- INTERVENTO
I fondamenti della sovranità nazionale: il ruolo della moneta pubblica
Intervento di Piero Cipollone, Membro del Comitato esecutivo della Banca entrale europea, al convegno “Ottant’anni di Repubblica” presso l’Università “La Sapienza” di Roma
Roma, 19 giugno 2026
È per me un grande onore intervenire oggi alla Sapienza in occasione di questo convegno dedicato agli ottant’anni della nostra Repubblica[1].
Ottant’anni fa, con il referendum del 2 giugno 1946, e poi con l’entrata in vigore della Costituzione il 1° gennaio 1948, l’Italia riconquistò la propria indipendenza, la sovranità popolare e le libertà democratiche dopo il fascismo e la catastrofe della Seconda guerra mondiale. La nostra Carta ha sancito che “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.
In altre parole, oggi non ricordiamo soltanto la fine della dittatura ma la nascita di una democrazia costituzionale, in cui la sovranità del popolo viene esercitata nel rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali. Questo pone le basi di uno Stato repubblicano democratico, fondato sul lavoro, sulla solidarietà e sulla tutela dei diritti.
Oggi viviamo in un mondo radicalmente diverso, un mondo in cui la difesa della nostra sovranità è inscindibilmente legata a quella dell’Unione europea. L’integrazione europea – lungi dall’essere una rinuncia – è diventata la condizione necessaria per esercitare pienamente la sovranità in un mondo globalizzato. Lo stesso articolo 11 della Costituzione prevede che l’Italia possa consentire “limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni”. La partecipazione dell’Italia all’Unione Europea dà concreta attuazione a questo principio: in quanto membro dell’Unione, l’Italia può perseguire meglio gli obiettivi enunciati nella Costituzione. Mettere in comune la nostra sovranità significa, di fatto, proteggerla e rafforzarla.
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In quanto membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, vorrei soffermarmi su un particolare aspetto della sovranità: quella monetaria.
La sovranità monetaria – il controllo sulla moneta pubblica, sulla sua emissione, sul suo valore e sul suo ruolo nei pagamenti e nella finanza – è uno degli attributi fondamentali della sovranità in senso moderno. Senza il controllo sulla moneta, si perde il controllo sul proprio destino economico. Difendere e rafforzare la nostra sovranità monetaria è uno degli obiettivi fondamentali della nostra moneta unica, l’euro.
Le banche centrali hanno il compito di emettere, per conto dello Stato, l’unica moneta avente corso legale. Questa moneta pubblica costituisce l’àncora del sistema finanziario: garantisce che tutte le altre forme di moneta siano convertibili al valore nominale e permette alle autorità di mantenere il controllo sulle condizioni di finanziamento dell’economia e sulla stabilità dei prezzi.
Il nostro compito è quello di preservare nel tempo questo ruolo centrale dell’euro, anche di fronte ai cambiamenti tecnologici e geopolitici in atto.
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Oggi la nostra sovranità monetaria gode di buona salute grazie alla stabilità dell’euro, confermata più volte sin dalla sua nascita nonostante le numerose crisi che ci siamo trovati ad affrontare. L’euro è la seconda valuta più importante del sistema monetario internazionale. La sua quota, misurata tramite un’ampia gamma di indicatori, è attorno al 20%, un livello superiore al peso dell’area dell’euro sul PIL mondiale[2]. Si tratta di un livello che registra da anni una lenta ma costante crescita. Nell’attuale contesto economico, l’euro può assumere un ruolo di stabilizzazione su scala mondiale. Quando negli ultimi mesi le tensioni commerciali e geopolitiche hanno scosso i mercati finanziari, l’euro ha rappresentato una valuta rifugio.
L’euro ha quindi rafforzato la nostra sovranità monetaria da una prospettiva sia interna sia internazionale. I cittadini dell’area dell’euro sembrano averne piena consapevolezza, visto che l’82 per cento di essi dichiara di avere fiducia nella nostra moneta, una quota molto elevata e in costante aumento.
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È un atto di fiducia che ci richiama alla responsabilità di difendere la moneta comune e la nostra sovranità monetaria oggi più che mai, a fronte di nuove sfide geopolitiche e tecnologiche. In un mondo meno stabile, come quello di oggi, le dipendenze esterne per funzioni economiche critiche possono rapidamente trasformarsi in gravi fragilità.
