- INTERVENTO
Lo spirito cooperativo al cuore dell’euro digitale
Lectio di Piero Cipollone, Membro del Comitato esecutivo della BCE, all’Assemblea annuale della Federazione Italiana delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali (Federcasse)
Roma, 17 luglio 2026
[Caro Presidente dell’Erba, caro Direttore Gatti,
grazie per l’invito e per l’opportunità di rivolgermi a coloro che guidano le banche cooperative italiane.]
Già Aristotele[1] osservava come la moneta svolgesse un ruolo essenziale nella società in quanto strumento che permette di stabilire un rapporto tra le cose e le rende commensurabili. Ma la moneta stessa è frutto di una convenzione, è l’espressione di un accordo sociale: essa conserva il proprio valore perché le persone confidano che domani sarà accettata così come lo è oggi. E questo accordo sociale è sancito dalla legge. Senza tale fondamento, la moneta non sarebbe altro che pezzi di metallo e carta, o stringhe di codice.
Per questo Aristotele chiamava la moneta nomisma: l’espressione della legge (nomos). Oggi la legge attribuisce corso legale alla moneta emessa dalla banca centrale: in altre parole, essa deve essere accettata al valore nominale ed estinguere qualsiasi obbligazione di pagamento. Questo costituisce il punto di ancoraggio del sistema monetario: la fiducia in ogni altra forma di moneta dipende dalla possibilità di convertirla alla pari in moneta della banca centrale.
La fiducia è anche il fondamento che sostiene l’attività bancaria e consente alle banche commerciali di emettere moneta. Ogni deposito e ogni prestito si basano sulla fiducia nell’istituzione che li garantisce. Il vostro movimento cooperativo è nato proprio per rendere questa fiducia reciproca.
Nel 1883, a Loreggia, vicino a Padova, Leone Wollemborg fondò la prima cassa rurale italiana con trentadue soci[2]. Gli agricoltori disponevano già di accesso al credito, ma dipendevano da prestatori che, in assenza di concorrenza, imponevano condizioni a proprio vantaggio.
La risposta di Wollemborg fu una banca posseduta dagli stessi prenditori di credito, senza altri interessi se non i loro. Il modello si diffuse rapidamente nelle campagne e, nel 1897, l’Italia contava già oltre 900 casse rurali[3].
La BCE, nel fornire mezzi di pagamento per i cittadini, si ispira a un principio analogo. La moneta pubblica non serve nessun interesse privato e nessuno può usarla per imporre condizioni a proprio favore ai cittadini che la detengono. Un euro vale un euro ovunque venga speso ed è garantito da un’istituzione che, nel suo agire, persegue la difesa dell’interesse pubblico.
Il compito dell’Eurosistema oggi è fare in modo che questi principi restino saldi anche a fronte dei cambiamenti dell’economia e della tecnologia. I pagamenti si stanno spostando verso telefoni, app e piattaforme digitali, e il processo sta accelerando.
La moneta della banca centrale deve evolvere di conseguenza, pena il rischio di una sua marginalizzazione. È perciò necessaria una forma digitale di contante che affianchi banconote e monete: questa è l’essenza del progetto dell’euro digitale.
Le banche commerciali hanno un ruolo chiave in questo progetto e siamo convinti che ne trarranno importanti benefici. Le banche saranno infatti al centro della distribuzione dell’euro digitale in riconoscimento della loro plurisecolare esperienza al servizio dei clienti.
L’euro digitale non ha quindi soltanto l’obiettivo di garantire che gli europei conservino la propria sovranità monetaria. Offre anche alle banche l’opportunità di mantenere e sviluppare le relazioni con la clientela in un mondo sempre più digitale. Insieme rafforzeremo la fiducia nella moneta e nel sistema bancario.
Lasciatemi spiegare perché questo è importante e come funzionerà.
Adattarsi alla digitalizzazione dell’economia
La digitalizzazione sta trasformando interi settori dell’economia europea. I pagamenti sono forse quello dove i cambiamenti sono più avanzati ed evidenti in almeno due dimensioni.
La prima riguarda il modo in cui i cittadini pagano. Le persone utilizzano sempre più carte e app e sempre meno il contante. Lo fanno per scelta, ma anche perché talvolta il contante non è utilizzabile – ad esempio negli acquisti online – o viene scoraggiato, come quando le casse tradizionali sono sostituite da dispositivi che accettano solo pagamenti elettronici.
