident”) e altri termini, cfr. il glossario di sicurezza cibernetica del Consiglio per la stabilità finanziaria (Financial Stability Board, FSB).