Tendenze demografiche, cambiamenti tecnologici e crescita economica nei paesi avanzati

Discorso di Lorenzo Bini Smaghi, Membro del Comitato esecutivo della BCE,
66° Congresso Nazionale di Pediatria,
Roma, 22 ottobre 2010

Introduzione [1]

Vorrei innanzitutto ringraziare la Società Italiana di Pediatria per l’invito a partecipare a questa riunione annuale.

Che ci fa un economista in un incontro di pediatri?” vi sarete probabilmente chiesti. Me lo sono chiesto anch’io, a dire il vero. E vorrei sottoporvi la mia risposta.

Questo è in sintesi il ragionamento che vorrei sviluppare, seguendo nove punti.

  1. In una società caratterizzata da crescita demografica limitata, il progresso tecnologico è il motore primario dello sviluppo economico.

  2. Lo strumento principale per sviluppare tecnologia è il capitale umano.

  3. L’offerta di lavoro qualificato, ad alta intensità di capitale umano, non tiene il passo con l’incremento della domanda, sia negli Stati Uniti sia in Europa.

  4. Ciò spiega perché vi è una forte correlazione tra livello di istruzione e probabilità di trovare un lavoro ben remunerato. Chi non ha accesso all’istruzione rischia l’emarginazione e un reddito relativamente basso.

  5. Nel corso degli ultimi 25 anni, l’offerta di istruzione non è aumentata allo stesso ritmo della domanda, il che ha generato, su scala mondiale, un “eccesso di domanda” di formazione di alto livello, accrescendo la concorrenza e i costi. In altre parole, l’accesso al sistema educativo di alta qualità è diventato molto più competitivo rispetto alla situazione in cui si trovava la generazione precedente.

  6. Nelle società avanzate le nuove generazioni non sono preparate al nuovo contesto competitivo. Tale preparazione avviene nei primi anni di vita (alcuni sostengono nei primi sette), quando si formano il carattere e le facoltà cognitive.

  7. La responsabilità di tale ritardo risiede in larga parte nei metodi educativi. La naturale tendenza ad applicare gli stessi metodi ereditati dalla precedente generazione risulta inadeguata in un contesto di eccesso di domanda di istruzione di qualità.

  8. Non è facile cambiare metodo educativo, rispetto a quello ricevuto, e adattarlo alle esigenze della società globale. Ciò richiede una capacità critica e di ascolto che non molti hanno.

  9. Vi è però un’importante eccezione, di cui parlerò alla fine.

Vorrei riprendere con ordine e sviluppare i vari punti del ragionamento.

Fattori principali di crescita: la teoria

Secondo la teoria economica la crescita è determinata dalla dinamica del lavoro e del capitale e dalla loro produttività. Le tendenze demografiche influiscono sulla crescita economica attraverso gli effetti connessi alla dimensione e alla composizione della popolazione, ossia principalmente attraverso la variazione del numero di individui in età lavorativa (di solito fra 15 e 64 anni). Il progresso tecnologico, a sua volta, incide sulla crescita tramite l’impatto sulla produttività del lavoro e del capitale.

Su un piano più analitico, il reddito pro capite può essere scomposto in produttività del lavoro (per occupato), fattori demografici (cioè popolazione in età lavorativa sul totale della popolazione) e tasso di occupazione (Figura 1). Confrontando alcune economie avanzate (area dell’euro, Stati Uniti e Regno Unito) e tre paesi emergenti (Brasile, Cina e India), emergono tre indicazioni fondamentali. Primo, l’aumento della produttività è il motore principale della crescita economica. Secondo, nell’area dell’euro la produttività è rallentata notevolmente dalla metà degli anni ’90, mentre è accelerata altrove (salvo nel Regno Unito), soprattutto nei paesi emergenti. Terzo, l’evoluzione demografica ha fortemente contribuito alla crescita dei paesi emergenti, mentre ha avuto un’incidenza molto più limitata – se non addirittura negativa – nelle economie avanzate. In sostanza, questi dati mostrano che è cruciale promuovere l’innovazione, specie nelle economie in cui l’invecchiamento riduce la quota di popolazione in età lavorativa. Ciò mi spinge ad esaminare brevemente alcuni fatti stilizzati sull’evoluzione demografica nelle economie avanzate ed emergenti. In seguito parlerò del progresso tecnologico e, per concludere, dell’importanza della formazione di capitale umano, soprattutto dell’istruzione.

