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Sintesi

Le prospettive a breve termine per l’attività economica nell’area dell’euro hanno subìto un brusco deterioramento e presentano un grado di incertezza molto elevato. La pandemia di COVID-19, iniziata in Cina ed estesasi nel periodo recente all’Italia e ad altri paesi, comporta un significativo shock avverso che dovrebbe esercitare un forte impatto sfavorevole sull’attività nell’area dell’euro, almeno nel breve periodo, incidendo sia sull’offerta sia sulla domanda. Il deterioramento dell’attività in Cina e negli altri paesi colpiti implica una minore crescita delle esportazioni dell’area dell’euro e turbative lungo le catene di approvvigionamento mondiali. Le brusche correzioni recenti nei mercati azionari a livello internazionale dovrebbero determinare un peggioramento del clima di fiducia dei consumatori e delle imprese. Inoltre, le rigorose misure di contenimento eserciteranno effetti sfavorevoli sul lato dell’offerta dell’economia e presentano altresì significative implicazioni negative per la domanda, interessando in misura sproporzionata determinati settori (ad esempio il turismo, i trasporti e i servizi ricreativi e culturali).

Il pieno impatto dello shock rappresentato dal COVID-19 è molto difficile da valutare in questa fase. Gli esperti hanno completato lo scenario di base delle proiezioni per l’area dell’euro il 28 febbraio, tenendo conto delle informazioni disponibili in quel momento e sulla base di ipotesi aggiornate al 18 febbraio. Le proiezioni non considerano tuttavia i dati resi noti nel corso del mese di marzo riguardo alla più rapida diffusione del COVID-19 nell’area dell’euro e a livello mondiale, che sono stati accompagnati da forti cali nei mercati finanziari e dei corsi petroliferi, e risultano pertanto caratterizzate da notevoli rischi al ribasso specialmente nel breve periodo. Inoltre la portata, l’entità e la durata delle misure di chiusura (lockdown) accrescono i rischi verso il basso per le prospettive a breve termine.

Anche se la durata e la gravità della pandemia di COVID-19 sono contraddistinte da un grado di incertezza elevato, lo scenario di base ipotizza che il virus sarà contenuto nei prossimi mesi e che questo consenta una normalizzazione della crescita nella seconda metà del 2020. Oltre il breve periodo, le condizioni di finanziamento molto favorevoli, una lieve attenuazione dell’incertezza a livello mondiale, il connesso recupero graduale della domanda esterna e il considerevole allentamento delle politiche di bilancio dovrebbero nell’insieme sostenere una ripresa. Si prevede complessivamente che il tasso di incremento del PIL in termini reali scenda dall’1,2% nel 2019 allo 0,8% nel 2020, per poi salire all’1,3% nel 2021 e all’1,4% nel 2022. Rispetto alle proiezioni di dicembre, la crescita è stata rivista verso il basso di 0,3 punti percentuali nel 2020 e 0,1 nel 2021 principalmente a causa della pandemia di COVID-19.

L’inflazione misurata sull’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IAPC) dovrebbe scendere lievemente dall’1,2% nel 2019 all’1,1% nel 2020, per poi salire nel resto dell’orizzonte temporale di proiezione portandosi all’1,6% nel 2022. Il calo del profilo dell’inflazione nel corso del 2020 riflette tassi negativi per la componente energetica dovuti alla diminuzione dei prezzi del petrolio fino alla data di chiusura di questo esercizio previsivo, in parte riconducibile alle preoccupazioni per le prospettive mondiali derivanti dal COVID-19. Oltre all’impatto sulle quotazioni petrolifere, le implicazioni della diffusione del COVID-19 per l’inflazione sono caratterizzate da una considerevole incertezza. Nelle proiezioni si ipotizza che le spinte verso il basso sui prezzi connesse all’indebolimento della domanda nel 2020 siano in larga parte compensate da effetti al rialzo collegati alle turbative dal lato dell’offerta, anche se questa valutazione è indubbiamente soggetta a rischi al ribasso. Nel medio periodo l’inflazione calcolata al netto di energia e beni alimentari dovrebbe essere sorretta dalla graduale ripresa dell’attività, dalla dinamica salariale relativamente robusta in presenza di condizioni tese nei mercati del lavoro e dal recupero dei margini di profitto. Un contributo dovrebbe provenire anche dall’aumento dei corsi delle materie prime non energetiche e dei prezzi all’importazione. Rispetto all’esercizio dello scorso dicembre, le proiezioni per l’inflazione misurata sullo IAPC sono invariate[1].

Nel contesto di elevata incertezza quanto all’impatto economico della pandemia di COVID-19, sono stati elaborati scenari sfavorevoli connessi basati su modelli (cfr. riquadro 3). Il loro concretizzarsi comporterebbe, rispetto alle proiezioni di marzo 2020, un calo della crescita del PIL nel 2020 compreso fra 0,6 e 1,4 punti percentuali e un arretramento dell’inflazione compreso fra 0,2 e 0,8 punti percentuali a seconda della gravità dello scenario e del modello utilizzato. Va rilevato come tali scenari non prevedano reazioni della politica monetaria e di quella di bilancio, che se incluse potrebbero mitigare significativamente tali effetti.


1 Economia reale

La crescita del PIL in termini reali nell’area dell’euro nel quarto trimestre del 2019 è stata pari allo 0,1%, inferiore rispetto a quanto previsto nelle proiezioni di dicembre. Oltre a fattori temporanei quali gli effetti di calendario connessi alle festività natalizie e agli scioperi in Francia, questo dato più modesto ha riflesso principalmente la perdurante debolezza di fondo del settore manifatturiero che è verosimilmente imputabile a fattori internazionali sfavorevoli.

Grafico 1

PIL in termini reali dell’area dell’euro

(variazioni percentuali sul trimestre precedente, dati trimestrali destagionalizzati e corretti per il numero di giornate lavorative)

Nota: gli intervalli di valori delle proiezioni presentano un’ampiezza pari al doppio della media degli scarti, in valore assoluto, fra i dati effettivi e le proiezioni elaborate negli anni scorsi. La metodologia adottata per il calcolo degli intervalli, che comporta una correzione per eventi eccezionali, è illustrata in New procedure for constructing Eurosystem and ECB staff projection ranges, pubblicata dalla BCE nel dicembre 2009 e disponibile nel suo sito Internet.

Gli indicatori del clima di fiducia nei diversi settori – basati su indagini condotte prima della recente pandemia di COVID-19 nell’area dell’euro – erano migliorati a gennaio e febbraio 2020 riflettendo probabilmente una lieve attenuazione delle incertezze a livello mondiale. L’indice di fiducia (Economic Sentiment Indicator) elaborato dalla Commissione europea ha continuato a migliorare, passando da un livello ben inferiore a uno prossimo alla media di lungo periodo. Il clima di fiducia dei consumatori è migliorato sensibilmente in febbraio, dopo essere rimasto invariato in gennaio, e si è portato al di sopra della media di lungo periodo. Anche gli indici dei responsabili degli acquisti (Purchasing Managers’ Indices) sono migliorati nei primi due mesi del 2020: i dati relativi al settore manifatturiero sono saliti, portandosi lievemente al di sotto del valore 50 associato a una crescita uguale a zero, mentre quelli riguardanti i servizi e le costruzioni sono superiori a tale valore. Nell’insieme gli ultimi indicatori, basati su indagini condotte prima della recente pandemia di COVID-19 nell’area dell’euro, avrebbero suggerito un lieve rafforzamento della crescita nella prima metà del 2020.

