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L’euro digitale: rafforzare i pagamenti nell’area dell’euro

Intervento di Piero Cipollone, Membro del Comitato esecutivo della BCE, dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario, finanziario e assicurativo

Roma, 19 febbraio 2026

Sono onorato di essere stato invitato dal Presidente Zanettin a presentare il progetto dell’euro digitale a questa Commissione parlamentare[1].

Nelle moderne economie l’accettazione della moneta si basa sulla fiducia che essa riscuote tra i cittadini. Quindi, ogni progetto che la riguarda, come l’euro digitale, trae forza anche dalla sua legittimazione democratica. Per questa ragione lo scrutinio politico e un dibattito informato sono cruciali e sottolineano l’importanza del lavoro svolto da questa Commissione.

Questo è un momento cruciale per l’Europa. In un contesto globale definito da rapidi cambiamenti, da incertezza strategica e tensioni geopolitiche, l’Europa deve rafforzare la propria indipendenza costruendo un’economia forte, innovativa e competitiva.

Non è un appello al protezionismo, ma un’esortazione a investire nella capacità collettiva dell’Europa di innovare e competere a livello mondiale.

La BCE, insieme alle banche centrali nazionali dei paesi dell’area dell’euro, è pronta a fare la sua parte nel promuovere l’autonomia e la sicurezza dell’Europa.

Nel mandato istituzionale della Banca centrale europea figurano due compiti particolarmente rilevanti per la nostra discussione di oggi: l’emissione di moneta di banca centrale e la promozione del regolare funzionamento dei sistemi di pagamento.

Esistono due tipi di moneta di banca centrale: la moneta al dettaglio, utilizzata da cittadini e imprese per l’acquisto di beni e servizi, e la moneta all’ingrosso, con cui le banche regolano le reciproche obbligazioni finanziarie.

Prima di affrontare lo specifico tema dell’euro digitale che riguarda principalmente le transazioni al dettaglio permettetemi di fare un rapido accenno al lavoro che stiamo svolgendo per modernizzare la moneta per i pagamenti all’ingrosso e per migliorare quelli transfrontalieri, cioè oltre i confini dei paesi dell’area dell’euro.

I pagamenti digitali sono ormai la norma e le nuove tecnologie stanno rivoluzionando i servizi finanziari. Questo panorama offre grandi opportunità per stimolare la crescita, ma presenta anche delle sfide. Dobbiamo assicurare che la moneta di banca centrale continui a rispondere alle esigenze dell’era digitale, per salvaguardare la sovranità monetaria dell’Europa in un mondo digitale.

Per quanto riguarda la moneta all’ingrosso, la mancanza di un’attività denominata in euro ampiamente disponibile per il regolamento delle operazioni basate sulla tecnologia a registro distribuito, la DLT (distributed ledger technology), rappresenta una lacuna che, se non interveniamo, potrebbe essere colmata da soluzioni non europee. Ciò creerebbe nuove dipendenze e relegherebbe l’euro a un ruolo secondario nella finanza digitale mondiale[2].

Per affrontare questo problema, l’Eurosistema ha messo a punto una strategia per il regolamento delle operazioni finanziarie registrate sulle piattaforme DLT in moneta di banca centrale. Ciò assicurerà la disponibilità di un’attività priva di rischio che sosterrà la crescita di un ecosistema europeo della finanza digitale dinamico e integrato. La nostra strategia poggia su due iniziative complementari: Pontes e Appia[3], su cui stiamo compiendo rapidi progressi. Ci prefiggiamo di avviare Pontes, la nostra soluzione iniziale per il regolamento in moneta di banca centrale, nel terzo trimestre di quest’anno. Appia svilupperà invece una visione per il futuro ecosistema europeo della finanza digitale[4].

In modo analogo, nel settore dei pagamenti transfrontalieri, la rapida crescita delle stablecoin denominate in dollari USA rischia di rimpiazzare la moneta di banca commerciale in euro. Anche su questo fronte stiamo compiendo rapidi progressi, aprendo la strada a pagamenti transfrontalieri più rapidi, meno costosi e più trasparenti, attraverso l’interconnessione del sistema di pagamento veloce europeo con quelli di altri paesi[5].

