Do you SEPA? Il punto di vista della BCE

Discorso di Gertrude Tumpel-Gugerell, Membro del Comitato esecutivo della BCE
3rd International Payments Summit
Milano, 27 ottobre 2008

Introduzione

Cosa significa Do you SEPA, ossia “fare la SEPA [1]”? È una moda del momento? Si tratta di un’adesione puramente verbale a un’idea? Per me ha un significato più profondo: vuol dire essere pienamente votati alla creazione in Europa di un mercato dei pagamenti al dettaglio più integrato, dare spazio alla concorrenza e all’innovazione e rendere i pagamenti al dettaglio in generale più efficienti, più sicuri e più semplici per gli utilizzatori.

È possibile che ci si chieda perché in tempi di turbolenze finanziarie senza precedenti continuiamo a concentrare la nostra attenzione e le nostre energie sulla questione dei pagamenti. La mia argomentazione è che il settore dei pagamenti [2], dal quale deriva circa un quarto dei proventi bancari, è una solida roccia: in una fase in cui altre fonti di reddito per le banche risultano più volatili, queste ultime possono contare su entrate regolari e affidabili provenienti dai servizi di pagamento. Finora, a quanto sembra, gli istituti che operano come banche universali sono stati in grado di ripararsi dalla crisi meglio delle banche specializzate.

Persino nella fase corrente, l’integrazione europea degli scambi andrà avanti e l’integrazione nel settore dei pagamenti deve fare altrettanto. Inoltre, in tempi difficili come questi la SEPA è necessaria poiché contribuirà alla sicurezza e al regolare funzionamento dell’infrastruttura dei pagamenti sottostante, che creerà le basi per la stabilità delle operazioni nel settore bancario al dettaglio, aiutando a salvaguardare la stabilità finanziaria.

All’International Payments Summit dello scorso anno la SEPA ha scaldato i motori prima della partenza. Procede ora a piena potenza o il motore si è arrestato? Lasciate che analizzi lo stato delle diverse componenti: lo schema per i bonifici SEPA ( SEPA Credit Transfer, SCT), lo schema per gli addebiti diretti SEPA ( SEPA Direct Debit, SDD) e la SEPA per le carte di pagamento.

Do you SCT?

Nel gennaio 2008 noi tutti abbiamo salutato con favore l’introduzione di SEPA Credit Transfer (SCT), lo schema per i bonifici SEPA. Ora che le banche si trovano in difficoltà si potrebbe avere la tentazione di rallentare il processo di modernizzazione e innovazione dei servizi di pagamento. Tale reazione è comprensibile, ma occorre procedere in direzione opposta.

Le turbolenze in atto costituiscono, tuttavia, soltanto un elemento del quadro. Resta ancora una lacuna da colmare fra la capacità tecnica di inviare e ricevere bonifici SEPA e l’attiva promozione presso la clientela di prodotti e servizi SCT di facile utilizzo. L’esperienza nella fruizione dei bonifici SEPA non è ancora pienamente comparabile con quella relativa ai bonifici nazionali. Ad esempio, non è sempre possibile effettuare pagamenti con una data di esecuzione programmata e/o pagamenti periodici. Le applicazioni per l’attività bancaria on-line nel settore degli SCT, ammesso che questi siano disponibili, sono talvolta più complesse rispetto alle applicazioni utilizzate per i bonifici nazionali. Spesso i bonifici SEPA vengono offerti alla stregua di altri strumenti transfrontalieri per pagamenti verso paesi non europei, sebbene debbano considerarsi uno strumento di pagamento interno.

Sulla base dei dati raccolti dall’Eurosistema, a sei mesi dall’introduzione dei bonifici SEPA soltanto l’1,4% circa del volume totale dei bonifici eseguiti nell’area dell’euro è rappresentato da operazioni SCT. Il ricorso allo schema dei bonifici SEPA pare soprattutto limitato a operazioni transfrontaliere. Sebbene sostengano di comprendere i vantaggi della SEPA, le imprese, che insieme alla pubblica amministrazione possono creare la massa critica di pagamenti necessaria per il suo funzionamento, si muovono ancora con cautela verso l’effettiva applicazione. Una delle principali difficoltà che viene riportata consiste nell’ottenere i dati IBAN e BIC. A questo proposito, sono lieta di osservare che in Italia l’IBAN è ormai l’unico, esclusivo standard utilizzato per l’identificazione dei conti correnti nei pagamenti interni effettuati dal gennaio 2008. Mi aspetto che l’offerta di servizi di buona qualità per derivare l’IBAN dai numeri di conto nazionali e la disponibilità di anagrafiche affidabili contribuiscano al superamento di tale ostacolo anche in altri paesi.