Inoltre, anche i tradizionali pagamenti con carte di debito stanno progressivamente perdendo terreno. Infatti, i pagamenti effettuati tramite telefono cellulare sono in crescita e rappresentano già oltre una transazione su dieci nei punti vendita di Paesi Bassi, Finlandia e Irlanda[4]. Questa espansione non è priva di conseguenze neppure per le banche. Quando i clienti utilizzano i pagamenti mobili, le banche sostengono, in genere, commissioni più elevate rispetto a quelle delle carte di debito e spesso non ricevono alcuna informazione sul pagamento. Perdono quindi sia ricavi sia dati. E se in futuro aumentasse l’uso delle stablecoin, perderebbero anche depositi al dettaglio.
La seconda dimensione riguarda le infrastrutture. La progressiva digitalizzazione dei pagamenti ha indebolito la capacità dell’Europa di contare su proprie infrastrutture di pagamento. Oggi due terzi dei pagamenti con carta nell’area dell’euro si appoggiano a circuiti non europei, e questa quota è in aumento. Tredici dei ventuno paesi dell’area dell’euro non dispongono nemmeno di un circuito nazionale di carte e oltre la metà non ha una soluzione nazionale per i pagamenti nell’e-commerce. E laddove tali soluzioni esistono, generalmente non coprono tutti i casi d’uso e non possono essere utilizzate negli altri paesi dell’area dell’euro.
Questi sviluppi pongono due grandi ordini di domande: uno per la banca centrale e uno per le banche commerciali.
L’emissione dei mezzi di pagamento è al centro del mandato della banca centrale. Ma se essa non offrisse una forma digitale del contante in un’economia sempre più digitale, sarebbe lecito domandarsi se stia ancora adempiendo pienamente al proprio mandato. Già oggi i pagamenti nell’e-commerce rappresentano un terzo delle transazioni quotidiane e il contante fisico non può essere utilizzato online. Inoltre, tra i nostri compiti in quanto banca centrale vi è quello di garantire il corretto funzionamento dei sistemi di pagamento. Se l’Europa sviluppasse, come forse è già il caso, una dipendenza eccessiva da infrastrutture e soluzioni di pagamento non europee, potremmo ancora dire di garantire la resilienza dei pagamenti nell’area dell’euro?
Per quanto riguarda le banche commerciali, i dati sui pagamenti sono fondamentali per valutare il merito creditizio dei clienti e comprenderne le esigenze finanziarie. Se le banche dovessero essere progressivamente disintermediate come prestatori di servizi di pagamento da piattaforme o altri operatori, ne potrebbero derivare effetti negativi sulla loro attività principale cioè il finanziamento dell’economia. Il credito segue i dati, e le banche più piccole sono quelle maggiormente esposte a queste trasformazioni. La domanda è quindi: le banche commerciali possono permettersi di essere progressivamente escluse dal settore dei pagamenti?
Queste osservazioni sono particolarmente rilevanti per le banche cooperative come le vostre, che da secoli fondano la propria forza sui legami profondi con le imprese locali e le comunità. I dati relativi ai pagamenti sono il collante che tiene insieme questi legami. Senza di essi sarebbe impossibile capire le esigenze in continua evoluzione dei vostri clienti, gestire efficacemente i rischi e preservare queste relazioni anche per le generazioni future.
È qui che il nostro mandato e il vostro modello di business, fondato sulla relazione con il cliente, si incontrano. L’euro digitale proteggerebbe entrambi. Preserverebbe il ruolo della moneta pubblica. Garantirebbe il coinvolgimento delle banche nei pagamenti, consentendo loro di continuare a servire efficacemente la clientela. E darebbe all’Europa un’infrastruttura di pagamento governata dagli europei.
L’euro digitale: una forma digitale del contante che preserva la relazione delle banche con la clientela
Una forma digitale del contante
L’euro digitale è moneta pubblica in forma digitale, emessa dall’Eurosistema e distribuita anche dalle banche.
Il funzionamento è semplice. Un cliente che desidera utilizzarlo si rivolge alla propria banca, che apre un conto in euro digitale. Da quel momento potrà effettuare pagamenti gratuitamente in tutta l’area dell’euro: nei negozi, online, tra privati, in presenza e in assenza di una connessione Internet. Grazie al suo status di moneta avente corso legale, tutti gli esercenti che accettano pagamenti digitali dovranno accettare anche l’euro digitale.