Fatti stilizzati sugli andamenti demografici...

Esaminando le dinamiche demografiche delle economie avanzate quali l’Italia, l’area dell’euro (come media), il Regno Unito e gli Stati Uniti e confrontandole con quelle di alcuni paesi emergenti quali il Brasile, la Cina e l’India, emergono tre differenze sostanziali.

La prima è che nelle economie emergenti la percentuale di giovani è tendenzialmente maggiore (Figura 2). Nel 2008 in India quasi una persona su tre era di età pari o inferiore a 14 anni, mentre in Italia – che si colloca tra i paesi con la quota minore di giovani – lo era solo una persona su sette (il 14,2% della popolazione complessiva). Inoltre, dal 1985 la percentuale di giovani di età pari o inferiore a 14 anni si è ridotta nelle economie avanzate ed emergenti. Ma i paesi emergenti, pur avendo subito una riduzione persino più accentuata, continuano a registrare una quota maggiore di giovani.

La seconda differenza è che negli ultimi 25 anni la percentuale di popolazione in età lavorativa è rimasta sostanzialmente stabile o è persino scesa nelle economie avanzate, mentre nei paesi emergenti è aumentata notevolmente (Figura 3). In Brasile la quota di popolazione in età lavorativa è salita di oltre 8 punti percentuali tra il 1985 e il 2008; in Italia invece è calata di quasi 1,7 punti.

La terza differenza è che in molti paesi industrializzati la popolazione è invecchiata, mentre in Brasile, Cina e India è avvenuto l’esatto contrario.

Queste diverse tendenze demografiche, e in particolare l’invecchiamento della popolazione, rendono oggi più arduo per molti paesi avanzati continuare a crescere e rimanere competitivi sui mercati internazionali. Negli ultimi 25 anni il problema si è aggravato, anche perché molti paesi avanzati non hanno affrontato tempestivamente il problema dell’invecchiamento demografico e del suo impatto negativo sull’espansione economica. La concorrenza delle economie emergenti, invece, non ha aspettato. In molti di questi paesi emergenti, peraltro, la competitività è stata stimolata anche dagli investimenti nel settore tecnologico. Vorrei approfondire questo punto con l’ausilio di alcuni dati.

... e sul progresso tecnologico

Dieci anni fa gli Stati membri dell’Unione europea si erano impegnati, entro il 2010, a rendere l’UE l’economia basata sulla conoscenza più dinamica e più competitiva al mondo […], come enfatizzato nella strategia di Lisbona. A questo fine è stato esplicitamente definito un obiettivo di spesa in ricerca e sviluppo pari ad almeno il 3% del PIL, per ogni paese, entro il 2010. I dati mostrano chiaramente che i progressi in questa direzione sono stati molto limitati (Figura 4). Tra i quattro paesi più grandi dell’area dell’euro l’Italia si colloca all’ultimo posto; la sua intensità di ricerca e sviluppo è aumentata marginalmente dal 1996 [2]. All’estremo opposto troviamo la Cina, che nello stesso periodo ha più che raddoppiato le risorse investite in ricerca e sviluppo.

Il ruolo del capitale umano

Insieme alla ricerca e allo sviluppo, la capacità dell’economia di produrre innovazione dipende in misura determinante dal capitale umano [3].

