Testo del videomessaggio in occasione della consegna della seconda edizione del Premio “Luca Pacioli”

Discorso di Mario Draghi, Presidente della BCE,
Università “Ca’ Foscari” di Venezia”, 13 ottobre 2012

È un grande onore per me ricevere oggi questo premio conferitomi dall’Università nella quale alla fine degli anni ’70 ho fatto le mie prime esperienze professionali come docente.

È un onore soprattutto per le motivazioni che lo accompagnano: innovazione, versatilità, interdisciplinarietà, integrazione fra ricerca e policy. Tutte qualità necessarie per trovare le risposte adeguate alle sfide epocali che le rapide trasformazioni sociali ed economiche degli ultimi decenni pongono a ognuno di noi.

Provo un certo rammarico a non essere oggi lì con voi ma impegni internazionali mi costringono ad essere lontano da Venezia, città alla quale mi legano molti ricordi e affetti personali.

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« La contabilità in partita doppia … è una delle più belle invenzioni dello spirito umano e ogni buon amministratore dovrebbe introdurla nella sua economia»  [1] fa dire Goethe a uno dei personaggi della Vocazione teatrale di Wilhelm Meister.

Luca Pacioli, al quale il premio è intitolato, fu uno straordinario uomo di scienza ma anche molto attento alla filosofia e all’arte, in questo tipico rappresentante del nostro Rinascimento. A lui è generalmente attribuita l’invenzione della partita doppia, sebbene gli storici concordino nel riconoscere che egli non l’abbia mai rivendicata come propria. Come minimo, Pacioli difese il valore di questa pratica, probabilmente in uso da secoli, proprio in questa città che lo accolse nel 1464, poco meno che ventenne, e che pubblicò le sue opere maggiori, compreso quel “De computis et scripturis”, per più di 500 anni un testo di riferimento costante per i ricercatori di argomenti connessi alla contabilità.

Pacioli intuì le potenzialità della partita doppia come strumento di progresso scientifico e economico in una professione fondamentale come quella del mercante nella Venezia a cavallo fra XV e XVI secolo. A questo proposito mi piace citare un breve passo dal “De computis et scripturis”, contenuto nella sua celebre “Summa de arithmetica, geometria, proportioni et proporzionalità”: « I conti non sono altro che un debito ordine de la fantasia che si fa el mercatante, per el qual uniforme servato pervene a la notitia de tutte sue facende e cognosce facilmente per quello se le sue cose vanno bene o male»  [2]

Mi sembra che queste poche parole esaltino il ruolo cruciale della conoscenza e del metodo nell’amministrazione e nella gestione degli affari. Un atteggiamento divenuto regola nel corso dei secoli successivi, ma che doveva essere rivoluzionario in quegli anni caratterizzati da un forte spirito di innovazione. E certamente nuovo e molto moderno era l’approccio che oggi definiremmo “quantitativo” in materie come il commercio fino ad allora lontane da qualsiasi concetto di scienza. Le stesse parti nelle quali è articolata la sua “Summa” ne sono una prova: aritmetica e algebra, il loro uso nel commercio, contabilità, moneta e conversioni, geometria pura e applicata.

Emmett Taylor, nella sua biografia di Pacioli, ne riassunse l’operato con queste parole: “ Il grande contributo di Pacioli alla civiltà consiste nell’aver riesumato vecchio materiale matematico e nell’avergli dato una forma utilizzabile dagli studenti moderni. Fu il primo nell’era moderna a fare della matematica una scienza. Egli accumulò il sapere condiviso sulla materia, sistematizzandolo e formalizzandolo in riferimento alla scoperta di verità di natura generale e in relazione all’operare di leggi generali.”  [3]

La sua lezione è attuale in più di una dimensione. È ormai opinione comune fra gli economisti che la maggiore mancanza nei modelli macroeconomici precedenti la crisi era l’assenza dei bilanci dei vari soggetti economici – banche, famiglie, imprese. I modelli erano tutti costruiti sui flussi, con scarsa o nessuna attenzione agli stock. Ma è proprio dagli stock che hanno origine le non linearità e quindi le crisi. Perché in un bilancio la non linearità si presenta quando il capitale va a zero e il soggetto va in default.

Ma voglio pensare a Luca Pacioli anche come a uno dei primi personaggi della storia impegnato a elaborare standard condivisi da impiegare in attività commerciali complesse, che richiedevano il concorso di soggetti diversi e la condivisione di un linguaggio comune, a tutto vantaggio dello sviluppo economico e quindi del benessere collettivo.

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Facendo un salto di diversi secoli e arrivando ai giorni nostri, credo sia opinione condivisa che, se un risultato la crisi iniziata nel 2007 ha avuto, è stato l’aver messo in evidenza una drammatica mancanza di regole condivise a livello globale, in particolare per quanto riguarda la stabilità finanziaria. In tal senso, un risultato concreto è stata la presa d’atto collettiva che i mercati finanziari hanno bisogno di regole. E che mercati sempre più globalizzati impongono di superare logiche di tipo nazionale a vantaggio di nuove regole quanto più possibile condivise.

Significativi passi in avanti sono stati compiuti negli ultimi anni per rafforzare il sistema finanziario, sia a livello europeo che a livello globale, nell’interesse e a protezione dei risparmiatori e degli investitori. Sia il G20 sia il Comitato di stabilità finanziaria hanno accresciuto la loro importanza e si sono dimostrati – insieme al Fondo monetario internazionale – un utile meccanismo di creazione di consenso per lanciare un’agenda di riforme necessarie.

