- INTERVENTO
La moneta nell’era digitale
Intervento di Piero Cipollone, Membro del Comitato esecutivo della BCE, presso l’Istituto Affari Internazionali
Francoforte sul Meno, 28 maggio 2026
Per secoli le banche centrali hanno emesso moneta e ne hanno tutelato il valore. Anche oggi questo mandato resta immutato.
Quello che è cambiato è invece il contesto tecnologico in cui le banche centrali operano. Sempre più spesso i consumatori scelgono di pagare con soluzioni digitali, le istituzioni finanziarie esplorano nuove tecnologie, e nuovi operatori e nuove infrastrutture ridefiniscono il modo in cui la moneta viene utilizzata nell’economia.
Se vogliono che la moneta resti stabile, affidabile e utilizzabile, le banche centrali devono contribuire a modernizzarla in linea con i cambiamenti tecnologici.
Se invece la moneta di banca centrale non sarà in grado di adattarsi, rischia di perdere rilevanza nei settori chiave dell’economia. Il risultato sarebbe l’indebolimento del ruolo della moneta pubblica quale àncora di stabilità e, allo stesso tempo, un aumento della frammentazione e del rischio di instabilità nel sistema finanziario.
Per noi, la risposta di policy più adeguata non è opporsi alla digitalizzazione, ma integrare la moneta di banca centrale in questo nuovo contesto tecnologico, preservandone allo stesso tempo le caratteristiche fondamentali: sicurezza, uniformità e affidabilità.
Stare al passo con la digitalizzazione della moneta e dei pagamenti
Prima di tutto, vorrei illustrare gli effetti che la digitalizzazione sta avendo sul sistema monetario e su quello dei pagamenti, e le sfide specifiche che ne derivano per l’area dell’euro.
I pagamenti al dettaglio sono sempre più digitali e sono basati sempre più spesso su piattaforme. I mercati finanziari all’ingrosso si stanno trasformando grazie allo sviluppo della tokenizzazione e all’uso della tecnologia a registro distribuito (distributed ledger technology, DLT). Infine, la digitalizzazione, se opportunamente utilizzata potrebbe portare a ridurre i costi e la lentezza dei pagamenti transfrontalieri, evitando i rischi inerziali di ulteriore frammentazione.
Su questi tre fronti le risposte di policy devono essere coerenti: occorre garantire che innovazione, efficienza e integrazione progrediscano senza minare la stabilità finanziaria e la fiducia nella moneta.
Queste risposte devono tenere conto delle condizioni specifiche di ciascuna giurisdizione. Per quello che riguarda l’area dell’euro ci troviamo ad affrontare tre sfide principali.
In primo luogo, nei pagamenti al dettaglio non disponiamo di un mezzo di pagamento digitale europeo che funzioni in modo uniforme e senza inconvenienti in tutta l’area dell’euro. Infatti, le soluzioni offerte dagli operatori privati europei sono disponibili solo in ambito nazionale e per alcuni casi d’uso, mentre la moneta di banca centrale è disponibile solo sotto forma di banconote e monete, che naturalmente non possono essere utilizzate per le transazioni online. Di conseguenza, per i pagamenti al dettaglio dipendiamo in larga misura da pochi fornitori non europei e questa dipendenza rappresenta chiaramente un rischio.
In secondo luogo, nei mercati all’ingrosso la maggior parte delle operazioni di importo rilevante tra istituzioni finanziarie è attualmente regolata in moneta di banca centrale, attraverso i servizi Target. Ma questa realtà potrebbe cambiare se la moneta di banca centrale non si adeguasse alla tokenizzazione, una tecnologia che ha la potenzialità di trasformare profondamente i mercati finanziari. La tokenizzazione e la DLT promettono di rendere i mercati dei capitali più efficienti. Ma in assenza di una moneta tokenizzata di banca centrale, il nuovo ecosistema dipenderebbe da pool frammentati di attività di regolamento.
Infine, i pagamenti transfrontalieri continuano a essere troppo lenti, troppo costosi e troppo opachi. La trasformazione digitale potrebbe ulteriormente accrescere questa frammentazione. Sarebbe uno sviluppo preoccupante per un’economia molto aperta come quella dell’area dell’euro, in cui il commercio estero rappresenta circa la metà del PIL.
Modernizzare la moneta di banca centrale
Per affrontare questi problemi abbiamo sviluppato una strategia complessiva per i pagamenti, articolata su tre pilastri[1].
In primo luogo, ci stiamo preparando all’eventuale emissione di un equivalente digitale del contante, un euro digitale.
In secondo luogo, a partire da settembre prossimo, renderemo possibile il regolamento in moneta di banca centrale delle operazioni basate sulla DLT.