L’euro digitale non rimpiazza gli strumenti che le persone utilizzano oggi. Ma apre nuove opportunità: se una carta Bancomat sarà “co-badged” con l’euro digitale, i suoi utenti potranno utilizzarla per pagare in tutta l’area dell’euro. E lo faranno attraverso un’infrastruttura europea anziché tramite un circuito internazionale di carte[5].
Inoltre, gli standard dell’euro digitale – condivisi da tutti gli esercenti che accettano pagamenti digitali – saranno standard aperti. Ciò permetterà alle soluzioni nazionali di pagamento di espandersi nell’intera area dell’euro e in diversi casi d’uso, senza dover convincere gli esercenti ad adottare un nuovo standard.
L’euro digitale funzionerà anche senza connessione Internet. Chi vive o si reca in aree remote o con connessione instabile potrà caricare una piccola somma sul proprio portafoglio in euro digitali: sarà come prelevare contante, solo in forma digitale. Quando non c’è segnale, consumatore ed esercente potranno regolare il pagamento direttamente tra i loro dispositivi, con la stessa riservatezza del contante.
Preservare la relazione tra banche e clienti
L’euro digitale lascia la relazione con il cliente nelle mani della banca, perché è la banca il soggetto più adatto a gestirla. Detiene i conti e conosce i propri clienti meglio di chiunque altro. E questa relazione sarà rafforzata grazie agli elevati standard di privacy previsti per l’euro digitale.
L’Eurosistema non sarà in grado di identificare né il pagatore né il beneficiario: vedrà soltanto un codice cifrato. Dove, quando e come i clienti spendono il proprio denaro online resterà visibile esclusivamente alle loro banche, che useranno queste informazioni per l’analisi del rischio di credito e ai fini rispetto della normativa in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo.
Anche i depositi rimarranno nel sistema bancario. Come il contante, L’euro digitale non sarà remunerato e questo ne scoraggia l’uso come riserva di valore. Grazie all’integrazione con il conto corrente bancario, gli utenti potranno effettuare pagamenti in euro digitali senza preoccuparsi di averli già disponibili sul conto. In ogni caso, limiti quantitativi costituiranno una salvaguardia aggiuntiva e saranno calibrati in modo da non compromettere la fruibilità, la stabilità finanziaria o la politica monetaria. Le nostre analisi, preparate per il Parlamento e il Consiglio e pubblicate lo scorso ottobre, mostrano che l’euro digitale non mette a rischio né le posizioni di liquidità delle banche né la stabilità finanziaria[6].
E ci sono anche altri vantaggi.
Grazie all’infrastruttura che stiamo costruendo, l’app che i vostri clienti già utilizzano potrà offrire pagamenti in euro digitali nei negozi e online in tutta l’area dell’euro, con la stessa copertura di qualsiasi banca globale o piattaforma tecnologica. Le banche che preferiscono non integrare l’euro digitale nella propria app o soluzione bancaria potranno offrire gratuitamente l’app dell’Eurosistema. La relazione con i clienti, le commissioni interbancarie e i dati delle transazioni resteranno comunque loro. E poiché l’Eurosistema non applicherà commissioni di circuito, si genereranno risparmi a beneficio sia delle banche sia degli esercenti.
L’infrastruttura dell’euro digitale renderà inoltre più semplice innovare e offrire nuovi servizi su larga scala senza dipendere da piattaforme esterne. Un pagamento potrà essere eseguito automaticamente quando si verifica una condizione concordata, come la conferma della consegna di una merce, l’arrivo puntuale di un treno o il verificarsi delle condizioni previste da una polizza assicurativa. Le banche avranno l’opportunità di offrire ai loro clienti soluzioni di pagamento digitale innovative, capitalizzando la conoscenza delle loro attività e il rapporto di fiducia costruito nel tempo, continuando a guidarli verso l’innovazione, come hanno già fatto con successo negli ultimi anni[7].
I costi sono gestibili. Stimiamo un investimento complessivo compreso tra 4 e 5,8 miliardi di euro nell’arco di quattro anni per l’intera area dell’euro, pari a circa il 3,4% del budget tecnologico annuale delle banche significative. Per le banche di risparmio e cooperative i costi dovrebbero essere contenuti; infatti i loro fornitori centralizzati di servizi informatici adotteranno l’approccio “sviluppa una volta, distribuisci a molti”, che evita duplicazioni di sforzi e permette la mutualizzazione dei costi[8].