Ma c’è un settore in cui la sovranità dell’Europa si trova già sotto pressione: quello dei pagamenti al dettaglio.

Il contante, nostro mezzo di pagamento sovrano, sta perdendo terreno con l’accelerazione della digitalizzazione. E le operazioni con carte effettuate nell’area dell’euro sono gestite quasi per due terzi da società extra-europee. Tredici paesi dell’area dell’euro dipendono interamente da circuiti internazionali di carte. E per quei paesi che hanno un circuito nazionale per le carte o per i pagamenti nel commercio elettronico, come l’Italia, i dati dimostrano che questi circuiti stanno perdendo quote di mercato in tutta Europa[6].

È questa la sfida su cui vorrei concentrarmi oggi.

La BCE si impegna ad agire conformemente al mandato assegnatole dal Trattato in questo ambito: fornire moneta sovrana agli europei. Tuttavia, la BCE non può attuare una soluzione senza un solido fondamento giuridico. Per questo motivo è essenziale il lavoro che stiamo svolgendo con i colegislatori europei.

Inizierò spiegando perché l’euro digitale riveste importanza cruciale, soprattutto nel contesto attuale. Passerò poi a illustrare i numerosi benefici concreti che comporterebbe per i consumatori, i commercianti e le banche in tutta l’area dell’euro. Il costante coinvolgimento di tutti i soggetti interessati resta il perno del progetto sull’euro digitale. A questo proposito vorrei ringraziare la Banca d’Italia per la sua azione di guida nell’ambito delle attività del Comitato Pagamenti Italia. Infine, esporrò i nostri motivi di ottimismo riguardo al fatto che un approccio pubblico-privato può contribuire alla realizzazione di un sistema europeo dei pagamenti più resiliente per il futuro.

Il perché della moneta digitale

Vorrei iniziare da una semplice osservazione: il modo in cui paghiamo è cambiato più negli ultimi anni che nel mezzo secolo precedente.

Oggi quando paghiamo il conto, prenotiamo un albergo o facciamo acquisti online, raramente utilizziamo il contante.

Dallo studio della BCE sulle abitudini di pagamento dei consumatori nell’area dell’euro emerge, ad esempio, che qui in Italia la quota dei pagamenti online è aumentata da circa il 6% nel 2019 al 24% nel 2024, un esempio lampante della rapidità con cui i pagamenti digitali sono diventati parte della nostra vita di ogni giorno[7].

In tutta l’area dell’euro i pagamenti digitali sono sempre più la norma, e il contante non può più essere utilizzato per effettuare pagamenti in qualsiasi circostanza. Gli acquisti online rappresentano già oltre un terzo delle operazioni al dettaglio, ma il contante non può essere usato online.

Ciò genera una lacuna strutturale nel sistema monetario: la nostra economia sta diventando sempre più digitale, ma la moneta di banca centrale resta confinata al contante fisico utilizzato nelle transazioni al dettaglio.

Resti comunque ben inteso: continueremo a emettere banconote e ci stiamo impegnando al massimo per assicurare che il contante resti ampiamente accettato e disponibile[8]. Di fatto, ci stiamo preparando a produrre ed emettere una terza serie di banconote in euro con un nuovo disegno in cui i cittadini europei possano riconoscersi.

Ma la BCE deve assicurare che, nell’era digitale, la moneta pubblica risponda alle esigenze in evoluzione dei cittadini europei. Per questo ci stiamo preparando ad affiancare al contante fisico il suo equivalente digitale, ossia un euro digitale.

Non si tratta di un progetto secondario, bensì di una parte integrante dei compiti fondamentali conferiti all’Eurosistema dal Trattato: emettere moneta avente corso legale quale bene pubblico.

Preparandoci a introdurre un euro digitale, ci stiamo semplicemente adattando all’evoluzione delle tecnologie e delle preferenze, e stiamo salvaguardando la libertà dei cittadini europei di pagare con la propria moneta: la moneta sovrana emessa dalla loro banca centrale.

In quanto forma digitale di contante, l’euro digitale garantirebbe che la moneta di banca centrale resti disponibile e utilizzabile in un’economia sempre più digitale, preservando il proprio ruolo di àncora affidabile del nostro sistema monetario.