Dobbiamo quindi adattarci a questa nuova realtà. Come banca centrale, dobbiamo far sì che le dipendenze esterne nei pagamenti e nella finanza non annullino la sovranità monetaria dell’Europa, conquistata a caro prezzo. Dobbiamo assicurarci che la nostra moneta, l’euro, continui a essere adeguata alle sue funzioni nell’era digitale e che mantenga il suo ruolo a livello interno e internazionale.
Attualmente ci troviamo in una condizione di forte dipendenza nei pagamenti digitali al dettaglio, in cui facciamo ampio affidamento su un esiguo numero di soluzioni e canali di pagamento extraeuropei. Il nostro mandato di assicurare il regolare funzionamento dei sistemi di pagamento non ci permette di accondiscendere a una situazione che ne mette a repentaglio la resilienza.
I pagamenti con carta di debito offrono un esempio lampante. I circuiti internazionali regolano due terzi dei pagamenti con carta nell’area dell’euro. Tredici paesi dell’area su ventuno non dispongono neppure di un circuito nazionale di carte. Non esiste ancora una soluzione europea in grado di funzionare nell’intera area dell’euro per tutti i pagamenti digitali.
In un mondo frammentato non possiamo più permetterci di dipendere da soluzioni non europee per una necessità fondamentale come i pagamenti quotidiani.
Se i cittadini europei non possono più effettuare pagamenti, perdono ogni controllo sul loro denaro. Anche senza arrivare a questo punto, la nostra attuale dipendenza potrebbe essere strumentalizzata per far leva contro gli interessi dell’Europa.
È arrivato il momento di affrontare le nostre dipendenze nel settore dei pagamenti al dettaglio e invertire la rotta. Per fortuna, abbiamo la capacità di farlo.
La banca centrale ha il mandato di fornire mezzi di pagamento. Mandato che assolviamo con l’emissione delle banconote. E per molti anni il contante non ha solo contribuito a unire l’Europa, ci ha anche permesso di mantenere il controllo su come paghiamo. Nell’Eurosistema continuiamo a ritenere essenziale il contante e ci impegniamo a fondo affinché resti ampiamente disponibile e accettato. Infatti, ci stiamo preparando a produrre ed emettere la terza serie di banconote, che sarà dotata di una nuova veste grafica.
Ma i cittadini europei ricorrono sempre più ai pagamenti digitali e il contante da solo non basta più a soddisfare tutte le loro esigenze. Ad esempio, oltre un terzo dei pagamenti quotidiani effettuati nell’area dell’euro consiste in operazioni online, per le quali non si può utilizzare il contante. Per questo dobbiamo affiancarlo con il suo equivalente digitale, ossia un euro digitale.
Stiamo lavorando ai preparativi tecnici per la sua emissione, che potrà avvenire solo una volta che i colegislatori europei avranno adottato il relativo regolamento. Accogliamo con favore il recente accordo politico raggiunto al Parlamento europeo sul regolamento dell’euro digitale e la prospettiva di un voto per formalizzare questo accordo nelle prossime settimane. Auspichiamo una rapida conclusione del trilogo tra Consiglio, Parlamento e Commissione e l’adozione definitiva del regolamento, che darà certezza a consumatori, negozianti e operatori del settore. Come già annunciato, se il regolamento sarà adottato entro la fine del 2026 contiamo di iniziare un esercizio pilota nel 2027 e di emettere i primi euro digitali nel corso del 2029.
Con un euro digitale i cittadini europei disporranno sempre di un’opzione di pagamento pubblica europea, basata su tecnologia e infrastrutture europee, che consentirà loro di effettuare pagamenti digitali in qualsiasi circostanza, online e offline, nell’intera area dell’euro. L’euro digitale permetterà inoltre alle banche di offrire alla clientela soluzioni in grado di soddisfare tutte le loro esigenze di pagamento, senza dover guardare altrove. Attraverso il cosiddetto co-badging con l’euro digitale, le banche potranno coprire esigenze di pagamento oggi non soddisfatte. Usando gli standard dell’euro digitale potranno espandere a livello europeo la rete di distribuzione delle loro soluzioni di pagamento. Abbiamo firmato il mese scorso un accordo con tre organismi di normazione europei per poter utilizzare i loro standard tecnici per l’accettazione presso i punti vendita dei pagamenti online in euro digitali.
Permettetemi di spiegare questo secondo punto. Avendo corso legale, l’euro digitale sarà accettato da tutti i commercianti in ogni esercizio in cui si possano effettuare pagamenti elettronici. Si creerà quindi una rete di accettazione paneuropea a disposizione di tutte le banche e le fintech europee, che potranno distribuire i propri servizi di pagamento senza costi per nuove infrastrutture, e senza dover ricorrere agli standard proprietari dei circuiti internazionali.