Il concetto di “capitale umano” ha un senso ampio: comprende una serie di competenze che vengono acquisite con l’istruzione nonché attraverso la formazione sul lavoro e l’esperienza. Inoltre, il capitale umano è influenzato dalle condizioni di salute, da cui dipendono in modo diretto le facoltà cognitive della persona. Una serie di analisi empiriche dimostra l’importanza del capitale umano per la crescita economica [4]. Da diversi studi emerge che le economie con maggiore benessere sono anche le più ricche di capitale umano. Vi è ad esempio una chiara relazione positiva fra gli anni medi di istruzione scolastica e il reddito pro capite nelle economie avanzate (Figura 5).

Inoltre, vi è una vasta letteratura nel settore dell’economia del lavoro che mette in luce una relazione causale positiva – solida e significativa – fra gli anni di istruzione formale (primaria, secondaria e terziaria) e il livello retributivo. L’evidenza suggerisce che il rendimento privato – o minceriano [5] – dell’istruzione si colloca in media fra il 6,5% e il 9%; ciò significa che un anno aggiuntivo di istruzione formale si traduce in un incremento di retribuzione del 7,5% in media nel corso della vita lavorativa [6]. La Figura 6 illustra l’evoluzione del vantaggio retributivo dei laureati al college e dei diplomati presso le scuole superiori negli Stati Uniti. In particolare, i soggetti con i livelli di istruzione più elevata beneficiano di retribuzioni nettamente più sostanziose. Inoltre, le sperequazioni fra lavoratori con diverso livello di istruzione sembrano essersi ampliate in misura significativa dai primi anni ’80.

L’evidenza relativa all’incremento delle retribuzioni in rapporto all’istruzione, unitamente a quella sulle sperequazioni, offre informazioni utili su domanda e offerta di competenze professionali. In particolare, questi fattori suggeriscono che la domanda relativa di lavoratori più istruiti è costantemente aumentata con il progresso tecnologico, mentre l’offerta di manodopera altamente qualificata non ha sempre tenuto il passo con la domanda. In altre parole, l’aumento del premio attribuito alla competenza tecnica segnala un disallineamento fra l’offerta insufficiente di istruzione a fronte delle crescenti esigenze del mercato del lavoro. Questa ipotesi – recentemente avanzata per gli Stati Uniti da Claudia Goldin e Lawrence Katz [7] – si può applicare, a mio parere, anche a una serie di economie europee dove vi è carenza di istruzione qualificata. Esaminando i differenziali di retribuzione connessi all’istruzione in alcuni paesi dell’UE, emerge che la Germania e l’Italia mostrano il premio più alto per i soggetti con titolo universitario: ciò denota un elevato eccesso di domanda di lavoro con livello di istruzione elevato (Figura 7).

Il grado di istruzione negli Stati Uniti e in alcuni paesi dell’UE. Come ci collochiamo?

La Figura 8 mostra la percentuale di popolazione che nel 2008 aveva completato almeno il ciclo di istruzione secondaria superiore (grafico a sinistra) e terziaria (grafico a destra). Entrambi i grafici mostrano il grado di istruzione dei giovani (dai 25 ai 34 anni) rispetto alle fasce di età più avanzata (ossia i giovani della generazione precedente). In tutti i paesi si è registrato un miglioramento complessivo del livello di competenze della popolazione: in media, il 79% dei cittadini dell’area dell’euro fra i 25 e i 34 anni ha completato almeno il ciclo di istruzione secondaria superiore, con un aumento di 26 punti percentuali rispetto alla fascia da 55 a 64 anni. Si notano tuttavia disparità considerevoli fra i vari paesi. In Spagna e in Italia, ad esempio, la percentuale di giovani con un titolo di studio secondario superiore è ancora al di sotto della media dell’area dell’euro, e molto più bassa rispetto a quella della Germania e della Francia (ormai su livelli prossimi agli Stati Uniti). Per quanto riguarda l’istruzione terziaria, la performance dell’economia italiana è notevolmente peggiore.