Benefici per l’autonomia dell’Europa

Dato l’attuale contesto di crescenti tensioni geopolitiche, l’euro digitale non è solo auspicabile. Con il calo dell’uso del contante, ricorriamo sempre più a tecnologie digitali complesse che operano perlopiù in background.

Come cittadini europei, vogliamo evitare una situazione in cui l’Europa dipenda eccessivamente da sistemi di pagamento che non sono sotto il nostro controllo.

I sistemi di pagamento sono diventati parte delle infrastrutture critiche europee, insieme all’energia, ai trasporti e alle telecomunicazioni. La resilienza e la sicurezza di queste infrastrutture incidono direttamente sulla nostra stabilità economica e autonomia strategica. Supponiamo che i pagamenti digitali non fossero disponibili, anche solo per un giorno. Quale sarebbe l’effetto sulla società?

L’Italia, come il resto d’Europa, dipende in larga misura da gestori internazionali.

Gli acquisti online ne sono un esempio. Come ho detto prima, il commercio elettronico rappresenta circa un quarto dei pagamenti giornalieri in Italia. Alcuni paesi, compresa l’Italia, hanno sviluppato soluzioni nazionali per i pagamenti nel commercio elettronico, ma questo non avviene in tutti i paesi dell’area dell’euro. Inoltre, anche dove esistono circuiti nazionali, i circuiti internazionali di carte spesso continuano a dominare il mercato del commercio elettronico. Di conseguenza, non c’è ancora una soluzione di pagamento europea per gli acquisti online, e continuiamo a dipendere da soluzioni non europee per i pagamenti transfrontalieri nel commercio elettronico[9].

Questa dipendenza significa che la proprietà e la gestione di parti critiche dell’infrastruttura di pagamento europea fanno capo a soggetti esterni all’area dell’euro. In un’epoca in cui la resilienza e l’autonomia strategica sono più importanti che mai, questa situazione crea vulnerabilità che non possiamo permetterci di ignorare.

Un euro digitale, basato sulle infrastrutture europee, consentirebbe all’Europa di riappropriarsi della rete tramite la quale opera il suo sistema di pagamento e rafforzerebbe così la nostra autonomia.

Benefici per i consumatori

La nostra motivazione è chiara, ma quali benefici concreti apporterebbe l’euro digitale ai consumatori?

L’euro digitale apporterebbe la semplicità e la comodità di poter pagare con un’unica soluzione, ad esempio lo smartphone. Inoltre, garantirebbe sempre la libertà di scegliere di pagare con un mezzo di pagamento pubblico, non solo in forma fisica, ma anche digitale.

Infatti, in un sondaggio dell’Eurosistema il 66% degli europei ha espresso interesse a provare un euro digitale, dopo aver ricevuto le dovute spiegazioni[10].

L’euro digitale sarebbe una soluzione per ogni tipo di pagamento. Sarebbe utilizzabile in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo dell’area dell’euro, come il contante, ma in forma digitale. Sarebbe universalmente accettato e senza costi per le funzioni di base.

E funzionerebbe sia online che offline. La funzionalità offline è particolarmente importante, perché assicura la resilienza in situazioni in cui la connettività è limitata e consente di effettuare pagamenti digitali con un livello di privacy paragonabile al contante. Per le operazioni offline in euro digitali, i dati personali delle operazioni sarebbero noti solo all’ordinante e al beneficiario. E per i pagamenti online, la BCE e le banche centrali nazionali non sarebbero in grado di identificare l’ordinante o il beneficiario, ma vedrebbero solo i codici criptati e l’importo dell’operazione. Solo le banche potrebbero ricondurre questi codici all’ordinante e al beneficiario[11].

Per conseguire l’obiettivo di affiancare il contante, l’euro digitale sarebbe accessibile a tutti, comprese le persone vulnerabili all’esclusione finanziaria e digitale e le persone con disabilità. Abbiamo appena firmato un accordo di collaborazione con la Fondazione ONCE per la cooperazione e l’inclusione sociale delle persone con disabilità[12] per promuovere e garantire l’accesso universale all’euro digitale. L’attenzione all’inclusione si riflette anche nel lavoro di società come PostePay nell’ambito della piattaforma per l’innovazione creata per l’euro digitale[13].