Infine, stiamo lavorando all’interconnessione dei sistemi di pagamento veloce, con l’obiettivo di migliorare i pagamenti transfrontalieri a livello mondiale.
A fronte dei cambiamenti tecnologici è nostro dovere ridefinire le modalità con cui offriamo moneta pubblica, in modo che essa possa rimanere un’attività di regolamento priva di rischio e un fondamento di fiducia su cui il settore privato potrà innovare e svilupparsi.
Le soluzioni di pagamento private infatti possono portare efficienza, nuove funzionalità e altri miglioramenti nel servizio alla clientela. Il ruolo delle banche centrali non è sostituirsi al settore privato. È assicurare che la moneta pubblica continui ad essere l’àncora del sistema finanziario, anche a fronte dell’evoluzione tecnologica. Nell’area dell’euro applichiamo questo principio in maniera sistematica.
Un euro digitale per le operazioni al dettaglio
La digitalizzazione sta trasformando il modo in cui famiglie e imprese effettuano i loro pagamenti quotidiani, eppure l’accesso alla moneta di banca centrale rimane limitato al contante. Si pone pertanto una questione cruciale: come può la moneta pubblica rimanere utilizzabile e rilevante in un’economia sempre più digitale?
L’euro digitale è concepito come equivalente digitale del contante per i pagamenti al dettaglio, quelli di ogni giorno. Non mira a sostituire il contante né le soluzioni di pagamento private, bensì ad affiancarli e ad assicurare che la moneta di banca centrale sia sempre disponibile e accettata in tutta Europa.
È pensato come uno strumento di pagamento, non come un prodotto di investimento. Infatti è stato elaborato come elemento di un più ampio ecosistema pubblico-privato dei pagamenti. Non sarà remunerato e gli importi detenibili dai singoli saranno soggetti a massimali, al fine di preservare la stabilità finanziaria e di garantire che le banche continuino a fornire credito all’economia[2].
In BCE, siamo convinti che i cittadini debbano sempre avere accesso a un’opzione pubblica per i pagamenti digitali, ovunque si trovino nell’area dell’euro: l’euro digitale può realizzare proprio questo obiettivo. Infatti sarà disponibile sia online che offline, e in questo modo contribuirà sia alla resilienza che alla tutela della privacy. Infine, poiché contribuirà a ridurre la dipendenza da pochi operatori dominanti, ridurrà i costi per i commercianti — e quindi anche per i consumatori.
Inoltre, l’euro digitale avrà corso legale e la sua accettazione universale sarà facilitata da standard uniformi adottati da pressoché tutti i punti vendita dell’area dell’euro. Le banche e gli altri operatori potranno liberamente usare questa infrastruttura pubblica e in tal modo espandere l’offerta dei loro servizi di pagamento su scala europea. Sarà facilitata la diffusione di soluzioni di pagamento private in tutta l’area dell’euro.
Proprio qualche settimana fa abbiamo sottoscritto accordi con tre organismi di normazione europei – European Card Payment Cooperation, Nexo e Berlin Group – per poter utilizzare i loro standard tecnici per l’accettazione presso i punti vendita dei pagamenti online in euro digitali[3]. Grazie a questi standard aperti e alla stretta collaborazione con i rispettivi organismi, la BCE può ridurre al minimo i costi di adozione da parte del mercato. Questo approccio agevolerà l’accettazione dell’euro digitale, uniformerà l’esperienza degli utenti in tutta l’area dell’euro e, come detto, consentirà ai circuiti di pagamento europei di espandersi senza dover apportare aggiornamenti tecnici ai terminali di pagamento.
Se i colegislatori europei adotteranno il regolamento relativo all’istituzione dell’euro digitale nel corso di quest’anno, un esercizio pilota — e quindi i primi pagamenti — potrebbero essere condotti a partire dalla metà del 2027, e l’euro digitale potrebbe essere pronto per la prima emissione nel 2029. È però importante sottolineare che non sarà necessario aspettare questa data per vedere operare l’incentivo fornito agli schemi privati di pagamento ad espandersi oltre gli attuali confini geografici e di prodotto. È infatti verosimile che i commercianti cominceranno ad adottare gli standard già all’indomani dell’adozione del regolamento sull’euro digitale. Questo passo eliminerà ogni residua incertezza su una materia sulla quale si discute da ormai quasi tre anni.
Un euro tokenizzato per le operazioni all’ingrosso
Vorrei ora passare alle operazioni all’ingrosso.
I mercati finanziari stanno attraversando una fase di cambiamento strutturale. Rappresentando le attività finanziarie come token digitali, ossia come file, la tokenizzazione consente di trasferire e aggiornare le attività finanziarie in modo più efficiente di quanto avvenga attualmente. Permette di gestire l’intero ciclo di vita di un’attività finanziaria – dalla negoziazione al regolamento alla custodia – su un’unica piattaforma, disponibile ogni giorno 24 ore su 24. Sostiene anche l’automazione, attraverso gli smart contract. In sintesi, la tokenizzazione promette transazioni più rapide con costi di intermediazione più bassi.