Nonostante i segnali piuttosto favorevoli provenienti dagli indicatori del clima di fiducia disponibili a fine febbraio, l’impatto della pandemia di COVID-19 implica una crescita molto debole nel breve periodo. Il calo della domanda di importazioni dalla Cina, amplificato dalle turbative lungo le catene di approvvigionamento mondiali e – quel che è più importante – le epidemie più recenti in Italia e in altri paesi dell’area dell’euro dovrebbero proseguire nei prossimi mesi prima che il virus sia contenuto. Di conseguenza l’attività nella prima metà del 2020 risentirà non solo delle rigorose misure di contenimento (quali la chiusura temporanea delle fabbriche, le restrizioni ai viaggi e l’annullamento di manifestazioni di massa e grandi eventi), ma anche dell’atteso impatto sfavorevole sul clima di fiducia. A livello settoriale ci si attende che sia particolarmente colpito il settore dei servizi e in particolare i comparti del turismo, dei trasporti e dei servizi ricreativi e culturali. Il perdurare della debolezza di fondo nel settore manifatturiero osservata alla fine del 2019 frenerà altresì l’attività agli inizi del 2020. Si prevede una ripresa della crescita a partire dalla seconda metà del 2020 nell’ipotesi che la pandemia di COVID-19 sia contenuta.

Nel medio periodo lo scenario di base ipotizza che le circostanze sfavorevoli a livello mondiale vengano gradualmente meno, consentendo ai fattori fondamentali a sostegno dell’espansione nell’area dell’euro di tornare a rafforzarsi (cfr. grafico 1 e tavola 1). Si assume in particolare che venga raggiunto un accordo sulle future relazioni commerciali tra l’Unione europea e il Regno Unito entro la fine del 2020 e che non siano introdotte ulteriori misure protezionistiche su scala mondiale (oltre a quelle già annunciate). Pertanto, l’attuale incertezza sul piano delle politiche a livello internazionale diminuirà gradualmente e questo consentirà ai fattori fondamentali a sostegno della crescita di tornare a rafforzarsi e sorreggere l’attività nel 2021 e nel 2022. Le condizioni di finanziamento dovrebbero rimanere molto accomodanti e le misure di politica monetaria della BCE seguiteranno a trasmettersi all’economia. Più specificamente, le ipotesi tecniche implicano che nell’arco di tempo considerato i tassi di interesse nominali a lungo termine registrino un aumento solo modesto rispetto ai minimi attuali. La dinamica dei consumi privati e degli investimenti nell’edilizia residenziale dovrebbe essere favorita anche dagli andamenti relativamente robusti della crescita dei salari. Le esportazioni dell’area dell’euro beneficerebbero della prevista ripresa della domanda esterna. Infine, l’orientamento delle politiche di bilancio dovrebbe allentarsi nel periodo 2020-2021 (cfr. sezione 3).

Tuttavia, il venir meno di alcune circostanze favorevoli dovrebbe determinare una perdita di slancio della crescita verso la fine dell’orizzonte temporale di proiezione. Il ritmo di incremento delle forze di lavoro si ridurrebbe, riflettendo principalmente i vincoli dal lato dell’offerta di manodopera in parte connessi a fattori demografici in alcuni paesi. Ci si attende inoltre che, dopo essere rimasto espansivo per diversi anni, l’intonazione delle politiche di bilancio nell’area dell’euro diventi sostanzialmente neutra nel 2022.

Tavola 1

Proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro

(variazioni percentuali annue)

Nota: le proiezioni riguardanti il PIL in termini reali e le sue componenti, il costo unitario del lavoro, il reddito per occupato e la produttività del lavoro si basano su dati destagionalizzati e corretti per il numero di giornate lavorative.
1) Gli intervalli di valori delle proiezioni presentano un’ampiezza pari al doppio della media degli scarti, in valore assoluto, fra i dati effettivi e le proiezioni elaborate negli anni scorsi. La metodologia adottata per il calcolo degli intervalli, che comporta una correzione per eventi eccezionali, è illustrata in New procedure for constructing Eurosystem and ECB staff projection ranges, pubblicata dalla BCE nel dicembre 2009 e disponibile nel suo sito Internet.
2) Incluso l’interscambio verso l’interno dell’area dell’euro.
3) Il sottoindice si basa sulle stime dell’impatto effettivo delle imposte indirette. Può divergere dai dati dell’Eurostat, che ipotizza la trasmissione completa e immediata dell’impatto dell’imposizione indiretta allo IAPC.
4) Calcolato come saldo delle amministrazioni pubbliche al netto degli effetti transitori del ciclo economico e delle misure temporanee assunte dai governi.

Per quanto concerne più nel dettaglio le componenti della crescita del PIL, il ritmo di incremento dei consumi privati dovrebbe evidenziare una relativa capacità di tenuta nell’orizzonte temporale della proiezione. A breve termine, nonostante il perdurante aumento dei salari reali e gli effetti positivi dell’allentamento delle politiche di bilancio in alcuni paesi, l’impatto atteso del COVID-19 e il probabile deterioramento del clima di fiducia dovrebbero far salire il tasso di risparmio e determinare di conseguenza prospettive più deboli del previsto per i consumi privati. Nel periodo considerato la dinamica dei consumi privati sarebbe sostenuta dalle condizioni di finanziamento favorevoli e dalla perdurante espansione dei salari. I tassi nominali sui prestiti bancari dovrebbero registrare un’ulteriore lieve diminuzione nel 2020, per poi aumentare in misura modesta nel 2021 e nel 2022. Poiché si prevede che i tassi e i volumi dei prestiti bancari alle famiglie crescano solo moderatamente nei prossimi anni, la spesa lorda per interessi si manterrebbe contenuta e seguiterebbe quindi a sostenere i consumi privati.