In sintesi, l’euro digitale combinerebbe la comodità dei pagamenti digitali con la fiducia, la sicurezza e la privacy che i cittadini associano al contante.

Benefici per i commercianti

L’euro digitale offrirebbe inoltre benefici tangibili ai commercianti.

Oggi molti esercenti europei dipendono in larga misura dai circuiti internazionali, che spesso richiedono commissioni elevate e non trasparenti, in particolare in Italia, dove i commercianti sono tenuti ad accettare i pagamenti con carta[14].

L’euro digitale offrirebbe un’alternativa europea accettata in tutta l’area dell’euro, conferendo ai commercianti maggiore potere contrattuale nel negoziare le commissioni di servizio.

Oggi i piccoli esercizi commerciali – anche in Italia dove le piccole imprese svolgono un ruolo importante nell’economia – arrivano a pagare quattro volte di più per i pagamenti con carta rispetto agli esercizi più grandi[15]. Con l’euro digitale questi piccoli commercianti pagherebbero circa la metà di quello che pagano oggi per le operazioni digitali. E questo darebbe loro anche più potere contrattuale nel negoziare commissioni più basse di quelle che versano oggi. I commercianti italiani vedono l’euro digitale come una grande opportunità per rafforzare l’economia europea e conseguire un migliore equilibrio nel mercato dei pagamenti, che oggi è dominato da pochi grandi fornitori non europei[16].

Gli esercenti di maggiori dimensioni dovrebbero negoziare individualmente commissioni più basse. Dato che l’euro digitale non applica commissioni per il circuito, una ripartizione equilibrata di questi risparmi sui costi è importante per garantire che tutti i soggetti coinvolti nell’ecosistema dell’euro digitale ne traggano beneficio.

Sin dall’inizio, la BCE ha collaborato strettamente con i commercianti e i loro rappresentanti. Questo coinvolgimento prevede incontri ad alto livello con la Presidente Christine Lagarde e seminari tecnici con i nostri esperti. Le caratteristiche dell’euro digitale riflettono ciò che i commercianti ritengono essenziale: perfetta integrazione con i sistemi di cassa esistenti, facilità d’uso, affidabilità e resilienza[17].

L’euro digitale consentirebbe ai commercianti di ricevere istantaneamente i pagamenti. Grazie alla funzionalità offline, i pagamenti potrebbero comunque essere accettati anche quando la connettività Internet è temporaneamente indisponibile.

Benefici per i prestatori di servizi di pagamento

Passo ora ai prestatori di servizi di pagamento, in particolare le banche, che svolgono un ruolo centrale nel progetto sull’euro digitale.

Abbiamo progettato l’euro digitale in modo da ovviare al rischio di disintermediazione delle banche.

Sin dall’inizio, abbiamo previsto che l’euro digitale sia distribuito attraverso le banche e altri intermediari vigilati. Così come avviene per il contante, le banche continueranno a essere l’interfaccia principale per gli utenti. Ci confrontiamo attivamente con gli operatori di mercato comprese le banche e, a questo proposito, vorrei ringraziare la comunità bancaria italiana per il suo energico impegno nell’ambito del progetto sull’euro digitale e della piattaforma per l’innovazione.

Inoltre, le disponibilità in euro digitali non saranno remunerate e saranno soggette a massimali, per scongiurare il rischio di eccessivi deflussi di depositi, soprattutto in periodi di stress. Le nostre recenti valutazioni tecniche confermano che l’utilizzo dell’euro digitale per i pagamenti quotidiani non comprometterebbe la stabilità finanziaria[18]. E poiché sarà possibile collegare il proprio wallet in euro digitali con un conto presso una banca commerciale, i cittadini potranno effettuare e ricevere pagamenti in euro digitali senza problemi, anche per importi elevati.