Do you SDD?

Sebbene le banche e i fornitori di infrastrutture e servizi informatici abbiano avviato alcuni progetti pilota di SEPA Direct Debit (SDD), lo schema per gli addebiti diretti SEPA, è innegabile che questo abbia qualche difficoltà a carburare. Ho recentemente analizzato i tre principali problemi che lo schema si trova ad affrontare: la migrazione dei mandati, l’incertezza degli utilizzatori e la commissione interbancaria multilaterale per gli addebiti diretti.

L’esigenza di sottoscrivere nuovi mandati con il passaggio da schemi di addebito diretto nazionali a schemi di addebito diretto SEPA viene prospettata come un onere gravoso. Tuttavia, alcuni paesi hanno già trovato una soluzione per assicurare che non venga meno la validità giuridica dei mandati di addebito diretto in vigore. Altri sono ancora in cerca di una risposta. La Commissione europea e il Consiglio europeo per i pagamenti ( European Payments Council, EPC) stanno raccogliendo informazioni. A questo proposito, sarei lieta di riscontrare un maggiore livello di trasparenza.

Data l’esistenza di prassi operative nazionali differenti, in particolare riguardo all’SDD si è abbondantemente argomentato prima ancora che il prodotto fosse visibile: non è abbastanza sicuro, è troppo sicuro per essere efficiente e a basso costo, non è sufficientemente moderno, si distacca troppo dalle procedure applicate in precedenza. Ciò ha alimentato incertezza negli utilizzatori degli addebiti diretti riguardo alla realizzazione dell’SDD. Tutti i fruitori del prodotto, anche qui in Italia, devono essere rassicurati riguardo al fatto che le loro esigenze specifiche possano essere soddisfatte mediante offerte individuali da parte delle rispettive banche, mediante l’offerta di opzioni aggiuntive di servizi trasparenti da parte di gruppi di banche o attraverso servizi supplementari messi a disposizione a livello di intere comunità bancarie.

Gli utilizzatori si preoccupano ovviamente delle tariffe. Aderiranno allo schema SDD soltanto se è chiaro che le tariffe per tali servizi non subiranno incrementi. A tale proposito, la revisione del Regolamento dell’UE n. 2560 [3] ne amplierà la sfera di applicazione dai bonifici e pagamenti mediante carta agli addebiti diretti. Le tariffe vigenti per gli addebiti diretti transfrontalieri non potranno quindi superare quelle praticate per gli addebiti diretti nazionali. Un innalzamento delle tariffe nazionali sarebbe chiaramente contrario allo spirito della revisione e lederebbe gravemente la reputazione delle banche e la loro credibilità agli occhi della clientela.

Costi e tariffe non rappresentano un motivo di preoccupazione unicamente in ambito cliente-banca ma anche per quanto concerne le operazioni fra banche. La commissione interbancaria multilaterale per gli addebiti diretti SEPA si è dimostrata una questione controversa. Per incoraggiare il mercato ad andare oltre, la Commissione europea e la Banca centrale europea hanno proposto una soluzione transitoria, il cui obiettivo consiste nel predisporre fin dagli esordi condizioni di parità concorrenziale per l’SDD e i vecchi schemi di addebito diretto nazionali.

Una fase transitoria in cui vigesse una commissione interbancaria multilaterale ( Multilateral Interchange Fee, MIF) adeguatamente giustificata per gli SDD transfrontalieri aiuterebbe ad avviare i motori. A livello nazionale, la MIF preesistente potrebbe essere mantenuta e continuare ad applicarsi sia ai vecchi schemi di addebito diretto sia agli addebiti diretti SEPA. Qualsiasi modifica della MIF preesistente si dovrebbe riflettere anche sulla commissione praticata per lo schema SDD. Inizialmente la maggior parte degli addebiti diretti sarà ancora eseguita a livello nazionale; di conseguenza, l’ampia maggioranza di tali operazioni sarà trattata con le stesse modalità. La clientela, in particolare i creditori, non dovrebbe temere incrementi delle tariffe.