Permettetemi di citare, in particolare, il lavoro svolto dal Comitato di stabilità finanziaria — l’organismo che ho avuto l’onore di presiedere fra il 2006 e il 2011 — per la regolamentazione dei mercati finanziari. In concreto, sono state avanzate proposte su come rinforzare il capitale delle banche senza metterne a rischio la loro funzione fondamentale per l’economia reale; su come ridurre il rischio di azzardo morale delle istituzioni finanziarie sistemicamente importanti (cosiddette “too big to fail”); su come aumentare la trasparenza dei mercati finanziari (in particolare dei derivati). Non sono stati trascurati nemmeno aspetti relativi agli standard di contabilità, con un poderoso impulso a aumentare la comparabilità di metodi e concetti a livello internazionale.

Anche per quanto riguarda l’Europa, significativi progressi sono stati fatti ma molto resta ancora da fare, in particolare per quanto riguarda la definizione di una nuova architettura istituzionale per la zona dell’euro volta a creare le condizioni per una prosperità duratura per tutti i paesi dell’area.

È chiaro, tuttavia, che è fondamentale muoversi in direzione di una maggiore integrazione economica fra i paesi che condividono l’euro come propria moneta. Nessuna unione può essere fondata sul presupposto che, nel perseguire le proprie priorità di politica economica nazionale, un paese possa provocare ‘esternalità’ e danni economici agli altri paesi membri.

Nell’unione monetaria europea, progressi sono necessari lungo tre assi: le politiche di bilancio, le riforme strutturali e la regolamentazione dei mercati finanziari. Per quanto riguarda le politiche di bilancio e quelle volte a rafforzare la flessibilità e la produttività delle economie più deboli, è fondamentale una sorveglianza vera multilaterale. La solidarietà che è necessaria fra economie e paesi che condividono lo stesso metro monetario non può essere disgiunta da un radicato senso di corresponsabilità. Le decisioni di politica economica sono divenute in larga misura decisioni collettive.

Per quanto riguarda i mercati finanziari, è essenziale creare autorità centralizzate per limitare l’assunzione di rischi eccessivi da parte delle banche e intensificare l’efficacia di regole comuni. È inoltre necessario un quadro normativo per la gestione e la risoluzione di crisi bancarie che salvaguardi la finanza pubblica, come avviene in altri paesi.

In questo senso, la recente proposta formulata della Commissione Europea per un Regolamento del Consiglio Europeo che stabilisca un meccanismo unico di vigilanza bancaria per l’area dell’euro — nel quale, fra l’altro, la Bce avrà un ruolo rilevante — è un passo coraggioso e necessario verso la creazione di un mercato finanziario unico che assicuri stabilità finanziaria nell’area dell’euro e nell’Unione Europea.

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Ma vorrei tornare sul tema delle riforme della struttura economica.

Nel processo di definizione di nuove regole per la finanza pubblica e la stabilità finanziaria, non bisogna dimenticare che tali temi sono strettamente collegati a quelli della competitività e dell’occupazione. In particolare, la stabilità finanziaria non può essere disgiunta dalla competitività e dallo sviluppo economico.

Come ci dice la teoria economica, la crescita è il risultato della dinamica di lavoro e capitale e della loro produttività. Soprattutto nelle economie europee nelle quali l’invecchiamento della popolazione tende a ridurre la quota di soggetti in età lavorativa, è fondamentale promuovere l’innovazione. E la capacità dell’economia di produrre innovazione dipende in misura determinante dal capitale umano. In questo senso, migliorare il capitale umano attraverso un’istruzione di qualità elevata è cruciale per aumentare la produttività e, in tal modo, creare le condizioni per uno sviluppo economico robusto e sostenibile.

Con il rapido avanzamento dello sviluppo tecnologico degli ultimi anni e la crescente importanza delle economie emergenti sui mercati internazionali, il capitale umano ha giocato un ruolo sempre più importante nell’orientare le trasformazioni della struttura produttiva dei paesi avanzati, che hanno accentuato, sebbene in misura diversa, la loro specializzazione in attività a più elevato contenuto di conoscenza.

Da un lato, l’istruzione migliora la qualità della forza lavoro impiegata, aumentando l’efficienza di un fattore fondamentale nei processi di produzione. Dall’altro, un capitale umano altamente qualificato facilita l’assimilazione del progresso tecnico e delle tecnologie innovative, accrescendo la produttività del sistema economico nel suo complesso.

È evidente, quindi, che per le nostre economie è fondamentale valorizzare capacità e competenze dei nostri studenti per migliorare competitività e capacità propulsiva delle imprese che offriranno loro lavoro o che loro stessi creeranno.

Innovazione e capitale umano sono tanto più importanti quanto più un paese è vicino alla frontiera tecnologica, e per crescere deve saper innovare. Negli anni ’50 e ’60 crescere voleva dire sapere imparare e replicare tecnologie note. Ora non basta più. Occorre innovare e per innovare servono due cose: istruzione e concorrenza.

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Permettetemi di concludere queste mie brevi riflessioni, rinnovando ancora una volta il mio personale ringraziamento per avermi voluto assegnare questo premio. Desidero augurare al Rettore Prof. Carlo Carraro, al corpo accademico e agli studenti di questo Ateneo un anno di successi e porgere a tutti i miei più affettuosi auguri.



[1]J. W. Goethe, Wilhelm Meisters theatralische Sendung, Libro 2, cap. 8.

[2]Luca Pacioli, De computis et scripturis, Cap. 23 c. 206r

[3]R. Emmett Taylor, No royal road: Luca Pacioli and his times, The University of North Carolina press, 1942.

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