CONFERENZA STAMPA BCE

Dichiarazione introduttiva Willem F. Duisenberg, Presidente della Banca centrale europea, Lucas Papademos, Vice-Presidente della Banca centrale europea, Roma, 3 aprile 2003.

Signore, Signori,

il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha oggi tenuto la sua settima riunione fuori sede. Desidero pertanto ringraziare il Governatore Fazio per l'invito e la generosa ospitalità, nonché il personale della Banca d'Italia per l'eccellente organizzazione.

Nella riunione odierna, tenutasi nelle circostanze eccezionali del conflitto in Iraq, il Consiglio direttivo ha svolto un'accurata disamina degli andamenti monetari, finanziari ed economici, soffermandosi sulle potenziali implicazioni economiche delle operazioni militari. Il Consiglio direttivo ritiene che al momento non sia possibile discernere gli effetti che ne deriveranno per l'economia mondiale e per gli andamenti economici e le prospettive per la stabilità dei prezzi a medio termine nell'area dell'euro. Nel complesso, poiché rimangono validi gli elementi alla base della valutazione formulata il 6 marzo in merito a dette prospettive, il Consiglio direttivo ha deciso di mantenere invariati i tassi di interesse.

Il Consiglio direttivo ha inoltre rilevato che lo scoppio della guerra non ha influito sull'operatività del sistema finanziario. Come dichiarato nel comunicato stampa del 20 marzo, il Consiglio direttivo è pronto a intervenire, secondo necessità, per assicurare il corretto funzionamento dei mercati finanziari dell'area dell'euro, fornendo sufficiente liquidità.

Passo ora a illustrare in modo più approfondito la valutazione del Consiglio direttivo riguardo all'evoluzione economica.

Per quanto concerne il primo pilastro della strategia di politica monetaria, nel periodo dicembre 2002 - febbraio 2003 la media a tre termini del tasso di crescita sui dodici mesi di M3 è aumentata al 7,4 per cento, rispetto al 7,0 di novembre-gennaio. Dato il perdurare di un'elevata volatilità nei mercati finanziari, principalmente connessa all'incertezza che caratterizza il contesto geopolitico, la crescita di M3 ha continuato a essere sospinta dalle riallocazioni di portafoglio a scapito delle attività più rischiose. Tuttavia, l'espansione della moneta appare influenzata anche dal basso livello dei tassi di interesse nell'area dell'euro, come indica la forte dinamica delle componenti più liquide. Nel contempo, la crescita del credito ha mostrato segnali di stabilizzazione agli inizi di quest'anno, dopo la moderazione osservata nel corso dell'intero 2002.

Passando all'analisi del secondo pilastro, i dati più recenti e i risultati delle ultime indagini congiunturali continuano a confermare che la dinamica del PIL dell'area dell'euro è rimasta debole agli inizi del 2003. In particolare, il persistere delle tensioni geopolitiche ha continuato a ripercuotersi negativamente sul clima di fiducia e sull'attività economica, rafforzando gli effetti dei fattori che avevano già deteriorato le prospettive per l'area dell'euro prima del crescendo di tensioni in Medio Oriente. Pertanto, le aspettative riguardo al ritmo di espansione dell'economia nel 2003 non possono che essere molto modeste. Tuttavia, a causa dell'eccezionale livello di incertezza dovuto al conflitto militare, è al momento particolarmente difficile prevedere quale sarà l'evoluzione della crescita durante il resto dell'anno. Lo scenario di base resta quello di una moderata ripresa, legata all'attenuarsi dell'incertezza, a partire dalla seconda metà del 2003. Sarà, tuttavia, necessario riesaminare le implicazioni economiche della guerra non appena si delineerà un quadro più chiaro. Al momento si possono prefigurare una serie di scenari, che prospettano esiti alquanto diversi relativamente all'attività economica. Sarebbe nondimeno prematuro assegnare probabilità specifiche a tali scenari, che devono essere considerati di natura prettamente illustrativa.