Anche l’utilizzo dell’app dell’euro digitale può generare risparmi. La BCE ne fornirà una già pronta all’uso e metterà a disposizione anche un software development kit (SDK), cioè un insieme di componenti software già pronte che le banche potranno integrare facilmente nelle proprie app oppure utilizzare come base per offrire il servizio.
Non lasciare indietro nessuno
Tutto questo non funzionerà se ogni cittadino non potrà contare sull’euro digitale ovunque.
Il contante soddisfa questo requisito. Anche la moneta pubblica in forma digitale dovrà soddisfarlo. In entrambi i casi, le banche svolgono un ruolo fondamentale. Oggi offrono sportelli automatici per il contante. Domani abiliteranno gli utenti dell’euro digitale. E, sostenendo l’app dell’Eurosistema, potranno garantire un accesso semplice all’euro digitale.
È evidente quanto sia centrale per la vostra comunità il principio di non lasciare indietro nessuno. La capacità fornire servizi di pagamento anche alle persone più vulnerabili o quelle che vivono in aree remote testimonia concretamente la vostra dedizione[9]. Non vi è dubbio che questo impegno continuerà a essere un elemento centrale anche con l’introduzione dell’euro digitale.
Anche noi faremo la nostra parte, assicurandoci che l’euro digitale non lasci indietro nessuno. L’app dell’euro digitale andrà oltre i requisiti previsti dalla normativa europea sull’accessibilità[10]. Un cliente con disabilità visiva, una persona anziana o chi non ha un conto in banca dovranno tutti poter fare affidamento sull’euro digitale come oggi fanno affidamento su una banconota.
Ecco perché l’Eurosistema sostiene pienamente la proposta legislativa della Commissione europea di garantire a tutti i cittadini europei la libertà di scelta. Ognuno dovrebbe sempre avere la possibilità di utilizzare questa applicazione, se lo desidera, senza che ciò sostituisca gli strumenti di pagamento già esistenti, ma affiancandoli come un’ulteriore opzione.
Prepararsi al futuro
Quando l’euro digitale sarà disponibile, i primi a cui i cittadini si rivolgeranno per avere risposta alle loro domande saranno i vostri sportelli, nelle città e nelle comunità che servite. La fiducia che i clienti ripongono già in voi sarà un patrimonio prezioso per diffondere la conoscenza delle opportunità offerte dall’euro digitale. Per questo è importante iniziare fin da ora a prepararsi a un cambiamento che non appartiene a un futuro lontano.
La scorsa settimana il Parlamento europeo ha votato il proprio testo per l’euro digitale, che nelle grandi linee ricalca il testo della Commissione europea, riconoscendo l’importanza e la necessità di questo progetto. Il testo è stato approvato con quasi il 70% dei voti. Si tratta di un importante risultato perché conferisce una forte legittimazione democratica all’euro digitale che, in quanto moneta, necessita della fiducia dei cittadini, come ho detto più volte nel corso di questo discorso.
Questo voto del Parlamento era l’ultimo tassello necessario per avviare il trilogo, iniziato di fatto lunedì scorso.
Sono passati più di quattro anni da quando Fabio Panetta, allora Membro del Comitato esecutivo della BCE responsabile del progetto sull’euro digitale e oggi Governatore della Banca d’Italia, ne spiegò di fronte a questa stessa platea le motivazioni e le caratteristiche principali[11]. Grazie alla proficua collaborazione tra tutti i soggetti, molta strada è stata fatta da allora, sia sul piano legislativo che su quello della preparazione tecnica, per dare concretezza alla visione allora delineata dal Governatore Panetta.
Ma molta strada resta ancora da fare. Se l’iter legislativo sarà completato entro la fine di quest’anno, l’euro digitale potrebbe essere emesso per la prima volta nel 2029.
Nel frattempo, la collaborazione con le banche e con i commercianti resta centrale per garantire che l’intero ecosistema sia pronto al momento della prima emissione.
Lo scorso martedì abbiamo pubblicato la lista dei prestatori di servizi di pagamento ammessi al primo esercizio pilota che lanceremo a settembre del 2027. Si tratta di 36 tra banche e soggetti non bancari che garantiscono la quasi completa copertura del mercato europeo con una buona distribuzione per dimensione e modelli di business.