Oltre a preservare la stabilità finanziaria, l’euro digitale renderebbe anche più vantaggioso per le banche offrire soluzioni di pagamento alla clientela. Oggi, con i circuiti internazionali di carte le banche perdono commissioni. Con le soluzioni di pagamento mobile delle big tech perdono sia commissioni che dati. E in futuro con le stablecoin, che non sono soggette a limiti di detenzione, perderebbero commissioni, dati e depositi al dettaglio stabili.

Con l’euro digitale, tuttavia, lo schema di ripartizione dei costi assicurerà che le banche traggano beneficio ogni volta che un pagamento effettuato in precedenza tramite una di quelle soluzioni sia sostituito da un’operazione in euro digitali. Come ho già detto, l’Eurosistema non applicherà infatti commissioni per il circuito e il regolamento, e i risparmi così ottenuti potranno essere distribuiti tra banche e commercianti.

Infrastrutture europee per i pagamenti digitali

In sintesi, l’euro digitale apporterà benefici tangibili ai cittadini, ai commercianti e ai prestatori di servizi di pagamento europei, con vantaggi per l’Europa.

Crediamo fermamente nel partenariato pubblico-privato per rafforzare la resilienza dei nostri sistemi di pagamento e la nostra autonomia. Ed entrambi i lati di questo partenariato stanno facendo passi avanti.

Nella sfera del settore pubblico, il progetto sull’euro digitale sta avanzando bene, sotto il profilo sia tecnico che legislativo.

Sul fronte tecnico, stiamo proseguendo i preparativi e sviluppando la necessaria capacità tecnica prima di un’eventuale decisione sull’emissione. Nell’ambito di questo lavoro, pubblicheremo a breve un invito a manifestare interesse rivolto ai prestatori di servizi di pagamento, affinché partecipino al nostro esercizio pilota[19].

Sul piano legislativo, accogliamo con favore l’accordo raggiunto dal Consiglio dell’Unione europea sulla sua posizione negoziale per la proposta di regolamento sull’euro digitale[20]. La posizione comune concordata dagli Stati membri è un passo decisivo verso un euro digitale.

La posizione del Consiglio preserva i pilastri portanti della proposta della Commissione europea, tra cui il corso legale, la distribuzione e l’accettazione obbligatorie, nonché le funzionalità online e offline. Introduce inoltre adeguamenti specifici che rispondono ad alcune delle preoccupazioni espresse dalle banche europee[21].

Parallelamente, il Parlamento europeo sta discutendo attivamente la proposta e dovrebbe giungere alla sua posizione in maggio. A questo proposito, accogliamo con favore i riferimenti all’euro digitale nella recente risoluzione del Parlamento europeo sul Rapporto annuale della BCE[22], che sottolinea l’importanza dell’euro digitale con funzionalità online e offline.

Per quanto riguarda il settore privato, vediamo con favore il recente annuncio sulla collaborazione tra i circuiti regionali e nazionali per agevolare i pagamenti transfrontalieri e l’intenzione di progredire verso una maggiore integrazione dei mercati europei. Ciò dimostra che gli attori europei stanno intensificando gli sforzi.

Allo stesso tempo, oggi la maggior parte delle soluzioni di pagamento europee ha una scarsa diffusione nei negozi fisici e anche la loro copertura negli acquisti online è limitata. La costruzione di una rete comune di accettazione richiederà quindi tempo e denaro, anche perché la maggior parte degli standard di settore è attualmente nelle mani di imprese non europee. Non è quindi chiaro se queste soluzioni, da sole, possano raggiungere una dimensione sufficiente a risolvere nel lungo periodo le sfide dell’Europa nel settore dei pagamenti.

È per questo che abbiamo mantenuto costantemente fermo l’impegno a collaborare con il settore privato, al fine di garantire che possa sfruttare al meglio le opportunità create dall’euro digitale.

L’euro digitale, grazie al suo corso legale, creerebbe uno standard europeo, una rete comune su cui le soluzioni di pagamento private possono operare e innovare[23].

Spesso la paragono a una rete ferroviaria pubblica. L’infrastruttura è pubblica, ma le imprese private possono utilizzare i suoi binari per raggiungere qualsiasi destinazione in Europa e competere a livello di servizi, qualità e innovazione.