A lungo termine occorrerà definire un modello alternativo di compensazione interbancaria per gli SDD, essendo chiaro che dovrà essere gradualmente abbandonata la MIF basata sulle operazioni effettuate, a livello sia nazionale che transfrontaliero, tanto per gli SDD quanto per i vecchi schemi di addebito diretto. Diversi modelli sono concepibili, o già in uso, per coprire i costi e fornire incentivi a favore dei soggetti coinvolti nell’offerta o nell’uso degli addebiti diretti. Se basato su un calcolo e una metodologia adeguati, tale modello dovrebbe risultare accettabile anche per le autorità garanti della concorrenza.

Sfortunatamente la percezione pubblica dei problemi che l’SDD si trova ad affrontare ha distolto l’attenzione dal grande risultato del progetto: per la prima volta la clientela avrà accesso a uno strumento di addebito diretto che potrà essere utilizzato non soltanto a livello nazionale ma anche paneuropeo. Le banche, i meccanismi di clearing e regolamento e i fornitori di servizi informatici hanno avviato progetti pilota per l’SDD e sono convinta che lo schema porterà notevoli benefici ai suoi utilizzatori nel 2009.

Do you SEPA per le carte di pagamento?

La SEPA per le carte di pagamento è stata ufficialmente varata il 1º gennaio 2008. Tuttavia, sebbene diversi schemi di carte abbiano adeguato le proprie regole ai requisiti SEPA, la SEPA per le carte di pagamento è difficilmente percepibile, se non invisibile, per gli esercenti e i titolari delle carte. Ciò è principalmente dovuto al fatto che l’EPC non ha creato uno schema per i pagamenti mediante carta bensì un quadro di riferimento, che ha natura più generale e dunque lascia spazio, in certa misura, all’interpretazione.

Come ha ripetutamente dichiarato, l’Eurosistema si aspetta che il settore bancario istituisca quanto meno un ulteriore schema di carte europeo. Sono a conoscenza di diversi progetti in corso per la creazione di uno o più schemi europei di carte, ma mi auguro che presto i prototipi siano resi pubblici. Per quanto concerne l’interconnessione degli schemi esistenti, occorre determinazione per spingersi oltre una soluzione temporanea, verso una fusione degli schemi a lungo termine.

Come nel caso degli addebiti diretti SEPA, il principale ostacolo nei lavori per la realizzazione di una soluzione europea per le carte sembra rappresentato da una paralisi riguardo al futuro della commissione interbancaria multilaterale.

Per rendere fruibile la SEPA per le carte di pagamento è necessario sormontare questi ostacoli, poiché gli schemi di carte nazionali sono a rischio di estinzione e la concorrenza si potrebbe ridurre a una situazione di duopolio di schemi internazionali, entrambi impostati secondo un modello funzionale simile.

Vorrei comunque ribadire che l’analisi di questi ostacoli non deve distogliere l’attenzione dai grandi benefici che la SEPA per le carte di pagamento apporterà alle banche, agli esercenti e ai titolari delle carte stesse. Standard di sicurezza più elevati, una più vasta scelta e un maggiore grado di accettazione offriranno un incentivo al più ampio utilizzo delle carte, con una conseguente possibile riduzione del ricorso al contante; l’uso del contante può comportare costi piuttosto elevati per le banche e la società nel suo insieme.

Chi è il motore della SEPA?

Dopo aver discusso cosa significa “fare la SEPA”, vorrei passare a esaminare chi ne è il motore. La creazione della SEPA è un obiettivo importante delle politiche europee, perseguito dalla Commissione europea e dall’Eurosistema. Ne seguiamo quindi da vicino gli sviluppi, valutiamo lo stato dei preparativi e forniamo indicazioni al mercato ove necessario. A questo proposito ricordo le indicazioni che abbiamo dato di recente riguardo agli addebiti diretti SEPA. Inoltre, nelle prossime settimane discuteremo ulteriormente la possibilità e la necessità di stabilire un termine ultimo per la migrazione ai bonifici e agli addebiti diretti SEPA.