Riquadro 1
Ipotesi tecniche riguardanti i tassi di interesse, i tassi di cambio e i prezzi delle materie prime

Rispetto alle proiezioni dello scorso dicembre, le ipotesi tecniche includono un calo dei prezzi del petrolio, un indebolimento del tasso di cambio effettivo e un abbassamento dei tassi di interesse a lungo termine. Le ipotesi tecniche concernenti i tassi di interesse e i prezzi delle materie prime sono basate sulle aspettative di mercato al 18 febbraio 2020. I tassi di interesse a breve termine si riferiscono all’Euribor a tre mesi e le aspettative di mercato sono desunte dai tassi dei contratti future. Da questa metodologia deriva un livello medio dei tassi a breve del -0,4% nell’intero periodo in esame. Le aspettative di mercato sui rendimenti nominali dei titoli di Stato a dieci anni dell’area dell’euro implicano una media dello 0,1% per il 2020, dello 0,2% per il 2021 e dello 0,3% per il 2022[2]. Da un confronto con l’esercizio previsivo di dicembre emerge che le aspettative di mercato per i tassi di interesse a breve termine sono state riviste verso il basso di circa 10 punti base per il 2022, mentre quelle per i rendimenti nominali dei titoli di Stato a dieci anni dell’area dell’euro sono state corrette al ribasso di circa 20 punti base per il 2020-2022.

Per quanto concerne le materie prime, sulla base dell’evoluzione dei prezzi impliciti nei contratti future considerando la media delle due settimane fino al 18 febbraio, si assume che le quotazioni del greggio di qualità Brent scendano da 64,0 dollari al barile nel 2019 a 56,4 nel 2020 e poi a 55,4 nel 2022. Tale profilo comporta che, rispetto alle proiezioni di dicembre, i prezzi in dollari del petrolio siano più bassi nell’intero periodo in esame. I corsi delle materie prime non energetiche, espressi in dollari, sono stimati in calo nel 2019, ma si assume che tornino a salire negli anni successivi.

Le ipotesi sui tassi di cambio bilaterali restano invariate nell’arco di tempo considerato sui livelli medi osservati nelle due settimane fino al 18 febbraio. Ciò implica che il cambio dollaro/euro si collochi in media a 1,09 nel periodo 2020-2022, lievemente al di sotto di quanto indicato nell’esercizio previsivo di dicembre. Il tasso di cambio effettivo dell’euro (calcolato nei confronti delle valute di 38 partner commerciali) si è deprezzato dell’1,1% rispetto alle proiezioni di dicembre. La debolezza dell’euro è generalizzata in quanto il deprezzamento ha riguardato tutte le principali valute.

Ipotesi tecniche

Gli andamenti di mercato recenti successivi alla data di chiusura di questo esercizio di proiezione implicherebbero una revisione significativa delle ipotesi tecniche: l’euro si è apprezzato, mentre i mercati finanziari e i prezzi del petrolio hanno registrato forti ribassi, di riflesso tra l’altro alla diffusione del COVID-19. Nel periodo recente l’euro si è rafforzato sul dollaro statunitense dopo l’inattesa riduzione dei tassi da parte della Federal Reserve; nei mercati del debito sovrano, i rendimenti di alcuni strumenti (quali i titoli di Stato tedeschi a dieci anni) hanno subìto un forte calo rispecchiando l’effetto congiunto dei timori per la crescita e della ricerca di investimenti più sicuri, mentre il differenziale rispetto ai rendimenti corrispondenti in altri paesi dell’area dell’euro si è notevolmente ampliato. Al tempo stesso i corsi petroliferi sono diminuiti in misura considerevole riflettendo non solo l’intensificarsi dei timori riguardo alle implicazioni per la crescita mondiale derivanti dalla diffusione del COVID-19, ma anche il recente disaccordo tra i partecipanti all’OPEC+.

Dati questi andamenti, sono stati utilizzati modelli macroeconomici costruiti dagli esperti per fornire stime deterministiche dell’impatto sulla crescita e sull’inflazione derivante dalle variazioni delle ipotesi riguardanti il prezzo del petrolio e il tasso di cambio tra il 18 febbraio, data di aggiornamento delle ipotesi tecniche, e il 9 marzo (considerando la media dei dieci giorni lavorativi fino a tale data inclusa). Le stime deterministiche presentate di seguito vengono fornite come indicazione dell’ordine di grandezza con cui gli andamenti più recenti del prezzo del petrolio e del tasso di cambio potrebbero influire sui rischi che caratterizzano le proiezioni. Tuttavia, tali stime non vanno interpretate come alternative rispetto alle proiezioni presentate nel resto di questa pubblicazione.

1) L’impatto meccanico di un profilo aggiornato per i prezzi del petrolio

I future sui prezzi del petrolio basati sulla media dei dieci giorni lavorativi fino al 9 marzo incluso erano pari a 49,4 dollari al barile nel secondo trimestre del 2020, inferiori del 13,1% rispetto all’ipotesi dello scenario di base per tale periodo. Successivamente, dal 9 marzo, comportano un aumento graduale delle quotazioni a 52,7 dollari al barile nel 2022, un livello inferiore del 5,2% nel confronto con l’ipotesi dello scenario di base per quell’anno. Come emerge dalla media dei risultati dei modelli macroeconomici costruiti dagli esperti, questo profilo eserciterebbe un lieve impatto al rialzo sulla crescita del PIL in termini reali nel 2020 e nel 2021; l’inflazione misurata sullo IAPC risulterebbe invece inferiore di 0,3 punti percentuali nel 2020, lievemente inferiore nel 2021 e superiore di 0,1 punti percentuali nel 2022.

2) L’impatto meccanico di un profilo aggiornato per il tasso di cambio dell’euro

Per quanto concerne l’euro, lo scenario di base ipotizza un tasso di cambio di 1,09 dollari per euro. La media dei dieci giorni lavorativi fino al 9 marzo incluso è stata di 1,11 dollari per euro, un livello superiore dell’1,7% alla suddetta ipotesi. L’euro si è apprezzato anche nei confronti delle altre principali valute e quindi il suo tasso di cambio effettivo nominale è aumentato del 2,0% rispetto alla data di chiusura dell’esercizio di elaborazione dello scenario di base. Utilizzando la media dei risultati dei modelli macroeconomici costruiti dagli esperti, la crescita del PIL in termini reali risulterebbe ridotta di circa 0,1 punti percentuali sia nel 2020 sia nel 2021, mentre l’inflazione misurata sullo IAPC sarebbe inferiore di 0,1 punti percentuali nel 2020-2022.

La crescita degli investimenti in abitazioni dovrebbe proseguire, sebbene a un ritmo più moderato. Nel breve periodo l’atteso impatto sfavorevole della pandemia di COVID-19 sul clima di fiducia, assieme al minore incremento del numero di concessioni edilizie, suggerisce una moderazione della dinamica degli investimenti nell’edilizia residenziale nei prossimi trimestri. Quest’ultima rimarrebbe modesta nel 2021-2022, poiché ci si attende che agiscano da freno le tendenze demografiche sfavorevoli in alcuni paesi.

