CONFERENZA STAMPA

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Luis de Guindos, Vicepresidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 24 gennaio 2019

DICHIARAZIONE INTRODUTTIVA

Signore, Signori, è con grande piacere che insieme al Vicepresidente vi porgo il benvenuto alla conferenza stampa. Vi esponiamo ora gli esiti della riunione odierna del Consiglio direttivo, alla quale ha assistito anche il Vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis.

Sulla base della consueta analisi economica e monetaria abbiamo deciso di lasciare invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE. Continuiamo ad attenderci che si mantengano su livelli pari a quelli attuali almeno nell’orizzonte dell’estate del 2019 e in ogni caso finché ciò sarà necessario per assicurare che prosegua uno stabile percorso di convergenza dell’inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine.

Quanto alle misure non convenzionali di politica monetaria, intendiamo continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizieremo a innalzare i tassi di interesse di riferimento della BCE, e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario.

Le informazioni più recenti seguitano a indicare un’evoluzione più debole rispetto alle attese, per effetto di una domanda estera più contenuta e di alcuni fattori specifici a livello di paese e settore. Il clima di fiducia risente delle persistenti incertezze connesse in particolare a fattori geopolitici e alla minaccia del protezionismo. Al tempo stesso, le condizioni di finanziamento propizie, le favorevoli dinamiche dei mercati del lavoro e la più vigorosa crescita salariale continuano a sorreggere l’espansione dell’area dell’euro e il graduale incremento delle pressioni inflazionistiche. Ciò conferma la nostra convinzione che proseguirà uno stabile percorso di convergenza dell’inflazione su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine. Resta essenziale uno stimolo significativo da parte della politica monetaria per sostenere l’ulteriore accumularsi di pressioni interne sui prezzi e la dinamica dell’inflazione complessiva nel medio periodo. Questo deriverà dalle nostre indicazioni prospettiche sui tassi di interesse di riferimento della BCE, corroborate dai reinvestimenti delle notevoli consistenze di attività acquistate. In ogni caso, il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito dal Consiglio direttivo.

Passo ora a illustrare la nostra valutazione in maggior dettaglio, a iniziare dall’analisi economica. Nel terzo trimestre del 2018 il PIL in termini reali dell’area dell’euro è aumentato dello 0,2% sul periodo precedente, dopo una crescita dello 0,4% nei primi due trimestri. I dati più recenti seguitano a indicare un’evoluzione più debole rispetto alle attese per via del rallentamento della domanda estera, a cui si aggiungono alcuni fattori specifici a livello di paese e settore. Sebbene ci si attenda che gli effetti di alcuni di questi fattori si affievoliscano, è probabile che la dinamica espansiva di breve periodo risulti più debole di quanto previsto in precedenza. In prospettiva, la crescita dell’area dell’euro continuerà a essere sostenuta da condizioni di finanziamento favorevoli, ulteriori incrementi dell’occupazione e un aumento delle retribuzioni, ribassi dei prezzi dei beni energetici, nonché dal perdurare dell’espansione dell’attività mondiale, seppure a un ritmo lievemente inferiore.

I rischi per le prospettive di crescita nell’area dell’euro si sono orientati al ribasso per via delle persistenti incertezze connesse a fattori geopolitici e alla minaccia del protezionismo, alle vulnerabilità nei mercati emergenti e alla volatilità nei mercati finanziari.

Nell’area dell’euro l’inflazione sui dodici mesi misurata sullo IAPC ha mostrato una diminuzione dall’1,9% all’1,6% fra novembre e dicembre 2018, principalmente riconducibile all’andamento più moderato della componente energetica. Sulla base dei prezzi correnti dei contratti future sul petrolio, è probabile che l’inflazione complessiva si riduca ulteriormente nei prossimi mesi. Le misure dell’inflazione di fondo restano in generale contenute, ma le pressioni sul costo del lavoro continuano a divenire più forti e generalizzate a fronte dell’elevato grado di utilizzo della capacità produttiva e di condizioni più tese nei mercati del lavoro. In prospettiva, ci si attende che l’inflazione di fondo aumenti nel medio periodo, sostenuta dalle nostre misure di politica monetaria, dal perdurare dell’espansione economica e dalla più vigorosa dinamica salariale.

Passando all’analisi monetaria, la crescita dell’aggregato monetario ampio (M3) è scesa al 3,7% lo scorso novembre, dopo il 3,9% di ottobre. L’espansione di M3 continua a essere sostenuta dall’erogazione del credito bancario. L’aggregato monetario ristretto (M1) ha ancora fornito il contributo principale all’incremento dell’aggregato monetario ampio.

A novembre scorso il tasso di crescita sui dodici mesi dei prestiti alle società non finanziarie si è collocato al 4,0%, dopo il 3,9% di ottobre, mentre quello dei prestiti alle famiglie è rimasto pressoché invariato al 3,3%. L’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro per il quarto trimestre del 2018 suggerisce che le condizioni complessive di prestito applicate dalle banche sono rimaste favorevoli, dopo un periodo prolungato di allentamento netto, mentre la domanda di credito bancario ha continuato ad aumentare, sorreggendo la crescita dei prestiti.

La trasmissione delle misure di politica monetaria poste in atto da giugno 2014 seguita a sostenere in maniera significativa le condizioni di prestito per famiglie e imprese, l’accesso al finanziamento (in particolare per le piccole e medie imprese) e i flussi di credito nell’intera area dell’euro.

In sintesi, la verifica incrociata degli esiti dell’analisi economica con le indicazioni derivanti dall’analisi monetaria ha confermato che un ampio grado di accomodamento monetario è ancora necessario affinché l’inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine.

Per poter fruire appieno dei benefici derivanti dalle nostre misure di politica monetaria, le altre politiche devono contribuire in modo più decisivo a incrementare il potenziale di crescita a più lungo termine e a ridurre le vulnerabilità. L’attuazione delle riforme strutturali nei paesi dell’area dell’euro va considerevolmente accelerata per consolidare la capacità di tenuta, ridurre la disoccupazione strutturale e rafforzare la produttività e il potenziale di crescita dell’area. Quanto alle politiche di bilancio, il Consiglio direttivo ribadisce la necessità di ricostituire margini di manovra nelle finanze pubbliche. Ciò risulta particolarmente importante per i paesi che presentano un debito pubblico elevato e per i quali il pieno rispetto del Patto di stabilità e crescita è cruciale per preservare posizioni di bilancio solide. Analogamente, la trasparente e coerente attuazione del quadro di riferimento dell’UE per la governance economica e dei conti pubblici, nel tempo e nei vari paesi, resta essenziale per consolidare la capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro. Migliorare il funzionamento dell’Unione economica e monetaria continua a essere una priorità. Il Consiglio direttivo apprezza i lavori in atto ed esorta ad adottare ulteriori misure specifiche e incisive per il completamento dell’unione bancaria e dell’unione dei mercati dei capitali.

Siamo ora a disposizione per rispondere alle vostre domande.

Per l’esatta formulazione del testo approvato dal Consiglio direttivo si rimanda alla versione inglese.

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