Pur trattandosi di un obiettivo al centro delle politiche europee, voglio comunque enfatizzare che l’istituzione della SEPA è un progetto guidato dal mercato: sta alle banche ottenere il sostegno della clientela e riuscire a persuaderla con prodotti e servizi SEPA appetibili e di facile utilizzo. Parimenti, i soggetti che erogano servizi alle banche, quali le infrastrutture di clearing e regolamento e i fornitori di tecnologie informatiche e delle comunicazioni, devono essere il motore della SEPA. SIA-SSB, uno degli organizzatori di questo Summit, ha sottolineato il proprio impegno a favore del progetto SEPA ed è stato uno dei primi meccanismi di clearing e regolamento a pubblicare un’autovalutazione in base ai Terms of reference for the SEPA-compliance of retail payment infrastructures (termini di riferimento per la conformità delle infrastrutture di pagamento al dettaglio alla SEPA) definiti dall’Eurosistema. Mi aspetto che altri si muovano presto su questa linea.

Chi farà la SEPA?

Ci si aspetta che la SEPA sia più di una “visione” politica. Deve essere rivolta alle esigenze di tutti gli utilizzatori dei servizi di pagamento, che si tratti di società, piccole e medie imprese, esercenti, pubbliche amministrazioni o clientela al dettaglio. Tuttavia, per beneficiare della SEPA gli utenti devono “passare alla SEPA”; ciò significa essere pronti al cambiamento: di abitudini, di prassi nazionali, persino di impostazione strategica, se necessario.

Per le società ci si attende che la SEPA consenta di razionalizzare le relazioni bancarie e le strutture dei conti. Saranno possibili l’accentramento della tesoreria, una migliore gestione della liquidità e l’ottimizzazione del trattamento dei pagamenti. Anche per le società di minori dimensioni, con orientamento precipuamente nazionale, ci si aspettano benefici connessi all’aumento della concorrenza nel settore bancario, che determinerà una più vasta scelta di istituti e servizi bancari.

Tuttavia, per godere concretamente di tali benefici è possibile che le società debbano adeguare le interfacce cliente-banca e i processi interni agli standard SEPA. I costi diretti di tali adeguamenti potrebbero essere considerevoli. Un’altra ragione della riluttanza a passare alla SEPA, a cui ho già accennato, sono le difficoltà nell’ottenere i dati IBAN e BIC di clienti e partner commerciali.

La pubblica amministrazione (autorità fiscali, autorità doganali, sistemi di previdenza sociale…) origina e riceve ampi volumi di pagamenti a titolo di stipendi, prestazioni sociali, imposte, pensioni... In quanto fautrice delle politiche, è fondamentale che la pubblica amministrazione passi alla SEPA. Comprendo la frustrazione da parte del mercato riguardo alla mancanza di coinvolgimento della pubblica amministrazione sul piano operativo fino a questo momento. Vi sono tuttavia paesi in cui la pubblica amministrazione partecipa da vicino all’attuazione delle strutture della SEPA e promuove attivamente il progetto, ad esempio attraverso l’ampia divulgazione di informazioni sulla SEPA in lettere indirizzate ai cittadini in materia di tassazione, oppure con pagine Web appositamente allestite per spiegare al pubblico la SEPA. Questo significa per me “passare la SEPA”.

La SEPA andrà avanti?

Al momento la SEPA si trova a un bivio. I dissensi riguardo a questioni delicate quali le commissioni interbancarie per i pagamenti mediante carte e gli addebiti diretti SEPA sono suscettibili di arrestare l’avanzamento del progetto anche in altri settori. Se si resta in attesa di un verdetto finale o si insiste su posizioni che non saranno sostenibili, il progetto imboccherà una strada senza uscita. La SEPA riceverà slancio e funzionerà soltanto se si adotteranno tempestivamente le misure adeguate. Prima che concluda, lasciate che citi tre ambiti di azione di fondamentale importanza:

  • un termine ultimo per la migrazione ai bonifici e agli addebiti diretti SEPA

  • la comunicazione

  • l’eSEPA (ossia la SEPA elettronica).