Gli investimenti delle imprese seguiterebbero a evidenziare andamenti contenuti nel breve periodo, per poi acquisire gradualmente slancio nell’orizzonte temporale di riferimento. Nella prima metà del 2020 mostreranno un’evoluzione modesta. Effetti ciclici sfavorevoli connessi alla debolezza della domanda esterna, all’elevata incertezza sul piano delle politiche principalmente nel settore manifatturiero orientato verso l’esportazione e all’impatto sfavorevole della pandemia di COVID-19 dovrebbero determinare un ritmo di crescita degli investimenti delle imprese significativamente contenuto nel 2020, con una sensibile revisione al ribasso rispetto alle proiezioni di dicembre. Nel periodo successivo al 2020, tuttavia, sarebbero sostenuti da una serie di fattori fondamentali favorevoli in un contesto in cui si ipotizza il venir meno delle incertezze. In primo luogo, con la ripresa economica le imprese accresceranno gli investimenti per espandere il proprio stock di capitale produttivo in modo da adeguarlo alla domanda. In secondo luogo, le condizioni di finanziamento dovrebbero essere ancora molto positive nell’arco di tempo considerato. In terzo luogo, l’atteso miglioramento dei margini di profitto agirebbe da sostegno. Infine, l’indice di leva finanziaria nel settore delle società non finanziarie è diminuito negli ultimi anni e la loro spesa lorda per interessi è scesa su minimi storici.

Riquadro 2
Contesto internazionale

Le proiezioni relative al contesto internazionale sono state ultimate il 18 febbraio, prima della diffusione mondiale del COVID-19 oltre la Cina e della successiva reazione dei mercati finanziari. Questo riquadro descrive anzitutto le proiezioni incluse nello scenario di base, per poi esaminare gli andamenti più recenti successivi alla suddetta data di chiusura dell’esercizio e le possibili implicazioni degli stessi.

a) Le prospettive mondiali (aggiornate al 18 febbraio)

Nel 2019 la crescita del PIL mondiale in termini reali (esclusa l’area dell’euro) è scesa al 2,9%, il livello più basso dalla Grande recessione. Il rallentamento è stato piuttosto generalizzato in un contesto in cui la produzione manifatturiera mondiale ha registrato un calo pronunciato in presenza di crescenti incertezze a livello globale derivanti dalla ricorrente intensificazione delle tensioni commerciali, che hanno indotto le imprese a posticipare gli investimenti e i consumatori a ritardare gli acquisti di beni durevoli. Inoltre, diverse economie emergenti sono state colpite da shock idiosincratici, che hanno ulteriormente accentuato il rallentamento dell’attività mondiale lo scorso anno. Al tempo stesso, alcune delle principali economie avanzate ed emergenti hanno attuato politiche di stimolo della domanda, che hanno limitato il ritmo e l’intensità della decelerazione su scala mondiale.

Il commercio internazionale ha evidenziato un rallentamento ancora più pronunciato. La crescita annua delle importazioni mondiali (esclusa l’area dell’euro) è scesa allo 0,3% nel 2019, livello significativamente inferiore al 4,6% registrato l’anno precedente. Tali andamenti sono da ricondurre alla concomitanza di fattori negativi quali l’aumento del protezionismo, che ha accresciuto le incertezze riguardanti gli scambi, e una svolta nel ciclo tecnologico mondiale, che ha pesato soprattutto sulle economie asiatiche altamente integrate attraverso le catene produttive.

Al volgere dell’anno sono emersi segnali di stabilizzazione dell’attività e del commercio. Il previsto raggiungimento del punto di minimo dell’attività mondiale nel terzo trimestre del 2019 è stato sostanzialmente confermato dai dati. Le informazioni disponibili per il quarto trimestre hanno fornito ulteriore sostegno all’ipotesi di una stabilizzazione dell’attività globale su livelli piuttosto modesti formulata nelle proiezioni di dicembre. Tuttavia, la crescita delle importazioni mondiali e della domanda esterna dell’area dell’euro nella seconda metà del 2019 si è rivelata molto più vigorosa rispetto a quanto atteso nell’esercizio di dicembre, principalmente a causa della vivace dinamica delle importazioni nelle economie emergenti principali e in particolare in Cina e in Turchia. I risultati delle indagini congiunturali disponibili al momento dell’elaborazione delle proiezioni hanno offerto ulteriori riscontri del raggiungimento di un punto di minimo dell’attività globale, in presenza di un aumento dell’indice mondiale composito dei responsabili degli acquisti (Purchasing Managers’ Index, PMI) esclusa l’area dell’euro a gennaio 2020 grazie ai migliori valori relativi sia al settore manifatturiero sia al settore dei servizi. Inoltre, la conclusione di un primo accordo commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina ha lievemente allentato le tensioni commerciali, in un contesto in cui entrambi i paesi hanno ridotto le tariffe applicate agli scambi bilaterali e la Cina si è impegnata ad acquistare dagli Stati Uniti beni e servizi per un valore consistente nei prossimi due anni. Il parziale allentamento delle tensioni ha sorretto anche i corsi azionari e questo ha altresì contribuito a condizioni di finanziamento più favorevoli nelle economie avanzate ed emergenti.

Lo scenario di base per le prospettive mondiali, ultimato il 18 febbraio, presupponeva che il diffondersi del COVID-19 avrebbe determinato un modesto ritardo della ripresa dell’attività globale. Alla data di chiusura dell’esercizio di proiezione di marzo per il contesto internazionale, il 18 febbraio 2020, lo scenario di base ipotizzava che l’epidemia in corso avrebbe abbassato di 1,5 punti percentuali il tasso di incremento del PIL in termini reali sul periodo precedente in Cina nel primo trimestre dell’anno e che vi sarebbe poi stata una ripresa nel secondo e terzo trimestre, sulla base delle attese di un ritorno della produzione su livelli normali. Tali proiezioni si fondavano sull’ipotesi formulata in quel momento, vale a dire che l’epidemia di COVID-19 sarebbe rimasta per lo più confinata alla Cina e che il rapido calo del numero di nuovi contagi suggeriva turbative solo temporanee, ancorché significative, dell’attività economica nel paese.

La ripresa mondiale dovrebbe rafforzarsi in misura solo modesta. Il tasso di incremento dell’attività globale (esclusa l’area dell’euro) dovrebbe collocarsi al 3,1% quest’anno, livello leggermente superiore al 2,9% stimato per il 2019. Nel medio periodo salirebbe lievemente al 3,5% nel 2021 e al 3,4% nel 2022, mantenendosi tuttavia inferiore alla media di lungo periodo del 3,8%. Il graduale aumento della crescita mondiale a breve termine dipende dalla prevista ripresa in una serie di economie emergenti, che dovrebbero recuperare gradualmente rispetto alle recessioni o ai forti rallentamenti del periodo recente. Tuttavia, l’andamento della ripresa per questo gruppo di paesi emergenti rimane fragile in presenza di circostanze sfavorevoli esterne che, insieme all’instabilità politica interna, potrebbero compromettere le prospettive di recupero.

Contesto internazionale

(variazioni percentuali annue)

1) Calcolato come media ponderata delle importazioni.
2) Calcolata come media ponderata delle importazioni dei partner commerciali dell’area dell’euro.