Gli operatori italiani sono ampiamente rappresentati. Sebbene la partecipazione al progetto pilota sia limitata a un numero selezionato di operatori, tutti avranno un ruolo fondamentale quando l’euro digitale diventerà realtà. Per questo l’Eurosistema è impegnato a coinvolgere l’intero settore, indipendentemente dalla partecipazione all’esercizio pilota, affinché tutti possano prepararsi per tempo. Condivideremo informazioni tecniche, promuoveremo un dialogo costante e garantiremo condizioni di parità, così che ogni prestatore di servizi di pagamento sia pronto a offrire l’euro digitale ai propri clienti fin dal suo lancio.
Conclusione
Permettetemi di concludere.
Leone Wollemborg ha offerto una efficace definizione dello spirito cooperativo: “La cooperativa è l’organizzazione spontanea di una pluralità di economie particolari, dominate da un comune bisogno, per esercitare collettivamente ed in modo autonomo la funzione imprenditoriale, che produce le specifiche prestazioni economiche atte a soddisfarlo”[12].
In questa visione, la fiducia nasce dalla consapevolezza di condividere un interesse comune che può essere perseguito al meglio collettivamente. È una fiducia che si fonda sulla prossimità, su persone che si conoscono e reciprocamente rispondono delle proprie azioni. Wollemborg scrisse lo statuto della Banca di Loreggia in un linguaggio semplice che potesse essere compreso anche dagli agricoltori, perché le persone non possono avere fiducia in ciò che non comprendono.
Lo stesso spirito cooperativo che i vostri fondatori hanno fatto nascere nelle campagne del Veneto può contribuire al successo dell’euro digitale. Condividiamo un interesse comune: garantire che, in un mondo digitale, la moneta continui a svolgere il suo ruolo di strumento che unisce le persone e serve le nostre comunità.
Per raggiungere questo obiettivo comune, dobbiamo unire i nostri sforzi. È per questo che abbiamo concepito l’euro digitale fin dall’inizio come un partenariato pubblico-privato, in cui voi avete un ruolo fondamentale.
Grazie dell’attenzione.
Aristotele, Etica Nicomachea, Libro V: “Come mezzo di scambio per soddisfare il bisogno è nata, per convenzione, la moneta. E per questo essa ha il nome di moneta (nomisma), perché non esiste per natura ma per legge (nomos), e dipende da noi cambiarne il valore e porla fuori corso. (…) Deve dunque esserci un’unità di misura, e questa è stabilita per accordo; perciò si chiama moneta. Essa rende commensurabili tutte le cose, poiché tutto viene misurato mediante la moneta”.
Cfr. Cafaro, P. (2001), La solidarietà efficiente. Storia e prospettive del credito cooperativo in Italia (1883-2000), Laterza.
Cafaro, P. (2001), op. cit.
Study on the Payment Attitudes of Consumers in the Euro Area (SPACE), BCE, edizione 2024, pubblicata a gennaio 2025.
Cipollone, P. ed Elderson, F. (2026), “Digital euro: an opportunity for banks”, Il Blog della BCE, BCE, 27 marzo.
Cfr. BCE (2025), Technical data on the financial stability impact of the digital euro, ottobre 2025.
Brancati, E. e Brancati, R. (2025), “Piccoli movimenti e grandi trasformazioni nell’industria italiana”, rapporto MET 2023-2024. Il rapporto evidenzia come le imprese che identificano una banca di credito cooperativo (BCC) come loro banca principale abbiano dimostrato, negli ultimi anni, una maggiore propensione all’innovazione, in particolare tra le piccole imprese.
BCE (2025), A view on recent assessments of digital euro investment costs for the euro area banking sector, ottobre.
I dati del 2022 mostrano che la metà delle filiali delle BCC si trova in comuni con meno di 10.000 abitanti e un terzo è situato in aree lontane da altri servizi essenziali. Cfr. “Credito Cooperativo Footprint on Italy”, rapporto 2023.
Direttiva (UE) 2019/882 del parlamento europeo e del consiglio, del 17 aprile 2019, sui requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi (GU L 151 del 7.6.2019, pagg. 70-115).
Panetta, F. (2021), “Il presente e il futuro della moneta nell’era digitale”, Lectio Cooperativa tenuta a Federcasse, Roma, 10 dicembre. Consultabile su: https://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2021/html/ecb.sp211210~09b6887f8b.it.html.
Cfr. Wollemborg, Leone (1883), “La teorica della cooperazione”, Giornale Degli Economisti, Vol. 2(2), pp.129-144.
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