Inoltre, la qualità dell’istruzione è almeno altrettanto importante del numero di anni di studio. Questo parametro viene solitamente misurato da una serie di indicatori, fra cui il numero di allievi per insegnante, il grado di istruzione degli insegnanti e la performance degli studenti nei test standardizzati a livello internazionale. Per spiegare l’impatto dell’istruzione sulla crescita economica, è interessante osservare che una serie di studi internazionali identifica nella qualità della scuola un fattore più importante della quantità. In parole povere, non conta soltanto il tempo trascorso sui banchi; è fondamentale cosa si impara, come lo si apprende e da chi proviene l’insegnamento. Più in generale, una ricerca recente di alcuni economisti della BCE mostra che i miglioramenti qualitativi della forza lavoro hanno fornito un notevole contributo positivo alla crescita della produttività del lavoro nell’area dell’euro. In particolare, la produttività di chi ha conseguito almeno un’istruzione universitaria è in media maggiore di chi ha invece soltanto un’istruzione primaria. [8]

Nel complesso, malgrado i progressi compiuti, il rafforzamento dell’istruzione – in termini sia qualitativi sia quantitativi – rimane una priorità fra le politiche europee. Per darvi un’idea dell’importanza relativa attribuita all’istruzione nelle economie avanzate e nei paesi emergenti, la Figura 9 mostra la spesa per l’istruzione sul totale della spesa pubblica. Ancora una volta colpisce l’ultimo posto occupato dall’Italia, soprattutto rispetto ai paesi emergenti: è evidente che servono maggiore impegno e maggiore determinazione.

Infine vorrei aggiungere che i giovani, nelle economie avanzate, devono affrontare una concorrenza molto più aspra rispetto a tre decenni fa; in particolare, appare esacerbata la competizione per l’accesso alle università internazionali più prestigiose. Dalla metà degli anni ’80 è in continuo aumento il numero totale di studenti di scienze e ingegneria, con un’accelerazione nell’ultimo decennio (Figura 10). Una scomposizione dei dati fra cittadini statunitensi e di altri paesi mette in luce che nel 1985 meno del 30% degli studenti di scienze e ingegneria proveniva da fuori gli Stati Uniti, mentre nel 2008 la loro quota era prossima al 40% (Figura 11). Scomponendo per paese di provenienza dei dottorandi negli Stati Uniti, si osserva che la quota di studenti cinesi e indiani ha registrato un incremento straordinario, dal 9% del 1997 a quasi il 15% nel 2007-2008 (Figura 12). Nello stesso periodo la quota di studenti provenienti dai paesi dell’UE è rimasta nettamente inferiore a quella dei cittadini cinesi e indiani, con una variazione del tutto marginale. Ciò malgrado il crescente fabbisogno di lavoratori altamente qualificati nelle economie avanzate.

Conclusioni

Nei paesi industrializzati, la generazione che si affaccia oggi sul mercato del lavoro si trova, per la prima volta dal dopoguerra, in condizioni medie meno vantaggiose rispetto alla generazione che l’ha preceduta. E la situazione rischia di peggiorare ulteriormente per la prossima generazione. Se non viene rapidamente invertita, questa tendenza può determinare per le nostre società enormi problemi di natura economica e sociale.

L’inversione di tendenza richiede un’azione incisiva, dal lato sia dell’offerta sia della domanda di istruzione. L’enfasi dei dibattiti pubblici è in larga parte sull’offerta, che sicuramente è importante e investe la responsabilità delle autorità pubbliche per migliorare la qualità dell’insegnamento. Si dimentica tuttavia troppo spesso il lato della domanda, che è insufficiente a causa della mancata consapevolezza che senza un’adeguata istruzione il proprio tenore di vita non solo non migliora, ma è destinato a peggiorare. Non c’è sufficiente consapevolezza nelle nostre società che senza una adeguata preparazione a competere per una migliore istruzione, non vi si accede.