Le prospettive a medio termine per il commercio mondiale rimangono modeste rispetto ai parametri storici, in un contesto in cui l’elasticità del commercio al reddito dovrebbe mantenersi inferiore alla “nuova normalità” di un valore pari all’unità[3]. Ciò riflette una concomitanza di fattori, quali aliquote tariffarie superiori a quelle adottate finora e incertezza elevata sul piano delle politiche. La crescita mondiale delle importazioni (esclusa l’area dell’euro) aumenterebbe gradualmente, dallo 0,3% nel 2019 all’1,4% nel 2020, per poi salire al 2,6% nel 2021 e al 2,7% nel 2022. Il tasso di incremento della domanda esterna dell’area dell’euro dovrebbe essere pari all’1,6% quest’anno e successivamente aumentare al 2,5% nel 2021 e al 2,6% nel 2022. Da un confronto con l’esercizio previsivo di dicembre emerge che le proiezioni per la domanda esterna dell’area dell’euro sono state corrette al rialzo per il 2020. Nondimeno, la revisione è principalmente connessa agli effetti statistici di trascinamento di dati più elevati del previsto nella seconda metà del 2019 e, in misura limitata, all’aumento delle importazioni bilaterali di Stati Uniti e Cina risultanti dalle minori tariffe applicate nel contesto del primo accordo commerciale. Poiché l’accordo sostiene soprattutto il commercio bilaterale tra i due paesi, i benefici per le esportazioni dell’area dell’euro saranno verosimilmente limitati; di fatto, queste ultime potrebbero persino risentire di effetti legati a un riorientamento degli scambi. Guardando oltre l’impatto di questi fattori, la domanda esterna dell’area dell’euro resterebbe sostanzialmente invariata rispetto alle proiezioni di dicembre.

b) Andamenti riguardanti l’epidemia mondiale di COVID-19 dalla data di chiusura delle proiezioni relative al contesto internazionale

La pandemia di COVID-19 è ancora in corso e il suo impatto geografico ed economico è in rapida evoluzione. Mentre, come spiegato in precedenza, alla data di chiusura delle proiezioni relative al contesto internazionale, il 18 febbraio 2020, l’epidemia di COVID-19 era considerata per lo più confinata alla Cina continentale, nelle settimane successive è apparso chiaro che avevano già iniziato a concretizzarsi pronunciati rischi al ribasso connessi alla durata, alla gravità e alla dispersione geografica della pandemia in corso.

I dati pervenuti di recente riguardanti la Cina segnalano considerevoli rischi al ribasso per le proiezioni concernenti l’attività e il commercio di questo paese. L’indice PMI relativo al settore manifatturiero dell’istituto nazionale di statistica della Cina è diminuito bruscamente a 35,7 in febbraio, da 50,0 in gennaio, il calo mensile più pronunciato dall’inizio dell’indagine nel 2005. Inoltre, il PMI riguardante l’attività delle imprese nel settore non manifatturiero è sceso da 54,1 in gennaio a 29,6 in febbraio, un livello molto inferiore a quello registrato durante la Grande recessione. Tali valori per il PMI segnalano una netta contrazione in ampi segmenti dell’economia del paese. In parte ciò è dovuto all’estensione della chiusura delle imprese dopo il Capodanno cinese ai primi di febbraio e alle restrizioni ai viaggi e ai trasporti nelle province della Cina. Benché in molte regioni del paese sia stata consentita la ripresa delle attività economiche nel corso del mese di febbraio, difficoltà logistiche e operative hanno ritardato la normalizzazione dei livelli di produzione. Tali ritardi nella produzione, se protratti, determineranno rischi di turbative lungo le catene di approvvigionamento mondiali. Gli indicatori ad alta frequenza, come il consumo giornaliero di carbone dei principali produttori di elettricità e i dati relativi alla congestione del traffico, tra gli altri, suggeriscono che ai primi di marzo l’attività economica è rimasta significativamente inferiore ai livelli degli anni precedenti nello stesso periodo. Nell’insieme, per il primo trimestre le evidenze segnalano che l’impatto economico del COVID-19 in Cina è stato più grave e persistente di quanto anticipato nello scenario di base di marzo alla data di chiusura delle proiezioni per il contesto internazionale, il 18 febbraio. Infine, il calo della domanda interna in Cina si ripercuote altresì in senso negativo sui partner commerciali del paese.

Dalla fine di febbraio, l’epidemia di COVID-19 si è estesa in misura significativa al di fuori della Cina. Ai primi di marzo il virus si era diffuso in oltre 80 paesi. Aree geograficamente distanti come la Corea del Sud, l’Iran e l’Italia hanno registrato epidemie indipendenti significative. Un numero crescente di paesi sta adottando misure rigorose per contenere la diffusione del virus e questo eserciterà un impatto significativo sulla loro attività interna, con possibili ripercussioni sulle catene globali del valore. Al tempo stesso aumentano i provvedimenti di politica economica adottati per compensare l’impatto sfavorevole della pandemia sulla crescita, compreso un allentamento della politica monetaria da parte della Federal Reserve e della Bank of England.

Nell’insieme, l’impatto più sfavorevole e duraturo del previsto esercitato dal COVID-19 in Cina e la diffusione molto più rapida del virus a livello mondiale segnalano chiaramente rischi al ribasso per le proiezioni riguardanti le prospettive mondiali. L’impatto della pandemia di COVID-19 sull’attività e sul commercio internazionale è significativamente più avverso di quanto anticipato a metà febbraio. Tale deterioramento delle prospettive per l’economia e il commercio su scala mondiale ha trovato parziale riflesso nello scenario di base per l’area dell’euro in quanto considerato nel giudizio degli esperti.

Le esportazioni dell’area dell’euro dovrebbero continuare a espandersi a un ritmo contenuto nella prima metà del 2020, per poi accelerare gradualmente nel resto dell’orizzonte temporale di riferimento. Le proiezioni segnalano che la crescita delle esportazioni sarà particolarmente debole nella prima metà del 2020 per effetto del calo della domanda in Cina e nelle altre economie asiatiche, oltre che delle turbative dal lato dell’offerta provocate dalla pandemia di COVID-19. A parte l’impatto diretto della pandemia sui servizi di viaggio e di trasporto, ci si attende che il commercio risenta altresì delle interruzioni lungo le catene di approvvigionamento interne e internazionali. Una ripresa degli scambi è prevista nella seconda metà dell’anno e il ritmo di espansione delle esportazioni migliorerà in linea con l’andamento della domanda esterna (cfr. riquadro 2), a indicare quote di mercato sostanzialmente stabili nell’orizzonte temporale di proiezione. Complessivamente, il contributo del commercio netto alla crescita del PIL in termini reali sarebbe sostanzialmente neutro nel periodo in esame.

La crescita dell’occupazione si manterrebbe modesta nel corso del 2020, riflettendo in larga parte l’attività sensibilmente debole nel breve periodo. Registrerà un recupero nel corso del 2021 in presenza di un rafforzamento dell’attività. A medio termine le proiezioni segnalano che l’espansione dell’occupazione nell’area dell’euro rimarrà contenuta in un contesto in cui ci si attende che sia limitata dall’offerta di manodopera.