Tuttavia, questa promessa si basa sulla possibilità di disporre di attività di regolamento on-chain in forma tokenizzata[4]. Può trattarsi di una passività privata o della banca centrale, come già avviene oggi.
Al momento le stablecoin rappresentano la principale soluzione privata. Si sono affermate fin da subito offrendo un’attività tokenizzata di regolamento largamente utilizzata nei mercati delle criptoattività. Più di recente sono state proposte come soluzione per migliorare i pagamenti transfrontalieri. Possono essere utilizzate anche per regolare operazioni on-chain di attività tradizionali tokenizzate. Assicurano velocità, programmabilità e disponibilità continua.
Ma le stablecoin presentano anche rischi di credito e di liquidità, e possono avere un impatto sulla stabilità finanziaria. La loro sicurezza dipende dalla qualità e dalla liquidità delle riserve, dalla solidità dei meccanismi di rimborso e dall’efficacia della sorveglianza regolamentare. Se adottate su larga scala, potrebbero modificare profondamente il ruolo delle banche commerciali nella trasformazione delle scadenze e come principale canale di finanziamento dell’economia reale[5].
Le stablecoin, però, sono solo una delle possibili attività di regolamento tokenizzate. I depositi tokenizzati, ad esempio, potrebbero offrire un’alternativa privata. Solo il tempo ci dirà quale di queste soluzioni private prevarrà, o se diverse soluzioni riusciranno a coesistere[6].
In ogni caso, nell’Eurosistema riteniamo che tutte le forme di moneta privata tokenizzata beneficeranno della disponibilità di moneta di banca centrale tokenizzata. La moneta di banca centrale rappresenta un’attività di regolamento priva di rischio, che garantisce il carattere definitivo del pagamento e rafforza la fiducia nelle infrastrutture di mercato.
Queste caratteristiche contribuiranno alla crescita dell’ecosistema tokenizzato e alla sua integrazione. Un mercato più ampio farà aumentare la domanda di tutte le forme di attività di regolamento tokenizzate, comprese quelle private. Il sistema che ne deriverà sarà simile a quello attuale, in cui coesistono attività di regolamento pubbliche e private.
L’Eurosistema sta seguendo un approccio graduale, con l’obiettivo di permettere all’Europa di cogliere i benefici della tokenizzazione e di promuovere la realizzazione di un mercato europeo integrato delle attività digitali[7].
Siamo in procinto di collegare le piattaforme DLT commerciali ai nostri servizi Target, in modo da permettere di regolare in moneta di banca centrale le operazioni in attività tokenizzate. Questo servizio sarà disponibile a partire dal terzo trimestre di quest’anno, nell’ambito del nostro progetto Pontes.
Per definire una visione più di lungo periodo circa il possibile funzionamento di un ecosistema tokenizzato pienamente integrato, ci confrontiamo costantemente con il settore privato, anche attraverso l’invito a fornire indicazioni sulla roadmap del programma Appia pubblicata all’inizio di quest’anno. Contiamo di presentare un piano completo nel 2028[8].
Queste azioni si integrano con gli sforzi della Commissione europea volti a rimuovere gli ostacoli regolamentari a un uso più ampio della tokenizzazione. In particolare, la Commissione ha proposto di ampliare e semplificare il regime pilota per le infrastrutture di mercato basate sulla DLT per consentire alle imprese di testare ed espandere le applicazioni DLT. Allo stesso tempo, la Commissione sta rivedendo il regolamento sui sistemi di deposito accentrato affinché questi possano svolgere attività su vasta scala ricorrendo alla DLT. In prospettiva, sarà importante considerare se la promozione di un mercato europeo integrato per le attività digitali possa beneficiare di un apposito regime giuridico dell’UE che consenta di emettere, detenere e trasferire attività tokenizzate senza inconvenienti in tutta l’UE[9].
Sistemi di pagamento veloce interconnessi per le operazioni transfrontaliere
Infine, vorrei passare ai pagamenti transfrontalieri.
Malgrado il progresso tecnologico, i pagamenti transfrontalieri rimangono relativamente lenti, costosi e opachi rispetto ai pagamenti nazionali. Queste frizioni si ripercuotono su famiglie, imprese e istituzioni finanziarie. Ostacolano l’integrazione commerciale e finanziaria internazionale e rendono lente e costose le rimesse dei migranti[10].