Acquisire capitale umano è non solo essenziale, ma sempre più difficile e costoso. Si pone dunque il problema di come preparare i giovani di oggi, e le prossime generazioni, alle sfide che si prospettano. La risposta deve partire da una maggiore comprensione dei processi di apprendimento. Jean Piaget, pioniere della teoria costruttivista della conoscenza, ha spiegato come l’apprendimento si sviluppa attraverso la fase senso-motoria e lo stadio delle facoltà cognitive, prima di sfociare nella capacità di assimilare l’istruzione formale. Una carenza in una qualsiasi di queste tappe può dare luogo a difficoltà nelle fasi successive. In assenza di facoltà cognitive adeguatamente sviluppate, anche una intensa formazione accademica e ore di insegnamento privato non riescono a compensare il divario accumulato nelle precedenti fasi di apprendimento. I primissimi anni di vita sono quindi i più formativi. Dal momento della nascita l’individuo filtra una quantità di stimoli e apprende come interagire con il contesto e con le persone che lo circondano. I genitori svolgono un ruolo cruciale nel gettare le premesse per la formazione dei propri figli: molto spesso sono i loro primi insegnanti; non solo trasmettono loro i fondamenti dell’istruzione, ma anche le modalità di apprendimento.

Per l’educazione dei propri figli, i genitori si affidano però spesso all’esperienza personale. Tuttavia, la semplice trasmissione delle cognizioni dai genitori ai figli non è più sufficiente. Piaget scrive che , “di fatto, lo scopo dell’educazione intellettuale non è conoscere come ripetere o conservare verità già pronte. Risiede piuttosto nell’imparare a raggiungere da sé la verità, a rischio di perdere tempo e di attraversare tutti i meandri inerenti all’agire nel reale.” E prosegue: “Educazione”, per la maggior parte delle persone, significa cercare di indurre il bambino ad assomigliare all’adulto tipico della propria società, . . ma per me come per nessun altro “educare” significa crescere dei creatori. . . . Dovete forgiare inventori, innovatori… non conformisti [9].

I genitori devono essere aiutati a orientare correttamente l’educazione dei propri figli verso le nuove esigenze della società del futuro. Ma i genitori sono spesso riluttanti ad accettare intrusioni dall’esterno. Non ascoltano facilmente chi cerca di convincerli che la semplice riproduzione di sistemi e procedure sperimentate da loro stessi in passato – che come ho spiegato prima erano probabilmente adeguati in un mondo diverso da quello di oggi, caratterizzato da un “eccesso di domanda” di istruzione qualificata – è dannoso per la crescita cognitiva dei propri figli.

C’è però una eccezione. La mia esperienza personale mi suggerisce che se c’è qualcuno che i genitori sono disposti ad ascoltare, in cui porgono la loro totale fiducia, è il pediatra. Non voglio dilungarmi sul perché. Ma questo è un dato di fatto, di cui voi pediatri dovete farvi carico e che vi attribuisce importanti responsabilità. D’altra parte gli argomenti che ho sviluppato finora li conoscete bene perché li avete sperimentati personalmente, durante il vostro percorso formativo. La difficoltà di accedere all’istruzione superiore, la concorrenza crescente, e la correlazione tra istruzione e qualità della vita non sono novità per voi. Volenti o nolenti, il vostro ruolo non può essere limitato all’ambito medico perché le vostre azioni incidono sull’evoluzione dei sistemi economici. Attraverso il vostro lavoro scientifico e la vostra pratica, contribuite ogni giorno ad allungare la durata della vita e in tal modo all’invecchiamento della popolazione. Il problema è che le nostre società avanzate non si sono ancora ben attrezzate per gestire questi sviluppi. A pagarne il prezzo più caro rischiano di essere proprio quei bambini che aiutate ogni giorno e che poi non vengono adeguatamente preparati ad affrontare le sfide che la società ha scaricato su di loro.

