Dichiarazione introduttiva alla conferenza stampa

Mario Draghi, Presidente della BCE,
Vítor Constâncio, Vicepresidente della BCE,
Francoforte sul Meno, 20 ottobre 2016

Signore, Signori,

è con grande piacere che insieme al Vicepresidente vi porgo il benvenuto alla conferenza stampa. Vi esponiamo ora gli esiti della riunione odierna del Consiglio direttivo.

Sulla base della consueta analisi economica e monetaria abbiamo deciso di lasciare invariati i tassi di interesse di riferimento della BCE. Continuiamo ad attenderci che rimangano su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo, ben oltre l’orizzonte dei nostri acquisti netti di attività. Quanto alle misure non convenzionali di politica monetaria, confermiamo l’intenzione di condurre gli acquisti mensili di attività per 80 miliardi di euro sino alla fine di marzo 2017, o anche oltre se necessario, e in ogni caso finché il Consiglio direttivo non riscontrerà un aggiustamento durevole dell’evoluzione dei prezzi, coerente con il proprio obiettivo di inflazione.

Le informazioni che si sono rese disponibili in seguito alla nostra riunione di inizio settembre confermano il protrarsi di una ripresa moderata ma costante per l’economia dell’area dell’euro e un graduale incremento dell’inflazione, in linea con le nostre precedenti aspettative. L’economia dell’area ha continuato a mostrare capacità di tenuta a fronte degli effetti avversi dell’incertezza economica e politica su scala mondiale, grazie anche all’insieme articolato di misure di politica monetaria da noi messe in atto, che assicurano condizioni di finanziamento molto favorevoli per imprese e famiglie. Nel complesso, tuttavia, lo scenario di base resta soggetto a rischi al ribasso.

In prospettiva, manteniamo il nostro impegno a preservare il grado molto elevato di accomodamento monetario che è necessario per assicurare una convergenza durevole del profilo di inflazione verso tassi inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine. A tal fine continueremo ad agire, se necessario, ricorrendo a tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del nostro mandato. A dicembre la valutazione del Consiglio direttivo si potrà avvalere delle nuove proiezioni macroeconomiche con un orizzonte che si estenderà fino al 2019, nonché dei lavori dei comitati dell’Eurosistema sulle opzioni possibili allo scopo di assicurare l’ordinata attuazione del nostro programma di acquisto fino a marzo 2017, o anche oltre se necessario.

Passo ora a illustrare in maggior dettaglio la nostra valutazione, iniziando dall’analisi economica. Nel secondo trimestre del 2016 il PIL in termini reali dell’area dell’euro è aumentato dello 0,3% sul periodo precedente, dopo lo 0,5% del primo trimestre. I dati più recenti e i risultati delle ultime indagini congiunturali indicano il protrarsi della crescita nel terzo trimestre dell’anno, all’incirca allo stesso ritmo del secondo trimestre. Su orizzonti più lunghi ci attendiamo che l’espansione economica proceda a un passo moderato ma costante. La domanda interna dovrebbe essere sorretta dagli effetti delle nostre misure di politica monetaria sull’economia reale. Le favorevoli condizioni finanziarie e il miglioramento della redditività delle imprese seguitano a promuovere la ripresa degli investimenti. In aggiunta, i prezzi ancora relativamente bassi del petrolio e durevoli incrementi dell’occupazione, che beneficiano anche delle passate riforme strutturali, forniscono un ulteriore sostegno al reddito disponibile reale delle famiglie e ai consumi privati. Inoltre, nel 2017 l’orientamento delle politiche di bilancio sarà sostanzialmente neutrale nell’area dell’euro. Tuttavia, ci si attende che la ripresa economica nell’area sia frenata dalla perdurante debolezza della domanda esterna, dagli aggiustamenti di bilancio necessari in diversi settori e dalla lenta attuazione delle riforme strutturali. I rischi per le prospettive di crescita nell’area dell’euro restano orientati verso il basso e sono connessi principalmente al contesto esterno.

Secondo l’Eurostat, nell’area dell’euro l’inflazione sui dodici mesi misurata sullo IAPC è salita allo 0,4% a settembre, dallo 0,2% di agosto. Questa evoluzione riflette soprattutto il continuo incremento sui dodici mesi della componente relativa ai beni energetici, mentre non vi sono ancora segnali convincenti di una tendenza al rialzo dell’inflazione di fondo. In prospettiva, sulla base delle quotazioni correnti dei contratti future sul petrolio, è probabile che i tassi di inflazione aumentino nel prossimo paio di mesi, riflettendo in gran parte gli effetti base del tasso di variazione sui dodici mesi dei prezzi dell’energia. Sostenuti dalle nostre misure di politica monetaria e dalla prevista ripresa dell’economia, i tassi di inflazione dovrebbero salire ulteriormente nel 2017 e nel 2018.