Grazie a questa infrastruttura condivisa, le iniziative private europee per i pagamenti sarebbero in grado di acquisire più facilmente portata paneuropea e di espandersi più rapidamente.

I fornitori potrebbero anche integrare perfettamente l’euro digitale nelle loro soluzioni di pagamento, ad esempio i wallet digitali, oppure optare per il co-badging dell’euro digitale con carte fisiche[24].

Al tempo stesso, ci prefiggiamo di assicurare costi di investimento aggiuntivi minimi per i prestatori di servizi di pagamento, riutilizzando il più possibile le infrastrutture esistenti.

L’adozione del regolamento sull’euro digitale è diventata sempre più urgente se vogliamo sfruttare le sinergie tra soluzioni pubbliche e private e ridurre la nostra dipendenza dalle imprese estere.

È importante sottolineare che alcuni dei benefici dell’euro digitale inizieranno a concretizzarsi anche prima della sua introduzione. Non appena la legislazione sarà adottata, gli standard dell’euro digitale potranno essere ultimati e messi a disposizione del mercato. E quando gli esercenti rinnoveranno i propri terminali di pagamento, potranno assicurarsi che i nuovi dispositivi siano “pronti per l’euro digitale”. Ciò consentirà a sua volta ai prestatori di servizi di pagamento europei di iniziare ad ampliare la loro copertura e la gamma di casi d’uso supportati.

Ritardi nel processo legislativo rischierebbero di vanificare l’impulso di questi due sforzi congiunti pubblici e privati. Aggraverebbero ulteriormente la nostra dipendenza dai circuiti internazionali di carte e aumenterebbero la nostra esposizione alle soluzioni di pagamento delle big tech e alle stablecoin non europee.

Conclusioni

Per concludere, lo scorso anno in ottobre i leader europei hanno sottolineato l’importanza di “completare rapidamente i lavori legislativi e accelerare altre fasi preparatorie” per l’euro digitale[25]. Il loro messaggio era chiaro: il momento di agire è ora.

In un mondo in rapida trasformazione, dimostriamo agli europei che sappiamo raccogliere le sfide con determinazione, proteggendo la nostra moneta e garantendo la libertà dei cittadini di pagare come desiderano.

Potranno beneficiarne tutti: consumatori, commercianti e prestatori di servizi di pagamento.

  1. Questo intervento si basa su Cipollone, P. (2026) “The digital euro: strengthening Europe’s payments ecosystem”, discorso pronunciato in occasione all’evento “The digital euro in Cyprus”, 6 febbraio.

  2. Cipollone, P. (2025), “Il futuro della moneta: il punto di vista della banca centrale”, contributo a una tavola rotonda organizzata da Aspen Institute Italia, 19 dicembre.

  3. Vlassopoulos, T. (2025), “Making wholesale central bank money fit for the digital age”, intervento, 7 novembre.

  4. Appia darà vita a un partenariato pubblico-privato che coprirà l’intera catena del valore, dalla valuta digitale della banca centrale ai depositi tokenizzati, alle stablecoin denominate in euro, dalle obbligazioni tokenizzate ad altre forme innovative di strumenti finanziari digitali.

  5. In Europa il servizio di regolamento dei pagamenti istantanei in Target (TARGET instant payment settlement, TIPS) fornisce già il regolamento istantaneo in moneta di banca centrale e si sta espandendo con l’adesione di altre valute. Nel prossimo futuro TIPS potrebbe diventare un polo globale per i pagamenti transfrontalieri istantanei. Collegando TIPS con i sistemi di pagamento veloce di altri paesi, a partire dall’India e da altri partner in tutto il mondo, possiamo ridurre il numero di intermediari, accorciare le catene delle transazioni e ridurre i costi. Cfr. Cipollone, P. (2025), op. cit.

  6. BCE (2025), Report on card schemes and processors, febbraio.

  7. Cfr. BCE (2024), Study on the payment attitudes of consumers in the euro area (SPACE) e Banca d’Italia (2025) Rapporto sulle abitudini di pagamento dei consumatori in Italia: evidenze dall’indagine BCE del 2024.