Per quanto riguarda l'evoluzione dei prezzi, le stime dell'Eurostat relative a marzo collocano il tasso di inflazione sui dodici mesi misurato sullo IAPC al 2,4 per cento, invariato rispetto a febbraio. Il recente calo delle quotazioni petrolifere non si rifletterà probabilmente nelle statistiche sui prezzi prima di aprile.

Quanto alle prospettive per la stabilità dei prezzi a medio termine, è particolarmente importante effettuare una chiara distinzione fra variabilità di breve periodo e fattori più di fondo. Sebbene sia possibile che gli andamenti dei corsi petroliferi incidano in misura significativa sul profilo dell'inflazione nel corso dei prossimi mesi, oltre il breve termine dovrebbero prevalere altri fattori. Gli effetti ritardati dell'apprezzamento del tasso di cambio dell'euro registrato dalla metà dello scorso anno, unitamente alla modesta crescita economica, continueranno ad attenuare le pressioni al rialzo sui prezzi. Se persisterà la recente significativa diminuzione delle quotazioni petrolifere, il tasso di inflazione scenderà con ogni probabilità al di sotto del 2 per cento nel corso del 2003, per poi mantenersi su livelli in linea con la stabilità dei prezzi; ciò; presuppone, chiaramente, la moderazione salariale.

Nel complesso, l'attuale orientamento di politica monetaria è coerente con il mantenimento della stabilità dei prezzi nel medio periodo e preserva un contesto monetario di per sé favorevole alla crescita economica, in presenza di altri fattori che esercitano un effetto avverso sull'attività economica. La valutazione delle tendenze economiche è resa più complessa dalla presenza di circostanze eccezionali. Il Consiglio direttivo continuerà pertanto a seguire attentamente gli sviluppi della situazione e a valutarli alla luce del proprio mandato.

Per quanto riguarda le politiche di bilancio, il Patto di stabilità e crescita fornisce un quadro di riferimento robusto e flessibile che consente di affrontare qualsiasi tensione sulle finanze pubbliche, senza compromettere il principio della disciplina di bilancio. Pur consentendo, ove possibile, il libero funzionamento degli stabilizzatori automatici in risposta ai mutamenti del contesto economico, non vi è ragione di ricorrere all'attivismo fiscale. Resta essenziale il pieno adempimento degli impegni assunti con i programmi di stabilità e delle richieste di migliorare ulteriormente le posizioni di bilancio, concordate in seguito dal Consiglio Ecofin. Ciò; contribuirà a rafforzare la fiducia nel quadro di riferimento per le politiche di bilancio e ad ancorare le aspettative riguardo al futuro contesto macroeconomico.

In un contesto caratterizzato da notevole incertezza è quanto mai essenziale che i governi contribuiscano a rafforzare la fiducia degli investitori e dei consumatori mediante azioni incisive tese all'attuazione di riforme strutturali nei mercati del lavoro e dei beni e servizi, nonché sul versante della finanza pubblica. Da un lato, sembra esservi ampio consenso fra i responsabili delle politiche economiche e il pubblico riguardo al fatto che tali riforme svolgano un importante ruolo per espandere il potenziale produttivo dell'area dell'euro, accrescere la flessibilità dell'economia e migliorare la capacità di risposta dell'area agli shock esterni. Dall'altro, malgrado alcuni progressi compiuti da singoli paesi, il ritmo a cui sinora sono effettivamente procedute le riforme è stato lento e chiaramente insufficiente ad assicurare il conseguimento degli obiettivi di Lisbona. Negli ultimi anni ciò; ha causato lacune dal punto di vista dell'attuazione delle riforme. Occorre intensificare gli sforzi tesi a superare le inefficienze strutturali nel funzionamento dei mercati; ciò; promuoverebbe la fiducia nella capacità produttiva a medio termine dell'area dell'euro, contrastando in certa misura l'attuale pronunciata incertezza.

Siamo ora a disposizione per rispondere alle Vostre domande.

Per l’esatta formulazione del testo approvato dal Consiglio direttivo si rimanda alla versione inglese.

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