Qual è dunque la funzione del pediatra? Il mio invito è di approfittare di quell’orecchio che vi pongono i genitori, non solo per dare loro le necessarie indicazioni mediche ma anche per aiutarli ad essere genitori nella società moderna, che è un ruolo molto più importante – e più difficile - di quanto spesso credono.

Sono sicuro che già lo fate.

Vi ringrazio dell’attenzione.

Charts

Chart 1: Average contribution to real per capita GDP growthGrowth rates, in %
Source: ECB computation on World Bank, WDI database.
Chart 2: Trends in youth populationPercentage of population aged 14 years and below
Source: World Bank.
Chart 3: Trends in working age populationPercentage of population aged between 15 and 64
Source: World Bank.
Chart 4: Developments in R&D expenditurePublic expenditure on R&D as % of GDP
Source: World Bank.Note: For Italy and Brazil the latest available data point is 2006.
Chart 5: Human capital and economic growth
Sources: Barro-Lee (2010); World Bank, WDI database.
Chart 6: Growing wage premium to high skilled labour and wage differential in the US
Sources: Goldin and Katz (2007).Note: “College graduate wage premium” is based on the college / high school wage differential (in logs). “High school graduate wage premium” is based on the high school / eighth grade wage differential (in logs).
Chart 7: Relative earnings from employment, by level of educational attainment for 25-64 year-olds, 2007
Source: OECD.Note: upper secondary and post-secondary non-tertiary education = 100. Data for Italy refer to 2006 (latest available year)
Chart 8: Level of education
Source: OECD.
Chart 9: Public spending on educationTotal public spending on education as % of government expenditure
Source: World Bank.
Chart 10: Full-time graduate students in science and engineering in the US (I)
Source: National Science Foundation.
Chart 11: Full-time graduate students in science and engineering in the US (II)% of total graduates
Source: National Science Foundation.
Chart 12: Countries of origin of non-US citizens earning PhDs at US colleges and universities% of total doctorates awarded
Source: National Opinion Research Center at the University of Chicago.


[1]Desidero ringraziare in particolare Roberta Serafini, Isabel Vansteenkiste e Nadine Leiner per il contributo fornito alla stesura del discorso. Ringrazio inoltre Ioannis Grintzalis per l’eccellente lavoro di ricerca. Le opinioni espresse riflettono il mio personale giudizio.

[2]Per l’Italia gli ultimi dati disponibili si riferiscono al 2006.

[3]Benhabib, J. e M. Spiegel (1994), “The Role of Human Capital in Economic Development”, Journal of Monetary Economics.

[4]Per indagini generali sul contributo del capitale umano e dell’istruzione alla crescita economica, cfr. Krueger e Lindahl (2001) e Wasmer et al. (2006). De la Fuente e Ciccone (2002) esaminano la letteratura con particolare riferimento all’Europa.

[5]La cosiddetta equazione minceriana, formulata dall’economista polacco-americano Jacob Mincer, specifica una relazione fra istruzione ed esperienza di un individuo e il suo livello di retribuzione. Cfr. Mincer (1974), Schooling, experience, and earnings, National Bureau of Economic Research.

[6]Approcci metodologici innovativi sono stati utilizzati nel settore dell’economia del lavoro (ad esempio studi su gemelli che hanno seguito carriere scolastiche e percorsi di vita differenti) per stabilire il rapporto di causalità fra istruzione e rendimento privato. Per un esame approfondito delle evidenze a livello microeconomico, cfr. Card, D. (1999), “The causal effect of education on earnings”, Handbook of Labor Economics.

[7]Goldin, C. e L. Katz (200 7), The race between education and technology: the evolution of US educational wage differentials, 1980 to 2005, National Bureau of Economic Research.

[8]cfr. Schwerdt e Turunen, 2007, Growth in euro area labour quality, Working Paper della BCE n. 575.

[9]Piaget, J. (1972), Problèmes de psychologie génétique, Denoël/Gonthier, Parigi.

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