Passando all’analisi monetaria, l’aggregato monetario ampio (M3) ha continuato ad aumentare a un ritmo sostenuto lo scorso agosto, registrando un tasso di incremento sui dodici mesi del 5,1%, dopo il 4,9% di luglio. Come nei mesi precedenti, la crescita di M3 è stata principalmente sospinta dalle componenti più liquide, con un’espansione sui dodici mesi dell’aggregato monetario ristretto (M1) dell’8,9% in agosto, dopo l’8,4% di luglio.

La dinamica dei prestiti segue il percorso di graduale ripresa osservato dagli inizi del 2014. Il tasso di variazione sui dodici mesi dei prestiti alle società non finanziarie si è collocato all’1,9% lo scorso agosto. Anche il tasso di incremento dei prestiti alle famiglie è rimasto stabile all’1,8% in agosto. Sebbene l’evoluzione del credito bancario continui a riflettere, con il consueto scarto temporale, la sua relazione con il ciclo economico, nonché il rischio di credito e gli aggiustamenti in corso nei bilanci dei settori finanziario e non finanziario, le misure di politica monetaria in atto da giugno 2014 sostengono in maniera significativa le condizioni di prestito per famiglie e imprese e quindi i flussi di credito nell’intera area dell’euro.

L’indagine sul credito bancario nell’area dell’euro per il terzo trimestre del 2016 indica ulteriori miglioramenti nelle condizioni sia dell’offerta sia della domanda di prestiti a favore del settore privato non finanziario. Inoltre, le banche hanno continuato a segnalare che il programma di acquisto di attività della BCE e il tasso negativo sui depositi presso la banca centrale avevano contribuito a rendere più favorevoli termini e condizioni di credito.

In sintesi, la verifica incrociata degli esiti dell’analisi economica con le indicazioni derivanti dall’analisi monetaria ha confermato la necessità di mantenere il sostegno monetario molto elevato che occorre per assicurare il ritorno dell’inflazione verso livelli inferiori ma prossimi al 2% senza indebito ritardo.

La politica monetaria si incentra sul mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio periodo e il suo orientamento accomodante sostiene l’attività economica. Come enfatizzato più volte dal Consiglio direttivo e richiamato con forza nei dibattiti sulle politiche in ambito europeo e internazionale, per fruire appieno dei benefici derivanti dalle nostre misure di politica monetaria, le altre politiche devono fornire un contributo molto più decisivo, sia a livello nazionale sia su scala europea. L’attuazione delle riforme strutturali va considerevolmente accelerata per ridurre la disoccupazione strutturale e rilanciare la crescita del prodotto potenziale nell’area dell’euro. Le riforme strutturali sono necessarie in tutti i paesi dell’area. L’enfasi andrebbe posta su interventi finalizzati a incrementare la produttività e a migliorare il contesto in cui operano le imprese assicurando, fra l’altro, infrastrutture pubbliche adeguate, condizione indispensabile per accrescere gli investimenti e promuovere la creazione di posti di lavoro. Contribuiranno positivamente alla realizzazione di questo obiettivo anche il rafforzamento delle attuali iniziative di investimento, incluso il prolungamento del piano Juncker, i progressi compiuti nell’unione dei mercati dei capitali e le riforme che miglioreranno la risoluzione dei crediti deteriorati. In condizioni di politica monetaria accomodante, l’attuazione tempestiva ed efficace delle riforme strutturali non solo indurrà una crescita economica sostenibile più elevata nell’area dell’euro, ma rafforzerà anche la capacità di tenuta dell’area agli shock mondiali. Le politiche di bilancio dovrebbero inoltre favorire il recupero dell’economia pur restando aderenti alle regole sui conti pubblici dell’Unione europea. La piena e coerente attuazione del Patto di stabilità e crescita, nel tempo e nei diversi paesi, resta cruciale per assicurare la fiducia nel quadro di riferimento per le finanze pubbliche. Allo stesso tempo tutti i paesi dovrebbero adoperarsi per conseguire una composizione delle politiche di bilancio più favorevole alla crescita.

Siamo ora a disposizione per rispondere alle vostre domande.

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