La dinamica delle forze di lavoro dovrebbe moderarsi nell’orizzonte temporale di proiezione. Le forze di lavoro continuerebbero a espandersi riflettendo la prevista immigrazione netta di lavoratori (compresa l’attesa integrazione dei rifugiati) e i perduranti aumenti del tasso di partecipazione. Si prospetta tuttavia che nell’orizzonte temporale di proiezione questi fattori vengano gradualmente meno e aumenti l’impatto sfavorevole esercitato dall’invecchiamento demografico, in un contesto in cui le coorti più anziane che escono dalle forze di lavoro sono in numero maggiore rispetto a quelle più giovani che entrano a farvi parte.

Il tasso di disoccupazione salirebbe lievemente durante il 2020, per poi mantenersi pressoché stabile nel resto del periodo considerato attorno al 7½%. L’eterogeneità nei mercati del lavoro continuerà a sussistere in quanto ci si attende che i tassi di disoccupazione seguitino a evidenziare differenze sostanziali tra i diversi paesi dell’area dell’euro nel 2022.

La produttività del lavoro dovrebbe recuperare nel periodo in rassegna. Poiché la pandemia di COVID-19 inciderebbe negativamente più sulla crescita che sull’occupazione, la produttività del lavoro dovrebbe evidenziare una dinamica molto modesta nella prima metà del 2020. Ci si attende che nel resto del periodo di riferimento aumenti a fronte di una ripresa di slancio dell’attività, mentre gli input di lavoro dovrebbero rallentare. Nel 2022 la produttività del lavoro per addetto dovrebbe crescere a un ritmo lievemente superiore alla media pre-crisi dell’1,0%[4].

Rispetto alle proiezioni di dicembre, il tasso di incremento del PIL in termini reali è stato rivisto verso il basso di 0,3 e 0,1 punti percentuali, rispettivamente, nel 2020 e nel 2021. La correzione al ribasso dell’attività per il 2020 rispecchia un lieve effetto di trascinamento derivante dalla crescita inferiore alle attese nel quarto trimestre del 2019, la debolezza più prolungata del previsto nel settore manifatturiero e in particolare l’impatto sfavorevole atteso della pandemia di COVID-19. Il minore ritmo di espansione nel 2020 implica un lieve effetto di trascinamento negativo nel 2021.

Riquadro 3
Analisi di scenario: impatto sull’economia dell’area dell’euro derivante da un’intensificazione della pandemia di COVID-19 sia a livello mondiale sia all’interno dell’area

Data l’elevata incertezza circa l’impatto economico della pandemia di COVID-19, questo riquadro presenta due scenari concernenti un’intensificazione della crisi oltre quanto ipotizzato nell’attuale scenario di base. Il primo, definito “moderato”, considera le implicazioni di un’epidemia di COVID-19 più persistente per la Cina e l’area dell’euro. Il secondo, indicato come “grave”, ingloba il precedente aggiungendo ulteriori shock sui mercati finanziari e sulle quotazioni petrolifere. Entrambi sono valutati utilizzando due modelli macroeconomici fondamentali della BCE[5].

In tutti e due gli scenari l’epidemia in Cina si protrae nel secondo trimestre del 2020. Di conseguenza, la ripresa è posticipata alla seconda metà dell’anno e questo determina considerevoli turbative lungo le catene produttive mondiali. Ciò contrasta con lo scenario di base per la Cina, nel quale si ipotizza che l’epidemia raggiunga un massimo nel primo trimestre del 2020 e che pertanto il calo della crescita economica sia concentrato in tale periodo e l’economia si riprenda a partire da quello successivo. Gli scenari comportano altresì importazioni notevolmente inferiori rispetto a quelle ipotizzate nello scenario di base per il primo trimestre del 2020. Inoltre, le turbative lungo le catene di approvvigionamento determinano un ulteriore shock dal lato dell’offerta in Cina, facendo salire l’inflazione complessiva misurata sull’indice dei prezzi al consumo. Si ipotizza in aggiunta che lo sforzo prolungato di contenimento dell’epidemia eserciti effetti sfavorevoli sul clima di fiducia, accresca l’incertezza e dia luogo a un aumento dei premi per il rischio in Cina. Nell’insieme, l’indebolimento delle prospettive globali per la Cina e le altre principali economie comporta un calo della domanda esterna dell’area dell’euro (pari allo 0,3% nel 2020) e una diminuzione dei corsi petroliferi (del 14%).

Inoltre, in entrambi gli scenari si ipotizza un ampliamento significativo della diffusione del COVID-19 nell’area dell’euro. Al fine di tenerne conto, è stata ipotizzata una serie di shock sfavorevoli specifici per l’area. I mercati finanziari reagiscono negativamente al deterioramento della situazione, provocando un aumento improvviso dei premi per il rischio (di 20 punti base), con effetti avversi per le condizioni di finanziamento di imprese e famiglie. Uno shock dal lato dell’offerta riflette potenziali turbative lungo le catene di approvvigionamento. Inoltre, sono stati applicati degli shock per rispecchiare gli effetti sfavorevoli dell’epidemia di COVID-19 nell’area dell’euro per quanto concerne l’occupazione, la spesa per turismo e viaggi e il consumo di servizi di trasporto, ricreativi e culturali.

Lo scenario grave include altri shock finanziari e un ulteriore calo dei prezzi del petrolio. Oltre agli shock inclusi nello scenario moderato, questo scenario incorpora un ulteriore aumento dei differenziali creditizi (di 80 punti base nel 2020), un calo del 10% sia dei corsi azionari sia della ricchezza immobiliare e un’ulteriore caduta delle quotazioni del petrolio (pari al 20%).

Nello scenario moderato, rispetto alle proiezioni di marzo, l’impatto negativo sulla crescita del PIL dell’area dell’euro sarebbe compreso fra 0,6 e 0,8 punti percentuali nel 2020. L’inflazione risulterebbe inferiore di circa 0,2 punti percentuali, in un contesto in cui gli effetti al ribasso derivanti principalmente dalla diminuzione dei corsi petroliferi sono in parte compensati dall’impatto al rialzo esercitato dagli shock dal lato dell’offerta.

Nello scenario grave, al confronto con l’esercizio previsivo di marzo, nel 2020 l’impatto negativo sulla crescita del PIL dell’area dell’euro sarebbe di 0,8-1,4 punti percentuali e l’inflazione risulterebbe inferiore di 0,4-0,8 punti percentuali. L’ulteriore indebolimento dell’attività economica reale in questo scenario è determinato principalmente dal notevole ampliamento dei differenziali di credito e dal deterioramento della ricchezza finanziaria. L’ipotizzato aumento delle tensioni finanziarie esercita effetti solo marginali sull’inflazione, il cui calo rispecchia in larga parte la forte duratura flessione dei prezzi del petrolio.