L’euro digitale renderà quindi molto più semplice ed economico per le iniziative private acquisire una dimensione paneuropea e ampliare la propria portata al commercio elettronico e ai pagamenti nei negozi.
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Vorrei ora parlare del mercato all’ingrosso, cioè quello relativo ai pagamenti interbancari. Una parte rilevante di questi pagamenti è connessa alle operazioni in titoli ed è in larga misura regolata in moneta di banca centrale.
Da qualche anno gli operatori dei mercati finanziari stanno studiando le potenzialità offerte dalle nuove tecnologie, come la tokenizzazione e la distributed ledger technology (DLT), per migliorare l’efficienza delle infrastrutture per la negoziazione e il regolamento dei titoli. Queste tecnologie consentono l’emissione o la rappresentazione digitale delle attività finanziarie, rendendone possibile la negoziazione, il regolamento e la custodia su un’unica piattaforma, disponibile 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno. Inoltre, l’utilizzo degli smart contract permette di automatizzare quelle operazioni che oggi invece richiedono molteplici intermediari e interventi manuali.
Sta quindi nascendo un nuovo ecosistema digitale, che ha le potenzialità per trasformare la finanza come la conosciamo oggi. Ma questo ecosistema ha bisogno di mezzi di regolamento utilizzabili su DLT per potersi sviluppare. E se l’Eurosistema tardasse ad offrire moneta di banca centrale tokenizzata, correremmo il rischio che questo ecosistema si sviluppi fuori dall’Europa o adotti mezzi di regolamento non denominati in euro. La nostra sovranità monetaria ne sarebbe compromessa.
La moneta di banca centrale, nella sua forma attuale o in quella tokenizzata, rappresenta un’attività di regolamento priva di rischio, che garantisce il carattere definitivo del pagamento e rafforza la fiducia nelle infrastrutture di mercato.
Queste caratteristiche contribuiranno alla crescita dell’ecosistema tokenizzato e alla sua integrazione. Un mercato più ampio farà aumentare la domanda di tutte le forme di attività di regolamento tokenizzate, comprese quelle private. Il sistema che ne deriverà sarà simile a quello attuale, in cui coesistono attività di regolamento pubbliche e private, come i depositi tokenizzati e le stablecoin.
L’Eurosistema sta seguendo un approccio graduale, con l’obiettivo di permettere all’Europa di cogliere i benefici della tokenizzazione e di promuovere la realizzazione di un mercato europeo integrato delle attività digitali.
Siamo in procinto di collegare le piattaforme DLT commerciali ai nostri servizi Target, in modo da permettere di regolare in moneta di banca centrale le operazioni in attività tokenizzate. Questo servizio sarà disponibile già nei prossimi mesi, nell’ambito del nostro progetto Pontes.
Per definire una visione più di lungo periodo circa il possibile funzionamento di un ecosistema tokenizzato pienamente integrato, ci confrontiamo costantemente con il settore privato, anche attraverso l’invito a fornire indicazioni sulla roadmap del programma Appia pubblicata all’inizio di quest’anno. Contiamo di presentare un piano completo nel 2028.
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Il ruolo internazionale dell’euro è salito alla ribalta nel dibattito di politica economica degli ultimi tempi. Ho già accennato al fatto che la nostra sovranità monetaria beneficerebbe di un ruolo più forte dell’euro su scala globale.
Tuttavia, l’emergere di stablecoin denominate in dollari statunitensi ha suscitato nuove preoccupazioni sul ruolo dell’euro nelle operazioni transfrontaliere. Le stablecoin in dollari mirano a fornire l’equivalente di un dollaro digitale per le operazioni internazionali, in aggiunta all’utilizzo che ne viene fatto attualmente come attività di regolamento nella finanza decentralizzata.
Le stablecoin sembrano insinuarsi negli spazi apertisi nel mercato delle transazioni internazionali a seguito della riduzione delle coppie di paesi connesse dalle banche di corrispondenza, che, secondo i dati di Swift, sono diminuite del 29% tra gennaio 2011 e dicembre 2022. Se le stablecoin in dollari dovessero assumere un ruolo sostitutivo, la quota dell’euro nella fatturazione globale delle esportazioni, attualmente superiore al 40% e in linea con quella del dollaro, potrebbe subire pressioni.