Termine ultimo per la migrazione ai bonifici e agli addebiti diretti SEPA

Se vogliamo che la SEPA sia un successo è importante definire un calendario per la sostituzione degli strumenti di pagamento nazionali con gli strumenti di pagamento SEPA. Siamo tutti consapevoli delle inefficienze e dei costi elevati che derivano dalla prolungata coesistenza di due diversi schemi. Il doppio regime di trattamento non darà luogo alle economie di scala che la SEPA è in grado di offrire e impedirà alle parti coinvolte di trarne pieno beneficio. Il mantenimento di strumenti nazionali implica il perdurare della frammentazione a livello dei singoli paesi.

Il persistere della frammentazione nazionale impedirà l’apertura del mercato europeo dei pagamenti al dettaglio alla concorrenza su scala paneuropea. Di conseguenza, nel dibattito su un termine ultimo per la migrazione ai bonifici SEPA (SCT) e agli addebiti diretti SEPA (SDD) le autorità garanti della concorrenza non dovrebbero concentrarsi sulla definizione della data bensì sulle conseguenze della mancata definizione di una data. Diverse opzioni sono attualmente allo studio. La fissazione di un termine ultimo per la migrazione, scaglionato per i singoli strumenti o comune a SCT e SDD, può essere conseguita attraverso l’autoregolamentazione delle banche oppure con l’intervento delle autorità competenti. Le banche e le autorità di regolamentazione valuteranno insieme la modalità più consona. La data o le date dovrebbero essere comunicate agli inizi del 2009.

Comunicazione

La SEPA e i suoi vantaggi sono ancora scarsamente noti al grande pubblico. È necessario che gli utilizzatori siano maggiormente informati per quanto riguarda la SEPA, i relativi strumenti e la possibilità di integrare gli schemi di base con servizi addizionali per soddisfare le esigenze specifiche degli utenti. In sintesi occorre una più efficace comunicazione sulla SEPA a beneficio dei suoi fruitori: la SEPA deve essere “venduta” gli utilizzatori. È necessario continuare ad adoperarsi e moltiplicare gli sforzi per spiegare i cambiamenti e i vantaggi che deriveranno dalla SEPA.

Spetta al settore bancario fornire maggiori informazioni alla clientela e riuscire a persuaderla con offerte concrete, appetibili e di alta qualità. Le banche hanno contatti diretti con la clientela e si trovano nella posizione migliore per diffondere informazioni. Naturalmente anche le autorità pubbliche devono contribuire alla comunicazione e promuovere con l’esempio l’effettivo utilizzo dei prodotti SEPA; tuttavia è indispensabile che le banche portino avanti un’efficace attività di comunicazione sulla SEPA a beneficio della clientela.

eSEPA

La SEPA non si ferma all’elaborazione e all’applicazione dei suoi schemi di pagamento di base. Per far sì che la SEPA sia competitiva, orientata al futuro e innovativa è necessario sviluppare servizi opzionali aggiuntivi ( Additional Optional Services, AOS) che integrino gli schemi di pagamento di base della SEPA. L’offerta di servizi di pagamento appositamente concepiti per contesti e canali specifici consentirà alla clientela una riduzione in termini di costi, di rischio e di liquidità. In concreto mi riferisco a: pagamenti prioritari, fatturazione e riconciliazione elettroniche, pagamenti via cellulare o pagamenti on-line. Dagli studi effettuati è emerso che i servizi elettronici promettono considerevoli benefici economici dal lato sia della domanda sia dell’offerta. Mi aspetto pertanto che in futuro questo Summit cambi il proprio slogan da Do you SEPA a Do you eSEPA?

Conclusioni

Sono convinta che la SEPA non sia soltanto una moda passeggera. La SEPA è il motore che consentirà di creare in Europa un mercato dei pagamenti al dettaglio più integrato, di dare spazio alla concorrenza e all’innovazione e di rendere i pagamenti al dettaglio in generale più efficienti, più sicuri e più semplici per gli utilizzatori. Andiamo avanti, facciamo la SEPA!



[1] Single Euro Payments Area (Area unica dei pagamenti in euro).

[2] Fonte: European Payment Profit Pool Analysis, McKinsey& Company, 2005.

[3] Regolamento (CE) n. 2560/2001 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 19 dicembre 2001, relativo ai pagamenti transfrontalieri in euro.

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