Va rilevato che entrambi gli scenari non considerano reazioni della politica monetaria e di quella di bilancio, che se incluse potrebbero mitigare significativamente gli effetti previsti nei due casi.


2 Prezzi e costi

L’inflazione misurata sullo IAPC dovrebbe diminuire lievemente dall’1,2% nel 2019 all’1,1% nel 2020, di riflesso agli effetti di freno esercitati dai prezzi dei beni energetici, per poi salire gradualmente portandosi all’1,6% nel 2022 (cfr. grafico 2). Il calo dell’inflazione complessiva nel 2020 rispetto al 2019 rispecchia una considerevole diminuzione della componente energetica riconducibile agli andamenti deboli dei corsi petroliferi (fino alla data di aggiornamento delle ipotesi tecniche), come conseguenza parziale della pandemia di COVID-19. Tale componente rimarrebbe negativa per l’intero anno e diventerebbe positiva solo nel secondo trimestre del 2021, in presenza di un appiattimento della curva dei future sulle quotazioni del petrolio e anche tenuto conto dei lievi effetti al rialzo esercitati dagli aumenti delle imposte indirette relative all’energia. Anche se l’impatto delle più deboli prospettive per la domanda collegate alla pandemia di COVID-19 dovrebbe altresì spingere verso il basso i prezzi dei beni non energetici, questo sarebbe in larga parte compensato da effetti al rialzo connessi alle turbative dal lato dell’offerta. Gli andamenti delle quotazioni delle materie prime alimentari continuerebbero a contribuire alla componente alimentare dello IAPC, ma tale effetto diminuisce gradualmente nell’orizzonte di proiezione, a indicare un profilo lievemente discendente per questa componente a partire dalla metà del 2020. Il tasso di inflazione al netto dei beni energetici e alimentari dovrebbe oscillare attorno all’1,2-1,3% nel corso del 2020, per poi salire gradualmente all’1,4% nel 2021 e all’1,5% nel 2022. Dal lato interno, l’aumento di questa misura dell’inflazione nel periodo considerato sarebbe sorretto dalla prevista ripresa dell’attività, oltre che dalla crescita relativamente robusta dei salari e dalla ripresa dei margini di profitto. Dal lato esterno, un contributo dovrebbe provenire anche dall’incremento dei corsi delle materie prime non energetiche e dei prezzi all’importazione.

Grafico 2

IAPC dell’area dell’euro

(variazioni percentuali sui dodici mesi)

Nota: gli intervalli di valori delle proiezioni centrali presentano un’ampiezza pari al doppio della media degli scarti, in valore assoluto, fra i dati effettivi e le proiezioni elaborate negli anni scorsi. La metodologia adottata per il calcolo degli intervalli, che comporta una correzione per eventi eccezionali, è illustrata in New procedure for constructing Eurosystem and ECB staff projection ranges, pubblicata dalla BCE nel dicembre 2009 e disponibile nel suo sito Internet.

L’incremento del reddito per occupato dovrebbe moderarsi nel 2020 e aumentare nel 2021 e nel 2022 a fronte di un’intensificazione dell’attività e di condizioni ancora tese nei mercati del lavoro. Nel 2019 è stato frenato dall’impatto della conversione di un credito d’imposta (il Crédit d’impôt pour la compétitivité et l’emploi, CICE)[6] in una riduzione permanente dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro in Francia, oltre che dalla decelerazione dell’attività economica. Se nel 2020 gli andamenti economici più deboli continuerebbero a pesare sul reddito per occupato, nel 2021 e nel 2022 la ripresa dell’attività e il perdurare di condizioni tese nei mercati del lavoro dovrebbero contribuire a una sua accelerazione.

La crescita del costo del lavoro per unità di prodotto dovrebbe diminuire fino agli inizi del 2021, per poi rafforzarsi lievemente nel resto dell’orizzonte temporale di proiezione. L’andamento calante fino agli inizi del 2021 va ricondotto all’effetto congiunto del rallentamento del reddito per occupato e alla prevista accelerazione della produttività del lavoro in un contesto in cui il PIL si rafforza gradualmente. Successivamente la sostanziale stabilità del ritmo di incremento della produttività del lavoro e i previsti aumenti della crescita del reddito per occupato comportano una lieve accelerazione del costo del lavoro per unità di prodotto nel corso del 2021 e del 2022.

Dopo essere stati compressi negli ultimi due anni, i margini di profitto registrerebbero un lieve recupero nel 2021 e nel 2022. Negli ultimi due anni i margini di profitto hanno risentito dell’indebolimento ciclico dell’attività economica, dell’accelerazione dei salari e dell’evoluzione più vigorosa delle quotazioni petrolifere nel 2018. Nel 2021 e nel 2022 dovrebbero essere sorretti dal miglioramento della domanda interna ed esterna.

Le pressioni esterne sui prezzi sarebbero deboli nel 2020, per poi rafforzarsi nel periodo successivo. Tale profilo dei prezzi all’importazione risente in misura notevole delle oscillazioni dei corsi petroliferi in un contesto in cui l’inclinazione della curva dei future sulle quotazioni del petrolio implica un tasso di crescita ancora più negativo nel 2020 e meno negativo nel 2021 e nel 2022. Il tasso di variazione positivo dei prezzi all’importazione nell’orizzonte temporale di proiezione riflette altresì le pressioni al rialzo provenienti sia dai corsi delle materie prime non petrolifere sia più in generale dagli andamenti di fondo dei prezzi a livello internazionale.

Rispetto all’esercizio di dicembre, le prospettive per l’inflazione misurata sullo IAPC sono invariate nel periodo considerato. Gli effetti al ribasso sull’inflazione complessiva nel 2020 esercitati dalle ipotesi di prezzi inferiori del petrolio sono sostanzialmente compensati dalle ipotesi di aumento delle quotazioni delle materie prime alimentari. L’inflazione misurata sullo IAPC al netto dei beni energetici e alimentari rimane sostanzialmente immutata nel 2020, in un contesto in cui l’impatto dell’indebolimento della domanda è in larga parte compensato da alcuni effetti al rialzo attesi sui prezzi come conseguenza delle turbative dal lato dell’offerta provocate dalla diffusione del COVID-19. Per il resto dell’orizzonte temporale di proiezione l’inflazione è invariata.


3 Prospettive per i conti pubblici

L’orientamento delle politiche di bilancio nell’area dell’euro[7] sarebbe espansivo nel periodo 2020-2021 e sostanzialmente neutro nel 2022. Il previsto allentamento delle politiche di bilancio nel 2020 e nel 2021 è principalmente ascrivibile all’aumento della spesa, in particolare dei trasferimenti, oltre che alla diminuzione delle imposte dirette e dei contributi previdenziali. L’orientamento delle politiche di bilancio sarebbe sostanzialmente neutro nel 2022 e lievemente più espansivo in confronto alle proiezioni di dicembre nel 2020 e nel 2021[8].