Affrontare queste frizioni è un obiettivo di policy condiviso a livello internazionale. Noi lo perseguiamo sostenendo con forza l’agenda del G20 per i pagamenti transfrontalieri[11]. Ma queste frizioni potrebbero peggiorare se le nuove tecnologie aumentassero la frammentazione. È quindi necessario scongiurare questo rischio.
L’infrastruttura dell’Eurosistema TIPS (Target instant payment settlement) offre già pagamenti istantanei non solo in euro ma anche in altre valute, come la corona svedese e la corona danese.
Ma per meglio rispondere alle inefficienze transfrontaliere stiamo lavorando al collegamento dei sistemi di pagamento veloce disponibili in molti altri paesi, anche al di fuori della Unione Europea[12].
Questa interconnessione consentirà la regolare circolazione transfrontaliera dei pagamenti, senza compromettere la sovranità monetaria dei paesi, come invece potrebbe avvenire nel caso della diffusione di stablecoin denominate in una valuta dominante. Questo approccio valorizza le infrastrutture esistenti anziché sostituirle con sistemi globali del tutto nuovi. Promuove la fiducia e tutela la sovranità monetaria dei paesi partecipanti.
Conclusioni
Vado a concludere. Nei pagamenti al dettaglio, all’ingrosso e transfrontalieri, il nostro obiettivo è preservare la fiducia e la stabilità in un contesto in cui la tecnologia sta ridefinendo come viene utilizzata la moneta.
Il settore privato continuerà a stimolare l’innovazione. Il settore pubblico deve assicurare che la moneta di banca centrale continui a fungere da àncora del sistema finanziario, modernizzandola ove necessario e garantendo la sua disponibilità in ogni ambito.
Grazie dell’attenzione.
BCE (2026), The Eurosystem’s comprehensive payments strategy, 31 marzo.
Cipollone, P. e Elderson, F. (2026), “Digital euro: an opportunity for banks”, Il Blog della BCE, 27 marzo.
BCE (2026), “ECB signs agreements with European standard setters to facilitate digital euro payments”, comunicato stampa, 24 aprile.
Cfr. Cipollone, P. (2026), “Sparking the transformation of finance: tokenisation and the role of central banks”, intervento pronunciato al 24o simposio annuale “Building the Financial System of the 21st Century: an Agenda for Europe and the United States”, presso la Harvard Law School e il Program on International Financial Systems, Washington DC, 15 aprile.
Cfr. Altavilla C., Boucinha M., Burlon L., Adalid R., Fortes R. e Maruhn F. (2026), “Stablecoins and Monetary Policy Transmission”, Working Paper Series, n. 3199, BCE, Francoforte sul Meno; e Cipollone, P. (2026), “Digital assets, payment efficiency and monetary policy”, intervento pronunciato al workshop sulle attività digitali e sulla trasmissione della politica monetaria organizzato dalla Banca centrale europea, dalla Banca d’Italia, dall’Euro Area Business Cycle Network e dal Centre for Economic Policy Research, Roma, 4 maggio.
Cfr. Lagarde, C. (2026), “Stablecoins and the future of money: separating functions from instruments”, intervento pronunciato al LatAm Economic Forum del Banco de España, Roda de Bará, 8 maggio.
Cfr. Cipollone, P. (2026), “Building the rails for Europe’s tokenised financial markets”, intervento pronunciato all’evento “Building Europe’s integrated digital asset ecosystem: from vision to implementation”, presso la House of the Euro, Bruxelles, 23 marzo.
BCE (2026), Appia – paving the way for a future-ready, integrated financial ecosystem leveraging tokenisation and DLT.
Cfr. Cipollone, P. (2026), “Building the rails for Europe’s tokenised financial markets”, op. cit.
Cfr. Panetta, F. (2026), “Dall’interconnessione alla stabilità: lo sviluppo dei pagamenti transfrontalieri in un mondo frammentato”, intervento pronunciato all’evento “Cross-Border Payments at a Turning Point”, presso Ambasciata d’Italia nel Regno Unito, Londra, 5 maggio.
Cfr. il paragrafo 16 in G20 (2020), G20 Riyadh Summit Leaders’ Declaration, 22 novembre; Financial Stability Board (2020), Enhancing Cross-border Payments – Stage 1 report to the G20, 9 aprile; Comitato per i pagamenti e le infrastrutture di mercato (2020), Enhancing cross-border payments: building blocks of a global roadmap – Stage 2 report to the G20, Banca dei regolamenti internazionali,13 luglio; e Financial Stability Board (2020), Enhancing Cross-border Payments – Stage 3 roadmap, 13 ottobre.
Cfr. Cipollone, P. (2026), “The quest for cheaper and faster cross-border payments: regional and global solutions”, intervento pronunciato all’Assemblea generale ordinaria della BRI, Basilea, 27 giugno.
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