L’Eurosistema ha dunque adottato misure anche in questo ambito. Stiamo espandendo ulteriormente le interconnessioni tra il servizio di regolamento dei pagamenti istantanei in Target (TARGET Instant Payment Settlement, TIPS) e altri sistemi di pagamento istantanei, facendo leva sulle circa 100 infrastrutture di questo tipo esistenti al mondo. Questo renderà possibile per le persone comuni e le imprese trasferire fondi velocemente dal proprio conto bancario a qualsiasi altro titolare di conto in un paese interconnesso in modo trasparente ed economicamente efficiente.
I paesi dell’area dell’euro sono già interconnessi con la Danimarca e la Svezia attraverso TIPS. La Norvegia seguirà nel 2028 e anche l’Islanda ha espresso interesse a connettersi. Un ulteriore collegamento bilaterale tra TIPS e l’interfaccia unificata dei pagamenti dell’India sarà operativo dal 2027 e stiamo esplorando attivamente opportunità analoghe con la Svizzera, il Brasile e Nexus Global Payments, una rete che collegherà i sistemi di pagamento veloce di Malaysia, Filippine, Singapore, Thailandia, India e Indonesia. Inoltre, l’Eurosistema, tramite la Banca d’Italia, sta coadiuvando le banche centrali di diversi paesi dei Balcani occidentali nello sviluppo di un sistema di pagamento veloce modellato su TIPS. Una volta che questo “clone di TIPS” sarà operativo nel corso di quest’anno, sarà tecnicamente possibile collegarlo a TIPS.
Queste interconnessioni accresceranno l’efficienza delle banche di corrispondenza accorciando le catene di regolamento. E useranno come attività di regolamento l’euro e le valute dei paesi interconnessi, riducendo così il ruolo delle altre valute. Stiamo, inoltre, esaminando in che modo la moneta tokenizzata, pubblica o privata, potrebbe essere utilizzata in questo contesto per migliorare ulteriormente l’efficienza e la sovranità monetaria.
Sebbene sia destinato innanzitutto all’uso interno, in futuro anche l’euro digitale potrebbe svolgere un ruolo importante nel favorire le transazioni transfrontaliere, sfruttando il fatto che l’infrastruttura di supporto può ospitare anche valute diverse dall’euro.
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Per concludere: con l’introduzione dell’euro i paesi europei hanno riacquistato la sovranità monetaria. In un mondo instabile, questo beneficio della nostra moneta unica ha acquisito un’importanza ancora maggiore.
Con l’euro, abbiamo messo in comune un attributo fondamentale della sovranità. Con le parole di Carlo Azeglio Ciampi, banchiere centrale eletto Presidente della nostra Repubblica: il principio della sovranità condivisa “ha tutelato con efficacia gli interessi degli Stati. Ha soddisfatto i sogni di pace, di sicurezza, di progresso dei popoli. Ha impedito il risorgere dei nazionalismi, e le catastrofi provocate dallo scontro degli egoismi e degli odi”[3].
Queste parole del Governatore e Presidente Ciampi erano riferite alle sfide della costruzione dell’unità europea provenienti dall’interno dell’Europa. Nonostante tutte le difficoltà, su questo fronte abbiamo fatto enormi progressi.
Oggi, questi insegnamenti ci devono guidare nell’affrontare le sfide alla sovranità derivanti dalle nostre eccessive dipendenze che possono essere sfruttate come strumento di pressione. Nel riflettere su questo, il Governatore Panetta ci ha di recente ricordato che, “in un mondo sempre più competitivo e instabile, la capacità dell’Europa di agire in modo coerente e coordinato non è un’opzione tra le altre, ma la condizione per preservare prosperità, sicurezza e peso economico”[4].
Preservare la nostra sovranità monetaria, quindi, richiede anche misure per il superamento di quelle dipendenze nei pagamenti e nella finanza che finora avevamo tacitamente accettato.
Consolidare la resilienza, l’efficienza e la sicurezza economiche e rafforzare la sovranità della nostra moneta, l’euro, sono i presupposti per preservare la sovranità nazionale che la Repubblica e la Costituzione ci hanno consegnato ottant’anni fa.
Grazie per l’attenzione.
Questo discorso è un riadattamento dell’intervento “Europa e sovranità monetaria” pronunciato da Piero Cipollone all’Accademia dei Lincei il 12 febbraio 2026
Banca centrale europea, The international role of the euro, giugno 2026
Discorso di Carlo Azeglio Ciampi in occasione del conferimento del premio Carlo Magno, 5 maggio 2005
Fabio Panetta, “Commercio e finanza in un mondo frammentato”, discorso al 32° Congresso Assiom Forex, 21 febbraio 2026
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