Il saldo di bilancio dell’area dell’euro dovrebbe diminuire costantemente nel 2020 e nel 2021, per poi stabilizzarsi nel 2022, mentre il debito pubblico in rapporto al PIL continua a seguire una traiettoria discendente. Il calo del saldo di bilancio è riconducibile all’intonazione espansiva delle politiche fiscali. Ciò è in parte compensato dai minori esborsi per interessi, mentre il contributo positivo della componente ciclica si riduce nel periodo 2020-2021. La dinamica positiva del debito delle amministrazioni pubbliche in rapporto al PIL nell’arco di tempo considerato è sorretta dal differenziale favorevole fra tasso di interesse e tasso di crescita. Per contro, il sostegno fornito dal saldo primario viene meno nel 2021 e nel 2022, quando si prevede che diventi negativo.

Le proiezioni di marzo per i conti pubblici mostrano per il 2020-2022 disavanzi di bilancio superiori rispetto alle proiezioni equivalenti formulate nell’esercizio di dicembre. Se per il 2019 la valutazione del saldo di bilancio rimane invariata, per il periodo 2020-2022 ci si attende che diminuisca sensibilmente nel confronto con le proiezioni di dicembre a causa di un calo maggiore del saldo primario. Il saldo primario dell’area dell’euro, stimato pari allo 0,9% del PIL nel 2019, dovrebbe risultare lievemente negativo nel 2021 e nel 2022, mentre nell’esercizio previsivo precedente era indicato come ancora leggermente positivo fino alla fine dell’orizzonte temporale della proiezione. Questa revisione è dovuta sia a un orientamento lievemente più espansivo sia a un peggioramento della componente ciclica. Il debito pubblico in rapporto al PIL si collocherebbe su livelli superiori rispetto alle proiezioni di dicembre, anche per effetto del minore saldo primario.

Riquadro 4
Previsioni formulate da altre organizzazioni

Varie organizzazioni, sia internazionali sia del settore privato, hanno pubblicato previsioni relative all’area dell’euro. Tuttavia tali previsioni non sono perfettamente confrontabili tra loro, né con le proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE, poiché sono state formulate in momenti differenti e sono altresì fondate su ipotesi diverse riguardo alla probabile diffusione del COVID-19. Inoltre si basano su metodi diversi, non del tutto specificati, per definire le ipotesi sulle variabili di bilancio, finanziarie ed esterne, inclusi i corsi del petrolio e di altre materie prime, e presentano differenze metodologiche nella correzione dei dati per il numero di giornate lavorative (cfr. tavola).

Le proiezioni elaborate dagli esperti per la crescita del PIL in termini reali e l’inflazione misurata sullo IAPC si collocano sostanzialmente entro i valori delle previsioni delle altre organizzazioni e degli analisti del settore privato. Le proiezioni per la crescita e l’inflazione nel 2020 sono inferiori a quelle degli altri analisti fatta eccezione per l’OCSE, l’unica istituzione ad avere pubblicato un aggiornamento (per la crescita del PIL in termini reali) dopo l’insorgere dell’epidemia di COVID-19 in Italia (il 2 marzo).

Confronto tra alcune previsioni recenti sulla crescita del PIL e sull’inflazione nell’area dell’euro

(variazioni percentuali annue)

Fonti: Economic Outlook dell’OCSE, novembre 2019 per lo IAPC e marzo 2020 per il PIL; Euro Zone Barometer di MJEconomics, febbraio 2020; Consensus Economics Forecasts, febbraio 2020; European Economic Forecast della Commissione europea, inverno 2020; Survey of Professional Forecasters della BCE, 1° trim. del 2020; World Economic Outlook dell’FMI, ottobre 2019 per lo IAPC e gennaio 2020 per il PIL.
Note: i tassi di crescita indicati nelle proiezioni macroeconomiche degli esperti della BCE e nelle previsioni dell’OCSE sono corretti per il numero di giornate lavorative, diversamente da quelli riportati dalla Commissione europea e dall’FMI. Per quanto riguarda le altre previsioni non viene fornita alcuna precisazione in merito.

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Per la terminologia tecnica, è disponibile sul sito della BCE un glossario in lingua inglese.

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[1]Le ipotesi tecniche riguardanti, ad esempio, i prezzi del petrolio e i tassi di cambio sono aggiornate al 18 febbraio 2020 (cfr. riquadro 1). Le proiezioni macroeconomiche per l’area dell’euro sono state ultimate il 28 febbraio 2020.Le proiezioni macroeconomiche di questo mese si riferiscono al periodo 2020-2022. Nella loro interpretazione va ricordato che esercizi previsivi condotti per un orizzonte temporale così esteso presentano un grado di incertezza molto elevato. Cfr. l’articolo Una valutazione delle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema nel numero di maggio 2013 del Bollettino mensile della BCE. All’indirizzo http://www.ecb.europa.eu/pub/projections/html/index.en.html sono accessibili i dati utilizzati per la compilazione di alcuni grafici e tavole.
[2]L’ipotesi formulata per i rendimenti nominali dei titoli di Stato a dieci anni dell’area dell’euro si basa sulla media dei rendimenti dei titoli di riferimento a dieci anni dei vari paesi, ponderata per il PIL su base annua; la media è poi estesa utilizzando il profilo dei tassi a termine derivato dal par yield a dieci anni di tutti i titoli dell’area dell’euro stimato dalla BCE, con la discrepanza iniziale tra le due serie mantenuta costante nel periodo della proiezione. Si ipotizza che i differenziali tra i rendimenti dei titoli dei singoli paesi e la corrispondente media dell’area dell’euro rimangano costanti nell’orizzonte temporale considerato.
[3]Cfr. ad esempio IRC Trade Task Force, “Understanding the weakness in global trade – What is the new normal?”, Occasional Paper Series, n. 178, BCE, settembre 2016.
[4]Media del periodo 1999-2007.
[5]Cfr. Coenen, G. et al. “The New Area-Wide Model II: an extended version of the ECB’s micro-founded model for forecasting and policy analysis with a financial sector”, Working Paper Series, n. 2200, BCE, novembre 2018 e Angelini, E. et al. “Introducing ECB-BASE: The blueprint of the new ECB semi-structural model for the euro area”, Working Paper Series, n. 2315, BCE, settembre 2019.
[6]Poiché il calo del reddito per occupato e del costo del lavoro per unità di prodotto connesso al CICE è in larga parte compensato da un corrispondente incremento dei margini di profitto, l’impatto sulla determinazione dei prezzi dovrebbe essere limitato.
[7]Viene misurato come variazione del saldo primario di bilancio corretto per il ciclo, al netto del sostegno pubblico a favore del settore finanziario.
[8]Le ipotesi sui conti pubblici incorporate nelle proiezioni di marzo non includono le misure in risposta all’epidemia di COVID-19 annunciate in Italia e in diversi altri paesi dell’area dell’euro dal 28 febbraio.
12 March 2020
Projection charts and tables