  8. Cfr. Cipollone, P. (2025), “Making euro cash fit for the future”, Il Blog della BCE, BCE, 4 agosto e Parere della Banca centrale europea su una proposta di regolamento relativo al corso legale delle banconote e delle monete in euro (CON/2023/31), GU C, C/2023/1355, dell’1.12.2023.

  9. Cfr. BCE (2026), “Payments statistics: first half of 2025”, comunicato stampa, 29 gennaio; e BCE (2026) Non cash payment services in the euro area.

  10. Cfr. BCE (2025), Progress on the preparation phase of a digital euro – Closing progress report, 30 ottobre.

  11. La BCE utilizzerà tecnologie all’avanguardia per pseudonimizzare e cifrare tutti i dati; pertanto, non potremo vedere alcuna informazione personale, ma soltanto i codici che rappresentano l’ordinante, il beneficiario e l’importo dell’operazione, che solo le loro banche potranno ricondurre alle rispettive identità. Anche per i codici vi saranno regole molto rigorose su chi sarà abilitato ad accedervi ai fini della gestione del sistema.

  12. Fondazione ONCE per la cooperazione e l’inclusione sociale delle persone con disabilità.

  13. BCE (2025), Digital euro innovation platform – Outcome report: pioneers and visionaries workstreams, settembre.

  14. Decreto legislativo del 18 ottobre 2012 n. 179, Decreto Legge 152/2021 e Decreto Legge del 30 aprile 2022, n. 36.

  15. EHI Retail Institute (2024), Zahlungssysteme im Einzelhandel 2023: Daten, Fakten, Marktstrukturen, EHI Studie.

  16. Confcommercio (2025), comunicato stampa.

  17. Cfr. EuroCommerce (2024), “EU businesses’ competitiveness impacted by current cards payments landscape – a call for urgent action”, Position paper – Payments, 8 luglio; e Ipsos (2025), ECB Digital Euro User Research, 30 ottobre.

  18. Cfr. BCE (2025), Technical data on the financial stability impact of the digital euro, ottobre.

  19. Abbiamo già riscontrato un forte interesse durante la sessione di approfondimento sul progetto pilota per un euro digitale, cfr. BCE (2026), Focus Session (virtual) – The digital euro pilot, 15 gennaio. Per riferimento, cfr. anche BCE (2025), “Eurosystem to invite payment service providers to participate in digital euro pilot”, MIP News Item, 28 novembre.

  20. Cfr. Consiglio dell’Unione europea (2025), “Moneta unica: Consiglio concorda una posizione sull’euro digitale e sul rafforzamento del ruolo del contante”, comunicato stampa, 19 dicembre.

  21. Ad esempio, solo i prestatori di servizi di pagamento autorizzati a svolgere le proprie attività nell’UE potrebbero distribuire l’euro digitale, e lo schema di ripartizione dei costi proposto consentirebbe alle banche di percepire ricavi da commissioni più elevati rispetto a quelli attualmente percepiti sulle operazioni con i circuiti internazionali di carte. Cfr. Consiglio dell’Unione europea (2025), ibid.

  22. Parlamento europeo (2025), Risoluzione del Parlamento europeo del 10 febbraio 2026 sulla Banca centrale europea – relazione annuale 2025 (2025/2182(INI)).

  23. Il manuale di norme relativo allo schema per l’euro digitale fornisce una serie comune di norme, standard e procedure per l’offerta di servizi di pagamento in euro digitali di base da parte dei prestatori di servizi di pagamento che vi partecipano. È basato per quanto possibile sugli standard e sulle pratiche di mercato esistenti nel settore. Cfr. BCE (2025), Update on the work of the digital euro scheme’s Rulebook Development Group, 30 ottobre.

  24. Nello caso del co-badging, il circuito del settore privato potrebbe essere il marchio preferito laddove sia accettato, mentre l’euro digitale sarebbe la soluzione alternativa laddove il circuito del settore privato non sia ancora accettato. Per maggiori informazioni, cfr. BCE (2025), Fit of the digital euro in the payment ecosystem – Report on the dedicated Euro Retail Payments Board (ERPB) technical workstream, ottobre.

  25. Cfr. Consiglio dell’Unione europea (2025), “Statement of the Euro Summit, meeting in inclusive format”, 23 ottobre.

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